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MAGDA DECORI A MANO

 

 
 

AFRICA

Quando l’animo è irrimediabilmente teso per antiche e lontane realtà il cielo  si colorati di nero come il tuo animo proteso ad immaginare atroci e lontane esistenze/

Quando odi avanzare i passi ora lievi ora pesanti dei richiami di fame della tua gente…allora l’ostentata ricchezza occidentale sfiora lo sdegno generale…

Intuisci che forse il volere di Dio si manifesta nella sua assoluta perfezione nella giusta misura in cui si riesce a carpire le sottili vibrazioni altrui/

L’africa terra oscura e primordiale, di sconfinate bellezze, fonte ispiratrice di sottili e impercettibili archi di tempi impreziositi dai misti sensi di leggiadra e soave accettazione dei mali …ma anche terra d’eterni conflitti, di morie assurde d’interi popoli resi evanescenti ancora prima d’essere compresi…accettati/

E allora…mille mani ruvide e secche , avvinte dal tempo arso, prosciugati dai venti caldi degli sterminati deserti sono…protese verso l’infinito e grattano quotidianamente sulle tue linfe vitali prosciugando le tue obese riserve occidentali. Ritornano in mente come giganti feriti occhi grandi ed impassibili…avvolti nel mistero della tacita accettazione del fato avverso/

Ed essi si spalancano sulla tua vita rimproverando gli ultimi spasmi dei rimorsi nascosti negli angoli più remoti della tua impura coscienza…

Occhi privi di lacrime ma incise sullo specchio della tua anima riflettono cadendo in un continuo stillicidio, lacerando le sottili corde del tuo debole essere uomo/

La loro tacita accettazione di fato avverso mista di perdoni latenti trafigge il tuo ruvido cuore con la potenza oscura di lame roventi acutamente nascoste nell’indifferenza altrui/

Spasmi di morte echeggiano sui ritmi cadenzali del tuo banale tempo occidentale/

Vivere trastullandosi nell’illusione del non agire è simile al vivere dell’immondo sbaglio primordiale/

Il tuo popolo chiama anche dentro di te, il tuo popolo ha bisogno di te per essere parte della sua semplice tribù/

Già…ma a che serve udire le parole dell’anima quando il presente è più levigato, più falsamente perfetto e decantatore di grandi ed evolute verità..e allora canta, Africa, canta ancora finché le corde del mio violino cadranno nello spasmo finale del mio mondo occidentale! 

IL DOLORE DI UNA MAMMA CHE SA

Quando ogni giorno gli sguardi sempre più insistenti,silenziosi,,fissano il tuo bene più prezioso,muori anche tu ogni giorno di più .Vorresti fare, dire, pensare molto di più ma la  forza della natura ti scaglia contro un  muro di gomma, quello delle frasi mai dette,quello dei pensieri mai confessati, quello delle domande palesi negli occhi della gente!

Ma una mamma lo sa.Sa cosa si prova quando tiene strette quelle esili manine e accompagna il suo bene più prezioso su e giù per dei gradini che diventano insormontabili.

Sfidare la forza della natura e accompagnare il tuo cucciolo pari passo sull’erba sdrammatizzando ogni volta inciampi sul terriccio tanto banale quanto fatale.

Ma una mamma sa cosa si prova dentro l’anima nell’atroce constatazione dell’impossibilità del non poter fare di più,nell’udire frasi involontariamente storpiate, ma ridette con immenso e paziente amore e smorzare all’improvviso la sensazione ,dolce quasi accattivante e decapitare l’entusiasmo iniziale nel percepire a chiare lettere cubitali l’umiliazione negli occhi del tuo gioiello.Piangere forse allora servirà per scavare  maggiormente  i tuoi occhi scarni, pregare forse servirà per mantenere vivo il tuo fardello, ma per combattere contro quale muro questa volta? Forse quello della tua fede!…

Ma una mamma lo sa quanto calore può dare un sorriso sincero,più di mille candele accese. Angelo mio, se i tuoi movimenti sono or goffi or incerti i tuoi occhi emanano un’antica saggezza e l’accettazione del tuo limite ricalca su di me un’indicibile forza!

La profondità delle tue carezze spezzate da involontari movimenti bruschi   diventano  or lente e perfette e ricordano brezze di venti orientali or caldi ed avvolgenti or fredde pungenti.

