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MAGDA DECORI A MANO

 

ROMANZO
seguiranno prose o poesie
Commento
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 CHI VI SCRIVE E' L'AUTRICE. 

NON E’ NECESSARIO CHE IO ESPLICHI IN TUTTE LE MINUZIE, L’INTENSITA’ DEL MIO MESSAGGIO, MA FORSE VI FARA’ BENE SAPERE CHE OGNI FRASE E' STATA LETTERALMENTE ISPIRATA.

IN UN MOMENTO PARTICOLARE DEL GIORNO CHE POTEVA ESSERE O LA TARDA NOTTE O LE PRIME LUCI DELL'ALBA; OSEREI DEFINIRE QUASI “DETTATA” DA CHI O DA CHE COSA E' IMPRESA ARDUA SCOPRIRE. ANCHE A ME STESSA!... MA E' CERTO CHE CON TALE SENTIMENTO INNATO MI SONO MOSSA CON LA STESSA FORZA CHE IL VENTO NEL CIELO FA MUOVERE LE NUBI E IL MARE SULLA TERRA!

HO SOGNATO...HO SOFFERTO...HO LOTTATO PER ESSO MA MAI CEDUTO! IN OGNI GESTO DEI PERSONAGGI, IN OGNI ESPRESSIONE, V’E' SOTTINTESA UNA INTRICATA COMPLICITA’ DI SENTIMENTI NON MANIFESTASTI IN PIENO E NON HO POTUTO RIDIMENSIONARLI A COMUNE INTENDITORE, PERCHE' RISCHIEREI DI PRECIPITARE ANCH'IO NEL MIO INCONSCIO...E SE TALE INCOMPRENSIBILE APPARE A ME, PER  LO PIU' DELLE VOLTE, FIGURARSI ALLO SPASSIONATO LETTORE !

UN’ULTIMISSIMA CONSTATAZIONE: TUTTO CIO' CHE PROVERETE LEGGENDO IL ROMANZO SARANNO LE STESSE SENSAZIONI CHE HANNO ANIMATO I VARI PERSONAGGI, NE SONO CERTA.

NEL MIO ROMANZO C'E MOLTO DI VERITIERO, FATTI E PERSONAGGI SONO REALMENTE VISSUTI NEL MIO TEMPO, MA  LA STORIA DELLE LORO PASSIONI S'INCROCIA CON FITTA ARMONIA CHE FORSE PUO’ APPARIRE FANTASIA.

CONCLUDENDO VI CONSACRO LA MIA OPERA COME PARTE INTEGRANTE DEL MIO ESSERE! E SPERO ARDENTEMENTE CHE, SE NON PER IL SUDORE AMOREVOLE CON CUI E' STATO MESSO SU, MA PER LA REALTA' DELLE VICENDE POSSA ESSERE DI VOSTRO GRADIMENTO! 

 

BUONA LETTURA!

 

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LO STRANO VIAGGIO
      DI   MARCO

 CAP I

  marco un giovane ventiduenne, ricciolo biondo, con grandi occhi verdi  e dalle lunghe ciglia nere, sfida il tempo. Abitava da molti anni a Venezia, nella stupenda laguna, sempre piena di turisti entusiasti. Di gente ne vedeva sempre parecchia,facce e razze tutte diverse.

Passeggiando da solo per i “Calli ” veneziani, guardava le persone in volto come  volesse penetrare dentro i loro cuori per scoprire le loro ansie quotidiane.

 Tutto questo accadeva quando non era assorto nei  suoi pensieri, or tristi or gai, che rischiaravano i suoi anni verdi.

Venezia era sempre piaciuta a Marco, la adorava come si adora un Santo e ne faceva d’ogni sua esperienza quotidiana un vero simbolo di saggia vita; perché amava allontanarsi da casa e vagare per ore intere con il suo amico Chico, un bel pastore tedesco.

Pian piano si allontanava da casa,arrivava a Piazza San Marco, la sua Piazza preferita, compagna di giochi infantili, ma  ad ogni tempo stracolma di gente, lo turbava  allora  preferiva soggiornarvi più volentieri d’inverno, quando c’era il nebbione e l’acqua alta.

Allora si raccoglieva in silenzio e ascoltava il sibilo del vento simile a parole cantate nel tempo. Quanto tempo passasse in quella piazza egli stesso non sa, ma doveva passarne davvero parecchio.

Durante quelle ore rifletteva molto e creava degli scritti  bellissimi misti di dolcezza e poesia. Si dilettava in versi e già ne aveva abbozzati alla rinfusa più di un centinaio, ma non si decideva a raccoglierli in un unico contenitore, per crearne un vero e proprio capolavoro d’arte sensibilizzata.

 

Nei mesi nevosi si rinchiudeva in camera con Chico, il suo cane e la sua chitarra . In quei momenti, il suo cane, la sua musica, rappresentavano la sua gioia, la sua realtà più vera.

 Marco doveva lavorare se voleva tirare avanti e allora capiva che la bella città che regalava solo la secolare magnificenza e l’antico splendore non bastavano per vivere. Lavorava in un grande stabilimento di  produzione vetri di Murano, nel vasto reparto di contabilità; infatti, i suoi studi si erano limitati al diploma di ragioneria, ma lui sognava ben altro, voleva fare l’archeologo…

Fin da piccolo aveva sognato di fare un lungo giro per l’Italia . La penisola lo affascinava molto anche se molto meno della sua Venezia. Marco era fidanzato da qualche tempo e spesso i suoi sogni erano dominati dalla  bella ragazza. La ragazza era molto carina e abitava in un piccolo paese Siciliano, di 8000 ab.

