NON E’ NECESSARIO CHE
IO ESPLICHI IN TUTTE LE MINUZIE, L’INTENSITA’ DEL MIO
MESSAGGIO, MA FORSE VI FARA’ BENE SAPERE CHE OGNI FRASE E'
STATA LETTERALMENTE ISPIRATA.
IN UN MOMENTO
PARTICOLARE DEL GIORNO CHE POTEVA ESSERE O LA TARDA NOTTE O LE
PRIME LUCI DELL'ALBA; OSEREI DEFINIRE QUASI “DETTATA” DA CHI
O DA CHE COSA E' IMPRESA ARDUA SCOPRIRE. ANCHE A ME STESSA!...
MA E' CERTO CHE CON TALE SENTIMENTO INNATO MI SONO MOSSA CON LA
STESSA FORZA CHE IL VENTO NEL CIELO FA MUOVERE LE NUBI E IL MARE
SULLA TERRA!
HO SOGNATO...HO
SOFFERTO...HO LOTTATO PER ESSO MA MAI CEDUTO! IN OGNI GESTO DEI
PERSONAGGI, IN OGNI ESPRESSIONE, V’E' SOTTINTESA UNA INTRICATA
COMPLICITA’ DI SENTIMENTI NON MANIFESTASTI IN PIENO E NON HO
POTUTO RIDIMENSIONARLI A COMUNE INTENDITORE, PERCHE' RISCHIEREI
DI PRECIPITARE ANCH'IO NEL MIO INCONSCIO...E SE TALE
INCOMPRENSIBILE APPARE A ME, PER
LO PIU' DELLE VOLTE, FIGURARSI ALLO SPASSIONATO LETTORE !
UN’ULTIMISSIMA
CONSTATAZIONE: TUTTO CIO' CHE PROVERETE LEGGENDO IL ROMANZO
SARANNO LE STESSE SENSAZIONI CHE HANNO ANIMATO I VARI
PERSONAGGI, NE SONO CERTA.
NEL MIO ROMANZO C'E
MOLTO DI VERITIERO, FATTI E PERSONAGGI SONO REALMENTE VISSUTI
NEL MIO TEMPO, MA LA
STORIA DELLE LORO PASSIONI S'INCROCIA CON FITTA ARMONIA CHE
FORSE PUO’ APPARIRE FANTASIA.
CONCLUDENDO VI CONSACRO
LA MIA OPERA COME PARTE INTEGRANTE DEL MIO ESSERE! E SPERO
ARDENTEMENTE CHE, SE NON PER IL SUDORE AMOREVOLE CON CUI E'
STATO MESSO SU, MA PER LA REALTA' DELLE VICENDE POSSA ESSERE DI
VOSTRO GRADIMENTO!
BUONA LETTURA!
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CAP I
marco
un
giovane ventiduenne, ricciolo biondo, con grandi occhi verdi
e dalle lunghe ciglia nere, sfida il tempo. Abitava
da molti anni a Venezia, nella stupenda laguna, sempre piena di
turisti entusiasti. Di gente ne vedeva sempre parecchia,facce e
razze tutte diverse.
Passeggiando
da solo per i “Calli ” veneziani, guardava le persone in
volto come volesse
penetrare dentro i loro cuori per scoprire le loro ansie
quotidiane.
Tutto
questo accadeva quando non era assorto nei
suoi pensieri, or tristi or gai, che rischiaravano i suoi
anni verdi.
Venezia
era sempre piaciuta a Marco, la adorava come si adora un Santo e
ne faceva d’ogni sua esperienza quotidiana un vero simbolo di
saggia vita; perché amava allontanarsi da casa e vagare per ore
intere con il suo amico Chico, un bel pastore tedesco.
Pian
piano si allontanava da casa,arrivava a Piazza San Marco, la sua
Piazza preferita, compagna di giochi infantili, ma
ad ogni tempo stracolma di gente, lo turbava allora preferiva
soggiornarvi più volentieri d’inverno, quando c’era il
nebbione e l’acqua alta.
Allora
si raccoglieva in silenzio e ascoltava il sibilo del vento
simile a parole cantate nel tempo. Quanto tempo passasse in
quella piazza egli stesso non sa, ma doveva passarne davvero
parecchio.
Durante
quelle ore rifletteva molto e creava degli scritti bellissimi misti di dolcezza e poesia. Si dilettava in versi
e già ne aveva abbozzati alla rinfusa più di un centinaio, ma
non si decideva a raccoglierli in un unico contenitore, per
crearne un vero e proprio capolavoro d’arte sensibilizzata.
Nei
mesi
nevosi si rinchiudeva in camera con Chico, il suo cane e la sua
chitarra . In quei momenti, il suo cane, la sua musica,
rappresentavano la sua gioia, la sua realtà più vera.
Marco
doveva lavorare se voleva tirare avanti e allora capiva che la
bella città che regalava solo la secolare magnificenza e
l’antico splendore non bastavano per vivere. Lavorava in un
grande stabilimento di produzione
vetri di Murano, nel vasto reparto di contabilità; infatti, i
suoi studi si erano limitati al diploma di ragioneria, ma lui
sognava ben altro, voleva fare l’archeologo…
Fin
da piccolo aveva sognato di fare un lungo giro per l’Italia .
La penisola lo affascinava molto anche se molto meno della sua
Venezia. Marco era fidanzato da qualche tempo e spesso i suoi
sogni erano dominati dalla
bella ragazza. La ragazza era molto carina e abitava in
un piccolo paese Siciliano, di 8000 ab.
Si
erano conosciuti in modo piuttosto insolito. Lungo un irto
canale, un pomeriggio di luglio accadeva uno strano episodio.
Una ragazza era caduta in acqua in seguito ad una spinta o per
essersi troppo esposta, ma Marco non intuì subito. La ragazza
invocava aiuto. Marco udendone
le grida egli accorse in suo aiuto, accompagnato
dall’esaltazione della cerchia di persone che si era riunita
sempre più fitta!..
Si
congedarono dalla gente con la maestria di due attori circondati
dalla folla delirante di fans
In
gondola la condusse
ben presto a casa. Scoprì che lei abitava nello stesso palazzo
di un suo caro amico e pensò che questa sarebbe stata in
seguito ,un’ottima scusa per rivedere la ragazza. La ragazza
era quasi sotto choc, ma lentamente si riprese. Ad aprire la
porta venne una donna preoccupata per la lunga assenza della
ragazza, e cui
Marco
cercò di spiegare l’accaduto e tutto si accomodò.
La
donna era la zia della ragazza e portava un lungo scialle nero
sulle spalle. Aveva un gran portamento, doveva appartenere a
qualche antica e benestante famiglia Veneziana. Marco la
scrutava interessato, infatti colpì molto il ragazzo. Mista di
leggiadra considerazione e mai simulato garbo, Marco la udiva
dilettarsi nell’echeggiare delle sue corde vocali, con parole
intense di carica affettiva e di solenne saggezza; parole
plasmate di dolcezza innata e d’ammirevole conforto quasi
figliare.
Non
fu il suo portamento soave, a resoconto immediato a colpire
Marco capì bene, avendo conosciuto molte altre nobili famiglie,
quello era una facciata di protocollo, inculcato da generazioni,
un elemento molto decorativo ma non in sintonia con la vera
essenza caratteriale della donna. Già, ma solo un’anima
veramente nobile, quale quella di Marco, poteva captare queste
sottigliezze.
Parlando
con lei ebbe modo di confermare che il suo ottimo fiuto nel
percepire sensazioni altrui era quanto mai infallibile e che non
subiva nessun logorio del tempo. Infatti, la donna si presentò
come persona molto umana, sensibile, quasi delicata.
Forse
anche un po’ debole, ma ciò forse era da attribuire alla sua
vedovanza, infatti, ciò
l’aveva costretta a misurarsi con la realtà di ogni giorno.
La
donna disse di essere nata in primavera, dolcissima stagione e
pareva che tutte le piante che adornavano il suo antico e
sparviero palazzo risentissero delle cure rigogliose della
padrona.
Piante
di tutte le specie e dimensioni adornavano l’immenso soggiorno
,ed era anche abbellito da
grandi quadri incorniciati da pregevoli stucchi.
Marco
fu attratto da un quadro in particolare; era senza dubbio il
ritratto giovanile di quella donna che a giudicare
dall’affresco doveva essere stata molto bella in gioventù. Il
suo volto era rischiarato da grandi occhi color acqua marina che
esprimevano tenerezza e gioia intensa. I capelli erano chiari e
voluminosi adagiati sulla nuca da un fermaglio antico dal colore
ambrato e altre ciocche incorniciavano il volto rendendo la
figura dolcissima. La bocca carnosa si perdeva in un sottile
sorriso fitto di mistero, perché il
volto non
era rivolto verso nessun oggetto o persona, ma emanava lo stesso
un’intensa carica espressiva . La cornice del quadro era
pomposamente barocca
.
Marco
sciolse ogni suo dubbio rivolgendosi alla donna, in modo
talmente istintivo , ma sufficiente da turbarne la sensibilità.
La
domanda toccò profondamente il cuore fragile della donna che
ebbe come da riflettere e Marco perplesso da ciò che ne seguì
ne definì ulteriormente il carattere.
Ella
ebbe un lampo di imbarazzo
e dopo ne seguì un lieve rossore appena percepibile che
le coprì le gote alte. Poi disse in tono sommesso
:” E’ strano ragazzo.. nessuno che io ricorda non abbia mai
notato questo quadro…hanno sempre preferito gli atri
dipinti….” e ora volse lo sguardo verso la nipote e assunse
un tono sommesso quasi di timore…..” gli altri
laggiù in fondo vedete?.. quelli dallo sfondo chiaro…e
quegli altri. .ma…forse v’annoio…” Ma era palese l’intento
debole di divagare dall’atroce imbarazzo precipitatole addosso
con la furia di un uragano!…
Tuttavia
dal modo come descrivesse quei quadri, pareva volare dietro a
dei ricordi lontani. Rigirò lentamente il bel volto verso il
giovane Marco e disse con tono grave : “Quel…quel quadro.. a
me… è tanto caro.. lo dipinse un bravo pittore…a cui io ero
molto affezionata!”.
Il
tono e le parvenze tradivano un’intensa e commossa
partecipazione tanto che parve evidente che non di sola amicizia
si doveva trattare…ma di un grande amore.
La donna intanto riprese a dire
“Accadde infatti che fatto quel dipinto….. morì!…”
“ OH! “Esclamò
Magda”zia mi dispiace! io…noi non sapevamo…”
“
Si.. dispiace anche a me! Marco Ripeté un po’ distratto; ma
che pendeva dalle labbra di quella donna per il fine della
storia, sentiva, percepiva che sarebbe stato un finale davvero
sconvolgente!
La
donna proseguì : ” No!…no!…. non è niente ragazzi era
scritto così…sapete mi voleva molto bene ..ma…è una storia
lunga…non so....se…”.
La
donna cercò di riprendersi dall’ondata di commozione che le
invadeva il cuore e si ricompose.Quando si riprese parlò quasi
di getto, come avesse atteso per tanto tempo di poter dare sfogo
ai suoi sentimenti più nascosti.
: ”Dovete sapere che in quel tempo, anni duri del dopo
guerra. Anche l’amore era duro da coltivare, era ostacolato
dalle famiglie e spesso si doveva dare ascolto ai severissimi
genitori” e assumendo un tono grave aggiunse,
“ io.. .ne caddi vittima in pieno amavo e volevo
sposare quell’uomo…..Antonio era il suo nome ma..”
Una
grossa lacrima inondò il suo bel volto.
“
Se vuoi non proseguire “ le disse la nipote con tono poco
convincente.
“
Ma , no.. no ..mi fa piacere raccontarla…ma forse voi…adesso
dovete andare…”I grandi occhi sgranati sui due ragazzi in
attesa di una risposta fermarono il tempo in una realtà
distaccata.
“
Ma, no… no… non si deve andare la prego! ” disse Marco in
tono agitato, ma poi si ricompose e aggiunse “…. Sempre se
le fa piacere la prego continui, siamo molto interessati a
questa storia!!”
La donna ebbe un lungo sospiro
liberatorio e iniziò la storia in tono più gioviale.” Sapete
è una storia come quella di Giulietta e Romeo!….” e sorrise
allentando la tensione che si era creata.
Marco
era totalmente estasiato da quella donna
che emanava una luce di misteriosa soavità.
Un
ossequioso silenzio si sparse intorno, non si udivano più le
voci dei bambini che giocavano festosi nella strada né il
cardellino nella gabbia cinguettare.Tutto sembrava essere
avvolto in una strana magia.
“Lui…lui
m’amava tanto, tantissimo e il suo amore era grande quanto il
mio, di nascosto sfidavamo la sorte appartandoci sotto
cornicioni serali e recapitavamo lettere audaci da un fattorino
nostro amico, erano scritti
ardenti di passione conservo ancora tutti i messaggi scritti da
lui, mi chiamava angelo sceso dal cielo e veste soave o ancora
luce della mia anima…”
Parole
talmente dettate dal cuore che sfidano il
tempo pensò Marco inquieto.
“
….Ma presto il nostro idillio sarebbe cessato! ben presto il
destino avrebbe compiuto il suo misfatto, io fui
destinata in sposa a tuo zio!..” disse con tono di rammarico e
volse il suo sguardo verso la nipote.
“Era
un brav’uomo, mi volle bene anche lui ma io non dimenticai mai
il mio Antonio,nel tempo del tempo che fu..”, improvvisamente
la donna scoppiò in un violento pianto tanto da imbarazzare
vivamente i due ragazzi.
“
Basta zia ti prego,non piangere più ti prego”
Magda
si alzò e chiuse due delle sei finestre che erano aperte nel
salone. Quando ritornò, la zia si era già calmata.
“Non
proseguire più se ti fa tanto male ..ti prego zia. Noi capiremo..!” Disse la ragazza che intanto si era
rivolta a Marco. Cercava un’intesa che tardava ad arrivare.
Marco, invece ,nel cuor suo voleva conoscere tutta la storia ,ma
per non turbare la donna rispose:
“
Si!… hai ragione se tua zia non vuole più..”
ma
il suo tono era davvero poco convincente , non sapeva mentire
Marco.
“No…no, voglio continuare voglio che voi
sappiate! voi siete giovani e capite queste cose io credo in
voi, io feci un patto con me stessa e gli rimasi fedele per
tutta la vita, alla memoria d’Antonio e io non volli mai dare
figli a mio marito!”
Si creò un’atmosfera davvero imbarazzante, nessuno
dei due ragazzi avrebbe potuto immaginare tanto e l’imbarazzo
era moltiplicato dal fatto che l’importanza della sentenza
appena formulata aveva quasi un peso fondamentale in un rapporto
amoroso e adesso quella rivelazione sembrava quasi un
obbrobrio,ma nessuno sapeva trovare adesso le parole
giuste e formulare pensieri adatti.
La donna continuava il soliloquio ormai più per
inerzia spinto dall’ emozione più profonda.
“:Io……..mi feci operare……..alle
ovaie……così non potei mai più avere
figli……….oh!……perdonami Dio!………Perdonami Magda
perdono per la tua famiglia….io non potevo!…capite!…non
potevo più!… ..”
Dopo un intervallo che parve di secoli Marco
parlò con tono perentorio, scegliendo con cura le parole giuste
da adoperare per far sì che nulla turbasse maggiormente quella
donna già tanto provata.
“Comprendiamo il suo stato d’animo…e a mio
modesto giudizio, e forse nostro modesto giudizio.” Lanciando
un’occhiata fugace a Magda, “…..ha fatto bene, se davvero
amava quell’uomo, come abbiamo intuito. Le sue ultime parole
furono decisamente più marcate come stesse recitando un copione
non bene accetto ma che tuttavia sciolse l’imbarazzo di tutti.
“ Si!……hai ragione anche per me vale lo stesso!”
Ribadì la ragazza mentre teneva gli occhi fissi sul
volto di sua zia. Si creò un’intesa quasi ruffiana.
La
donna li guardò stanca, ma con spirito acceso.
Marco indugiava
a formulare la sua frase.
“Ma…. io non
capisco com’è
morto Antonio?”
“Oh!:…e’
tremendo dissero
quasi in coro i due ragazzi!.
“Fui costretta
a vederlo,mio padre mi costrinse ,ma quella visione segnò l’
inizio della mia fine, egli aveva volutamente turbare la mia
sensibilità.Rivedere il mio amore in quelle condizioni per
l’ultima volta, in quella camera che ci aveva fatto sognare,
illudere in un mondo un po’ più nostro….
ma io ero davvero
nata con lui poiché aspettavo un bimbo.In seguito decisi di non
tenerlo ed abortì.
La donna si
accomodò meglio sulla poltrona e cercò un fazzoletto che
precedentemente le era caduto. Glielo porse con gentilezza
Marco.
Intanto la
ragazza si era alzata per preparare del caffè.
Marco era rimasto sconcertato dall’esito della vicenda.Ora stava
assorto nei suoi pensieri, ma lentamente un dubbio lo scosse.
“Signora
Martina perdonate la mia curiosità.” Il tono era sommesso.
“Ma vostro marito non sospettò mai qualcosa?…”
“ Oh! Giammai glielo feci intendere per tutta la vita; ma poco
prima che morisse, io fui costretta a fare un resoconto della
mia triste vita e ammisi che con lui non avevo sofferto, che era
stato un brav’uomo e che mi aveva sempre confortato nei miei
lunghi periodi di crisi. Allora
fui felice di confidargli questo mio atroce segreto, ma
il mio grande stupore fu costatare
che lui aveva sempre sospettato qualcosa. Lui era a conoscenza
della storia, ma non avrebbe mai immaginato tale segreto. Lui
aveva pensato di adottare un bimbo ma io mi sono sempre
opposta…voi capite non potevo amare un bimbo altrui ,il
rimorso mi avrebbe corroso l’anima ancora di più!”
“Si!…certo!….
certo…comprendiamo!.” .Ammise in tono serio la ragazza.
Poco dopo bevvero una tazza di caffè.
In seguito Marco andò a fare delle visite
alla donna e sarà bene accetto, poiché quest’ultima vedeva
nel giovane un ragazzo sensibile ed intelligente.
Da quel giorno i due ragazzi compresero di
stare bene insieme e s’innamorarono
ogni giorno sempre di più. Trascorrevano nella dolce cornice
della laguna veneta le loro giornate tranquille, ma ancora una
volta intervenne inevitabilmente il destino a spezzare
l’idillio. Ben presto si sarebbero dovuti lasciare. La ragazza
doveva tornare a casa sua in Sicilia. Marco volle fare tesoro
degli ultimi giorni
che rimanevano. Tutti gli istanti preziosi alla linfa vitale del
loro amore furono trascorsi nell’intento di voler fermare il
tempo.
La ragazza raccontò di sé e della sua
famiglia in modo del tutto confidenziale tanto da riscaldare il
cuore di Marco. Egli scoprì
così che lei aveva trascorso molti anni pieni di dolore.
Magda raccontava nelle minuzie le sue
peripezie.
“ Ho pianto le delusioni e le amarezze
della mia famiglia,
ho sempre cercato di aiutarli con i miei consigli, loro mi
ascoltano in silenzio e con apparente interesse ma
dopo qualche tempo non applicando mai i miei consigli
sembra tutto vano .
Sai,comprendere il carattere dei siciliani
è di una complessità tale che spesso è difficile, anche per
me, Mio padre ,
serioso,profondamente meditativo, adora contemplare gli eventi
disperdendosi nelle banalità,meticoloso quando non serve,
evasivo quando non dovrebbe.Difficilmente confesserebbe qualche
debolezza del suo carattere.Mia madre dal canto suo è una donna
silenziosa, tranquilla , senza apparenti ambizioni ma che pare
scegliere con cura le sue ingenue strategie di continue e
snervanti indecisioni nei momenti più importanti della sua
vita. Io intuisco i loro drammi interiori che tendano a
riflettersi sulla mia vita ma non riesco a levigare i loro
comportamenti atavici. ”.
Marco ascoltava in silenzio, e i suoi occhi
emanavano una luce profonda,interiore
rendendoli ancora più belli dimostrava un amore sincero ed era
tutto l’amore che provava per quella ragazza arrivata da tanto
lontano e che lo aveva profondamente coinvolto.
L’amore,
adesso provato, era un amore unico e lui stesso aveva più volte
costatato che mai prima di allora aveva tanto amato.
Occorreva una donna con una tale profondità
di sentimenti per destare l’interesse vero verso le donne. Lui
che era da sempre
circondato da banali amicizie. Ragazze belle ma piene di
vanità. Avrebbe voluto una donna capace di
scindere l’amore dal mediocre e così coinvolgerlo
Andare oltre il senso comune delle cose, della gente, lo
affascinava da sempre.
La ragazza proseguiva in tono lento,quasi
abbattuto.