La sensibilità del tuo animo accarezza le dune scoscese dei miei instabili umori e accompagna soavemente il ritmo incalzante dei miei pensieri,regalandomi sprazzi di coraggiose virtù…

La profondità del tuo messaggio è similare alle onde del mare, lente perpetue, dinamiche, improvvise, incisive.

Sei come sei, un essere consapevole di esserlo, cosa può volere di più una madre?Dove il limite tra il dovuto  si confonde con l’anormale possibile.

Quando ancora una volta lo sguardo tagliente della gente ti fisserà per penetrarti sino in fondo all’intima cellula sana e falsarla, regalandoti un ennesimo patire il lento perpetuo e inesorabile passare del tempo  perpetuerà l’atroce epilogo, allora ancora una volta gioiello mio,attraverseremo quel lungo viale alberato,insieme per l’ultima volta e saremo finalmente felice.Là dove nessuno più ti fisserà con gli occhi taglienti!

Là dove tutto il bene ci sarà concesso! Solo allora tutti vedranno le tue labbra finalmente ridere e i miei occhi veramente sorridere .Là dove tutti vedranno le tue labbra finalmente ridere e i miei occhi veramente sorridere.Là dove tutti potranno un giorno gustare il tuo bene più profondo,ma solo se nell’infinita Bontà Divina non arriveranno mai gli occhi taglienti!…    

L’EMIGRANTE AFRICANO

Il tuo volto scarno, smunto dalle intemperie della grezza vita, il tempo sofferto scolpito in ogni tua ruga. Gli occhi neri, incisivi, pieni di mezze verità fissano il comune passante in attesa di un ‘intesa che tarda ad arrivare. L’opulente occidentale non sfiorerà mai il tuo recondo pensiero.

Partire o morire! Patire l’ennesima carestia o avventurarsi per nuovi, vogliosi mondi?

Hai baciato l’ultima volta tua madre piangente a testa china. L’immagine  si fissa indelebile nel tuo cuore, lo rammenderai nelle lunghe notti fredde. Celi le tue gote  accese dai tristi e nascosti pianti . sparviero respingi lo sguardo diffidente  di tuo padre. L’uomo  troppo vecchio per protestare annusa e assapora il tuo futuro  con innata saggezza  e spoglia il tuo cuore. Leggendoti l’anima, scavando nei tuoi dubbi, incertezze, paure ti fissa intensamente come solo un’ arabo sa fare. Impercettibilmente ti trasmette la sua dignità. Il suo assenso e il dissenso. Ma…il suo silenzio ti ferisce più di mille coltellate. Lo sai, ma non osi fermare il tuo destino. Soffochi le lacrime dei tuoi fratelli con frasi vincenti. Odi l’amarezza viscida imprimersi  per la prima volta dentro l’anima. Infinita, deleteria  tristezza, inspiegabile malinconia: accompagneranno i tuoi anni futuri. I tuoi intimi, antichi veri sentimenti sepolti sotto le macerie di un ostentato benessere   ti confonderanno sempre più ed inasprendo per sempre il tuo semplice cuore. Morderai il fresco pane ma ti inerpicherai sempre più in affannosi e lontani oblii: strette viuzze di polverosi villaggi raggianti di bambini scalzi raggianti per le corse al mare, voci briose di gente al mercato, rise spensierate di amici, donne dalle pance gonfie di vita, lo scorrere lento delle stagioni. Il mare, la terra, calda, arida, arsa dal sole cocente. I riti sacri attorno al fuoco. Le danze sempre più frenetiche. Le antiche nenie tramandate sotto i falò notturni, dove i bambini si rannicchiavano sulle ginocchia delle nonne, antichi proverbi persi nelle notti dei tempi. Il fascino dello sciamano, il capo tribù,venerato coccolato,accudito come un dio. Il caldo deserto infinito e eterno calmava  i tuoi pensieri . quando ti raccoglievi in contemplazione. Oh! Quanti fratelli hanno attraversato le tue scoscese dune, prima da liberi, dopo da improvvisi e eterni schiavi, quando immane dolore, rumori   di striduli catene ancorate alle caviglie doloranti, bruciature sotto pelle, marchiati  come bestie,violentati nell’essenza, irreparabilmente….

L’emigrante

Il volto scarno, smunto dall’intemperie della vita. Il tempo scolpito nelle tue  rughe.Gli occhi neri,piccoli,incisivi e piene di mezze verità e di  irrisolti quesiti.