Si erano conosciuti in modo piuttosto insolito. Lungo un irto canale, un pomeriggio di luglio accadeva uno strano episodio. Una ragazza era caduta in acqua in seguito ad una spinta o per essersi troppo esposta, ma Marco non intuì subito. La ragazza invocava aiuto. Marco  udendone le grida egli accorse in suo aiuto, accompagnato dall’esaltazione della cerchia di persone che si era riunita sempre più fitta!..

Si congedarono dalla gente con la maestria di due attori circondati dalla folla delirante di fans

In gondola  la condusse ben presto a casa. Scoprì che lei abitava nello stesso palazzo di un suo caro amico e pensò che questa sarebbe stata in seguito ,un’ottima scusa per rivedere la ragazza. La ragazza era quasi sotto choc, ma lentamente si riprese. Ad aprire la porta venne una donna preoccupata per la lunga assenza della ragazza, e cui

Marco cercò di spiegare l’accaduto e tutto si accomodò.

 

La donna era la zia della ragazza e portava un lungo scialle nero sulle spalle. Aveva un gran portamento, doveva appartenere a qualche antica e benestante famiglia Veneziana. Marco la scrutava interessato, infatti colpì molto il ragazzo. Mista di leggiadra considerazione e mai simulato garbo, Marco la udiva dilettarsi nell’echeggiare delle sue corde vocali, con parole intense di carica affettiva e di solenne saggezza; parole plasmate di dolcezza innata e d’ammirevole conforto quasi figliare.

Non fu il suo portamento soave, a resoconto immediato a colpire Marco capì bene, avendo conosciuto molte altre nobili famiglie, quello era una facciata di protocollo, inculcato da generazioni, un elemento molto decorativo ma non in sintonia con la vera essenza caratteriale della donna. Già, ma solo un’anima veramente nobile, quale quella di Marco, poteva captare queste sottigliezze.

Parlando con lei ebbe modo di confermare che il suo ottimo fiuto nel percepire sensazioni altrui era quanto mai infallibile e che non subiva nessun logorio del tempo. Infatti, la donna si presentò come persona molto umana, sensibile, quasi delicata.

Forse anche un po’ debole, ma ciò forse era da attribuire alla sua vedovanza, infatti,  ciò l’aveva costretta a misurarsi con la realtà di ogni giorno.

 La donna disse di essere nata in primavera, dolcissima stagione e pareva che tutte le piante che adornavano il suo antico e sparviero palazzo risentissero delle cure rigogliose della padrona.

Piante di tutte le specie e dimensioni adornavano l’immenso soggiorno ,ed era anche abbellito  da grandi quadri incorniciati da pregevoli stucchi.

 

Marco fu attratto da un quadro in particolare; era senza dubbio il ritratto giovanile di quella donna che a giudicare dall’affresco doveva essere stata molto bella in gioventù. Il suo volto era rischiarato da grandi occhi color acqua marina che esprimevano tenerezza e gioia intensa. I capelli erano chiari e voluminosi adagiati sulla nuca da un fermaglio antico dal colore ambrato e altre ciocche incorniciavano il volto rendendo la figura dolcissima. La bocca carnosa si perdeva in un sottile sorriso fitto di mistero, perché il  volto  non era rivolto verso nessun oggetto o persona, ma emanava lo stesso un’intensa carica espressiva . La cornice del quadro era pomposamente    barocca .

Marco sciolse ogni suo dubbio rivolgendosi alla donna, in modo talmente istintivo , ma sufficiente da turbarne la sensibilità.

La domanda toccò profondamente il cuore fragile della donna che ebbe come da riflettere e Marco perplesso da ciò che ne seguì ne definì ulteriormente il carattere.

Ella  ebbe un lampo di imbarazzo  e dopo ne seguì un lieve rossore appena percepibile che le coprì le gote alte. Poi disse in tono  sommesso :” E’ strano ragazzo.. nessuno che io ricorda non abbia mai notato questo quadro…hanno sempre preferito gli atri dipinti….” e ora volse lo sguardo verso la nipote e assunse un tono sommesso quasi di timore…..” gli altri  laggiù in fondo vedete?.. quelli dallo sfondo chiaro…e quegli  altri. .ma…forse v’annoio…” Ma era palese l’intento debole di divagare dall’atroce imbarazzo precipitatole addosso con la furia di un uragano!…

 Tuttavia dal modo come descrivesse quei quadri, pareva volare dietro a dei ricordi lontani. Rigirò lentamente il bel volto verso il giovane Marco e disse con tono grave : “Quel…quel quadro.. a me… è tanto caro.. lo dipinse un bravo pittore…a cui io ero molto affezionata!”.

Il tono e le parvenze tradivano un’intensa e commossa partecipazione tanto che parve evidente che non di sola amicizia si doveva trattare…ma di un grande amore.


La donna intanto riprese a dire “Accadde infatti che fatto quel dipinto….. morì!…” 

“ OH! “Esclamò  Magda”zia mi dispiace! io…noi non sapevamo…”

“ Si.. dispiace anche a me! Marco Ripeté un po’ distratto; ma che pendeva dalle labbra di quella donna per il fine della storia, sentiva, percepiva che sarebbe stato un finale davvero sconvolgente!

La donna proseguì : ” No!…no!…. non è niente ragazzi era scritto così…sapete mi voleva molto bene ..ma…è una storia  lunga…non so....se…”.