“Purtroppo io sono stata privata per
sempre dell’amore fraterno. E tutto quando ne avevo più
bisogno, per questo sono cresciuta sensibile e più
insicura.Tutto questo accadeva nel periodo dell’adolescenza,
dico per sempre perché nessuno al mondo
potrà mai più ricreare quei momenti irripetibili, anche
se so che adesso potrei rivederlo per sempre. Infatti la
speranza di rimanere per sempre con lui non mi abbandona mai, ma
sento che non potrei mai farlo..”
Marco non aveva ancora intuito le sottigliezze del discorso e
com’era sua consuetudine sciolse
i suoi ulteriori dubbi in modo schietto e istintivo.
” Magda …amore mio…. Spiegami cosa è
successo a tuo fratello! ”
“Mio
fratello è partito per l’Australia appena diciottenne in
seguito ad un ennesimo tentativo da parte dei miei genitori di
recarsi anche loro in quella terra.Mio fratello dal canto suo,
vuoi per ripicca o altro ,non è mai voluto ritornare in
Sicilia. Io ho sempre sofferto moltissimo per la sua
lontananza.Ho creduto fosse una punizione Divina, una nostra
sconfitta, un’azione maldestra da parte del destino avverso,
una specie di congiura amica di tutti gli emigrati.Ho sempre
lottato, per farlo ritornare ma non è mai accaduto! La mia
concezione di famiglia è quella
di un nucleo profondamente indissolubile, ma uno strano destino
forse accompagna da sempre le nostre povere gesta!”
E proprio mentre gli occhi della ragazza si
velavano di lacrime, Marco intervenne con la sua voce calda e
sensuale.
In quell’ istante si creò un’atmosfera
magica, romantica.
“Amore!…non temere adesso ci sono io
qui, non ti lascerò mai!”
Il tono della voce alludeva a ristabilire
nella ragazza antiche e mai avute sicurezze. In un attimo si aprì
in lei un nuovo modo di rivedere le avversità della vita.
Strana, incomprensibile forza emanata dall’intensità di
quelle poche parole.
Magda si ricompose e abbozzò un sorriso.
Negli occhi scomparvero le lacrime e si colorarono di una nuova
luce .Le labbra carnose si socchiusero felici e mostrarono i
denti bianchissimi. Marco si avvicinò a lei e le regalò un
dolcissimo bacio sussurrando
” Amore mio, ti amo, adesso e per sempre saremo insieme,ti amo
tanto.”
L’atmosfera
era simile ad un film
d’altri tempi.
La
sera Magda, ritornando a casa ,si sentì ancora immersa in un
bellissimo sogno.Sognare era
finalmente lecito.
Il giorno fatale arrivò e ben presto si
sarebbero dovuti salutare ma era
un saluto che avrebbe aperto loro le porte di un lungo
futuro insieme. Proprio questo garantiva ad entrambi il valore
del loro amore. Marco voleva raggiungere la sua ragazza al più
presto ,per presentarsi ai suoi genitori e per riportarla nella
sua amata Venezia.
Magda si sentì immersa nella realtà e ne
pianse.
Il
prospetto che avevano creato i due fidanzati appariva stupendo
ma non conoscevano le future
reazioni dei genitori della ragazza . Infatti sia le origini
tradizionali e estremamente ancorate
all’ombroso ambiente , che le vetuste usanze
non avrebbero mai rasentato neppure lontanamente
l’immaginazione di Marco,poiché egli avrebbe dovuto
sottoporsi all’impatto con la più indecifrabile e seducente
delle isole: la Sicilia
Nonostante
tutto marco era
deciso ad affrontare qualsiasi evenienza a suo discapito e loro
suoceri rappresentavano l’ultimo scoglio da superare per
completare il loro sogno di felicità.
Giunse l’ora prestabilita e Marco si
affrettò per arrivare in anticipo alla stazione .Avrebbe
voluto recarsi ancora una volta a casa della zia ma
fissarono di ritrovarsi alla stazione. Comprò della gomma da
masticare e si accomodò in sala d’attesa.
Dieci minuti trascorsero
rapidamente e
intravide in lontananza la bella e alta figura della ragazza.
Tra tanta gente la scorse subito e si unì
velocemente a lei mentre sopraggiungeva
la soave zia
.Marco le incontrò con un mazzo di rose in mano.Erano per la zia,
mentre alla sua ragazza aveva dato una piccola scatola.
Magda aprì subito il pacchettino e lesse
velocemente la dedica . Presto saremo insieme, per sempre,
il tuo amatissimo Marco,abbracciò
forte il suo grande amore e caddero delle grosse lacrime sul bel
volto intristito dall’evento.
Marco
dai
cinque anni in su era vissuto in un orfanotrofio, ma ricordava
solamente di aver vissuto un breve periodo della sua infanzia in
una bella casa. Raggiunti i diciotto anni aveva deciso di andare
a vivere da solo e si era recato a Venezia, che fin da piccolo
lo aveva affascinato.
La sua adolescenza lo aveva reso
schizzinoso , ma forse la rabbia maggiore
che covava dentro era quella di essere stato privato
dall’amore dei genitori. Gli anni trascorsi in orfanotrofio
rimasero un lungo e buio arco da non commentare mai .In tutti
quei lunghissimi anni cosa
mai fosse realmente accaduto nel suo animo inquieto, nessuno lo
seppe veramente.
La
sera prima di partire per il lungo viaggio
che lo avrebbe condotto dalla la sua ragazza fece il suo
abituale sogno.
Nel sogno molto confuso intravedeva una
donna molto bella ,con un bimbo in braccio,che fuggiva inseguita
da qualcuno che nel sogno non riusciva mai a
capire chi fosse; la donna piangeva ed aveva il volto
segnato da colpi .
Marco faceva spesso questo strano sogno che
ormai era diventato un incubo.
Si alzò di buon’ora e comprò qualcosa
che potesse servirgli durante il lungo viaggio verso la Sicilia.
Comprò anche dei doni per i suoceri.
Era
estate e il caldo era davvero soffocante .Cercò di aprire il
finestrino, nell’attesa di un alito di vento che potesse
rinfrescarlo, ma tardò ad arrivare.
Si sintonizzò sulla frequenza nazionale,
la radio diffondeva
una musica dolcissima, si trattava del Guardiano del Faro , a
lui piaceva moltissimo.
Accese rapidamente una sigaretta e fra una
boccata e l’altra pensò al suo amore .Lei che lo avrebbe
accolto con le braccia aperte e lo avrebbe baciato
appassionatamente.
Il caldo era davvero intenso, sbottonò la
camicia scarlatta e si sbarazzò dal pesante orologio rifinito
in oro e lo ripose con cura sopra il cruscotto, dentro, invece,
ripose il suo borsello di pelle nera, anch’esso dono della sua
ragazza.
Accelerava ad ogni rettilineo come volesse
spezzare il tempo per arrivare prima da lei. Intanto era
sopraggiunto il pomeriggio.
Dopo aver percorso parecchie miglia, Marco
era leggermente stanco ed piombò quasi addosso ad un’insegna
alta ed invitante ,doveva essere un Motel. Intravide il cartello
con la scritta “Villa De Silvia vendesi”.
Il rombo del motore stordì i cani che
abbaiarono allo sconosciuto. Prontamente un uomo li richiamò
con severità, con un marcato accento locale .
Marco
era nei pressi di Napoli.
Finalmente spense quell’inferno di motore
e scese. Voleva vedere da vicino quella strana villa,
era molto antica, forse un tempo era appartenuta a
qualche nobile famiglia, che risiedeva nella zona da
generazioni.
Percorse un viottolo circondato da alberi
secolari che destavano una
meravigliosa sensazione
di commozione e felicità.
L’ombra di quei faggi, accompagnava così
bene la fervida immaginazione di Marco che proseguì sotto i
raggi del sole impediti dai fitti rami .
Alzò lo sguardo vago e si girò intorno
lentamente e finalmente arrivò ad intravedere la villa.
Due grandiose colonne d’apparente stile
gotico a giudicare dal capitello erano poste ai lati delle
impalcature del maestoso portone ormai sbiadito dal tempo.
L’edera selvatica copriva ormai tutta la
facciata principale e arrivava fino alla grande terrazza che si
affacciava sull’enorme giardino misto di fiori , di siepi e
d’aiuole ben curate. Strano- pensò Marco- la villa era allo sfacelo mentre il
giardino era anche fin troppo curato
Tutto ciò accese maggiormente la sua
curiosità !
Un austero anziano in divisa smorta gli si
avvicinò lentamente e sembrava avvinto dalla meccanica
abitudine di signorile ospitalità, muovendo le pallide labbra
pronunciò la rituale domanda-“ Desidera?”
Marco ancora affaticato per la lieve salita
rispose ansimando:
” Sapeste indicarmi se è questa la villa
De Silvia e se è ancora in vendita?” l’uomo lo fissò
con aria stanca ma con acceso spirito di maggiordomo tutto-
fare, e rispose:
” La Villa che voi cercate non è questa,
mi dispiace e soprattutto non è in vendita! ”.
Il tono era decisamente spregevole anche se
parve coronato di calma quasi secolare simile a quei faggi che
ricoprivano il viottolo che accedeva alla bellissima villa.
Dopo aver detto ciò s’incamminò
lentamente e sparì così com’era apparso.
Marco non era rimasto molto soddisfatto di
quella risposta e si chiese quale fosse la verità.
Tuttavia il ragazzo imitò quell’uomo e
si allontanò più circospetto di prima, ma non trovò più quel
viottolo da lui tanto ammirato , precedentemente solcato.
Tre viottoli simili resero oscura ed
annebbiata la sua vista e s’impossessò di lui un attimo di
smarrimento.
Cercò invano i suoi passi e notò che il
sole si era abbassato e che il tramonto era già sopraggiunto.
Da lì a poco tempo le ombre della notte si fecero sempre più
nette.
Tornò indietro per cercare quell’uomo
aspro avvistato in precedenza insieme a dei cani, in cerca di
una risposta ai suoi dubbi, ma tutto taceva. Dell’uomo nemmeno
l’ombra e di quei cani mastini nessuna traccia.
Anche
quel grandioso portone era chiuso mentre qualche tempo
prima appariva
semi- aperto.
Marco mantenne il sangue freddo e non si
lasciò travolgere dalla paura. Con passi e con pensieri decisi
si fece verso quel mistero di cui ormai ne faceva parte
totalmente.
Si accinse a valicare
quei gradini spezzati
e coperti di caligine invernale, allungò il braccio e
sfiorò il maestoso battente in ferro .
Due tocchi rintronarono e qualcosa sembrò
cadere dal di sopra della vecchia soglia; erano delle
pietrucce luccicanti rimaste appiccicate e che un tempo doveva
l’intera facciata centrale della villa.
Nessuno rispose, allora Marco provò a
chiamare: ” C’è qualcuno?
ho bisogno d’aiuto !”
Ma nessun eco fece risonanza alla sua voce
implorante, nel lieve freddo che intanto penetrava con aliti
leggeri.
Marco fece un lungo giro intorno alla villa
ma a metà , vide una capanna creata da qualcuno che aveva
trascorso tutta la sua vita in campagna, a giudicare da
com’erano abilmente intrecciate le frasche e la paglia secca.
Entrò dentro quella capanna e vi trovò un
vecchio.
Come urtato da un lieve rumore, l’uomo si
destò, pareva appisolato da uno strano sonno.
Guardò lo sconosciuto con ammirazione
forse per essere arrivato sino a lui, poi cercò di
riappisolarsi .
Marco cercò di scuoterlo leggermente ma il
vecchio dall’aria indefinita non si mosse.
Aveva il volto violaceo, misto di sconforto
e di dolore, ma l’espressione più evidente era la
rassegnazione.
Un uomo perso nella notte dei tempi,e la
sua età : indefinibile.
Il giovane intuì che doveva essere un uomo
molto malato ma il suo maggiore sconforto nacque dal pensare di
come potesse rimanere in quello stato e chissà per quanto tempo
vi aveva soggiornato accompagnato dall’indifferenza di colui o
di coloro che vivevano nella Villa.
Marco ormai voleva scoprire a tutti i
costi, il mistero di quella villa. Percepiva una verità che
forse lo avrebbe confuso.Ma la strana e arrendevole sensazione
di essere in qualche modo “vicino” a quella villa era ormai
sempre più palese.
Questa leggera sensazione lo invase sin da
quando scese dalla macchina. Intanto la notte era ormai
sopraggiunta e faceva sempre più freddo. Marco si chiedeva che
ora fosse; non aveva con sé neppure l’orologio regalato dalla
sua dolcissima Magda. Lei ,che lo stava aspettando a braccia
aperte, lei ,che attendeva la telefonata d’arrivo da un
momento all’altro, lei…lei…
Marco non si sarebbe mai disfatto
dell’orologio se quel giorno trascorso in auto non lo avesse
costretto a sbottonarsi,per allentare la morsa di caldo, in
qualsiasi modo.
A giudicare
dalla luna, ormai alta nel cielo potevano essere le
undici o quasi mezzanotte.
Marco aveva lasciato tutto in macchina e
adesso si ritrovava solo; con indosso una camicia scarlatta e un
paio di blue-jeans che ricalcavano la sua figura perfetta.
Si destò leggermente
dai suoi pensieri e riprese conoscenza della realtà che
lo avvolgeva ostile.
Riprese a camminare e questa volta ben
sicuro di sbagliare ancora, ma la cosa non lo preoccupava più
di tanto, perché in un imprevisto di maggiore danno non poteva
certo ricacciarsi.
Arrivò proprio di fronte alla villa e a
quel portone che già gli appariva tanto più odioso di
prima tuttavia decise di ritornare ad immergersi in
quelle sensazioni.
Stava per ripetere gli stessi gesti
compiuti in precedenza per varcare la soglia ma si bloccò.
Intravide fra la fitta edera, arrampicata e
sparsa su tutta la villa, una finestra antica dall’aspetto, ma
che poi poté costatare, molto resistente a qualsiasi attacco
esterno.
Fallito infatti il primo tentativo
d’invasione esterna tentò nel breve tempo possibile di
escogitare qualche altro sistema che gli permettesse di entrare.
Invano pensò a qualcosa e proprio mentre
si accasciava al suolo stanco, appoggiandosi sui gradini
malandati che davano accesso alla grande veranda, udì un suono
penetrante ma distante simile ad un ululato di cani inferociti.
Marco sobbalzò e abbandonò l’idea di
sedersi, subito dopo sentì due o tre lamenti, ma distaccati da
brevi intervalli.
Dopo
udì un tonfo secco nella notte accompagnato da una eco,
sembrava un colpo d’arma da fuoco.
Cominciò a preoccuparsi seriamente e tentò
di allontanarsi correndo, ma inciampò violentemente contro un
ostacolo che nell’oscurità gli sembrò una trappola, infatti
cadde al suolo dolente in una stretta morsa al piede.
Era caduto in una grande buca rettangolare
nascosta da esili pagliuzze e ramoscelli .Si trattava
sicuramente di una trappola per animali.
Cadendo
sbatté violentemente la testa contro un sasso. Dopo , cadde in
un turbolento dormiveglia .
Egli non riuscì a stabilire quanto tempo
fosse trascorso .Si ritrovò al risveglio dolorante al piede ed
alla testa.Osservando intorno vide solo una fitta
nebbia.
Cercò di
alzarsi lentamente, ma non poté nemmeno drizzarsi.
Cominciò a disperare.
Improvvisamente gli si schierarono di
fronte quattro mastini feroci.
Per buona sorte si mostravano bloccati da una lunga e
salda cinghia trattenuta da un misterioso individuo confuso fra
la fitta caligine.
Marco ebbe un brivido di terrore. Sbarrò gli occhi e trattenne
il fiato.
Nell’intercorrere di una frazione di
minuti il ragazzo attese lo svolgersi degli eventi ammutolito
dallo spavento, tuttavia conscio del pericolo disse” Chi c’è?
Aiuto!”
L’uomo
sopraggiunse a
passo lento, trascinato dai cani. Diede un rapido sguardo dentro
la fossa e vide Marco, delirante dalla febbre.
CAP
IV
La
camera era bianca e quadrata, il letto ornato da candide
lenzuola di lino. Un raggio di luce passava dolcemente
attraverso le persiane abbassate. Marco aprì lentamente
gli occhi e intravide la persiana verde.
Con le membra ancora indolenzite, ma con la
mente meno confusa, forse grazie a questo improvviso ristoro
offertogli miracolosamente, poté ricollegare a fatica gli
ultimi avvenimenti che lo avevano interessato.
Intuì che qualcuno lo aveva prelevato
dalla buca e portato in quella casa.
Ma chi aveva preso il suo corpo svenuto,
forse quell’uomo con i mastini feroci ?.una serie di dubbi
e di domande sempre più invadenti incalzano nella mente
di Marco.
Perché lo aveva ospitato in casa sua?,
avrebbe potuto portarlo in ospedale, perché Marco
ricordava di aver visto nella stessa insegna alta e invitante
anche la segnalazione di un paese a poche miglia di distanza.
Mentre cercava di dare spazio alle sue idee
entrò quasi silenziosamente una donna dal viso rosso violaceo.
Nelle mani della donna vi era un grande
vassoio che ella appoggiò con grazia sul comodino bianco. Il
vassoio conteneva due fette di buon pane casereccio, spalmato di
dolce marmellata fresca, due uova cotte a puntino e un bicchiere
di latte anch’esso fresco, forse munto da poco.
Marco guardò la donna e socchiuse le
labbra come volesse proferire parole, ma la donna appoggiò un
dito alle labbra e gli disse:” Sei ancora troppo debole per
parlare, appena ti sarai rimesso in salute potrai fare delle
domande ,adesso mangia tutto e riposati; dormi mi raccomando.”
Detto
ciò si allontanò riprendendo il vassoio e andò via come chi
fosse abituato a lavorare senza avere tempo per chiacchierare.
Il tono della voce era debole simile ad un
lamento; a Marco parve fosse quasi familiare. Già ,familiare
,ma chi gli ricordava quella donna?
Fu scosso da un improvviso rumore che attirò
la sua attenzione dietro la finestra Marco notò un’ombra che
si affrettò a sparire, lasciando il ragazzo in un grande
sconforto. Dopo, pensò bene di dimenticare
tutto e di consumarsi quella gustosa colazione.
Finì tutto in un baleno, bevve fino
all’ultimo sorso il latte e piombò suo malgrado in un sonno
agitato.
Al risveglio
tutto gli parve uguale alla sua prima occhiata. Cercò di
immaginare quanto tempo avesse trascorso in quella strana casa,
come del resto era strana tutta la storia in cui fu coinvolto
suo malgrado.
La porta si aprì lentamente ed apparve una
grossa figura d’uomo , che portava indosso la stessa uniforme
che Marco delirante aveva notato in fondo alla buca .
L’uomo si avvicinò con il volto teso
cercando di abbozzare un sorriso, ma apparve simile ad una
smorfia. I lineamenti marcati lo rendevano simile a quello che
si sarebbe detto un duro. Si sedette ai piedi del letto e
incominciò a parlare lentamente. Iniziò
con una strana calma e Marco pensò di aver già udito
qualcosa di simile, spremette le sue meningi e ricordò di aver
riscontrato lo stesso tono in quel vecchio aspro che lo aveva
“gentilmente ” pregato di allontanarsi dal luogo, in quella
misteriosa notte.
L’uomo gli fece qualche domanda e
disse:” Chi sei? Come sei arrivato qua?” poi incominciò a
raccontare strane avventure che erano capitate a degli stranieri
che si erano avventurati nei pressi della villa e di strani
fatti elencati in modo confuso ma con l’intento palese di
rendere il tutto angosciante.
Marco lo ascoltò in silenzio reverente ma
alla prima pausa lo interruppe dicendo:
“Buon uomo io vi ringrazio di cuore per
avermi ospitato in casa vostra, ma temo di essere terribilmente
in ritardo con delle persone a me molto care le quali
sicuramente saranno già molto allarmate e magari avranno già
segnalato la mia scomparsa,
vi pregherei perciò di spiegarmi che posto è questo, in
modo che io possa avvisare qualcuno che possa venirmi a
prendere. Avete un telefono?. .Grazie!”
L’uomo
scese nella più completa apatia e a sua volta rispose : “ Da
moltissimo tempo ormai noi, io , mia moglie e quattro cani che
adoro, viviamo come isolati dal mondo, per il resto mi dispiace
ma non posso aiutarvi, posso solo confermarvi che una volta ogni
quindici giorni passa di qua il villiere della Villa De Silvia
per fare qualche provvista da noi e recarsi per qualche giorno a
mantenere pulito il giardino, ma non poso garantire che questo
uomo voglia condurvi via di qua. E’ un tipo molto
irascibile!”.
Dopo aver detto ciò si accinse ad alzarsi
ma Marco lo trattenne prontamente e disse:” Ascoltate non so
più da quanto tempo sono rinchiuso qui, ma so che ho smarrito
la strada che
conduceva alla mia macchina, avete trovato almeno la mia
macchina?”. Marco raccontò anche del maggiordomo e del
vecchio visto nella capanna.