Lo specchio dell’anima passava attraverso i tuoi occhi:ed io, mi commuovevo nell’osservare le tue impercettibili espressioni. Scrutavo da sempre avidamente  i tuoi pensieri. L’atavica e genetica arte di celare vetusti dilemmi infittiva il tuo mistero siculo.

Patire  lenti languori o osare  nuovi  mondi?Hai baciato tua madre silenziosa .Il suo sguardo  addolorato, la sua dignità nel non chiedere nonostante l’immane miseria quotidiana ,le sue gote accese dai notturni e  silenziosi pianti ti hanno accompagnato fedelmente negli anni .Hai respinto con orgoglio lo sguardo dubbioso di tuo padre e hai soffocato dignitosamente i singhiozzi dei tuoi fratelli.

Dopo quarant’anni di falsi lustri hai  ripercosso volutamente  il filo  delle tue umili origini. L’antica amarezza, lenta, viscida  che nutriva i tuoi tormenti adesso si mescolava all’infinita tristezza e all’inspiegabile malinconia sviscerata dalle nuove sensazioni. I veri sentimenti erano da decenni sepolti sotto macerie d’ostentato benessere. Triste e palese constatazione dell’impossibilità di riavere gli antichi vissuti , carichi d’intensa umanità. Ad ogni morso di pane mille giorni trascorsi a ritroso in una logorante corsa alla ricerca d’oblii lontani. La mente ricordava spesso le strette viuzze del tuo paese sfavillanti di bambini, le risa allegre dei tuoi giovani amici, lo scorrere lento delle mezze stagioni .Il profumo inconfondibile, ora di zagara, ora di mandorlo in fiore .Il dovere della vendemmia, della potatura ,del seminare ,dell’irrigare…Il ritrovarsi tutte le sere come in un antico rituale attorno al camino, curando  i carboni ardenti ove si udivano i saggi detti degli antichi vecchi.

Adesso l’amara constatazione di quello che un tempo fù …fu solo un tempo lontano.Atroci rimpianti del passato,le amarezze attuali , le delusioni giornaliere, le lunghe attese, gli imbarazzi frequenti e i primi timidi successi costellarono la tua breve vita di cinquantenne fatta solo di durissimo lavoro, là dove essere italiano era ancora una carta bianca. Il dilemma della partenza e dell’imminente ritorno amico di ogni emigrante affiorava puntuale, nonostante l’estenuante impegno d’opprimere l’atavico fardello.

Un dì lontano perché mai le strette viuzze tanto amate e compagne di giochi puerili non trattennero la tua sete di fuga. Perché  mai le  tue  care arance non ti furono lanciate addosso ,le pregiate vendemmie non si attorcigliarono attorno al tuo corpo scalpitante e fremente simile ad un puledro in corsa.Il tuo  spirito era  irrimediabilmente proteso nell’insana foga di evadere dagli abissi natii.

Il ritorno tanto atteso fu  solamente un rivelatore di desolate verità. Nulla vi era più degli amici, dei parenti, delle voci squillanti dei bambini per le strette viuzze del paese; nulla era più .

Sensazione di vuoto misto a desolata constatazione di atroce realtà,  invade lentamente ma atrocemente il tuo essere. Infinitamente sottile ,individuale, arcano il senso della misura quando ti ritrovi solo di fronte ai tuoi ricordi più veri. Il dolore muta il suo decorso e si aggroviglia fra le corde più sensibili della tua già logorata e stanca anima. Il tempo si ferma ai ricordi più belli ma si fissa sul  pathos onnipresente, regalandoti doti di fervido misticismo mescolato ad arido ateismo. Il tuo cuore espanso nella frammentarietà del vivere quotidiano s’inerpica sempre fra le fitte radure di abissi remoti. Remoti e congelati nei meandri più oscuri dell’anima.

Un male oscuro come fu la tua vita ti attendeva, a breve decidesti di morire nella tua bella patria. Ed io,cullandoti sino all’ultima esalazione ti riscattai. L’ultimo respiro fu una liberazione per te e un immane dolore per me.

Il lutto redimerà la tua anima ma feconderà sottili ed eterni dualismi .Tutto si attuerà in un’altra attesa dell’eterno divenire.

  Scrivici: magda@inwind.it
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© Magda Decori A Mano 2003 - Tutti i diritti riservati.

 

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