 

La donna cercò di riprendersi dall’ondata di commozione che le invadeva il cuore e si ricompose.Quando si riprese parlò quasi di getto, come avesse atteso per tanto tempo di poter dare sfogo ai suoi sentimenti più nascosti.  : ”Dovete sapere che in quel tempo, anni duri del dopo guerra. Anche l’amore era duro da coltivare, era ostacolato dalle famiglie e spesso si doveva dare ascolto ai severissimi genitori” e assumendo un tono grave aggiunse,  “ io.. .ne caddi vittima in pieno amavo e volevo sposare quell’uomo…..Antonio era il suo nome ma..”

 Una grossa lacrima inondò il suo bel volto.

“ Se vuoi non proseguire “ le disse la nipote con tono poco convincente.

“ Ma , no.. no ..mi fa piacere raccontarla…ma forse voi…adesso dovete andare…”I grandi occhi sgranati sui due ragazzi in attesa di una risposta fermarono il tempo in una realtà distaccata.

 “ Ma, no… no… non si deve andare la prego! ” disse Marco in tono agitato, ma poi si ricompose e aggiunse “…. Sempre se le fa piacere la prego continui, siamo molto interessati a questa storia!!”

La donna ebbe un lungo sospiro liberatorio e iniziò la storia in tono più gioviale.” Sapete è una storia come quella di Giulietta e Romeo!….” e sorrise allentando la tensione che si era creata.

 

Marco era totalmente estasiato da quella donna  che emanava una luce di misteriosa soavità.

 

Un ossequioso silenzio si sparse intorno, non si udivano più le voci dei bambini che giocavano festosi nella strada né il cardellino nella gabbia cinguettare.Tutto sembrava essere avvolto in una  strana magia.

“Lui…lui m’amava tanto, tantissimo e il suo amore era grande quanto il mio, di nascosto sfidavamo la sorte appartandoci sotto cornicioni serali e recapitavamo lettere audaci da un fattorino nostro amico, erano  scritti ardenti di passione conservo ancora tutti i messaggi scritti da lui, mi chiamava angelo sceso dal cielo e veste soave o ancora luce della mia anima…”

 Parole talmente dettate dal cuore che sfidano il  tempo pensò Marco inquieto. 

“ ….Ma presto il nostro idillio sarebbe cessato! ben presto il  destino avrebbe compiuto il suo misfatto, io fui destinata in sposa a tuo zio!..” disse con tono di rammarico e volse il suo sguardo verso la nipote.

“Era un brav’uomo, mi volle bene anche lui ma io non dimenticai mai il mio Antonio,nel tempo del tempo che fu..”, improvvisamente la donna scoppiò in un violento pianto tanto da imbarazzare vivamente i due ragazzi.

“ Basta zia ti prego,non piangere più ti prego”

Magda si alzò e chiuse due delle sei finestre che erano aperte nel salone. Quando ritornò, la zia si era già calmata.

“Non proseguire più se ti fa tanto male ..ti prego zia.  Noi capiremo..!” Disse la ragazza che intanto si era rivolta a Marco. Cercava un’intesa che tardava ad arrivare. Marco, invece ,nel cuor suo voleva conoscere tutta la storia ,ma per non turbare la donna rispose:

“ Si!… hai ragione se tua zia non vuole più..”

ma il suo tono era davvero poco convincente , non sapeva mentire Marco.

 

“No…no, voglio continuare voglio che voi sappiate! voi siete giovani e capite queste cose io credo in voi, io feci un patto con me stessa e gli rimasi fedele per tutta la vita, alla memoria d’Antonio e io non volli mai dare figli a mio marito!”

Si creò un’atmosfera davvero imbarazzante, nessuno dei due ragazzi avrebbe potuto immaginare tanto e l’imbarazzo era moltiplicato dal fatto che l’importanza della sentenza appena formulata aveva quasi un peso fondamentale in un rapporto amoroso e adesso quella rivelazione sembrava quasi un obbrobrio,ma nessuno sapeva trovare adesso le parole  giuste e formulare pensieri adatti.

 

La donna continuava il soliloquio ormai più per inerzia spinto dall’ emozione più profonda.

“:Io……..mi feci operare……..alle ovaie……così non potei mai più avere figli……….oh!……perdonami Dio!………Perdonami Magda perdono per la tua famiglia….io non potevo!…capite!…non potevo più!… ..”

Dopo un intervallo che parve di secoli Marco parlò con tono perentorio, scegliendo con cura le parole giuste da adoperare per far sì che nulla turbasse maggiormente quella donna già tanto provata.

“Comprendiamo il suo stato d’animo…e a mio modesto giudizio, e forse nostro modesto giudizio.” Lanciando un’occhiata fugace a Magda, “…..ha fatto bene, se davvero amava quell’uomo, come abbiamo intuito. Le sue ultime parole furono decisamente più marcate come stesse recitando un copione non bene accetto ma che tuttavia sciolse l’imbarazzo di tutti.

“ Si!……hai ragione anche per me vale lo stesso!”

Ribadì la ragazza mentre teneva gli occhi fissi sul volto di sua zia. Si creò un’intesa quasi ruffiana.

 La donna li guardò stanca, ma con spirito acceso.

Marco  indugiava a formulare la sua frase.

“Ma…. io non capisco  com’è morto Antonio?”

 “Oh!.. se solo sapeste...voi nemmeno immaginate  che dramma! a  causa di questa sua morte prematura,all’età di ventiquattro anni,io misi  in atto questo mio sconcertante  e folle piano. E’ stato un piano a lungo sofferto perché prolungavo al massimo la data di data per un macigno.. ma se solo aveste visto quello che ho visto io, il mio amore si coprì il corpo denudato con la vernice rossa e scrisse – Martina è nata con me e morirà con me-  ..dopo di ciò s’impiccò ad…una il mio matrimonio…..ho sofferto moltissimo….e continuo a soffrire adesso che la solitudine mi pesa come trave del soffitto!….