L’uomo si scompose solo leggermente: “
Non so niente riguardo ciò a quello che mi avete detto, posso
solo affermarvi che siete qui da tre giorni, che non esiste
nessun maggiordomo nella villa e tanto meno un vecchio nella
capanna, la villa è disabitata e non esiste nessuna insegna che
dice che essa sia in vendita!” :Dopo prosegui, in tono più
acceso” Ad ogni modo cercherò io stesso la vostra automobile,
buonanotte.”
Dall’ultima parola il giovane capì che
doveva essere la fine del terzo giorno, assorto nei suoi
pensieri si preparò ad affrontare un’altra notte insonne.
Era diventato un visionario? Che cosa stava
accadendo in quel posto? Perché tanto mistero?
Il giorno seguente gli apparve stupendo. Si
vestì e aprì la persiana verde che per ben tre giorni era
rimasta socchiusa.
Marco voleva uscire da quella camera,
valicare almeno quella soglia e andarsene ringraziando tutti,
non
aveva finito di allacciarsi le scarpe che udì aprire la porta.
Apparve la donna con la testa china e
stranamente diversa dal loro primo incontro. Il volto non era più
scarlatto ma a tratti nero e gonfio. Marco ricordò che quel
giorno ,o sera che fosse, la donna aveva il viso segnato di
rosso e comprese che era stata picchiata. Il marito forse?. E da
chi se no, visto che lì abitavano solo loro due.
La donna che era entrata con la testa
china, alzò il viso. E era ancora molto bella nonostante le
percosse ne avessero in parte sciupato le bellezze.
Vide il giovane alzarsi ed esclamò:”
Oh!.. No!….voi siete ancora molto debole…non potete!….”
Fece un gesto come per trattenerlo ma Marco
rispose:”
Signora,
io vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me ma è
tempo che vada via! Io ho una famiglia che mi aspetta e saranno
tutti molto preoccupati per me!”.
La donna annuì silenziosa e si diresse
verso l’angolo della stanza e si sedette. Si prostrò al
suolo, sembrava molto stanca . Pianse amaramente.
Marco
molto incuriosito le chiese
perché piangesse ma le lacrime non accennavano a
diminuire..
Poco dopo la donna, dopo essersi ripresa
lentamente disse:
“ Dovete perdonarmi se vi ho turbato ma
vedete… voi rassomigliate in modo impressionante al nostro
unico figlio scomparso all’età di cinque anni e mai più
ritrovato! Adesso dovrebbe avere la vostra età!”
Singhiozzando la donna prese un’antica
foto da un cassetto e la porse
al giovane che la scrutò avidamente.
Poi riprese a dire: “ Io l’ ho sempre
detto a mio marito che questo è un posto maledetto,di andare
via per sempre ma lui non crede a queste storie e si
arrabbia,dicendo che sono una vecchia e stupida
matta!mi umilia è vero ma io non trovo il coraggio di
andare via….io”.
La donna alternava soggezione a
tenerezza,inoltre era riuscita a raccontare a qualcuno quello
che le accadeva periodicamente a ritmi quotidiani
ormai da anni ,sembrava essersi disfatta
da un incubo durato una vita.
Doveva
essere stato molto difficile
per lei raccontare ad uno sconosciuto tutto ciò. Infatti
era sempre stata una persona
schiva.La sua vita era scandita da ritmi regolarmente
prevedibili. Il mutamento improvviso palesato dalla svolta dei
nuovi eventi l’aveva profondamente scossa.
Marco fu notevolmente stupito per la
somiglianza nonostante avesse superato i vent’anni, sembrava
identico a quella foto, e allora tentò di fare delle domande
alla donna.
Ma la donna non faceva altro che ripetere
le stesse cose già dette. Marco rimase molto perplesso e
concluse il tutto rassicurando la donna che doveva trattarsi di
una coincidenza.
Lasciò la donna e si presentò Davanti ad
un lungo corridoio e intravide la porta dell’uscio esterno ,ma
si bloccò improvvisamente quando notò delle figure parlare in
modo concitato. Riconobbe la voce del padrone della casa che lo
aveva ospitato e cercò di capire chi fosse l’altro. Il
dialetto era molto fitto , quasi impossibile intuire il filo del
discorso.La voce sconosciuta disse in tono allarmato:
“L
’hanno trovato distrutta!…sotto ad un burrone….forse il
guidatore si è salvato buttandosi giù prima dell’impatto”.
Detto ciò la voce s’interruppe . La voce
dell’uomo che Marco conosceva ,invece, comandò l’uomo di
sparire.
“ Bene! Sparisci!.”
L’uomo aprì velocemente la porta di casa
e per poco non s’imbatte in Marco che origliava da dietro
l’uscio.
Quell’uomo salì in fretta le scale del
piano superiore cercando disperatamente sua moglie, la donna
invece era al piano sottostante, ma l’uomo in un baleno la
raggiunse e si udirono le loro voci concitate
con il rumore di schiaffi e subito dopo il pianto di
quella povera donna maltrattata .
Marco corse via ,avendo avuto il tempo di
aprire l’uscio di casa ma si promise di ritornare per chiarire
questa strana faccenda.
Corse agitato per molte ore e attraversò
molti campi incolti quando stanco si fermò sotto ad un faggio
secolare. Guardandolo pensò immediatamente che probabilmente
doveva essere ancora nell’area dei possedimenti di quella
strana Villa .
Riprese a correre con l’ansia nel cuore.
Il sole era alto e pochi nubi solcavano il cielo estivo. Uno
stormo d’uccelli volava basso e parvero salutare con festosi
cinguettii.
Sul viottolo a tratti intravedeva qua e là
leprotti e conigli che al suo passaggio scappavano spaventati.
Il posto nonostante tutto gli parve un
incanto e sentì invadere il suo corpo da quella strana
sensazione di fitta commozione e tenerezza che aveva provato la
prima volta.
Dopo aver tanto camminato intravide un
paese. Forse si trattava dello stesso paese segnato in
quell’insegna vista quel
pomeriggio di quattro giorni fa.
Le case sembravano addossate le une alle
altre. Era un paese molto piccolo, molto caratteristico ma Marco
pensava solamente ad un telefono.
Entrò in uno strano bar ,spoglio, scuro
,diroccato e si fermò un istante sulla porta. In un angolo un
telefono a gettoni.
Una mano
possente gli si appoggiò sulle spalle. Marco rabbrividì
e si rigirò lentamente, ma
era solo un povero ubriaco che cercava di reggersi alla
meno peggio.
Egli barcollava, felice ,e accarezzava
Marco sempre più nervoso, il quale cercò di divincolarsi ma
nessuno dei presenti cercò di aiutarlo, anzi assistevano zitti.
Marco cercò in tasca qualche spicciolo e
si procurò qualche gettone. Fece il numero di casa della sua
ragazza, ma stranamente in casa nessuno gli rispose. Intanto il
barista, un uomo dalla carnagione molto scura lo guardava in
modo poco incoraggiante.
Finalmente udì la voce della ragazza, ella
ebbe un fremito di
gioia e riprese a balbettare qualche parola
“Maga, io…”
“ Marco!,dove sei! ”
Marco scuro in volto sentì invadere
l’animo dall’impeto di abbracciarla . Si riprese e
cercò di rincuorarla dicendo:
“Torno presto.... dì a tutti che sto
bene, ma sono accadute delle strane cose..”
Non ebbe il tempo di finire la
conversazione che fu interrotta per mancanza di gettoni.
Poco dopo
abbandonò il posto malinconico e si diresse verso la
Piazza del Paese. Chiese delle informazioni a degli uomini che
si crogiolavano al sole ma lo ricambiarono di sguardi diffidenti
.Di quella diffidenza tipica della gente del meridione.
Marco sembrava essere sceso sulla luna
tuttavia l’essere immerso nuovamente fra la gente gli piaceva,
ma contemporaneamente quel posto lo rendeva un pesce fuor
d’acqua.
Arrivò in città dopo aver fatto
l’autostop e si recò dai Carabinieri per denunciare la
sparizione della
macchina. Dopo poche ore fu ritrovata; era intatta, non mancava
proprio niente.
Riparti verso il tramonto
con la testa confusa dagli eventi, ma aveva in mente solo
uno scopo centrale andare via quanto prima da quel posto.
Evidentemente l’uomo che parlò quella
sera con il padrone della casa che lo aveva ospitato,
aveva scambiato la sua automobile con qualche altro
incidente fra
automobili.
Accettò per vera quest’ipotesi e si
affrettò a cancellare dalla sua mente quegli eventi.
Cercò in tutti i modi di ricrearsi degli stimoli piacevoli, accese una sigaretta, si sintonizzò
su una buona stazione musicale, aprì il finestrino dell’auto,
si accomodò il sedile e si rilassò cercando di liberare la
mente da tutto ciò che avrebbe potuto infastidirlo. Adesso , più
che mai pensò
che
adesso nulla più lo avrebbe distolto dal raggiungere la sua
meta.
Le
ore che trascorsero furono molto tranquille e grazie
all’apparente calma degli eventi, Marco poté dare sfogo al
ricordo dei precedenti.
Arrivò verso sera
in Calabria. Attese
l’imbarco per il traghetto e all’alba si trovava nel
mezzo del suo cammino.
Verso mezzogiorno si ritrovò a vedere le
prime case del paese
della sua ragazza.
Era un piccolo paese in provincia di
Catania, con ottomila abitanti. Era situato a settecento metri
sul livello del mare, ed era situato su tre colli.
All’ingresso al paese , le case si
presentavano allineate le une alle atre separate da colori
smorti e sbiadite dal tempo. Marco intraprese l’unica strada
che gli si
presentava ;lo scenario delle case era costituito da doppi piani
e da bei terrazzi stile barocco. Arrivò sino in fondo e si fermò
in una piazza, al centro della piazza si trovava il municipio
illuminato da grossi fari gialli. Sulla destra Marco notò
un bar, invece sulla sinistra, nei pianterreni di vecchie case,
vi erano dei piccoli negozi.
Scese dalla macchina si guardò intorno,
notando parecchi volti che lo fissavano. I vecchi della piazza
indossavano la cosiddetta “ coppola” siciliana. Altri
, gesticolavano animatamente e confabulavano in dialetto.
Si diresse verso il bar e chiese al barista
delle informazioni sulla famiglia della sua ragazza.
Il barista conosceva molto bene la famiglia
perché quello era un piccolo paese e si affrettò a seguire le
sue indicazioni. Entrò
dentro un piccolo cortile e si trovò di fronte a
piccoli ma alti gradini, che solcò,dopo di che si
diresse verso il primo portone che si trovò davanti.
Bussò una volta.
Trascorsero alcuni minuti prima che gli
fosse aperto, e Marco pensò a come sarebbe stato accolto, ma si
ritrovò a pensare anche a tutto quello che aveva passato negli
ultimi giorni ed ebbe un attimo di stanchezza. Adesso Marco non
desiderava altro che un buon ristoro accanto alla sua amata
donna per la quale aveva fatto molte miglia.
Apparve dinanzi al portone una vecchia
dall’aspetto molto dolente.. Marco disse: ”Casa Bandolfi?”.
La vecchia non aveva capito bene e allora si avvicinò al
giovane per udire meglio le parole pronunciate .
Marco intuì che doveva essere molto sorda
e si accorse che sul campanello il cognome era diverso, da
quello cercato e salutò la vecchia e si recò davanti l’uscio
dell’altro e ultimo portone del pianerottolo.
Questa volta non pensò a cosa avrebbero
pensato le persone che rispondevano al suono del campanello.
Dopo qualche minuto gli comparve una donna che dall’abito si
sarebbe detta essere una domestica.
“
Marco!….Marco! ” la voce squillante di Magda fece capolino
alle sue spalle! Marco fu travolto
da un grande abbraccio e lì per lì si ritrovò in un
battere d’occhio dentro casa acclamato da festeggiamenti vari,
mentre tutti i membri della casa lo accolsero come un eroe,
spiegandogli che avevano dovuto denunciare la sua scomparsa ma
che presto avrebbero avvisato nuovamente i carabinieri
dell’avvenuto ritrovamento. Intanto era sopraggiunta la madre
della ragazza che notando la sfavillante gioia della figliola
disse:
” Benvenuto Marco!”
Intanto era sceso dal piano superiore anche
il padre della ragazza. Marco
ebbe modo di ammirare questo signore dall’aspetto molto
distinto e non gli parve poi così temerario, infatti, lo aveva
immaginato in modo diverso.
Il padre della ragazza volle fare subito
accomodare il futuro genero nel suo studio privato e intavolò
una serie di discorsi filosofici.
Magda intuita l’idea prese sottobraccio
Marco e disse:
“ Papà, ti prego, Marco sarà stanco,
magari più tardi sai, ha percorso tanti chilometri
per venire qua da noi, va bene?”
Marco era finalmente giunto a destinazione.
Ora si sentiva felice ed appagato, adesso sapeva di essere
circondato da persone che gli volevano molto bene e questo
voleva dir tanto per lui.
Lui ,che era sempre vissuto
senza amore, adesso ritrovava se stesso in mezzo agli
altri. Durante la notte si risvegliò solo un paio di volte e
con sua grande meraviglia non fece il suo abituale sogno. Dormì
sereno e il mattino seguente gli parve un bel giorno.
Quando si destò il sole era già alto. Si
alzò, indossò una giacca da camera e dalla finestra vide un
bell’orto molto curato; era adornato da belle piante e fiori
colorati dappertutto.
Marco ricordò di aver già visto qualcosa
di simile ma ricacciò subito quell’idea. Aprì la finestra e
inspirò volentieri quell’aria fine e delicata di collina. Il
cielo era terso.
Il buon profumo che emanavano le violette
si sparse rapidamente nell’aria, odorò a lungo quel profumo e
pensò sarebbe stata un’idea gentile regalare quei fiori alla
sua ragazza.
Scese lentamente le scale mentre aleggiava
un forte odore di caffè. Marco fece tesoro di tutte le
sensazioni che stava provando, si sentiva paco, sentiva
un’atmosfera familiare.Raggiunse la cucina sorpreso di non
trovare nessuno ma il suo stupore durò poco. Dalla veranda
arrivò una domestica Era una donna sui trentacinque anni, alta
e slanciata. Ella lanciò un rapido sguardo al giovane e gli si
rivolse incurante del suo fitto dialetto. ”Voi chi ne siti u
signurino Marcu, chiddu ca vena du Nord?: ”
Marco pensò di macchinare un bel discorso
dalla forma ben curata per fare maggiore effetto sulla poverina.
“ Si…sono io. Ma ditemi gentile
donzella, sapreste palesare ove sono i membri di codesto nobile
e laccato caseggiato, se mi è lecito chiedere a voi ,o bella
fanciulla, soleggiante e rischiarante di fama
assai succulenta?”.
La donna sgranò gli occhi confusa,
socchiuse le labbra e si dimenava il capo, ancheggiando sui
fianchi. Ella non abbandonò quell’espressione nemmeno
quando,dopo, udì le giustificazioni di Marco in altre parole più
consone per la comprensione.
Ma la scena si presentava davvero
divertente perché la poveretta ripeteva forsennatamente:
”Mamma!…signurino!……come parlate stranu!…
Marco non riusciva più’ a trattenere le
risa che ormai gli sgorgavano direttamente dal cuore ma
improvvisamente apparve Magda. La ragazza non capiva cosa avesse
scatenato le sua ilarità egli,
tratteneva
a stento ,le risa le
spiegò tutto. Si abbracciarono forte e cercarono di scusarsi
con la povera cameriera.
I giorni che trascorsero insieme furono
immensamente felici .
Le
ore si susseguivano senza intervalli, sembravano rincorrersi una
dietro l’altra, quasi giocherellando.
I due ragazzi uscivano sempre molto spesso
e ben presto Marco scoprì
le strane fattezze di quel modo tanto diverso dal suo.
Ribattezzata da Magda “ La freccia del sud” la sua
decappottabile fece ancora molte miglia
insieme a loro.
Si recarono ad Acireale per assistere alla
grandiosa festa di carnevale.La festa
di carnevale di Acireale nel corso degli anni era
stata classificata al terzo posto
per importanza a livello nazionale.
Durante il tragitto avevano costeggiato
sempre il mare, circondato da lussuose ville che attiravano la
loro attenzione; arrivati ad Acireale intrapresero una delle
strade principali zeppe d’indicazioni riguardanti la
manifestazione carnevalesca.
Raggiunsero una piazza e parcheggiarono
l’automobile, proseguirono a piedi dove trovarono la gente che
premeva e si accalcava per il posto migliore. La via era colma
di gente, coriandoli ,maschere colorate e i due fidanzati
risero felicemente.
I bambini schiamazzavano
e si aprivano varchi tra la folla .Tutti i passanti
buttavano coriandoli .
Marco aderì completamente a
quell’euforia generale e comprò anch’egli dei coriandoli e
li scaraventò addosso a Magda che intanto era intenta ad
ammirare la sfilata dei cari. Marco allora si rese conto della
spettacolarità della sfilata e guardò anche lui con interesse.
I carri che sfilarono furono
circa una ventina ed ogni carro era annunciato al
microfono da un solerte cittadino. Tutti i carri erano
allegorici. Infatti alcuni ricalcavano in veste scherzosa la caricatura dei vari personaggi politici, altri
ondeggiavano su e giù per i margini delle strade, con delle
lunghe mani.
Ogni caro era preceduto da uno o più
gruppi di personaggi mascherati, questi ballavano e si muovevano
a seconda del ritmo del loro carro.
Qualche carro era munito da vari scherzi
assai poco gradevoli; oltre
a regalare grosse
manciate di coriandoli ,spruzzavano all’improvviso getti
d’acqua o altri liquidi viscidi oppure tiravano giù animali
dalle lunghe mani, e così via.
Invece i gruppi di persone mascherate
facenti parte dei carri trascinavano le persone del pubblico per
ballare con loro e ciò era molto divertente. Accadevano allora
delle scenette davvero divertenti, infatti non tutti erano
accondiscendenti e allora, i più ostinati resistevano agli
attacchi. Marco si divertì molto insieme a Magda.
I due ragazzi s’inoltrarono verso dei
saloni con souvenir locali. La creta colorata rappresentava un
pregio da quelle parti.
Sui ripiani vi erano anche delle statuine
in ceramica ed erano in coppia, raffiguravano delle donne
grassocce con tipici costumi locali.
Vi erano in mostra dei vasi di terracotta e
delle giare, passeggiando ancora nel salone si notavano, gli
artisti, lavorare dal vero le loro opere. I prodotti creati sul
posto riscuotevano successo fra i turisti. Marco scelse uno di
questi e con una dedica per Magda lo fece confezionare
rapidamente.
La festa di carnevale si protrasse fino a
tarda notte; i ragazzi affamati si concedettero una pausa. Si
recarono in un ristorante, consumando delle pozze. Dialogarono
amorevolmente per tutta la serata. Dopo fumarono insieme una
lunga sigaretta. Magda contemplava Marco. Lo trovava davvero
molto interessante. Il volto ben delineato dagli alti zigomi lo
rendevano affascinante. Le labbra imbronciate erano
momentaneamente socchiuse, m a guastare quel contesto di
bellezza fu la sensibilità acuta di Magda.
La ragazza vide la fronte del suo ragazzo
solcata da una profonda ruga che gli rendeva evidente uno stato
di preoccupazione.
Marco aveva un’aria compita. Con gesto
quasi meccanico, e sicuramente nervoso, posò la sigaretta nel
posacenere, si accomodò meglio e riprese la sigaretta.
Con
le nocche delle dita cercava di seguire il ritmo
dell’orchestra ma vagamente riusciva a stare concentrato. In
ricordo di ciò, Magda ricordò un altro episodio che era
accaduto tempo fa.
Qualche tempo indietro si erano recati in
una bella discoteca di Siracusa città, l’alta tecnologia era
presente in ogni minuzia; il video proiettato sui display
evocava il ritmo del complesso,gli enormi specchi intorno al
salone rendevano maggiore l’area dell’edificio..
La pista era rettangolare mista di luci
psichedeliche.
Marco la scaraventò in pista e si
cimentarono in complicati passi, ma ben presto fra di loro si
creò un cerchio di ragazzi che guardavano ammirati, alla fine
molti si congratularono con loro e Magda si sentì regina
accanto al suo re.
Intanto
la musica dell’orchestra era finita, adesso si attendeva
l’esibizione di un cantante. In quella lunga pausa Marco dette
delle lunghe occhiate a Magda che si era
successivamente ai suoi pensieri
ricomposta e ora cercava di abbozzare un sorriso. Marco
guardava profondamente negli occhi della ragazza e sentiva
d’amarla ogni giorno sempre di più.