 

“Oh!:…e’ tremendo  dissero  quasi in coro i due ragazzi!.

“Fui costretta a vederlo,mio padre mi costrinse ,ma quella visione segnò l’ inizio della mia fine, egli aveva volutamente turbare la mia sensibilità.Rivedere il mio amore in quelle condizioni per l’ultima volta, in quella camera che ci aveva fatto sognare, illudere in un mondo un po’ più nostro….

ma io ero davvero nata con lui poiché aspettavo un bimbo.In seguito decisi di non tenerlo ed abortì.

 

La donna si accomodò meglio sulla poltrona e cercò un fazzoletto che precedentemente le era caduto. Glielo porse con gentilezza Marco.

Intanto la ragazza si era alzata per preparare del caffè.

Marco  era rimasto sconcertato dall’esito della vicenda.Ora stava assorto nei suoi pensieri, ma lentamente un dubbio lo scosse.

“Signora Martina perdonate la mia curiosità.” Il tono era sommesso.

 “Ma vostro marito non sospettò mai qualcosa?…”

“ Oh!  Giammai glielo feci intendere per tutta la vita; ma poco prima che morisse, io fui costretta a fare un resoconto della mia triste vita e ammisi che con lui non avevo sofferto, che era stato un brav’uomo e che mi aveva sempre confortato nei miei lunghi periodi di crisi. Allora  fui felice di confidargli questo mio atroce segreto, ma il mio grande stupore fu  costatare che lui aveva sempre sospettato qualcosa. Lui era a conoscenza della storia, ma non avrebbe mai immaginato tale segreto. Lui aveva pensato di adottare un bimbo ma io mi sono sempre opposta…voi capite non potevo amare un bimbo altrui ,il rimorso mi avrebbe corroso l’anima ancora di più!”


 

 “Si!…certo!…. certo…comprendiamo!.” .Ammise in tono serio la ragazza.

Poco dopo bevvero una tazza di caffè.

 

 

In seguito Marco andò a fare delle visite alla donna e sarà bene accetto, poiché quest’ultima vedeva nel giovane un ragazzo sensibile ed intelligente.

 

Da quel giorno i due ragazzi compresero di stare bene insieme e  s’innamorarono ogni giorno sempre di più. Trascorrevano nella dolce cornice della laguna veneta le loro giornate tranquille, ma ancora una volta intervenne inevitabilmente il destino a spezzare l’idillio. Ben presto si sarebbero dovuti lasciare. La ragazza doveva tornare a casa sua in Sicilia. Marco volle fare tesoro degli ultimi  giorni che rimanevano. Tutti gli istanti preziosi alla linfa vitale del loro amore furono trascorsi nell’intento di voler fermare il tempo.

La ragazza raccontò di sé e della sua famiglia in modo del tutto confidenziale tanto da riscaldare il cuore di Marco. Egli scoprì  così che lei aveva trascorso molti anni pieni di dolore.

Magda raccontava nelle minuzie le sue peripezie.

“ Ho pianto le delusioni e le amarezze della mia  famiglia, ho sempre cercato di aiutarli con i miei consigli, loro mi ascoltano in silenzio e con apparente interesse ma  dopo qualche tempo non applicando mai i miei consigli  sembra tutto vano .

Sai,comprendere il carattere dei siciliani è di una complessità tale che spesso è difficile, anche per me,  Mio padre , serioso,profondamente meditativo, adora contemplare gli eventi disperdendosi nelle banalità,meticoloso quando non serve, evasivo quando non dovrebbe.Difficilmente confesserebbe qualche debolezza del suo carattere.Mia madre dal canto suo è una donna silenziosa, tranquilla , senza apparenti ambizioni ma che pare scegliere con cura le sue ingenue strategie di continue e snervanti indecisioni nei momenti più importanti della sua vita. Io intuisco i loro drammi interiori che tendano a riflettersi sulla mia vita ma non riesco a levigare i loro comportamenti atavici. ”.

 

Marco ascoltava in silenzio, e i suoi occhi emanavano una luce  profonda,interiore rendendoli ancora più belli dimostrava un amore sincero ed era tutto l’amore che provava per quella ragazza arrivata da tanto lontano e che lo aveva profondamente coinvolto.

 L’amore, adesso provato, era un amore unico e lui stesso aveva più volte costatato che mai prima di allora aveva tanto amato.

Occorreva una donna con una tale profondità di sentimenti per destare l’interesse vero verso le donne. Lui che era  da sempre  circondato da banali amicizie. Ragazze belle ma piene di vanità. Avrebbe voluto una donna capace di  scindere l’amore dal mediocre e così coinvolgerlo  Andare oltre il senso comune delle cose, della gente, lo affascinava da sempre. 

La ragazza proseguiva in tono lento,quasi abbattuto.

“Purtroppo io sono stata privata per sempre dell’amore fraterno. E tutto quando ne avevo più bisogno, per questo sono cresciuta sensibile e più insicura.Tutto questo accadeva nel periodo dell’adolescenza, dico per sempre perché nessuno al mondo  potrà mai più ricreare quei momenti irripetibili, anche se so che adesso potrei rivederlo per sempre. Infatti la speranza di rimanere per sempre con lui non mi abbandona mai, ma sento che non potrei mai farlo..”
Marco non aveva ancora intuito le sottigliezze del discorso e com’era sua consuetudine sciolse  i suoi ulteriori dubbi in modo schietto e istintivo.