La
tenerezza che gli ispirava lo riempiva di bontà e di amore ,
tuttavia l’irrequietezza che operava all’interno del
suo animo coinvolse anche il suo aspetto esteriore e allora
disse in tono drammatico:
“
Senti Magda ti va di uscire da qui?”
La
ragazza apparve come risollevata da quella attesa dichiarazione
.
I due ragazzi attraversarono la folla e si
recarono in macchina .
Marco si accomodò per bene nel sedile e
senza guardare minimamente la ragazza incominciò a parlare
distaccato :
” Magda amore mio,io dovrei dirti
qualcosa.. .ma parlare di
certe cose ..insomma non è il mio forte.”
Marco
abbassò lo sguardo e poi lo rialzò nuovamente, i suoi occhi
nella penombra acquistavano una luce particolare,penetrante.
“ Io non posso più aspettare,io ti
voglio, subito,amore, tu non devi fraintendermi ma io alle volte
quando sei vicina a me, quando mi sfiori, sento ardere il sangue
dentro alle vene, ma dopo penso che tu sei intatta nel sacro
vincolo della purezza ..e.. io.. non.. so..”
Marco abbassò subito dopo lo sguardo
rinchiudendosi in uno strano silenzio, quasi volesse ritrattare
le frasi appena dette.
Magda rimase sconvolta da quello che aveva
udito, ma non poteva minimamente accontentarlo poiché i
“patti “ erano stati chiari e lampanti. Quello che
l[FL1]ui
le
chiedeva era davvero troppo prematuro . Il discorso di Marco era
sembrato molto timido ,tuttavia, aveva manifestato una
[FL2]tale
forza che la colpì .La fretta di Marco la rendeva nervosa. Dopo
aver continuato a ribadire le sue condizioni si accinse a
ritornare in discoteca.
Marco invece pregò la ragazza di accomodarsi in machina perché la serata era finita e che
preferiva accompagnarla a casa, accese il motore dell’auto e
partì in tutta fretta.
Magda incominciava a sentirsi in colpa,
forse era stata troppo dura con lui, forse avrebbe dovuto
comprendere le sue ragioni ma ciò le riusciva difficile. Pensò
che se avesse voluto andare avanti con Marco avrebbe dovuto
esprimere i suoi sentimenti con poca tenacia e maggiore
dolcezza. Magda ebbe modo di pensare in quella lunga ora
a tutto il suo triste passato. Stranamente non riusciva a
pensare a niente che la tirasse su.
Pensò a suo fratello lontano, in
Australia, il fratello era partito sei lunghi anni fa e non era
più voluto tornare in Sicilia. Nel frattempo si erano sempre
scritte delle lunghe lettere in cui si raccontavano di tutto, il
fratello scriveva di trovarsi bene in quella terra lontana dove
tutto era completamente diverso. Da poco, aveva appreso che
voleva sposarsi ,la futura cognata appariva con rabbia di fronte
agli occhi della ragazza. Come poteva accettare il tutto? come?
Quando si erano dovuti separare nei migliori anni
della loro vita?Giorni, mesi, anni volati
via, come il volo delle rondini che ritornavano nei propri
luoghi di origine ,chissà se anche loro non avrebbero fatto
altrettanto?.
Magda avrebbe reso accettabile l’idea del
matrimonio di suo fratello, pensando al suo Marco, sicuramente
l’amore che provava per la sua ragazza doveva essere al pari
del suo per Marco.
************
Intanto in paese si era sparsa la voce che
Magda era ritornata fidanzata da Venezia e che presto si sarebbe
sposata.. eh! già in paese la gente sapeva proprio tutto di
tutti !
Purtroppo però la gente confonde il bene
con il male e allora le terribili insinuazioni sul domicilio
notturno di Marco avevano sollevato scalpore.
Tuttavia queste polemiche fecero inasprire
Marco che decise di alloggiare in un albergo a Catania città
si
preoccupò di affittare un mini appartamento, comprendente vitto
e alloggio e telefono e in tal modo avrebbe potuto comunicare
con il suo dolce amore.
Marco
perse qualche giorno senza vedere la sua dolce fidanzata
cercando di ambientarsi in quella nuova città.
Ma a Catania sarebbero successe delle cose
che avrebbero avuto ripercussioni sulla tranquillità della sua
vita.
Tre o quattro pomeriggi dopo Marco andò in
paese per incontrare nuovamente la sua ragazza
e le raccontò molte cose inattese, rendendola partecipe
al massimo, degli ultimi avvenimenti che lo avevano interessato.
Purtroppo non erano storie piacevoli, anzi!
Sarebbero state delle sorprese violente per tutti!
Marco cercò un posticino tranquillo in
casa della ragazza e iniziò a raccontare qualcosa, ma cercando
di misurare le parole per non turbarla maggiormente, vista la
gravità degli eventi.
Disse Marco :” Un giorno stavo uscendo
dal portone di casa, sulla soglia di casa una strana hippies
mezza svestita e intraprendente mi si avvicinò e mi fece le
fusa,chiese se ero il suo nuovo inquilino e ancora
se volevo salire da lei , visto che era sola e che aveva
bisogno di compagnia .Era sicuramente una tossicomane, quella
ragazza non era riuscita a
terminare la frase che due loschi individui mi presero
sottobraccio e cominciarono a insultare e a trascinarmi in un
vicolo cieco. Mi picchiarono in preda
ad una furia omicida! Per ricordo, di quella brutta
avventura ,mi hanno lasciato questo!..
” Marco scoprì la maglietta e si
notarono sulle spalle delle ferite ed ematoma.
“ Oh! Marco! ”disse la ragazza
esterrefatta. Marco continuò il suo racconto
“ mi accorsi di essermi cacciato in un
brutto guaio fin da
quando vidi quella tizia per la prima volta ma quando poi mi
vennero addosso quegli altri due tizi intuì
che le cose si erano complicate maggiormente..
Marco si accese una sigaretta e scuro in
volto proseguì: “…. erano circa le due del pomeriggio
quando mi avvicinai alla finestra di fronte alla mia abitazione
c’era un'altra finestra. .vedevo delle persone. .delle ombre
confuse...ma udì chiaramente quello che era accaduto...”
Rispuntò quella brutta piega sulla fronte
di Marco che ormai Magda conosceva fin troppo bene. Allora la
ragazza gli disse:” Marco non accigliarti così.. ho paura per
te…per le tue ansie… i tuoi pensieri
misti di problemi e quando sei lontano da
me immagino che stia bene solo
se mi preoccupo per te! …tremo per le tue ansie!
Marco la guardò con dolcezza e nei suoi
occhi trasparse un sottile velo di malinconia, poi la guardò
con tenerezza e accarezzandole le guance parlò ancora. “
Amore mio! Non tremare per me. .io ti amo sempre come il primo
giorno che ti vidi nella mia stupenda laguna…tu non devi
distruggerti la mente con questi
brutti pensieri “
Detto ciò tranquillizzò un po’ Magda e
si chiese se era davvero il caso di proseguire il racconto.Poi
pensò fosse stato meglio che lei lo sapesse da lui.
“ Quel giorno” proseguì Marco
“..udendo quel grido capì che era stato interrotto da
qualcosa ..e pensai che qualcosa di strano stava accadendo in
quel piano… uscì in fretta corsi per le scale, precipitandomi
davanti alla porta di quella casa bussai ma nessuno rispose, non
attesi e mi buttai sulla porta sfondandola; quella donna, che
aveva prima gridato adesso era stesa a terra ..le colava sangue
dappertutto. .tutto intorno era diventato un mare di
sangue…”
“ Oh! mio Dio ..Marco!….non mi
dirai….. che era…era.. morta!…..” “ no!.. non
lo era!…”
“ Dio!.. sia lodato Gesù Cristo!….”
“ Un’overdose, ma interrotta per
fortuna da uno scontro violento con qualcuno l’aveva costretta
ad abbandonare e allora ciò le aveva salvato la vita!”.
chiamai il più vicino distretto di Polizia
e il Pronto Soccorso!.., quando venne la polizia la folla si
accumulò nelle vicinanze ..io fui accompagnato al vicini
Commissariato di Polizia.”
“Dal co..commissariato?”
“Dal co..commissariato!.” Ripeté Marco
balbettando ironicamente come lei .
“…E fu proprio da lì che iniziarono i
miei giorni più duri!,ore ed ore d’interrogatorio seguirono
per tutta la settimana,per fortuna, la ragazza non era
morta!,.ma il vero problema era quello di scoprire
chi avesse malmenato la vittima! e chi se non io?e che dopo, in
preda a smarrimento avrei pensato di salvarla?Credo però, che
la polizia avesse intuito la mia innocenza,ma dovendo
necessariamente trovare un colpevole hanno pensato di
incastrarmi!
“Ma Marco…come hai fatto a sopportare
quei giorni così duri senza dire niente
a nessuno!…noi ti avremmo sicuramente aiutato!…non
capisco!..”
“ Amore mio. .ma non capisci? ..è
appunto per questo che
non l’ ho fatto ci sarebbe stato un via vai e la gente avrebbe
parlato ancora in brutto modo della vostra onorata famiglia, non
volevo essere proprio io a rovinarvi!.”
Marco la strinse forte a sé. Dopo si alzò
per chiudere la porta della camera che per tutto il tempo era
rimasta aperta. Marco riprese a dire: “ Purtroppo quello che
sto per dirti è tremendamente agghiacciante!,ma voglio che tu
lo sappia, siamo solo in due a saperlo,io e te…”
“ Magda, quando uscì dal
Commissariato,mi accorsi di essere pedinato ma cercai di non
darlo ad apparire, proseguii per i fatti miei, ma dietro
l’angolo i due tizi scesero dalla loro auto e a passi spinti
mi bloccarono con maestria.”
Marco lasciò le mani della ragazza e
assunse un’aria ancora più seria. Erano due tipi
marcati…uno aveva una grossa cicatrice sul volto ..e portava
occhiali scuri…questo tizio aveva la carnagione molto scura.
.Mi disse di non parlare di non raccontare niente alla polizia,
mi minacciarono dicendo di sparire via da Catania
avevo solo ventiquattro ore per sparire!.. detto ciò mi
diedero una spinta e sparirono!..
Una macchina li attendeva un
po’ più in là ..Magda io credo che al di là di questa
storia vi sia qualcosa di ben più temibile! Non vorrei
esagerare e visto che siamo nel 1984, non dovrei proprio
pensare a queste cose, ma credo che tutto questo abbia un solo
nome; MAFIA!
“
Oh!…Mio Dio!…” gridò Magda ,che per tutto il tempo del
resoconto di Marco era rimasta a bocca aperta.
Intanto una chiacchierata molto animata
interruppe la loro seria discussione.
La domestica Giovanna stava seduta sul
tavolo del cucinotto e gridava:” Signuri mia vu vuliti fari
vui u manciari facitivillu, iu mi ni vaiu!
“
La madre di Magda cercava in tutti i modi
di calmare quella donna che era diventata quasi isterica, ma
quest’ultima non accennava a diminuire il suo stato di
agitazione. La donna scoppiò a piangere e dopo cercò di
spiegare che cosa la rendeva nervosa.
Marco
non capiva molto bene il dialetto.
Ella diceva di non riuscire più a
mantenere i suoi quattro figli con il suo solo stipendio, poiché
suo marito era un povero ubriacone. La donna si disperava
maggiormente perché il suo figliolo più grande era a letto con
la febbre e che quindi non poteva andare a lavorare, l’altro
figliolo non voleva più andare a scuola perché la riteneva
inutile, e poi tanti altri guai elencati di seguito.
Marco e Magda ascoltarono il tutto ma
avevano altri guai per il capo e non potevano certo consolare
quella povera donna, del resto ci avrebbe pensato la signora
Bandolfi.
Marco continuò il suo racconto in tono
basso. Quasi contemporaneamente, la madre di Magda aprì la
porta nuovamente e le grida agitate della domestica si fecero
risentire.
La donna fece un gesto come per indicare di
essere seguita .La signora prese un fazzoletto e lo porse
all’inserviente e dopo pregò Magda di preparare un bella
tazza di latte e caffè.
Intanto la donna cercava di calmarla come
meglio poteva e assicurava che l’avrebbe aiutata
finanziariamente aumentando lo stipendio già per se congruo.
Poi si rivolse a Marco e lo spinse in
salotto.
“ Marco” disse la donna
“..Mi
dispiace che sia accaduto tutto questo, ma vedi questa donna è
sempre stata con noi, in pratica è cresciuta con i miei figli,
credo non sia mai stata così in difficoltà come lo è
adesso.Molte volte abbiamo cercato io e mio marito a rinunciare
al suo servizio e che l’avremmo aiutata lo stesso .”
Marco intanto stava lentamente
dimenticandosi dei suoi guai quotidiani per immergersi in quelli
nuovi.
“ Bene!” continuò la madre della sua
ragazza “ci sarebbe un nuovo problema,bisogna che tu convinca
Magda a fare
qualcosa ,del doposcuola ad esempio! Magda
in quest’ultimo periodo si è troppo chiusa in se
stessa, isolandosi così annulla se stessa, la sua cultura. ”
“ Mi scusi ..ma perché proprio del
doposcuola?”
“ Vedi....Marco potrebbe iniziare con i
bambini di Giovanna e dopo continuare con altri..”
“Ho capito!…signora Bandolfi ma non so
se riuscirò a convincerla!”
“Provaci!. .conto su di te!”
Dopo quella lunga sera ne seguirono altre.
I due ragazzi ripresero ad uscire nuovamente, non accadde più
di parlare degli strani eventi che avevano interessato Marco.
Magda intanto si era convinta a
fare del doposcuola a dei bambini inclusi quelli di Giovanna.
Una sera più tranquilla delle altre Magda
spense il televisore e chiese a Marco se qualcuno di quei loschi
individui si fosse fatto più
risentire.
Marco non parve per niente sorpreso da
quella domanda quasi a bruciapelo, e si liberò da
quell’atmosfera apatica, e dopo aver fatto un grande sospiro,
disse:” Magda purtroppo si
sono fatti vivi ancora!…”
“
Ma perché!..”
Lo interruppe irritata Magda.
Perché non ti lasciano in pace?,Tu non ne
sai niente di quella storia vero? ..non capisco.. perché…Oh!..
mio Dio!”
“Basta!.Calmati!
Ti prego Magda! Devi sapere che
quel dannato pomeriggio dalla finestra io vidi anche
un’ombra scappare via, loro credono che io abbia riconosciuto
qualcuno.”
“Ma tu,l’ hai riconosciuta?”
Un lungo silenzio riempì la stanza da
pranzo. Poi Marco disse:” Si io ho riconosciuto chi era! Ho
visto bene chi era quella persona in viso e sarei in grado di
riconoscerla anche ora,si tratta di una donna.”
“ Di…una.
.donna?”
“ Si!,di una donna!,mi hanno offerto del
denaro sporco per non
raccontare nulla alla Polizia…mi hanno dato cinque giorni per
decidere.”
Marco
si strinse nelle spalle, affondò la testa fra le mani e proseguì
dicendo :”Oh!no, io non voglio quei soldi!,chissà da quali
loschi intrallazzi vengono,droga,prostituzione,contrabbando,io
non so..”
“Sssssssssss! potrebbero sentirti di la
in camera e immaginare chissà che cosa!”
In tono grave Marco disse:
“ Ma non potrebbero
immaginare nulla di più
grave di
quello che sta realmente accadendo!credo di essere caduto in una
ragnatela la loro
ragnatela tessuta con troppa cura per un novellino come
me….”
Quegli eventi a Catania , aveva turbato
notevolmente Marco. Cosa gli restava da fare? Era evidentemente
più logico abbandonare l’ idea di riferire tutto alla
polizia. Analizzando bene la questione Marco ne dedusse che quei
tipi avrebbero sicuramente avuto il coraggio di infierire su di
lui o sulla ragazza, quella era gente senza scrupoli.
Apparve evidente l’idea di abbandonare la
città il più presto possibile. Una sera puntualmente si
rifecero risentire.
Marco con aria spavalda disse: “Io non
sono siciliano e non voglio saper di quello che combinate! Io me
ne vado via da qui non perché mi fate paura voi ma
semplicemente perché ho finito la vacanza. Voi non mi fate
nessuna paura!. ricordate io non ho visto veramente niente !”
I delinquenti rimasero un po’ sorpresi
dall’improvvisa reazione del giovane abituato a non rispondere
quasi mai, tuttavia intimarono nuovamente
una richiesta perentoria.
..Stai attento! Attentissimo!perché la
posta in gioco alta è! Se davvero fai come dici,.sei l’uomo
più fortunato di questo mondo!capito? ma se non lo fai..
clic!” L’uomo completò la frase con un gesto
tipico siciliano; si fece passare un pollice lungo il
proprio collo in segno di futura decapitazione dello sventurato.
Detto ciò, i due lo lasciarono e
sembrarono essere scomparsi dalla vista quando uno dei due lo
sorprese alle spalle per dirgli:” Peccato che te ne vai
proprio quando incominciavi a diventare –fitusu- (cattivo)
come noi!…peccato è”
Questa volta se ne andarono davvero e
lasciarono Marco con tristi pensieri.
Adesso avrebbe alloggiato in una pensione
vicino a casa di Magda. In tutto erano trascorsi solo
venticinque giorni dal suo arrivo in Sicilia, ma sembravano una
eternità!..
La permanenza di Marco sarebbe dovuta
prolungarsi perché loro, i due fidanzati avevano deciso di
sposarsi e, allora ,quale migliore opportunità di quella di
sposarsi subito , approfittando della permanenza di Marco?
Ovunque occorreva un loro parere ,una loro
firma, erano giorni davvero indaffarati ma poco prima del giorno
delle nozze furono coinvolti in una faccenda che li avrebbe
turbati.
Entrambi erano amanti della follia e delle
avventure e presto si sarebbero cacciati in un grosso guaio.
Avevano deciso
infatti di esplorare un vecchio rudere , perché il nonno
della ragazza aveva raccontato loro delle strani fatti che
accadevano in quel misterioso posto……..
Era un pomeriggio di agosto, ebbero l’idea di recarsi nei pressi di un antico
castello.
Partirono con la
loro decappottabile rossa. Durante il tragitto Magda pensò di
sintonizzarsi su varie
frequenze locali ma per
tutto il tempo si udirono solo ronzii
.
Lessero un
cartello.
–
chi si accinge a valicare questo passo rimarrà folgorato e
inizierà il conteggio al rovescio.
Magda dopo aver
letto e rabbrividì, entrambi non compresero molto quel
messaggio ma un
leggero dubbio li sfiorò .
“Marco!che
significa quella scritta secondo te?quella parola
..conteggio?” disse la ragazza .
“ Mah!…sarà
stato scritto apposta per far paura a persone impressionabile
come te!” o
La stradina
stretta dava accesso ad uno slargo prominente, ma allo spiazzo
seguì una curva più scoscesa e nascosta delle altre.
Si fermarono un
attimo per rendersi conto di dove stavano andando a finire
e…ai loro occhi apparve una stretta dorsale che s’incurvava
in un grande abisso,e lo scenario impressionò molto i due
ragazzi che tentarono di proseguire più in fretta
possibile;ritornarono nel piazzale e intravidero un’altra
scritta fra le fitte erbacce.
Ai lati del piazzale c’era uno stagno
fatto per lo più da poca acqua;le erbe melmose che ricoprivano
il cartello furono mosse da Marco,e
i due ragazzi si avvicinarono per leggere la scritta, ma man
mano che proseguivano, il terreno era sempre più umido .Marco
strinse accanto a sé la ragazza ed insieme lessero il cartello
sgualcito dal tempo.
-già
è iniziato il vostro conteggio al rovescio…d’ora innanzi
i passi saranno incerti…niente più messaggi ..se non
oltraggi dai tanti passaggi…o straniero che valichi ancora
sei in tempo per scappare!…
L’ultima scritta fu incomprensibile ;di
quali passaggi si intendeva nel cartello? Solamente proseguendo
avrebbero forse scoperto il segreto, oppure sarebbe stato il
tutto uno stupido scherzo inscenato da chissà chi, forse
qualcuno che si divertiva a fare scherzi idioti.
Marco disse “ Magda ,che ne sai te di
questi passaggi ,tuo nonno te ne ha mai parlato?”
“si!. mio nonno ha accennato a dei
passaggi, ma no ricordo bene, sai la cosa non mi sembrava
interessante, saprei…”
la ragazza tacque un istante per ricordare
meglio, mentre Marco la guardava insistentemente.
“ah!. .si!...ricordo, mi disse che tra
una camera e l’altra vi sono dei passaggi segreti. ma questi
passaggi esistono in tutti i castelli, non vedo cosa ci sia di
strano! Comunque ,il nonno diceva che la maggior parte di questi
passaggi sono di stretto accesso e sono stati creati per sviare
le persone e per rinchiudervi gli indesiderati!……
Marco aveva ascoltato il tutto seriamente
ed aveva concluso dicendo:” Bene! Tesoro, bisogna fare
attenzione perché nessuno sa che siamo qui!sarebbe bene andare
subito via eh?. La ragazza disse che forse sarebbe stato meglio
tornare con degli amici.
Ma la curiosità di vedere almeno il
castello da vicino fu tale da sospingere i due ragazzi ad
avventurarsi ancora un po’ e con il pretesto scusante di fare
solo delle foto,
proseguirono sino al ponte levatoio.
Marco
interruppe la ragazza che intonava una canzoncina e disse :
“Oh!. .no!… ,guarda cos’è quella
cosa sotto il ponte?”
“Cosa c’è ?” rispose la ragazza con
tono giovale, ma si bloccò immediatamente .
Avevano scorto delle ossa decalcificate ma
per alcuni tratti erano interi.
Chissà come era finite laggiù! Di chi erano ? oppure chi le aveva messe lì ? forse
per fare qualche scherzo idiota? O forse erano di qualche mucca
che pascolava lì nei pressi.
Domande senza risposta ma che fecero
allontanare dei due ragazzi che dissero
quasi coro:
“ Andiamo via di qua!.. questo posto è
un po’ strano!”
Corsero
verso la macchina, partirono velocemente e rifecero la
stradina stretta. Ad ogni chilometro che si lasciavano alle
spalle si sentivano risollevati.
Arrivarono a casa e cercarono di non
pensare più all’evento ma erano accadute delle strane cose
per non pensarci su almeno un po’ad esempio la musica che
era letteralmente scomparsa dalla sintonia abituale.
Il
giorno successivo due ragazzi fecero sviluppare le foto di quel
rullino e rimasero sorpresi dopo nel constare che proprio le
foto scattate sul ponte levatoio non erano state sviluppate..
Marco chiese delle spiegazioni al fotografo che di per sé
sembrava già un tipo strambo.
Il fotografo rispose che non le aveva
incluse nel prezzo perché a dir suo erano state scattate in
modo sfuocato.
I ragazzi tuttavia, vollero
vedere le foto. Riguardandoli
notarono l’ombra del castello, ma accanto al ponte
levatoio vi era sovrapposta un'altra ombra biancastra, simile
ad un uomo ricurvo su di un bastone. Fecero rifare nuovamente
le foto ma il risultato fu identico
Il fotografo si stupiva di come
ciò potesse accadere, ed ammetteva che forse si erano
sovrapposte altre immagini.
I
due ragazzi ritornarono a casa confusi. Decisero fermamente che
non avrebbero più pensato a quella storia, anche se,trascorso
qualche giorno ,a Magda venne in mente di ritornare nel castello
,ma questa volta con degli amici.
Fabio era un giovanotto né bello e né
brutto,era il
migliore amico di Magda. Carla era la
moglie di Fabio .
Clarissa era la più allegra del gruppo,
amava essere sempre al centro dell’attenzione ma era
simpatica.
Infatti tutte le volte che si usciva in
comitiva non
c’era minuto che non si sentisse echeggiare la sua voce
squillante da “Trombetta” . Questo era il nomignolo che le
avevano affibbiato gli amici.
Il più dolce e malinconico era Alessandro,
amava starsene tutto solo con la chitarra che lo accompagnava
ovunque andasse. La
sua dolce metà si chiamava Paola.
Franco
era specializzato nelle scampagnate,infatti, sceglieva con cura
i posti e tutto andava sempre alla perfezione,ma un elemento che
invece sottovalutava era l’eccessiva fiducia
che nutriva nella collaborazione altrui. Lei lo coccolava
in tutto e per tutto. In un certo senso Franco assomigliava a
Marco perché a volte egli voleva l’approvazione di tutti .
Adesso, insieme agli amici, Magda si
distraeva e ritornava a sorridere alla vita;
però pochi mesi prima di conoscere Marco aveva avuto una
violenta crisi esistenziale.
La
natura complessa di Magda
l’aveva sempre fatta soffrire tanto, ma era sempre
riuscita a superare tutte le avversità. Uno dei maggiori pregi
era quello di saper mantenere sempre ben saldi i nervi, come in
una morsa di acciaio.
Purtroppo come spesso può accadere, si
arriva al punto di cedere e si sfiora l’esaurimento nervoso.
Quello che interessò la ragazza fu definita dal dottore curante
depressione psico -
fisica.
Magda attraversò un brutto
periodo di apatia generale. Dentro l’anima era
inconsciamente bloccata ,provava la netta sensazione di essere
come svuotata.Fu un’impresa ardua scoprire quello che era
alla base di tutto! Il medico era stato messo al corrente di
tutte le vicende più importanti
che avevano colpito la ragazza, e concluse che si
trattava di accentuata sensibilità.
I genitori di Magda conoscevano
perfettamente le ansie di Magda e le ragioni del suo dramma,
tanto da crearsi un senso di colpa anche loro. Le loro perenni
incertezze decisionali,le continue
debolezze esistenziali riversate loro malgrado addosso ai
figli .Questo determinava notevoli
crisi nella ragazza.
Magda
aveva sempre trascorso una vita piena di inquietudini, che le
scaturivano maggiormente dalla non accettazione di vivere in un
mondo insensibile ai grandi temi di pace universale ma la
tristezza maggiore le scaturiva dal fatto di essere stata
allontanata, suo malgrado, dal suo unico fratello. Adesso il suo
imminente matrimonio aveva
ulteriormente scosso la ragazza.
Un’altra beffa del destino per Magda fu
anche la bocciatura agli esami di Stato della scuola Magistrale.
Questo periodo di crisi durò due lunghi
anni e l’idea di fare un viaggio fu davvero salutare per la
ragazza. L’idea di sposare Marco
non parve avventata ai genitori di Magda.
I dubbi , qualora ve ne fossero stati
e viste le continue
incertezze prerogative peculiari innate in loro
,sarebbero sempre rimasti un tasto delicato, e forse sarebbe stato meglio non
manifestarli mai
a pieno. Ripercuotere insieme alla ragazza le
varie tappe di indecisioni che frullavano nel loro capo
risultavano sicuramente deleterie e ben lontane da saggi
consigli..
.
I ragazzi tutti
insieme partirono
per alla scoperta del castello,partirono di buon ora e con tre
macchine.
Marco e
Magda avrebbero
portato con loro” Trombetta”.
Il castello era sempre lì e pareva
aspettarli. Decisero di entrare dal portone centrale ma lo
trovarono sbarrato dall’interno, e qualcuno pensò di entrare
da una finestra.
I
maschi furono i
primi e, taciturni ,si diressero verso l’interno. L persiane
chiuse furono prontamente aperte .Trascorse del tempo prima che
riuscissero a comunicare con le ragazze e allora “trombetta”
fece sentire la sua voce squillante!:” Ehi!
Brutti randagi, vi volete decidere a venire fuori?” un
silenzio di tomba echeggiava nell’aria.Ad un tratto, il
portone si aprì lentamente,le ragazze ebbero paura nel
costatare che non era stato nessuno ad aprirlo.
“Niente paura ,donne! Sono i soliti
maialini che amano sguazzare nel fango della
stupidaggine!…..”, I maschi
uscirono in segno di finta reverenza ,sghignazzando
palesemente perché era fallito il
loro tentativo di fare spaventare le ragazze.
All’interno tutto sembrava evocare
periodi ottocenteschi di fati illustri; le belle
e antiche poltrone tuttavia scolorite e sciupate dal
tempo ,i grandi quadri stramazzati dai muri e di cui era rimasto solo
il segno, tende barocche strappate e a ciondoloni, polvere
dappertutto.
Marco
fece un discorso .
“ Amici cari,siamo qui riuniti in
missione speciale…”
“Ma che missione!, dai!”
“…dicevo zitti,adesso io propongo di
dividerci,io e Magda andremo da quella parte e così
visiteremo… tutta l’ala sinistra del castello,voi
proseguirete per la parte destra…”
“ Eh! No!, voi volete
imboscarvi non è vero,eh piccioni…”
“ Ma
no,cosa avete capito,noi scopriremo quanto più materiale
possibile e dopo ci ritroveremo con voi qui all’ora di
pranzo.”
“ che
ora è l’ora di pranzo per voi?”
“ l’una” disse Marco.
“ bene!,.allora andiamo,via
donnine!..”
“ state attenti perché qui succedono
delle strane cose…”
nessuno volle credere alle ultime parole
di Marco e tutti se ne andarono ridendo e scherzando come era
loro abitudine fare.
Quando non udirono più le voci dei loro
amici Marco guardò in faccia Magda . La ragazza disse :”
perché li hai lasciati andare,via? non avevamo deciso di
venire qua ed esplorare tutti insieme questo posto?”
“Si!. Venire tutti insieme, ma nessuno
aveva mai detto di esplorarlo insieme,dai vieni qua ho in mente
di esplorare cose ben più interessanti!….”
“ Ma !..Marco!…cosa fai! ti viene
quella strana luce negli occhi quando vuoi
no!non ci provare
Magda non terminò nemmeno la frase che
lui gli si scaraventò addosso.
“ Smettila! Smettila,vuoi litigare? e
di una lite da non vedersi mai più?”
“ Ma pulcino mio!perché dici queste
cose tremende io..”
“ tu vuoi approfittarti di me,non è
vero?”
Marco si fece scuro in volto e in tono serio disse: “ Ma cosa
hai capito,io volevo soltanto rimanere qui e lasciare che loro
facessero il giro del castello da soli, cosa vuoi scoprire in
questo vecchio rudere! cosa c’è tanto di male?”
“ Oh!…Marco!”
“
Basta così! hai dimostrato di non avere avuto fiducia in me!e
ne sono davvero dispiaciuto, credevo che tu avessi compreso
ormai che io ti rispetto,io non alzerei mai un dito su di te se
non fossi tu a non volerlo,io ma come puoi pensare che ti avrei
condotta in un posto così squallido “per fare certe”, cose
come le chiami tu…”
“ Marco scusami, io, noi donne di paese
dell’entroterra siamo un po’ abituate in modo diverso di
tuoi amici di Catania, vedi anche tu sei libero come loro io, mi
dispiace fare questi discorsi proprio oggi che doveva essere una
bella gita”.
“No!,.non ha più nessuna importanza più
la gita per me sei importante tu e questo è valso per capire
che te sei impenetrabile
nei tuoi sentimenti, così complicata, mi dispiace sapere che
con me, stai così in ansia…”
“
Oh! no! ..non sto in ansia. Marco io con te ci sto bene,
ma che centra questo. Dio mio ,che confusione stiamo facendo,sarà
questo posto!”
Marco
sorrise e la strinse a sé.
Decisero di proseguire per attuare la
loro iniziale idea di esplorazione e s’inoltrarono fra le
camere semi- buie, di tanto in tanto aprivano delle finestre per
fare luce e per respirare dell’aria pulita. Raggiunsero un
grande salone ma ne seguì anche un altro e Marco notò che
cambiava solo il colore delle persiane, per il resto erano
simili.
“ Guarda Marco! C’è un corridoio
qui!”
Non
ebbe il tempo di proseguire che la porta da dietro si chiuse
velocemente alle loro spalle. Come era successa una cosa del
genere?
Marco cercò di aprirla, ma appariva
serrata. In fondo al corridoio passava dell’aria da una
stretta insenatura, allora uscirono da un’altra porta e si
diressero verso un salone che conduceva dall’altra parte del
corridoio. Marco si sedette per un po’ e cercò di pensare.
“Ma si! .”esclamò
Marco in un impeto di gioia.
“ Ma come ho fatto a non
pensarci prima?”
“ Marco dove vai!vieni qui..”
“ Non temere piccola arrivo, subito”
“Marco entrò nuovamente dentro al
corridoio e puntualmente la porta si rinchiuse, Magda chiamava
disperata marco e la udiva da dietro il corridoio, ma ecco che
ricomparve dalla stessa strada che avevano fatto prima, ovvero
riaprì la porta miracolosamente !.
Magda non credeva ai suoi occhi:” come
hai fatto!”
“ Semplice!,ho scoperto come si apriva e chiudeva da sola !,
vieni e vedrai anche tu!..”
“ Nemmeno per sogno io non vengo più lì
dentro!::”
“Ok!, te lo spiego da qui! come avevo
intuito anche prima questa porta risponde ad un semplice
ingranaggio di pressione , ma molto resistente nei secoli a
quanto pare
“ Non capisco Marco!”
“ …dopo tre passi, ponendo la
pressione del corpo sul terzo gradino, dopo circa tre passi,
scatta il meccanismo che fa rinchiudere le porte velocemente
geniale non trovi?”.
Raggiunsero un altro corridoio, e
notarono dei libri su degli antichi scaffali.
I due ragazzi
ne mossero parecchi e dietro ad uno di essi vi trovarono
una maniglia. Marco la mosse e… “Ah!no…no….” gridò la
ragazza.
“Cosa c’è!” disse Marco allarmato,
un violento pallore invase il volto di entrambi
,terribilmente da una incavatura della parete era saltato
fuori uno scheletro, ridotto in pezzettini.
Si allontanarono in fretta e si diressero
verso il giardino. Marco pensava a cosa sarebbe potuto servire,
in tempi passati ,un così stupido scherzo,a divertire la
collegiata?gli amici del padrone del castello o era davvero
morto qualcuno lì dentro ?…..
Rientrarono e ritrovarono altri scaffali
ma evitarono di manipolarli. Manipolarono invece dei quadretti e
proprio mentre Magda cercava di sfiorarne uno la parete su cui
appoggiavano i gomiti fece un veloce giro intorno se stessa e li
portò dentro ad un stretto cunicolo.
Accidenti, stavolta siamo nei guai
pensarono in coro, una volta era andata bene ma la seconda chi
poteva dirlo?.
Tutti e due erano finiti lì, come era
successo? Probabilmente tutti e due si trovavano nello stesso
semicerchio di azione.
Il cunicolo era stranamente illuminato! I
raggi del sole penetravano con insistenza. Dapprima non capirono
bene da dove venisse ciò,ma più tardi scoprirono che, sotto lo
strato di rocce che fungeva da soffitto, uno spiraglio era
ricoperto di vetro.
Immaginarono che dietro vi doveva essere
una grotta o comunque una cavità.
Passò del tempo e i due ragazzi non
erano ancora riusciti a trovare una soluzione.
Capirono che lo scherzo di visitare il
castello era terminato.Il cunicolo era lungo e meditarono se
fosse stato il caso di attraversarlo...
Marco disse in tono poco calmo: “ Io
non ho di paura, e tu?”
“OH! Nemmeno io ho paura, però perché ti trema la voce?”
“ sarà l’effetto del posto!..”
“ Oh!….Marco che si fa io…”
“ Per favore,niente
panico!troveremo una soluzione!”
Marco si rannicchiò in un angolo del
cunicolo e si protese in atteggiamento riflessivo
“Marco..io”
“Ssssssssss!…lasciami pensare!”.
Intanto i loro amici avevano stranamente
seguito un destino simile a quello dei due ragazzi. “
trombetta” aveva avuto l’eccitante idea di toccare vari
bottoni e maniglie arrugginite, ma mentre manipolava
esclamava:” Ma che razza di castello è questo?,se non
funziona nulla che palle!, ehi! guardate qui!”. Aveva notato
un passaggio molto stretto, formato da due travi, nascosto
dietro il camino. Nella foga di manipolare tutto, qualcosa
doveva aver funzionato perché aveva scovato quel nascondiglio
segreto.
Intanto era sopraggiunto Fabio, con la
sua aria di eterno esploratore, disse: “Trombetta”, hai
trovato qualcosa,fai vedere,bellissimo
dobbiamo esplorarlo subito!:”
Alessandro, il più previdente aveva
ascoltato tutto in disparte e a sua volta disse: “ Sentite un
po’ voi due, senza dubbio deve essere bellissimo esplorare
quel passaggio, ma non avete pensato minimamente che potrebbe
essere pericoloso!”
“OH! non fare il guastafeste!. ascolta la tua “ Trombetta”
ci divertiremo un mondo se entreremo li dentro,dai vieni anche
tu. “Trombetta” chiamò all’adunata tutti e si precipitò
dentro il passaggio.
La forza dell’avventura ,si sa è
contagiosa ma una volta superati
dopo aver attraversato i primi gradini del passaggio e dato il
tempo di passarla tutti il passaggio si bloccò, una
pesantissima lastra di acciaio cadde al suolo violentemente,un tonfo secco sollevò molta polvere che fece starnutire tutti. Dopo alcuni
secondi, si udì un altro rumore, meno forte,
si doveva trattare del caminetto che si rimetteva a
posto.
Tutti compresero nello stesso istante la serietà del problema.
“ Ehi!.. niente panico!,non servirebbe
a niente!” gridò Franco.
“ Oh!…Mio Dio! ”
“ Come faremo!”
“Siamo in trappola!”
“Silenzio!basta così,l’importante è
mantenere la calma!..”
Tutti
gli amici avevano avuto nella stessa sorte di Marco e Magda. Si
trovavano intrappolati , probabilmente nello stesso modo in cui
erano coinvolti anche loro, forse c’era lo stesso meccanismo
puerile che avrebbe
permesso loro di uscire da lì, ma nessuno
sapeva come
sarebbe stato il loro futuro, siccome ognuno imprecava scongiuri, inveiva
contro trombetta, l’autrice di tutto, pregava tutti i santi
che conosceva, insomma ognuno era solo insieme agli altri.
A sbloccare la situazione fu come sempre
Franco che disse:” Con calma riusciremo a trovare una
soluzione. Dannazione ! deve esserci un modo per uscire fuori di
qui!.. lo troverò!... State calmi ,per favore!”
.
Con aria timorosa Sonia e Paola davano
segni di cedimento. Stavano accasciate al suolo in preda allo
sconforto, e immobili, guardavano le pareti e il soffitto.
Fabio contemplava silenzioso le pareti e
palpava con metodo i sassi più sporgenti.
Forse- pensò Franco- qualche idea
sarebbe venuta a
lui!.
Alessandro batteva il pugno nervosamente
sul pavimento e trasmetteva il suo disagio -um!- pensò
Franco da lui, il poeta, poco ci si poteva aspettare!..-
Carla cercava di riflettere e aveva lo
sguardo fisso in alto.
Adesso erano tutti coinvolti in
quella vicenda e ognuno di loro avrebbe dato qualunque cosa
pur di uscire da lì.
Intanto il tempo trascorreva lentamente e
aveva nella sua azione corrosiva cancellato i bei pensieri
allegri nelle teste di ognuno di loro, adesso cedeva il posto a
quelli pieni di angoscia, misti di rabbia e paura.
L’attesa ,si sa, è snervante per
tutti. Il primo ad esplodere fu Alessandro, ma nessuno se ne
preoccupò conoscendo il suo carattere irascibile.
“ Io vorrei saper come ho fatto a
cacciarmi in un pasticcio così grande, ma chi me lo ha fatto
fare!stavo così bene nella mia tranquilla città…”
“ Ma che dici!?”
Ribatté Carla,ma se ti lamenti sempre che la tua città
ti logora i nervi! che hai bisogno di tranquillità,magari, in
un paese, dicevi tu!”
“ Che bella idea!quella di venire qui!,
vedrai ci divertiremo! Un mondo! Dicevano quei due matti di
marco e Magda, già ma adesso dove saranno loro?.
Le ultime parole resero tutti molto
nervosi, pensarono ai loro amici, chissà se si sarebbero più
rivisti. Alessandro era riuscito in pieno a contagiare
la sua irascibilità.
Fabio distolse lo sguardo dal soffitto;
Sonia e Paola si scambiarono un’occhiata
di conforto mentre Franco incominciava a
perlustrare il cunicolo.
Ognuno di loro era immerso nei suoi
pensieri.
Ognuno di loro era immerso nei suoi
pensieri. Ognuno di loro ripensava a fatti ed avvenimenti
antecedenti a questo evento, ma tutto appariva
al confronto quasi banale.
Ad un passo dall’addio alla vita,
avevano preso coscienza della inutilità delle sue tristezze .
L’intervento impulsivo di trombetta
fece distogliere tutti dai loro pensieri.
“Ascoltate amici ,io mi assumo tutta la
responsabilità poiché la colpa è stata per lo più mia, io mi
voglio sacrificare per il bene di tutti…”
“ Sentiamo cosa vorresti fare ancora,
pasticciona?” gli gridò arrabbiato Alessandro.
“Smettila! Alessandro ! sei
intrattabile!” disse Carla.
“.. allora.” Riprese a dire Clarissa
ovvero trombetta “……io
voglio proseguire per il cunicolo.. sicuramente dovrà avere uno
sbocco,dopo tornerò e “
“Basta!. .con questa scemenza!..”
disse in tono autoritario Franco.
“ Non devi assolutamente sentirti in
colpa per quello che è successo! Siamo tutti maggiorenni e
vaccinati, e poi non servirebbe a nessuno separarci adesso,meno
male che siamo tutti insieme,questo castello deve essere
grandissimo, pensate ad esempio, a Marco e Magda se loro
potessero sentire le nostre voci, chissà dove sono adesso,
ma adesso è
bene proseguire tutti insieme.”