” Magda …amore mio…. Spiegami cosa è successo a tuo fratello! ”


 “Mio fratello è partito per l’Australia appena diciottenne in seguito ad un ennesimo tentativo da parte dei miei genitori di recarsi anche loro in quella terra.Mio fratello dal canto suo, vuoi per ripicca o altro ,non è mai voluto ritornare in Sicilia. Io ho sempre sofferto moltissimo per la sua lontananza.Ho creduto fosse una punizione Divina, una nostra sconfitta, un’azione maldestra da parte del destino avverso, una specie di congiura amica di tutti gli emigrati.Ho sempre lottato, per farlo ritornare ma non è mai accaduto! La mia concezione di famiglia è  quella di un nucleo profondamente indissolubile, ma uno strano destino forse accompagna da sempre le nostre povere gesta!”

E proprio mentre gli occhi della ragazza si velavano di lacrime, Marco intervenne con la sua voce calda e sensuale.

In quell’ istante si creò un’atmosfera magica, romantica.

“Amore!…non temere adesso ci sono io qui, non ti lascerò mai!”

Il tono della voce alludeva a ristabilire nella ragazza antiche e mai avute sicurezze. In un attimo si aprì in lei un nuovo modo di rivedere le avversità della vita. Strana, incomprensibile forza emanata dall’intensità di quelle poche parole. 

Magda si ricompose e abbozzò un sorriso. Negli occhi scomparvero le lacrime e si colorarono di una nuova luce .Le labbra carnose si socchiusero felici e mostrarono i denti bianchissimi. Marco si avvicinò a lei e le regalò un dolcissimo bacio  sussurrando ” Amore mio, ti amo, adesso e per sempre saremo insieme,ti amo tanto.”

 L’atmosfera era simile ad un  film d’altri tempi.

 La sera Magda, ritornando a casa ,si sentì ancora immersa in un bellissimo sogno.Sognare  era finalmente lecito.

Il giorno fatale arrivò e ben presto si sarebbero dovuti salutare ma era  un saluto che avrebbe aperto loro le porte di un lungo futuro insieme. Proprio questo garantiva ad entrambi il valore del loro amore. Marco voleva raggiungere la sua ragazza al più presto ,per presentarsi ai suoi genitori e per riportarla nella sua amata Venezia.

Magda si sentì immersa nella realtà e ne pianse.

 Il prospetto che avevano creato i due fidanzati appariva stupendo ma non conoscevano le  future reazioni dei genitori della ragazza . Infatti sia le origini tradizionali e estremamente ancorate  all’ombroso ambiente , che le vetuste usanze  non avrebbero mai rasentato neppure lontanamente l’immaginazione di Marco,poiché egli avrebbe dovuto sottoporsi all’impatto con la più indecifrabile e seducente delle isole: la Sicilia

Nonostante tutto marco era deciso ad affrontare qualsiasi evenienza a suo discapito e loro suoceri rappresentavano l’ultimo scoglio da superare per completare il loro sogno di felicità.

                                                                               

Giunse l’ora prestabilita e Marco si affrettò per arrivare in anticipo alla stazione .Avrebbe  voluto recarsi ancora una volta a casa della zia ma fissarono di ritrovarsi alla stazione. Comprò della gomma da masticare e si accomodò in sala d’attesa.

Dieci minuti trascorsero  rapidamente  e intravide in lontananza la bella e alta figura della ragazza. Tra tanta gente la scorse subito e si unì  velocemente a lei mentre sopraggiungeva  la  soave zia .Marco  le incontrò con un mazzo di rose in mano.Erano per la zia, mentre alla sua ragazza aveva dato una piccola scatola.

Magda aprì subito il pacchettino e lesse velocemente la dedica . Presto saremo insieme, per sempre, il tuo amatissimo Marco,abbracciò forte il suo grande amore e caddero delle grosse lacrime sul bel volto intristito dall’evento.

 Il treno partì puntuale. I due innamorati piansero.

 

 

Da quel giorno passò qualche mese e Marco poté disfarsi dei suoi impegni e godersi la tanta attesa vacanza. Durante tutto quel periodo i due innamorati si erano scritte numerose lettere. Erano lettere focose e di struggente passionalità spalmate di baci immaginari e di tenerezze nascoste. .

 


 

 

CAP II

 

 

 

Marco dai cinque anni in su era vissuto in un orfanotrofio, ma ricordava solamente di aver vissuto un breve periodo della sua infanzia in una bella casa. Raggiunti i diciotto anni aveva deciso di andare a vivere da solo e si era recato a Venezia, che fin da piccolo lo aveva affascinato.

La sua adolescenza lo aveva reso schizzinoso , ma forse la rabbia maggiore  che covava dentro era quella di essere stato privato dall’amore dei genitori. Gli anni trascorsi in orfanotrofio rimasero un lungo e buio arco da non commentare mai .In tutti quei lunghissimi anni  cosa mai fosse realmente accaduto nel suo animo inquieto, nessuno lo seppe veramente.

 La sera prima di partire per il lungo viaggio  che lo avrebbe condotto dalla la sua ragazza fece il suo abituale sogno.

Nel sogno molto confuso intravedeva una donna molto bella ,con un bimbo in braccio,che fuggiva inseguita da qualcuno che nel sogno non riusciva mai a  capire chi fosse; la donna piangeva ed aveva il volto segnato da colpi .

Marco faceva spesso questo strano sogno che ormai era diventato un incubo.

Si alzò di buon’ora e comprò qualcosa che potesse servirgli durante il lungo viaggio verso la Sicilia. Comprò anche dei doni per i suoceri.

 Era estate e il caldo era davvero soffocante .Cercò di aprire il finestrino, nell’attesa di un alito di vento che potesse rinfrescarlo, ma tardò ad arrivare.

Si sintonizzò sulla frequenza nazionale, la radio  diffondeva una musica dolcissima, si trattava del Guardiano del Faro , a lui piaceva moltissimo.

Accese rapidamente una sigaretta e fra una boccata e l’altra pensò al suo amore .Lei che lo avrebbe accolto con le braccia aperte e lo avrebbe baciato appassionatamente.

Il caldo era davvero intenso, sbottonò la camicia scarlatta e si sbarazzò dal pesante orologio rifinito in oro e lo ripose con cura sopra il cruscotto, dentro, invece, ripose il suo borsello di pelle nera, anch’esso dono della sua ragazza.

Accelerava ad ogni rettilineo come volesse spezzare il tempo per arrivare prima da lei. Intanto era sopraggiunto il pomeriggio.

Dopo aver percorso parecchie miglia, Marco era leggermente stanco ed piombò quasi addosso ad un’insegna alta ed invitante ,doveva essere un Motel. Intravide il cartello con la scritta “Villa De Silvia vendesi”.

Il rombo del motore stordì i cani che abbaiarono allo sconosciuto. Prontamente un uomo li richiamò con severità, con un marcato accento locale .

Marco  era nei pressi di Napoli.

Finalmente spense quell’inferno di motore e scese. Voleva vedere da vicino quella strana villa,  era molto antica, forse un tempo era appartenuta a qualche nobile famiglia, che risiedeva nella zona da generazioni.

Percorse un viottolo circondato da alberi secolari che destavano una  meravigliosa  sensazione di commozione e felicità.

L’ombra di quei faggi, accompagnava così bene la fervida immaginazione di Marco che proseguì sotto i raggi del sole impediti dai fitti rami .


 

Alzò lo sguardo vago e si girò intorno lentamente e finalmente arrivò ad intravedere la villa.

Due grandiose colonne d’apparente stile gotico a giudicare dal capitello erano poste ai lati delle impalcature del maestoso portone ormai sbiadito dal tempo.

L’edera selvatica copriva ormai tutta la facciata principale e arrivava fino alla grande terrazza che si affacciava sull’enorme giardino misto di fiori , di siepi e d’aiuole ben curate.  Strano- pensò Marco- la villa era allo sfacelo mentre il giardino era anche fin troppo curato

Tutto ciò accese maggiormente la sua curiosità !

Un austero anziano in divisa smorta gli si avvicinò lentamente e sembrava avvinto dalla meccanica abitudine di signorile ospitalità, muovendo le pallide labbra pronunciò la rituale domanda-“ Desidera?”

Marco ancora affaticato per la lieve salita rispose ansimando:

” Sapeste indicarmi se è questa la villa  De Silvia e se è ancora in vendita?” l’uomo lo fissò con aria stanca ma con acceso spirito di maggiordomo tutto- fare, e rispose:

” La Villa che voi cercate non è questa, mi dispiace e soprattutto non è in vendita! ”.

Il tono era decisamente spregevole anche se parve coronato di calma quasi secolare simile a quei faggi che ricoprivano il viottolo che accedeva alla bellissima villa.

Dopo aver detto ciò s’incamminò lentamente e sparì così com’era apparso.

 

Marco non era rimasto molto soddisfatto di quella risposta e si chiese quale fosse la verità.

Tuttavia il ragazzo imitò quell’uomo e si allontanò più circospetto di prima, ma non trovò più quel viottolo da lui tanto ammirato , precedentemente solcato.

Tre viottoli simili resero oscura ed annebbiata la sua vista e s’impossessò di lui un attimo di smarrimento.

Cercò invano i suoi passi e notò che il sole si era abbassato e che il tramonto era già sopraggiunto. Da lì a poco tempo le ombre della notte si fecero sempre più nette.

Tornò indietro per cercare quell’uomo aspro avvistato in precedenza insieme a dei cani, in cerca di una risposta ai suoi dubbi, ma tutto taceva. Dell’uomo nemmeno l’ombra e di quei cani mastini nessuna traccia.

 Anche  quel grandioso portone era chiuso mentre qualche tempo prima  appariva semi- aperto.

Marco mantenne il sangue freddo e non si lasciò travolgere dalla paura. Con passi e con pensieri decisi si  fece verso quel mistero di cui ormai ne faceva parte totalmente.

Si accinse a valicare  quei gradini spezzati  e coperti di caligine invernale, allungò il braccio e sfiorò il maestoso battente in ferro .

Due tocchi rintronarono e qualcosa sembrò  cadere dal di sopra della vecchia soglia; erano delle pietrucce luccicanti rimaste appiccicate e che un tempo doveva l’intera facciata centrale della villa.

Nessuno rispose, allora Marco provò a chiamare: ” C’è qualcuno?  ho bisogno d’aiuto !”

Ma nessun eco fece risonanza alla sua voce implorante, nel lieve freddo che intanto penetrava con aliti leggeri.

Marco fece un lungo giro intorno alla villa ma a metà , vide una capanna creata da qualcuno che aveva trascorso tutta la sua vita in campagna, a giudicare da com’erano abilmente intrecciate le frasche e la paglia secca.

Entrò dentro quella capanna e vi trovò un vecchio.

Come urtato da un lieve rumore, l’uomo si destò, pareva appisolato da uno strano sonno.

Guardò lo sconosciuto con ammirazione forse per essere arrivato sino a lui, poi cercò di riappisolarsi .

Marco cercò di scuoterlo leggermente ma il vecchio dall’aria indefinita non si mosse.

Aveva il volto violaceo, misto di sconforto e di dolore, ma l’espressione più evidente era la rassegnazione.

Un uomo perso nella notte dei tempi,e la sua età : indefinibile.