Detto ciò le sue
parole ebbero l’effetto di un toccasana per tutti. Franco
infatti era stato l’unico che per tutto il tempo non aveva
dato cenno di paure o altri panici.
Intanto Carla stava escogitando una idea
che presto avrebbe reso pubblica.
“Niente paura!,ragazzi! Fra poco
usciremo da qui, ho un’idea!”
“Attenti!
rispose Fabio con il suo abituale tono equilibrato.
“ Le idee di Carla fanno tremare anche
le tombe.”
“ Oh! non dire queste cose, questo
posto mi fa paura,sembra davvero una tomba!”,
disse preoccupata Clarissa.
“Ma guarda la nostra paladina che ha
paura! Roba da non credere!”
disse
ironico Fabio.
Carla si accomodò su di un sasso
e iniziò comporre
la sua tesi.
“ Ascoltatelo! Io credo che questo
posto sia molto antico, ma non tanto da non poter scoprire quali
sistemi adoperavano nel costruire tali espedienti come questo
del sottopassaggio, queste porte che si serrano
all’improvviso!,allora noi dobbiamo trovare il giusto
suggerimento!”
“ Va bene!.. basta con questa
filosofia! Vai al sodo!” disse Alessandro.
“OK! Sarò concisa! Io credo che ai
lati di queste pietre che fanno da sostegno alla lastra che ci
ha bloccati ci siano degli ingranaggi, sicuramente saranno
elementari,tutto sta nell’ individuarli!”
“ io invece penso che tu cara Carla,hai
visto troppi film di fantascienza e che ti sogni ovunque dei
macchinari e.. “ diceva Alessandro.
“ Zitto!..” disse ribatte Franco.
“non capisci! Carla ha ragione,la sua idea è giusta, si
potrebbe scavare lungo le pareti della lastra e scovare
questi ingranaggi e scovare delle catene e che so io, che
hanno fatto scivolare la lastra!”
“ già! ,ma con che cosa scaviamo?”
disse ironico Alessandro, che ormai non credeva che ad un
miracolo.
“… ma con delle pietre,caro!”
rispose altrettanto ironica Carla.
“ …certo! proseguì Fabio”….non
vedete delle pietre in quell’angolo?. Ognuno ne prenda uno e
inizi a battere con forza sulla parete,forza!..”
tutti
si alzarono, finalmente qualcuno aveva una idea operosa.
Con
entusiasmo rinnovato aderirono tutti all’impresa.
Ben
presto si sarebbero accorti che le loro fatiche li avrebbe
ricompensati.
.
Marco e Magda, intanto, avevano trascorso
parecchie ore sulla soglia del passaggio segreto. Marco aveva più
volte pensato di tornare indietro. Tuttavia
pressato dalle continue insistenze di Magda,
decise di proseguire.
Attraversarono adagio in gran parte il
cunicolo , che era
in gran parte umido e viscido ,e i due ragazzi non si
appoggiarono ai lati.
Raggiunsero uno spiano. Tutto il tragitto
era stato illuminato da una luce debole che filtrava da quella
piccola apertura sopra la roccia. Era una apertura semi-
nascosta e, a tratti ,si scorgeva in fondo al cunicolo .
Lo spiano però
terminò ed il soffitto era un contorcersi di rocce che
si diradavano
lasciando liberi dei piccoli spiragli di luce. Il sole ben
presto sarebbe tramontato e i giovani sarebbero rimasti nel buio
più completo .
La
sera infatti sopraggiunse e con sé aveva coperto il castello
con il suo oscuro mantello.
Marco aveva notato un particolare durante
il percorso e lasciò sola la ragazza e sparì per pochi minuti.
Nel frattempo Magda aveva trattenuto il
respiro e aveva scacciato via i brutti pensieri.
Dopo poco una luce fioca s’intravide in
lontananza. La ragazza ebbe paura e lanciò un urlo.
“ Tranquilla!..sono io! “
Marco stava arrivando con un lume antico
in mano e una torcia rudimentale. Aveva già acceso il lume
antico in mano e si accingeva ad ispezionare la torcia.
“Ma,.ma come hai fatto a trovare questi
lumi?”
“ Cara,questi li ho trovati lungo la
parete, se tu avessi fatto più attenzione all’ambiente che
attraversavi invece di avere costantemente paura, avresti notato
anche tu..queste cose!”
“ Bene!.. per il momento avremo un po’ di luce per la notte!”
la ragazza si strinse a Marco e pian piano si sussurrarono
dolcissime parole d’amore.
Il
lume dava un’aria romantica all’ambiente e ,se
non fosse stato per il brutto guaio in
cui si erano cacciati, tutto sarebbe stato meraviglioso.
Il tempo che avevano trascorso tutti i
ragazzi dentro quel castello fu di un giorno e di una
notte.
I ragazzi pensarono
spesso ai loro familiari che li attendevano con ansia.
Già ma come fare per avvisarli? Nessuno
sapeva bene dove si sarebbero recati il giorno della partenza.
Nessuno, eccetto un amico di Clarissa, ma quel ragazzo come
avrebbe potuto aiutare i loro familiari?. A meno che
la sorte non fosse venuta incontro loro.
Chi
non crede nel destino, spesso ,per eventi strani della sorte può
cambiare idea.
Spesso accadono fatti che nessuno è in
grado di spiegare. Il destino è come il tempo, non puoi fare
niente per cambiarlo!
Accadde
quindi che Clarissa era attesa per l’indomani dal suo amico
Filiberto per avere conferma di una eventuale gita al mare.
Quando il giovane comprese che l’amica
era scomparsa avvertì
i genitori. Insieme cercarono poi una soluzione.La necessità ,
a volte, aguzza l’ingegno e allora Filiberto si ricordò di
una dedica fatta da Magda sul suo diario, per fortuna c’era
anche il numero di telefono di Magda.
Da lì il passo fu breve.
Telefonando
a casa della
ragazza appresero immediatamente
la notizia della loro scomparsa .Si diedero appuntamento a casa
Bandolfi. Dopo aver discusso sul da farsi
intuirono dalle parole del nonno della ragazza che forse
i ragazzi erano andati a visitare il castello
abbandonato.Decisero in coro
di recarsi tutti
al più presto al vecchio rudere.
CAP IX
Il
progetto di Carla si era attuato,aveva avuto ragione lei,
dietro alle pareti vi erano degli ingranaggi, purtroppo erano
corrosi dal tempo.
“Eih!
Accidenti.. li abbiamo scovati finalmente!. .però sono
corrosi!” disse Fabio.
“Si!.. ma cerchiamo di smuoverli!”
rispose Carla.
“ Ecco! ci siamo! la catena si muove
!si muove..”, riprese a dire Fabio.
“ Bravo!….bravo,oh! no! si blocca”
“ Venite tutti qua!…vedete? facendo
scorrere questa catena si muove questa ruota,venite dobbiamo
fare leva su di essa!” disse Fabio.
“ No!…non c’è la faremo
mai!” gridava isterico Alessandro.
Intanto le ore trascorrevano
lente, ma inesorabili. Sonia aveva portato con sé dei panini,
nello zaino che portava sovente dietro le spalle. I panini
erano solamente quattro e loro erano sette, decisero di
dividerli
in parti uguali.
Stranamente immersi nel problema
,nessuno volle accettare nulla, ma dopo si resero conto che
forse sarebbe stato meglio mangiare quel poco che avevano.
Dopo si ributtarono a capofitto alla
risoluzione degli ingranaggi.
“Guardate!..” disse Paola
“…vedete si muove qualcosa!…ho
trovato un sistema per far scorrere il rullo!.. vedete ho
introdotto questa limetta delle unghie!”
L’idea si rivelò efficace, ma si
procedeva a rilento. Inoltre l’umidità del luogo ,e il tempo
rendevano poco efficace ogni tentativo. La soluzione, tuttavia
,di far roteare il rullo apparve vana. Dovevano escogitare
qualcos’altro. Ancora una volta la soluzione di tutto apparve
chiara a Franco.
“ Ascoltate ,avrei un’idea,
dall’altra parte della parete ho notato delle macchie di
umido, credo che ,se si ci riuscisse a trapassare il muro,
arriveremmo ben presto all’ingranaggio senza fatica!”
“
giusto!…e in tal modo potremo sollevare quella dannata lastra
di ferro!” disse Paola.
“ Accidenti! Sembra una bella idea,ma
come abbiamo fatto a non capirlo prima?”,disse Alessandro.
“ Ah!..si!..e allora come mai non ci
hai pensato prima?”. Il tono di Alessandro era decisamente
agitato e sprezzante.
“ Basta!…Basta!voi due smettetela di
litigare. Pensiamo a rompere tutto allora!”
Paola allentò la tensione. Era ormai
evidente che la sopportazione era agli estremi e che il
nervosismo si accentuava..
Scavarono tutti con le mani, con i piedi
, con le pietre, con tutto quello che poteva essere di aiuto.
Dopo qualche ora qualcuno gridò:
“ Uuuuuuuuaaaaaauuuuuu!……….”
C’è l’abbiamo fatta!……..”
gridarono in coro le ragazze.
Sonia e Paola premevano con Franco per
rompere la ruota centrale del sistema, , adesso c’erano
riusciti ,non restava che un’ultima cosa da fare,cercare di
sollevare quella lastra di ferro.
Seguendo il consiglio di Franco si
disposero ai quattro lati dell’apertura centrale e iniziarono
a sollevare lentamente. Qualcuno sistemò sotto la lastra dei
sassi per far leva
.Più leva pensarono. Allora sistemarono altri sassi, la lastra
lentamente si mosse.
“Forza!ooooooooooh . Issa!,bene c’è
l’ abbiamo quasi fatta.
Ma la forza che occorreva per sollevare
la lastra era davvero tanta
e la lastra ripetutamente ebbe il sopravvento ricadendo
al suolo minacciosa.
“ Calma!c’è la faremo!ma” diceva
Alessandro che adesso vedeva la soluzione un po’ più vicina
“ Calma!ma aspettate un attimo, anche
se dovessimo farcela avete dimenticato il camino.”
“ Già,il camino! ma allora come
faremo! ”Disse
Sonia.
“ ..non abbiamo risolto nulla o mamma
mia”
“ Niente panico,niente panico, fatemi
riflettere” . Ripeté Franco,
che intanto aveva in mente un’altra idea.
“..credo che la parete del camino non
è molto spessa riusciremo sicuramente a romperla!”
i ragazzi continuarono a cercare
di sollevare la lastra , e si resero conto che una persona
poteva passare stando sdraiata per terra collocarono più
sassi che poterono e iniziarono a battere sulla parete del
camino. La lastra sfidava
la forza di gravità e cedeva inesorabilmente dovevano fare in
fretta.
Facevano a turno per scavare, ma
cedette all’improvviso segando quasi le gambe del
povero Franco che era rimasto intrappolato tra la lastra e il
camino. Ma non tutto il male viene per nuocere. Franco accese
un cerino e si rese conto della parete in tutta la sua
lunghezza e notò anche delle viti ai lati; ma intanto i suoi
amici sbraitavano da dietro per riuscire
a risollevare la lastra. Ci riuscirono e ricacciarono fuori Franco
ridisponendo le leve in modo più sicuro.
Superato lo shock
iniziale batterono con più vigore sulla parete. Il buco
che si forò dapprima era molto piccolo ma in un baleno divenne
più grande. La gioia fu immensa e una sensazione di rinascita
li accompagnò. L’ondata di aria fresca inondò i loro cuori.
Per primo fu Franco ad uscire.
Lo seguirono le ragazze e poi i ragazzi;
tutti felici ed ansimanti si adagiarono sul pavimento per
attraversare il buco, quando toccarono la sala da cui erano
ripartiti , sollevati in un coro
di grida di felicità.
Nessuno di loro intanto pensava a Marco e
Magda.
Ma dopo un po’ Franco disse: “ Dove
saranno Marco e Magda, ci staranno cercando?”
“ cerchiamoli , o forse è meglio non
muoversi e chiamare rinforzi, o magari loro sono corsi in paese
a cercare aiuto!…”
“ bene!gireremo tutto il castello,e lo
rigireremo nuovamente,perché abbiamo il sospetto che forse
anche loro sono stati vittima di qualche strano destino; ma per
scovare qualche passaggio segreto avrebbero dovuto battere
contro tutte le pareti...cosa impossibile,stanchi come erano,
allora proposero di riflettere un attimo sul da farsi.
La condizione di Marco e Magda restava
infelice e apparentemente senza speranza. Marco stava palpando
tutte le pareti ed era giunto vicino alla massa che bloccava il
loro passaggio.
Un
lampo di genio invase Magda:” che ne dici se bruciassimo tutte
le giunte che troveremo ai lati del masso? Speriamo di trovarli
di legno. Magda senza saperlo aveva avuto la stessa idea di
Carla. P
Provarono a raschiare le pareti e
trovarono dei sistemi d’intreccio
rudimentali, ma le giunture non erano assolutamente in legno.
Erano in ferro arrugginito!.
Occorreva scoprire quale ruota faceva
girare il masso .Marco ebbe un’idea che li vide coinvolti in
estremi calcoli matematici. Scoprì che
il centro del cunicolo corrispondeva a tre metri
di distanza dalla porta ,ma risultava difficile calcolare
la precisa distanza. Tuttavia doveva esserci qualche altro
ingranaggio basilare da scoprire.
Già ma come fare per scoprire di cosa si
trattava? .Marco doveva adoperare tutta l’esperienza e
l’intelligenza che disponeva per escogitare un sistema.
Magda accennava a sintomi di svenimento ,
la fame era in agguato. Anche Marco avvertiva i sintomi di fame
, ma non palesava nulla.Mentendole infatti, la incoraggiava
dicendo che l’organismo umano può resistere
senza mangiare e bere per molti giorni .Magda rispondeva
di cosa sarebbe successo se fossero rimasti per più di tre
giorni chiusi li dentro.
Marco ribatteva che sarebbe stato felice
di morire accanto a lei, il suo unico amore. Il destino tuttavia
fu benevolo con loro e permise
loro di scoprire la parte finale dello stratagemma che avrebbe
permesso di uscire.
Magda aveva iniziato a tastare le pareti
e aveva sentito una scanalatura che si muoveva e che faceva lo
stesso sempre contando i tre metri, così facendo proprio mentre
Magda non ebbe più il tempo per riferirlo a Marco aveva scovato
un sasso che si muoveva delineando un semicerchio Lentamente il
masso si spostò.ma contemporaneamente il macigno si bloccò .
Cosa era successo? Chi poteva dirlo? .ma stranamente il macigno
si era bloccato lasciando uno spazio per far passare i loro
corpi.Marco ebbe delle difficoltà nei vari tentativi,
allora ci provò Magda, lei non ne ebbe perché era molto più
esile. Il suo seno si compresse contro la parete, e provò una
fitta al cuore, il suo bel sedere tondo diventò una lastra di
marmo e guizzò fuori lentamente. Magda riuscì a trovare la
maniglia che faceva roteare lo scaffale e almeno quella era ben
visibile. Uscirono svelti. Lodarono Dio per la buona sorte. Il
loro incubo era cessato.
I loro corpi erano stanchi ma felici, e
il loro morale era alle stelle, la gioia sfavillò dai loro
cuori. Si abbracciarono felicemente.
Fuori c’era il sole ma erano le ore del
tardo pomeriggio. Loro non
avevano avuto la forza di
camminare, infatti erano rimasti per lungo tempo fermi. Si
accasciarono al suolo e rimasero appisolati l’una nelle
braccia dell’altro. A destarli furono proprio i loro amici!
Marco udì delle voci: Ma…… questi sono….sono loro!.”
“
E’ vero! Sono loro!.” Ribatté Magda.
Marco si alzò in fretta e si diresse
verso la porta del salone. Davanti a lui si presentarono
Alessandro, Fabio e Franco; sembrava impossibile ed
invece era tutto vero. Si abbracciarono commossi.
“ Marco! amico mio!”
“ Amici, miei!..”
“Che gioia rivedervi!”
Marco e Magda erano usciti poco prima che
i loro amici potessero rivederli. Che strana sorte la loro,
sarebbero bastati pochi minuti e non si sarebbero potuti vedere.
Marco
disse in tono serio : “ Dove sono le ragazze?”
“ Non preoccuparti, ci siamo divisi ,
andiamo a raggiungerle!”
Marco e gli amici rifecero lo stesso
tragitto di prima e raccontarono di quello che era loro
accaduto. Ma si accorsero di non aver ripercorso la strada
giusta, si erano smarriti.
Marco disse “ Ascoltate io non ricordo
dove si trova quel salone e nemmeno voi, cosa ne dite di
aspettarli qui?”
“ cosa? Ma le ragazze hanno avuto l’ordine tassativo di no
muoversi da lì!”
“ certo!ma io conosco una certa
Trombetta che farà di tutto per
farle spostare da lì!”
“ Ma Marco è assurdo quello che dici!, avete forse paura ad
attraversare il castello? per ritrovare le donne? Ma voi siete
matti io me ne vado da solo!” disse Franco.
“ Ma è davvero un tipo
incontrollabile!…” disse ironico Alessandro.
“..avete voluto voi esplorare questo
bel castello, voi giovane marmotte ,voi abili archeologi,voi che
non avevate nemmeno una torcia elettrica! e adesso..” Riprese
a dire Alessandro.
“ Adesso ! Basta!,io non ne posso più
di te e delle tue lamentele ,vattene via ,non ti sopporto più!”
disse
Franco.
“Potevi restare a casa tua con
le tue stupide poesie e la stupida chitarra!”
Il tono era decisamente sprezzante ma era comprensibile, dopo
tutto quello che avevano vissuto.
Fabio riprese a dire :” conosco mia
moglie non si muoverà da lì!
“.. io invece dico che è stato davvero
tremendo essere rimasti chiusi li dentro tutto quel tempo che
adesso litigare è così banale!.” Disse ancora Fabio.
“ Cosa? .anche voi?” disse Magda
“ Si! Anche
noi!eccome! e tutto questo grazie a Trombetta del diavolo quella
donna è una peste..” disse Alessandro.
“ Basta così, andiamo !” disse
Franco e quando lui assumeva quel tono era certo di essere
ascoltato.
Ma
per tutta risposta Alessandro sferrò un pugno in faccia a
Franco che il quale accortosi del fatto, lo picchiò
violentemente. A nulla valsero i tentativi di dividerli. Magda
diceva: “ Basta!smettetela è stato così bello ritrovarci
tutti qui sani e salvi..perché vi perdete in queste
sciocchezze?”
Le parole di Magda servirono a calmare
per r un po’ i due che intanto si lanciavano tremende occhiate
di ira.
Franco disse a d Alessandro : “ Alzati
e vai a prendere la tua donna ,vigliacco! ”
Queste parole
fecero infuriare maggiormente Alessandro che cercò di
aggredirlo ma fu prontamente fermato da Marco.
Intanto ciò che aveva previsto Marco si
stava avverando in pieno;Trombetta
cercava di aizzare
le ragazze ad andare a cercare i maschi, ma Carla diceva: “ Io
non mi muovo da qui! Fabio mi ha detto di non muovermi e io non
mi muovo!”
“ Dai!,non fare la bambina buona!,vieni
con noi a cercare
quegli impiastri!..”
“Trombetta” non si scoraggiava per
nulla e anzi inveiva contro la più debole, a nulla erano valse
le vicende che avevano vissuto tutti, lei conservava
sempre lo stesso carattere ribelle.
Dall’altra parte del castello Marco
cercava qualcosa che potesse ricondurlo al salone in questione,
tutte le camere sembravano
uguali e solo un occhio attento e calmo poteva notare dei
particolari. Loro invece erano stanchi , depressi ed affamati.
Alessandro però era riuscito ad aver una
buona idea, la prima per adesso.” Propongo di saltare fuori da
una di queste maledette finestre, aggirare il castello e
arrivare al salone principale dove sono le ragazze.”
“ Finalmente un’idea sensata!” Pensò ,e lo disse anche
Marco.
Tutti
aprirono una finestra, ma lo spettacolo che apparve
loro era del tutto inadatto al piano.
Un burrone profondo circa cinquanta metri
costeggiava l’ala sinistra del castello. Allora pensarono di
si precipitarono nell’altra ala ma non poterono assolutamente
oltrepassarla perché era invasa da detriti pericolanti.
L’angoscia li invase e decisero di proseguire
all’interno.Ogni tanto si affacciarono dalle finestre per
rendersi conto se fosse possibile scavalcarle. Trovarono un
balcone ancora intatto, e si affacciarono tutti: lo spettacolo
che videro non aveva eguali. Le montagne verdi all’orizzonte
parevano cullare le nubi stratiformi che si tingevano di rosso
serale; i maestosi cipressi si intonavano con il paesaggio ;
un lago più o meno ampio, s’incurvava nel dosso naturale
della valle e
rendeva l’atmosfera calma e invitante. Lo spettacolo era
meraviglioso, ma i ragazzi avevano ben altro per il capo.