 

Il giovane intuì che doveva essere un uomo molto malato ma il suo maggiore sconforto nacque dal pensare di come potesse rimanere in quello stato e chissà per quanto tempo vi aveva soggiornato accompagnato dall’indifferenza di colui o di coloro che vivevano nella Villa.

Marco ormai voleva scoprire a tutti i costi, il mistero di quella villa. Percepiva una verità che forse lo avrebbe confuso.Ma la strana e arrendevole sensazione di essere in qualche modo “vicino” a quella villa era ormai sempre più palese.

Questa leggera sensazione lo invase sin da quando scese dalla macchina. Intanto la notte era ormai sopraggiunta e faceva sempre più freddo. Marco si chiedeva che ora fosse; non aveva con sé neppure l’orologio regalato dalla sua dolcissima Magda. Lei ,che lo stava aspettando a braccia aperte, lei ,che attendeva la telefonata d’arrivo da un momento all’altro, lei…lei…

Marco non si sarebbe mai disfatto dell’orologio se quel giorno trascorso in auto non lo avesse costretto a sbottonarsi,per allentare la morsa di caldo, in qualsiasi modo.

A giudicare  dalla luna, ormai alta nel cielo potevano essere le undici o quasi mezzanotte.

Marco aveva lasciato tutto in macchina e adesso si ritrovava solo; con indosso una camicia scarlatta e un paio di blue-jeans che ricalcavano la sua figura perfetta.

Si destò leggermente  dai suoi pensieri e riprese conoscenza della realtà che lo avvolgeva ostile.

Riprese a camminare e questa volta ben sicuro di sbagliare ancora, ma la cosa non lo preoccupava più di tanto, perché in un imprevisto di maggiore danno non poteva certo  ricacciarsi.

Arrivò proprio di fronte alla villa e a quel portone che già gli appariva tanto più odioso di  prima tuttavia decise di ritornare ad immergersi in quelle sensazioni.

Stava per ripetere gli stessi gesti compiuti in precedenza per varcare la soglia ma si bloccò.

Intravide fra la fitta edera, arrampicata e sparsa su tutta la villa, una finestra antica dall’aspetto, ma che poi poté costatare, molto resistente a qualsiasi attacco esterno.

Fallito infatti il primo tentativo d’invasione esterna tentò nel breve tempo possibile di escogitare qualche altro sistema che gli permettesse di entrare.

Invano pensò a qualcosa e proprio mentre si accasciava al suolo stanco, appoggiandosi sui gradini malandati che davano accesso alla grande veranda, udì un suono penetrante ma distante simile ad un ululato di cani inferociti.

Marco sobbalzò e abbandonò l’idea di sedersi, subito dopo sentì due o tre lamenti, ma distaccati da brevi intervalli.

 Dopo udì un tonfo secco nella notte accompagnato da una eco, sembrava un colpo d’arma da fuoco.

Cominciò a preoccuparsi seriamente e tentò di allontanarsi correndo, ma inciampò violentemente contro un ostacolo che nell’oscurità gli sembrò una trappola, infatti cadde al suolo dolente in una stretta morsa al piede.

Era caduto in una grande buca rettangolare nascosta da esili pagliuzze e ramoscelli .Si trattava sicuramente di una trappola per animali.

 Cadendo sbatté violentemente la testa contro un sasso. Dopo , cadde in un turbolento dormiveglia .

Egli non riuscì a stabilire quanto tempo fosse trascorso .Si ritrovò al risveglio dolorante al piede ed alla testa.Osservando intorno vide solo una fitta  nebbia.

Cercò di  alzarsi lentamente, ma non poté nemmeno drizzarsi. Cominciò a disperare.

Improvvisamente gli si schierarono di fronte quattro mastini feroci.  Per buona sorte si mostravano bloccati da una lunga e salda cinghia trattenuta da un misterioso individuo confuso fra la  fitta caligine. Marco ebbe un brivido di terrore. Sbarrò gli occhi e trattenne il fiato.

Nell’intercorrere di una frazione di minuti il ragazzo attese lo svolgersi degli eventi ammutolito dallo spavento, tuttavia conscio del pericolo disse” Chi c’è? Aiuto!”

L’uomo  sopraggiunse  a passo lento, trascinato dai cani. Diede un rapido sguardo dentro la fossa e vide Marco, delirante dalla febbre.


 

                                                                      

                                                                  CAP IV

 

 

La camera era bianca e quadrata, il letto ornato da candide lenzuola di lino. Un raggio di luce passava dolcemente  attraverso le persiane abbassate. Marco aprì lentamente gli occhi e intravide la persiana verde.

Con le membra ancora indolenzite, ma con la mente meno confusa, forse grazie a questo improvviso ristoro offertogli miracolosamente, poté ricollegare a fatica gli ultimi avvenimenti che  lo avevano interessato.

Intuì che qualcuno lo aveva prelevato dalla buca e portato in quella casa.

Ma chi aveva preso il suo corpo svenuto, forse quell’uomo con i mastini feroci ?.una serie di dubbi  e di domande sempre più invadenti incalzano nella mente di Marco.

Perché lo aveva ospitato in casa sua?,  avrebbe potuto portarlo in ospedale, perché Marco ricordava di aver visto nella stessa insegna alta e invitante anche la segnalazione di un paese a poche miglia di distanza.

Mentre cercava di dare spazio alle sue idee entrò quasi silenziosamente una donna dal viso rosso violaceo.

Nelle mani della donna vi era un grande vassoio che ella appoggiò con grazia sul comodino bianco. Il vassoio conteneva due fette di buon pane casereccio, spalmato di dolce marmellata fresca, due uova cotte a puntino e un bicchiere di latte anch’esso fresco, forse munto da poco.