Marco notò sulla fiancata del castello
un piano erboso. Avrebbero costeggiato quello per scendere
vicino al lago. A fila indiano proseguirono velocemente e
arrivarono davanti al portone centrale in un battere d’occhio.
Stranamente il castello non appariva poi così enorme e pauroso.
Aprirono il grosso portone e le ragazze udirono immediatamente
le loro voci. La prima a parlare fu come al solito trombetta:
“Eih!.venite a vedere donne, sono arrivati quegli stupidi
dannati! che cosa avete combinato?
Avete schiacciato un pisolino ?”.
La ragazza continuava a inveire facendo
arrossire le ragazze. Nessuno aveva più voglia di risponderle
tanto era sempre inutile si sarebbe forse chetata dieci minuti e
dopo avrebbe ripreso più insidiosa che mai. Tuttavia la gioia
che provarono tutti insieme fu davvero elettrizzante. Le ragazze
raggiunsero i rispettivi mariti e fidanzati e piansero di gioia fra abbracci e baci.
L’eco
della parola -- mai più metterò piede in un castello-- fece il
giro molte volte in quella sala.
CAP X
Ma
in tutto questo trambusto, abbiamo forse dimenticato la sorte
dei genitori dei ragazzi? Sicuramente no, ma la cosa
sconcertante era stata la minuzia di particolari osservati .Non
avevano tralasciato nemmeno
una camera, i più spavaldi erano andati anche sulle cime
diroccate dei solai per percepire se qualcuno fosse mai passato
da lì o se vi fossero rimasti vittima di incidenti.
Tutte le ipotesi erano valide. Ma la cosa
che essi non sapevano per nulla era quello dei passaggi segreti.
Nessuno ne era a conoscenza e qualora qualcuno avesse intuito
qualcosa non ne avrebbe dato la necessaria importanza.
Attraversavano dunque tutte le camere del castello con minuziosa
cura ma non scesero in particolari fondamentali, ad esempio
spostare oggetti.
I genitori, stanchi e delusi, erano
ritornati a casa Bandoli, ma il nonno di Magda improvvisamente,
ricordò alla perfezione di aver parlato con la nipote
dei famosi passaggi segreti. Tutti caddero in evidente panico.
Ognuno ragionava per sé e forniva pareri discordanti sul
da farsi. Il povero vecchietto fu ripetutamente
rimproverato per non aver detto nulla a suo tempo e a nulla
volsero le scuse della signora Bandoli, cercando di giustificare
la sua malattia. Tutti erano in preda allo sconforto e pensarono
di avvisare i carabinieri ; Almeno loro avrebbero condotto delle
indagini più serie.
Arrivò velocemente una scorta di quattro
uomini dal vicino commissariato del paese, presero a cuore il
dramma delle famiglie e cercarono di chiamare gente anziana che
sapesse fornire dettagliate informazioni.
I genitori decisero fosse stato meglio
andare nuovamente a perlustrare il castello insieme
con i gendarmi.
Intanto era sopraggiunta la sera e i carabinieri fecero
ricorso ai fari, avevano sciolto i cani e chiamavano i
nomi dei ragazzi uno alla volta; l’eco delle loro
voci si perdeva nel silenzio serale.
Dall’altra parte del castello intanto i ragazzi erano
arrivati alle macchine ed
erano
riusciti a recarsi in paese.
I ragazzi intanto erano arrivati a casa
Bandolfi ed avevano bussato ripetutamente. Aprì la cameriera
che ebbe un attimo di smarrimento e stette per svenire. La
rincuorò Magda e si accomodarono tutti
nei divani o nei letti dove c’era un posto.
Magda apprese il tutto dalla cameriera e
si preoccupò moltissimo, comprese in un attimo quanto grande
doveva essere stata
l’angoscia dei genitori,
comprese anche quanto fosse stata incosciente ad andare
allo sbaraglio in quel modo. Ben presto avrebbero avuto conferma
dello sconforto procurato loro, quando verso mezzanotte
s’incrociarono. Tutto poteva essere bello se non fosse
stato per la tragicità degli eventi :sarebbe potuto essere un
ritorno serale da un teatro, da un cinema ,da una festa ,invece
il tutto era uno scenario teatro.
I
militari accompagnarono i genitori
sino a casa e
rimasero meravigliati alla vista dei ragazzi .
Magda aveva atteso per tutto il tempo
alzata , mentre i loro amici erano assopiti dalla stanchezza.
Quando Magda rivide sua madre scoppiò a piangere come una
bambina. Gli occhi della madre, per natura infossati, erano
diventati neri. Il volto una piaga di dolore. Il padre che si
trovava alle spalle della donna pareva dimagrito.
Magda
andò loro incontro e non smise di abbracciarli nemmeno sotto le
insistenze dei genitori che reclamavano i loro figlioli.
A suo tempo disse : “ Calmi,.stanno
tutti bene sono tutti di là!”.
La
cameriera scuoteva la testa ed era andata a raccontare tutto ai
vicini, tremendamente incuriositi.
Già, non bisogna dimenticare che siamo
in Sicilia e la
chiacchiera di paese è
un’abitudine difficile da eliminare e a maggior ragione, in un
piccolissimo paese dove la gente conosce tutto di tutti in un
baleno. In un certo senso, la gente ama partecipare a modo loro
al dolore altrui, immedesimandosi nei destini altrui.
Quella interminabile notte fu scandita da
verbali , firme, controfirme, domande, interrogatori , e
scocciature varie.
Una
notte indimenticabile per tutti i protagonisti.
Alternarono
quelle ore con tazze di caffè e domande su quello che era
successo realmente e quello che avrebbero potuto fare o evitare.
Insomma la stanchezza era passata a tutti e l’euforia generale
era diventata contagiosa.
Alle prime luci dell’alba i ragazzi si
addormentarono un po’ tutti in casa di Magda.
L’indomani apparve stupendo a tutti ,e
si salutarono affettuosamente con l’intento di rivedersi in
altre circostanze più piacevoli.
La casa di Magda erra stata abbastanza capiente per tutti e
questo ne fu un bene. La voglia di fare escursioni avventurose
era davvero finita.
I
giorni che seguirono furono molto tranquilli. Nessuno aveva più
voglia di parlare fatto accaduto nel castello per allentare le
tensioni accumulate.
L’episodio del castello era stato l’unico al momento che
aveva profondamente segnato i due futuri sposi, ma essi non
sapevano ancora che il destino aveva ancora in serbo per loro
altre avventure. Tuttavia ignari del fato che tesseva per loro
fitte trame, i due ragazzi si dedicarono solo ed
esclusivamente alle pratiche per il matrimonio imminente,
badando bene di riferire tutte le volte ai genitori tutti i
loro spostamenti.
Qualche altra volta i genitori dei
ragazzi coinvolti nella brutta vicenda del castello si
riunirono ma solo per una bella spaghettata insieme.
Il padre di
Magda amava fare il vino e spesso invitava gli amici per
l’assaggio e questa era un ottima scusa.
CAP XI
Passavano
i giorni e si faceva sempre più intenso il periodo preparatorio
al loro imminente matrimonio.
La
data era stata fissata per il primo sabato di settembre; il
tempo trascorse in un baleno e arrivò il fatidico giorno.
Avevano
scelto un bel locale, sul mare stupendo della costa di Taormina.
Avevano con sé damigelle e cavalieri. Tutti erano stati curati
nei minimi particolari, con i gusti delicati della sposa per le
damigelle e quelli dello sposo per i cavalieri.
Le
ore che precedettero la messa furono
un andirivieni di persone.
In casa di Magda le ragazze erano tutte
intende a truccarsi e a pettinare le fitte chiome,avevano già
indossato l’abito e ora avevano solo pochissimo tempo per
ammirarsi allo specchio.
Intanto
le cose non andavano diversamente in casa del futuro sposo che
aveva scelto una casa della
zia della ragazza, non lontana dalla chiesa.
I
cavalieri si ammiravano allo specchio e si pettinavano
ripetutamente assenza totale di modestia.
La loro cravatta era
di colore rosso ed era in seta.
Le
damigelle indossavano delle stupende e voluminose gonne
arricciate alla vita. Il colore era rosa con spiccate tonalità
rosse sfumate, dal chiaro allo scuro fino ad arrivare al porpora
per poi passare al granato. Il corpetto era stretto in vita e
scollato a v , il colore era chiaro propenso al rosa chiaro.
Esso era spezzato da striscioline di stoffa di tulle bianco che
ricopriva per metà i seni. Sulla schiena scendeva
un’abbondante scollatura a v decorosamente ricoperte di velo
bianco. Il tulle ,su tutto il vestito, era ricoperto da candite
goccioline rialzate di
perle finemente cucite.
A
coprire il tutto contribuiva una cintura rossa e bianca
ornamentale riccamente e volutamente voluminosa ai lati e
aderente al corpino.
I cavalieri non erano da meno.
Indossavano un completo di giacca stile ottocento lunga ai lati
e corta sui fianchi. I pantaloni e la giacca erano bianchi. La
camicia era stile ottocento anch’essa ,vaporosa nelle maniche
e stretta di corpino,avevano una cintura di seta rossa e la cravatta rossa. Nel taschino
laterale della giacca una bella rosa fresca di colore rosso. Per
adornare maggiormente avevano un bastone dal manico rosso.
Lo
sposo era l’unico ad essere vestito in modo completamente
diverso:indossava un bellissimo ed elegantissimo frac nero, con
camicia di raso di cotone, bianca.
La sposa indossava un meraviglioso abito
in tulle e organs finemente ricamato amano. L’abito era stato
donato dallo sposo, e ciò contribuiva a regalare un ulteriore
affettività fra i due.
Il corpino era stretto e ricalcava in
pieno il suo bel seno. Aveva un bellissimo velo che terminava
con una collana di perle. Dalla vite in giù era tutto un
ciondolare di tulle vaporosissimo,aveva sette veli e un cerchio
per mantenere lo spessore, fino all’ultimo momento aveva avuto
la cura di addensare a mo’ di cotonatura il velo sottostante
l’abito per creare ovviamente maggiore volume. Inoltre, la
sposa aveva un bel velo lungo dieci metri. Il velo era tenuto
dalle damigelle. Dei fiori piccoli e freschi adornavano il capo
. i guanti erano di fine merletto bianco.
La
ragazza era stata pettinata e truccata con cura. Superate le ultime incertezze
ella apparve divina in chiesa.
La sposa accanto al suo sposo apparve
perfetta. Nel complesso il tutto era troppo perfetto da non
sembrare un matrimonio italiano. Infatti
l’idea di creare delle damigelle e dei cavalieri fu
presa in prestito dal fratello della ragazza che aveva celebrato
il suo di matrimonio in quel modo , ma in Australia questo è
normale abitudine.
Tutti gli invitati la invidiarono molto,
in paese non si era ma i celebrato un matrimonio così da
favola.
La chiesa la più moderna del paese ma
nello stesso tempo anche la più antica infatti era moderna come
struttura ed organizzazione
grazie ad una coppia di preti giovani che la gestivano, ma era
antica perché in effetti risaliva ai tempi delle prime
invasioni della Sicilia .
La sua storia si perdeva nella
notte dei tempi. La chiesa era addobbata con fiori sin dal
portone e giù a scorrere sin all’altare. In chiesa si era
superato l’ostacolo del
permesso di riprese di .piazzati ai lati dell’altare
vi erano i fotografi e curiosi che scattavano foto.. i balconi
della strada della chiesa erano colmi di gente. A dir il vero
si era sparsa la voce che sarebbe stato un matrimonio da
favola e si sa la gente di
paese è molto curiosa, inoltre la loro scomparsa per
qualche giorno nel castello aveva alimentato il fascino
intorno a loro.
Ad adornare il tutto sarebbero state
anche le carrozze. Eh ! si! Che bella idea!. Non si può
immaginare lo scompiglio generale degli ultimi minuti. Quando in
chiesa si attende la sposa ,dall’altra parte vi è
la totale crisi di paure, angosce manifeste, ecc.
Finalmente uscì di casa la sposa con il
suo lunghissimo abito bianco seguita dalla pargoletta e dalle
damigelle. Entrarono in carrozza si diressero in chiesa. Le
carrozze erano due la prima per la sposa con il padre e la
seconda per le damigelle.
Per le strade la gente felice salutava le
carrozze in preda ad un’emozione generale. Magda era al colmo
della felicità e lo dimostrava in tutto il corpo che era
febbricitante. Sprizzava gioia da tutti i pori.
Finalmente il sogno diventava realtà
;lentamente Magda si avviava ad un destino ricco di gioie .
I parenti e gli amici gridavano:
” Evviva!. .Evviva gli sposi! Sei
bellissima Magda!. .Bene!”
Il padre della ragazza accompagnò la
figliola sino all’altare e la condusse nelle braccia dello
sposo. Marco volse il suo sguardo verso di lei e tutti notarono
anche i ciechi , l’amore che egli provava per lei. Ma anche il
padre meritava uno sguardo a parte. Anche lui doveva e faceva
una grande fatica ad ammettere chela sua unica figliola fosse già
donna. Presto sarebbe andata via
questo sarebbe stato un gran dolore per lui. Chi avrebbe
fatto le carezze affettuose al loro cane che l’adorava
tantissimo? Chi avrebbe curato il giardino piantando fiori e
piante con maestosa cura? Chi avrebbe curato il loro gatto di
casa? Chi avrebbe mai più intonato la sua bella voce mattutina
salutando puntualmente il padre adorato? Chi avrebbe mai più
parlato, coccolato capito il suo papà.? Chi? Se non la figlia
che presto non ci sarebbe stata più?
Superare
tutto questo per papà Bandolfi doveva essere davvero tremendo.
Intanto le damigelle, come dalle prove si
erano disposte in prima fila
insieme ai cavalieri. La messa si svolse con i vari
intervalli dediti alle varie mansioni. Dei cavalieri e delle
damigelle.
Toccava
anche ai genitori, portare un dono all’altare.
Dopo finita la cerimonia andarono in
sagrestia per firmare dei documenti di rito. Quando valicarono
la soglia della chiesa la musica aveva già intonato l’Aver
Maria ,e la loro musica preferita. I parenti e amici buttarono
il riso come da usanza. Gli sposi si accomodarono nelle
carrozze. La prima per gli sposi, la seconda per damigelle e
cavalieri. Arrivarono fino a casa di Magda per le foto di rito e
dopo si recarono con le macchine al locale per il ricevimento.
I
gli sposi tennero un discorso di ringraziamento per gli invitati
circa cinquecento persone, qualcuno
gridò” bacio…bacio…”
Gli sposi non persero mai tempo a
rispettare l’invito caldo. Ma se essi tardavano nelle
effusioni gli amici gridavano” ehi! Aspettate sino a stasera
almeno!”
La dolce musica di sottofondo permetteva
di ballare per chi lo volesse, ma come da rito, furono gli sposi
ad aprire le danze. Perfino i due pargoletti ballarono fra gli
applausi generali.
Fu
davvero uno stupendo matrimonio che in molti ricordarono.
Magda lanciò il bouchet
di fiori e lo prese la sua migliore amica. Alla fine
della cerimonia tutti i parenti si disposero in cerchio e
salutarono gli sposi cercando di non intrattenersi a lungo con
loro. Il cerchio era stata, anche quella, una idea presa in
prestito dal fratello; esso era costituito da tutti gli
Invitati, ma ogni sposino creava un
semicerchio di azione, cioè Magda iniziava a saluta re per la
metà destra e Marco per la metà sinistra, in tal modo avevano
accontentato tutti e avrebbero sveltito il tempo dei saluti.
Salutarono per ultimi i genitori di Magda che si sforzarono d
non piangere.
Il
matrimonio era finito ,ma gli sposi avevano ritenuto non far
conoscere e hotel dove sarebbero andati perché temevano degli
scherzi e allora diedero un indirizzo errato e puntualmente i
loro amici si recarono li,ma il portiere fu avvisato in tempo .
CAP XII
I
due sposi si
prepararono intanto per il lungo viaggio di nozze.
Venezia era lo loro meta.. Il viaggio si presentava
lungo. Marco caricò le valigie sull’auto e si preparò ad
accendere il motore, scese per salutare frettolosamente qualche
amico e prese il posto di conduttore nella sua stupenda
decappottabile rossa.
Magda non riusciva a strapparsi di dosso
gli ultimi abbracci del padre e della madre.. cercarono di fare
in fretta. Attraversarono Catania e arrivarono a Taormina, lì
si fermarono per circa quattro ore. Proseguirono per la costa
orientale della Sicilia,, la brezza marina si espandeva
nell’aria rendendola fresca; senza pause, dopo circa tre ore
di viaggio ,raggiunsero il porto di Messina .
S’imbarcarono
senza code e proseguirono per la Calabria.
Costeggiarono il mare e Magda provava una
dolce sensazione di abbandono momentaneo ,la sua bella Sicilia
era sempre dentro all’anima.
Magda nei pressi di Napoli accusò un
leggero malessere che obbligò Marco a fermarsi un po’.
Preoccupato cercò in tutti i modi di alleviare le sofferenze.
” Magda cosa c’è?”
“ Nulla,ho solo bisogno di scendere per
un po’ dalla macchina!,.dove ci troviamo?”
Marco notò stranamente di trovarsi
nell‘ esatto posto dove aveva avuto la brutta avventura di
cadere dentro al fosso. Lo disse immediatamente a Magda che per
tutta risposta invogliò il consorte ad indagare ulteriormente .
Il ragazzo ricordò dove si trovava quella strana tabella e
s’inoltrò per il viottolo. Lo spirito di avventura e di
curiosità non era cessato, tuttavia il ricordo della loro
brutta permanenza nel castello li resi incerti sul da fare ,
alla fine prevalse il gusto dell’avventura.
Tuttavia, non trovarono subito la villa e
Marco si chiese se tutto questo non fosse stato un segno del
destino, il ricordo di quelle giornate amare trascorse in quella
strana casa lo avevano reso timoroso a riprovare.
Ma il ritrovare la villa per lui era
qualcosa di istintivo bisogno. Non sapeva nemmeno lui cosa lo
spingesse ad andare oltre l’imprevisto.
Marco notò la villa nel suo secolare
splendore e pensò che la gente che vi aveva vissuto
in epoche passate dovesse essere stata molto fortunata.
Entrò dall’ingresso principale e notò
stranamente l’accesso aperto. La villa era in totale
abbandono. Marco ripensò alle parole di quell’ omone strano
che lo aveva ospitato” …qualche volta passa il villiere da
noi per fare delle pulizie alla villa e delle provviste…”
A suon di logica quell’uomo
doveva avere qualche bottega, ma le pulizie alla villa
dov’erano?
“ Guarda!” esclamò Magda.”…c’è
un piano superiore, andiamo!”
Marco non ebbe il tempo di ribattere che si ritrovarono attirati
come da un magnete;lassù tutto appariva in perfetto ordine.
Allora doveva essere quello il piano a cui si riferisce il
guardiano della villa.
All’improvviso un dubbio s’impossessò
di Marco come mai il portone era aperto?. Marco pensò di non
farsi altre domande impertinenti e si avviarono per
un’altra camera. Era la camera da letto,il candore emanato
dalle bianche lenzuola fece impallidire ed imbarazzare i due
sposini…si ricomposero e scesero al piano inferiore, decisi ad
non invadere ulteriormente quelle camere solo allora Marco si
ricordò di quel vecchietto abbandonato dentro la capanna.
Trovarono al capanna ma non trovarono più il
vecchio,ma solo tazze rovesciate forse in tentativi di
collisione.
Marco
fu invaso nuovamente dall’ angoscia delle domande ma dovette
ridimensionarsi e ripensò anche alla casa che lo aveva ospitato
e si affrettarono a ritornare in quella casa .La trovarono e
bussarono più volte. Rispose
un grosso uomo. Marco lo riconobbe immediatamente.
Stranamente
l’uomo ebbe dei sussulti di imbarazzo e richiuse la porta per
poi riaprirla. Marco istintivamente fu tentato di andare via.
Tutto era assurdo. Provò una strana angoscia invadergli
l’anima.Tuttavia in preda a antichi
e inspiegabili rancori bombardò di domande quell’uomo
che adesso sembrava piccolo ed intimorito. Poco dopo apparve una
figura di donna esile ed incerta. La donna cercò di calmare il
marito. Improvvisamente cominciò a gridare
osannando frasi sconvolgenti per intensità.. Tutti si zittirono rapidamente, cedendo dal disprezzo
reciproco che
provarono per entrambi al più cupo silenzio.
“ Figlio mio!,figlio mio” gridava la
donna disperatamente.
“ Ma cosa dici?tu sei pazza! rispondeva il marito.
“.. no!
lui è mio figlio, lo sento! Ascoltatemi non sono pazza,
ascoltatemi vi prego!non posso più tacere!..”
La donna si aggrappò al giovane
disperatamente, Marco la sorresse e cercò di calmarla. Magda
che per tutto il tempo era rimasta in disparte pensò di
condurre la donna in camera e farla scendere. Dopo poco
sopraggiunse anche Marco,
confuso più che mai.
La donna sembrava risollevata per essere
stata tolta dal peso della presenza del marito.”
Oh!…..Mio…DIO!….sia ringraziato il cielo…finalmente ora
tutti potranno conoscere la verità!..”
La
donna incominciò a raccontare:” dovete sapere che io e mio
marito abbiamo avuto dal nostro matrimonio un solo bambino nel
lontano 1963… ci è stato tolto! ..ci è stato soprattutto con
la forza!….noi siamo povera gente!.. e non potevamo certo
permetterci un avvocato.”
Marco sempre più confuso taceva
sconcertato.
Il suo volto era pallido. La donna
singhiozzando riprese il suo racconto:
”…basta io, scusatemi,ma tu assomigli
in modo impressionante a lui..”
Intanto
il marito era entrato armato di fucile e inveiva contro Marco
dicendo:” Vattene via da questa casa,quella donna è sconvolta
perla tragica scomparsa di nostro figlio in un incidente! andate
via o chiamo la polizia!”
Marco sferrò un grosso pugno all’uomo che cadde a terra,
privo di sensi.
Il ragazzo era stato molto
violento,tuttavia si rese conto della gravità della cosa , solo
dopo qualche minuto. Per il momento voleva a tutti i costi voler
sentire il racconto di quella donna. E poi il ragazzo era
risollevato per
aver tolto di mezzo quell’uomo tanto odioso sin dalla sua
prima conoscenza.
La donna riprese il racconto:” …ho
molte cose da raccontarvi ,ma la cosa essenziale è che tu sei
mio figlio e figlio di..”
“ figlio..di?
” Ripeté Marco
in preda all’angoscia più cupa.
“..il padrone della villa…che
ormai voi conoscete è il Barone Don Gennaro Lo Castro.!un
giorno lui bussò alla mia porta e mi fece una cosa. Io, in età
giovanile ,ero per così dire piacente!…ed
ero
innamorata del figlio del barone. Era un amore contrastato e
difficile da coltivare a cui io rimasi fedele. Ma le follie
lasciano il segno e io rimasi incinta! ..di lui. Il padre gli
intimò di non vedermi ma non servì a molto. Allora gli fece
sposare una nobildonna. La mia condizione sociale non mi avrebbe
mai potuto permettere di sposarlo,volevo solo morire,ma le
malelingue mi avevano marchiata per sempre; prima di far nascere
il bambino, feci un matrimonio riparatore con quell’uomo che
non ho mai amato e che mi ha sempre trattata da serva e quando
nacque il bambino , una lontana e fredda notte di Natale io
allevai il mio bambino con tutto l’amore che avevo in corpo,
ma al quinto anno si presentò il vecchio barone che combinò un
intrigo alle mie spalle. Io ero nei campi a lavorare e avevo
lasciato il bambino in casa con una signora anche lei ai comandi
del barone; quando ritornai trovai il vecchio barone che mi
raccontò di suo figlio che purtroppo non avrebbe mai potuto
avere dei bambini e allora aveva pensato di riprendersi quel
bambino,in fondo era per metà sangue loro!…
Io non volli accettare,ma mi fece firmare
dei fogli che io non capì bene e mi ricattò di cacciarmi in
mezzo ad una strada, disse che erano per il bene di mio figlio,
che mi avrebbero dato dei soldi per mantenerlo, il barone diede
dei soldi a mio marito e dopo qualche giorno il mio bambino sparì
per sempre!” la donna s’interruppe e pianse amaramente.
Nel frattempo Marco non capiva bene, lui
si era ritrovato in un orfanotrofio, come mai allora?
“..la donna riprese il suo racconto:
“…oh!...ma è stato un messaggio dal
cielo per tutte le lacrime che ho versato, adesso tu sei qui,
mio figlio aveva una ferita sul collo destro perché un giorno
si bruciò con una pentola e anche tu hai quella cicatrice
adesso figlio mio..”
Marco disse: “ E’ vero! mi sono
sempre chiesto il perché di questa cicatrice!” Marco si sentì
rabbrividire.
La donna non smetteva più di guardare il
figlio e di notare la straordinaria somiglianza con il padre.
“ Marco….”disse la donna “…così
ti chiami che bel nome hanno scelto,.io ne avevo scelto un
altro,ma non importa! …” Marco voleva conoscere il padre e
lo chiese alla madre che in tutta fretta disse:”..tuo
..padre,non so,forse è in una clinica sai, ho saputo che è
molto malato..”
“ ma allora è vivo!”
“ credo di si,non so…”
Il giovane notò l’arrivo di
quell’uomo nella camera, e chiese il perché di tanta ostilità.
Ma lui si chiudeva in un ostinato mutismo.
Marco era stato costretto a rimanere in
quella casa e disdire ogni prenotazione che avevano fatto .
Pensarono
di fermarsi qualche giorno in quella casa per risolvere questo
strano caso, insolito, ma stupendamente inatteso.
Marco
era sempre più sconcertato, il pallore al volto lo accompagnò
per tutto il tempo della sua permanenza in quella casa.
Un giorno decise di affrontare
quell’uomo; non riusciva a concepire come mai quell’uomo si
permettesse di molestare ripetutamente quell’esile donna, a
prescindere dal fatto che
fosse sua madre oppure no.
L’uomo stava con la testa china sulla
tazza del te.” Senta lei, cosa ne pensa di parlare da uomo a
uomo?”
“ Io, non avrei mai voluto che questa
storia venisse a galla… io… per me, è la fine, non ha più
senso per me. .Vivere..
il mio onore…”.
Stranamente marco non riusciva provare
nessun tipo di sentimento verso quell’ uomo, grezzo, vile,
ignorante e cocciuto, ma gli lasciò finire il racconto.
Io,amavo tua madre , ma lei aveva
in mente solo quel barone, io morivo per lei,e lei non mi dava
mai retta,il momento buono fu
quando. .lei rimase incinta, il vecchio barone mi disse
di sposarla, io
colsi
la palla al balzo e cosi feci. Ma con il passare dei mesi lei si
chiuse in un ostinato mutismo, non riuscivamo a comunicare, lei
era tutta per suo figlio, ma io lo so a chi pensava,al
barone,cominciai sottometterla con schiaffi cercando di
interessarla a me, perché non potevo avere il suo cuore almeno
avrei avuto, il suo timore, ma le cose sono sempre andate
diversamente da come avrei voluto io,amavo quella donna, io
l’amo ancora…”
“Ma perché….perché picchiarla perché..”.
L ‘uomo continuava parlare con il tono
di chi non ha più niente da perdere.
“…quella donna mi ha sempre
rinfacciato di aver perso il bambino,io,ne ho sempre sentito il
peso come un macigno, ma, accidenti
avevamo bisogno di soldi, eravamo poverissimi, tu non puoi
capire…”
“ ….capisco che un piatto in più di
minestra non avrebbe dato fastidio a nessuno…”
“……..quando
sei apparso la prima volta ho avuto la tremenda sensazione che
il fato mi rincorresse per darmi il colpo finale avevo percepito
e così fu, tua madre non smetteva di dire che eri suo figlio
tanto da ossessionarmi. E tornai a colpirla violentemente,ma
volevo solo che la
piantasse con quella maledetta storia!
Il racconto dell’uomo era sempre
più interessante e Marco non interferì più per con le sue emozioni. Non voleva perdere nemmeno una parola.
“..ragazzo tuo padre è sempre stato
molto malato, non poteva assolutamente occuparsi di te, e allora
il vecchio barone intervenne nuovamente e pensò di metterti in
collegio,.pagando lui la retta,ma ti abbandonò al tuo destino e
io non ho mai saputo tutto questo se non poco prima del tuo
arrivo.”
“ ma mio padre dov’è adesso?”
“..non lo so davvero, so che il vecchio
barone lo mandò in cura in una
costosissima clinica svizzera
.Ma non so altro….So che il barone è un tipo strambo,
ha un villiere a sua disposizione perché gli tenga pulita la
camera,ma per il resto è ammattito anche lui…ogni tanto
combina dei guai come quella di mettere il “SI VENDE” alla
villa,Tuo nonno è un tipo schivo o forse
arteriosclerotico!…”
Marco,
adessoriusciva a mettere a fuoco tutte le strane incongruenze a
cui era andato incontro: tante cose,il villiere,la scritta
vendesi,le pulizie,
“..sono certo che, se andrete da
quell’uomo, non crederà ad una sola vostra parola sicuramente
l’ammetterlo sarebbe come morire…”
“ Cosa mi consigliate di fare?
“Niente!…per il momento non potete
fare proprio niente, quell’uomo è costantemente sorvegliato
da certe arpie di parenti che non attendono
altro che la sua morte per appropriarsi di tutti
i suoi averi…”
“ Ma allora cosa devo fare?”
“..una cosa la potresti fare per
mettere finalmente a posto ogni tassello di questa sporca
storia,cercare tuo padre…”
arrivò Magda e la madre di Marco che si
presentarono con dei fiori in mano. Sembravano felici.
“ guarda,Marco,guarda come sono
belli!”
Marco senza guardare e con il capo chino,
si limitò a dire: “ Si!….molto belli!.”
Ma a Magda non sfuggirono di
certo i suoi begli occhi tristi ma di un triste
profondo,dell’anima .Magda cercò di sollevare l’atmosfera
cercando di raccontare delle cose che piacevano tanto a Marco
e pian pianino la tensione si allentò. Anche quell’uomo
dall’aspetto burbero divenne più buono e raccontò di
quella volta che Marco da piccolo strappò tutti i fiori
appena piantati e fece ridere tutti, Era ormai sopraggiunta la
tarda notte e all’improvviso udirono bussare all porta. Non
attendevano nessuno. Marco aprì la porta e con grande stupore
riconobbe il volto di quell’uomo visto tempo fa. Era il
villiere. Il marito di sua madre lo fece accomodare in una
camera e rinchiusero la porta dietro di loro. Marco chiese a
sua madre perché quell’uomo venisse sempre da loro e lei
rispose che il vecchio barone aveva spesso di bisogno di
sbrigare delle faccende e allora andava suo marito a farle. I
giorni che seguirono furono misti di calma agitazione…furono
avvisati i genitori della ragazza e essi si rammaricarono di
non essere lì per aiutarli. Magda li rincuorava, dicendo che
quello che era accaduto loro era un dono voluto da Dio. Marco
era rinato e, ogni volta
lo vedeva parlare con sua madre, la gioia si dipingeva
sul suo volto; spariva quella brutta ruga sulla fronte ed era
incredibile l’affinità
nata fra i due.
Il più saliente e
sconcertante epilogo nella vita di Marco si stava
attuando in pieno; Marco come tutti gli orfani si era sempre e
costantemente fatto delle domande sui propri genitori. Scoprire
tutto ciò proprio durante il viaggio di nozze era stato il
regalo più bello. Coloro che seppero di questa storia
stentavano a capire come potevano accadere ancora oggi simili storie.
CAP XIII
Marco
aveva finalmente conosciuto una verità celata per tanti anni;
adesso poteva assaporare almeno in parte il gusto di avere una
famiglia tutta sua, doveva ripartire per Venezia, ormai non
poteva più rinviare nessun impegno. I dubbi lo tormentavano
ancora .
Quale strano destino li aveva condotti lì
quel mattino?Quale strana tela tesse il destino?,era tutto vero
,o era un sogno?
E se era tutto vero doveva andare alla
ricerca del padre in Svizzera? Dubbi solo grandi dubbi;
stranamente scoprendo questa verità che avrebbe dovuto
tranquillizzarlo per il resto dei suoi giorni, faceva un effetto
contrario,lo agitava infinitamente, stranamente più era
circondato da persone che erano molto sicure del fatto loro e più
Marco cadeva in preda a delle angosce,vecchi conflitti non
ancora risolti, già, ma li avrebbe mai risolti?
Arrivarono a Venezia , Marco riprese il
suo lavoro ..
Magda per conto suo aveva altri problemi:
doveva mettere a posto la loro nuova casa, doveva ambientarsi e
non era facilissimo, e
sentiva profondamente il distacco dai suoi
genitori .
Telefonava spesso a loro per raccontare
cosa aveva fatto a Venezia, città così diversa dalla sua
terra!
Magda mise al modo due bambini.
Nel complesso ebbero una vita felice e
non cercarono più di parlare di ritrovare il padre o meno.
Marco, in cuor suo, non aveva mai creduto alla storia raccontata da
sua madre del grande amore. Credeva che il giovane voleva solo
divertirsi un po’ con lei, ma non glielo disse mai.
A cancellare i suoi dubbi,fu
stranamente un
biglietto mandato dalla madre di Marco.Ella , in seguito disse
di essere stata rintracciata dal Barone in cui
dichiarava l’impellente bisogno di essere visitato perché
era in punto di morte.Nel biglietto si chiedeva la cortesia di
essere visitato anche dal figlio. Tuttavia la cosa fece
rimanere di stucco Marco. Come faceva
il Barone a sapere dell’avvicinamento del ragazzo
alla madre?
Marco lo chiese direttamente alla
madre che messa alle strette dichiarò di essere da sempre
stata segretamente in contatto epistolare con il Barone. Ma
perché non dirlo
subito?
Perché non raccontargli subito tutto?
Perché, temeva forse,
che non sarebbe stata creduta?
Dubbi
ancora dubbi. Marco una volta per sempre doveva sciogliere quei
maledetti dubbi.
Magda spronava Marco ad andare ma non fu
cosa facile .Loro non avevano mai avuto dei litigi, ma
quest’argomento era ancora
atrocemente caldo.
“ Marco! Tu devi andare !..fallo per
l’amore che provi per tua madre..”
“No!.quell’uomo mi ha abbandonato
capisci, abbandonato in un orfanotrofio e non un collegio non
hai idea di quello che ho sofferto,solo Dio lo sa!”
“ Marco cerca di capire, la società dell’epoca ,tuo padre
fu costretto ad ubbidire non è come adesso!..”
“No! Non me la sento!”
“ Cosa faresti se un giorno i tuoi
figli ti rinnegassero?..”
“ E’ diverso!non accadrà mai,io non
li ho mai abbandonati!….io..”
“ Marco,vai,ti accompagnerò io, se lo
vuoi, ma vai!”
Andarono
insieme dopo aver lasciato i bambini dalla madre della ragazza.
Marco finalmente, dopo ,innumerevoli
tentennamenti, avrebbe scoperto la figura del padre, il padre
che aveva sempre sognato,il padre che invocava nelle sue
preghiere,quando aveva paura del buio,già ,ma dov’era
quell’uomo quando lo invocava nelle fredde notti
dell’orfanotrofio?
Arrivarono in Svizzera, varcarono la
soglia della camera dove stava spirando quell’uomo.
Marco si presentò e fu lasciato solo.
Solo con quell’uomo.
L’uomo stava seduto su di una poltrona
ed era molto vecchio; Dava l’impressione di essere molto
malato. Ansimava e faceva fatica a parlare. Marco ebbe un attimo
di emozione per la pietà che provava nel vederlo ridotto in
quelle condizioni.
L’uomo guardò il figlio in faccia
senza mai abbassare lo sguardo. Lo fissava in strano modo, come
volesse entrare dentro l’anima.
Il giovane non riusciva a trovare le
parole adatte. L’uomo gli sfiorò il palmo della mano e poi la
bocca, dopo abbassò lo sguardo pensoso, un’espressione
indecifrabile gli invase il volto. Marco ebbe un fremito e disse
:
” Papà!..” Abbracciò quell’uomo
che rimase imperturbabile. Marco non riusciva a capire
l’atteggiamento di quell’uomo. Nuovamente, l’uomo accarezzò
le mani e poi le labbra e poi disse :
” …perdonami, ma non ero io,a
manovrare le redini…”il tono della voce era incerto ma
incisivo.
Detto ciò si adagiò sulla poltrona e
non parlò più.
Un’indefinibile smorfia attraversò il
volto di quell’uomo.
Marco in preda allo sconforto chiamò un
medico che costatò il decesso. Fuori ad attenderlo c’era la
moglie , la madre di Marco, Magda e altre persone che Marco non
conosceva .
Si avvicinò un uomo che si presentò in
qualità di avvocato del barone e prego loro di recarsi in
ufficio perché il barone aveva lasciato un testamento che
andava letto in presenza dei parenti prossimi.
Il testamento fu letto il giorno
seguente e la somma ereditata avrebbe fatto girare la testa
anche al più ricco uomo sulla terra ,ma Marco non si sentiva
per nulla un uomo ricco ,anzi credeva di essere l’uomo più
povero di modo .Vi era elencata una elencazione di
innumerevoli terre che costeggiavano il golfo di Napoli, posti
incantevoli!
Le terre andavano tutte a Marco . Il denaro , sfiorava parecchi miliardi andava all’unico
amore della sua vita la madre di Marco.
Proprio
così Marco volle leggere le frasi in cui il barone diceva –
al mio amore -. La moglie legittima non aveva avuto nemmeno un
soldo. Strana beffa del destino, lei che lo aveva avuto per
tutta la vita non aveva adesso diritto a nulla,nulla, la donna
chiusa nel suo riserbo personale non fece commenti. Più tardi
Marco conobbe altri dettagli del suo strano matrimonio. Si disse
che il barone fece operare la donna per impedirle di avere figli
e ne ebbe uno e la fece subito abortire ,perché non poteva
sopportare l’idea di avere altri figli! Questa fu un’altra
rivelazione che sconvolse il ragazzo già scosso ampiamente.
Tutti erano a conoscenza del fatto ma nessuno aveva il coraggio
di dire le cose come effettivamente stavano, ma alla morte del
barone si scoprirono molte cose. Marco dovette ancora una volta
rimettere in discussione tutta la sua vita, doveva riformulare
idee opinioni sul padre,sulla madre,su tutto il suo passato. Fu
letto e controfirmato su testamento le seguenti
parole”,cosciente e lucido delle mie volontà fino ad un
istante prima della mia morte, desidero con ardore
che tutti i miei averi…”
Più tardi , Marco scopri che il Padre
aveva acquisito il titolo nobiliare in seguito a
conclamati casi di umanità . Premiato , quindi in tempi di
passati per
onorificenze meritevoli e non per nobiltà di nascita Barone
Il
barone era stato uno dei pochi
che aveva preferito
avere il
nome di
barone per meriti d
personali e non per nascita come era suo diritto. Barone quindi
ma solo di onorificenza. Marco rimase ancora più sconcertato
sulla figura di quell’uomo. Era stato un barone di animo
nobile e un nobile di averi e basta in seguito ai suoi averi.
Il
testamento così recitava:
“…..
A MIO FIGLIO RONALDO , UNICO FIGLIO MIO NATURALE E DI MARIA DE
PEDRO VIVENTE,FIGLIO MIO SEMPRE DESIDERATO,SEMPRE AMATO,SEMPRE
OSERVATO DA LONTANO,SEMPRE ACCUDITO MORALMENTE, IO TI OSSERVAVO
OGNI PRIMO DEL MESE, OSSERVAVO TUTTO DI TE FINCHE’ POTEI,MA
NON HO MAI VOLUTO CHE TU LO SAPESSI,NON AVREBBE GIOVATO A
NESSUNO ,VOLEVO CHE TI FACESSI LE OSSA…COME ME,MA ADESSO TI
OFFRO IL MIO AMORE ETERNO. TUTTO QUELLO CHE AVRAI RICORDATI CHE
E FRUTTO DI CENTINAI DI LAVORATORI CHE HANNO SUDATO NEL RISPETTO
DELLA PROPRIETA’,E TANTO PER TE MA SEMPRE POCO A CHI LO DARAI,
SONO CERTO CHE CAPIRAI, LO DONERAI A CHI SAI. TI ABBRACCIO SULLA
CARTA CONTINUANDO A VOLERTI ANCORA PIU BENE. E ALLA DONNA MERAVIGLIOSA CHE INCONTRAI PRIMA DI TE,A PIU
IMPORTANTE, L’UNICA DELLA MIA VITA.
BARONE LUIGI FERDINANDO MAIORES GENNARO LO CASTRO.
ADDI 17/5/1984
Marco si era commosso dal profondo
dell’animo e non smetteva mai di leggere quelle bellissime
parole che e riscaldavano il cuore e l’anima, pianse
tanto come un bambino. La sensazione di presenza del padre lo
accompagnò per il resto dei suoi lunghi giorni. Trascorse
qualche giorno e comprese che il padre intendeva donare agli
orfanotrofi parte dei suoi averi. Così fece certo di esaudire
la volontà paterna.
Lo
strano viaggio di Marco di
vita , di ricerca interiore,
di pace ,finalmente
risultava appagato tutto si era definitivamente concluso
e nel migliore dei modi.