Marco guardò la donna e socchiuse le labbra come volesse proferire parole, ma la donna appoggiò un dito alle labbra e gli disse:” Sei ancora troppo debole per parlare, appena ti sarai rimesso in salute potrai fare delle domande ,adesso mangia tutto e riposati; dormi mi raccomando.”

 Detto ciò si allontanò riprendendo il vassoio e andò via come chi fosse abituato a lavorare senza avere tempo per chiacchierare.

Il tono della voce era debole simile ad un lamento; a Marco parve fosse quasi familiare. Già ,familiare ,ma chi gli ricordava quella donna?

Fu scosso da un improvviso rumore che attirò la sua attenzione dietro la finestra Marco notò un’ombra che si affrettò a sparire, lasciando il ragazzo in un grande sconforto. Dopo, pensò bene di dimenticare  tutto e di consumarsi quella gustosa colazione.

Finì tutto in un baleno, bevve fino all’ultimo sorso il latte e piombò suo malgrado in un sonno agitato.

Al  risveglio tutto gli parve uguale alla sua prima occhiata. Cercò di immaginare quanto tempo avesse trascorso in quella strana casa, come del resto era strana tutta la storia in cui fu coinvolto suo malgrado.

La porta si aprì lentamente ed apparve una grossa figura d’uomo , che portava indosso la stessa uniforme che Marco delirante aveva notato in fondo alla buca .

L’uomo si avvicinò con il volto teso cercando di abbozzare un sorriso, ma apparve simile ad una smorfia. I lineamenti marcati lo rendevano simile a quello che si sarebbe detto un duro. Si sedette ai piedi del letto e incominciò a parlare lentamente. Iniziò  con una strana calma e Marco pensò di aver già udito qualcosa di simile, spremette le sue meningi e ricordò di aver riscontrato lo stesso tono in quel vecchio aspro che lo aveva “gentilmente ” pregato di allontanarsi dal luogo, in quella misteriosa notte.

L’uomo gli fece qualche domanda e disse:” Chi sei? Come sei arrivato qua?” poi incominciò a raccontare strane avventure che erano capitate a degli stranieri che si erano avventurati nei pressi della villa e di strani fatti elencati in modo confuso ma con l’intento palese di rendere il tutto angosciante.

Marco lo ascoltò in silenzio reverente ma alla prima pausa lo interruppe dicendo:

“Buon uomo io vi ringrazio di cuore per avermi ospitato in casa vostra, ma temo di essere terribilmente in ritardo con delle persone a me molto care le quali sicuramente saranno già molto allarmate e magari avranno già segnalato la mia scomparsa,  vi pregherei perciò di spiegarmi che posto è questo, in modo che io possa avvisare qualcuno che possa venirmi a prendere. Avete un telefono?. .Grazie!”

 L’uomo scese nella più completa apatia e a sua volta rispose : “ Da moltissimo tempo ormai noi, io , mia moglie e quattro cani che adoro, viviamo come isolati dal mondo, per il resto mi dispiace ma non posso aiutarvi, posso solo confermarvi che una volta ogni quindici giorni passa di qua il villiere della Villa De Silvia per fare qualche provvista da noi e recarsi per qualche giorno a mantenere pulito il giardino, ma non poso garantire che questo uomo voglia condurvi via di qua. E’ un tipo molto irascibile!”.

Dopo aver detto ciò si accinse ad alzarsi ma Marco lo trattenne prontamente e disse:” Ascoltate non so più da quanto tempo sono rinchiuso qui, ma so che ho smarrito la strada  che conduceva alla mia macchina, avete trovato almeno la mia macchina?”. Marco raccontò anche del maggiordomo e del vecchio visto nella capanna.

L’uomo si scompose solo leggermente: “ Non so niente riguardo ciò a quello che mi avete detto, posso solo affermarvi che siete qui da tre giorni, che non esiste nessun maggiordomo nella villa e tanto meno un vecchio nella capanna, la villa è disabitata e non esiste nessuna insegna che dice che essa sia in vendita!” :Dopo prosegui, in tono più acceso” Ad ogni modo cercherò io stesso la vostra automobile, buonanotte.”

Dall’ultima parola il giovane capì che doveva essere la fine del terzo giorno, assorto nei suoi pensieri si preparò ad affrontare un’altra notte insonne.

Era diventato un visionario? Che cosa stava accadendo in quel posto? Perché tanto mistero?

Il giorno seguente gli apparve stupendo. Si vestì e aprì la persiana verde che per ben tre giorni era rimasta socchiusa.

Marco voleva uscire da quella camera, valicare almeno quella soglia e andarsene ringraziando tutti,

 non aveva finito di allacciarsi le scarpe che udì aprire la porta.

Apparve la donna con la testa china e stranamente diversa dal loro primo incontro. Il volto non era più scarlatto ma a tratti nero e gonfio. Marco ricordò che quel giorno ,o sera che fosse, la donna aveva il viso segnato di rosso e comprese che era stata picchiata. Il marito forse?. E da chi se no, visto che lì abitavano solo loro due.

La donna che era entrata con la testa china, alzò il viso. E era ancora molto bella nonostante le percosse ne avessero in parte sciupato le bellezze.

Vide il giovane alzarsi ed esclamò:” Oh!.. No!….voi siete ancora molto debole…non potete!….”

Fece un gesto come per trattenerlo ma Marco rispose:”

 Signora, io vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me ma è tempo che vada via! Io ho una famiglia che mi aspetta e saranno tutti molto preoccupati per me!”.

La donna annuì silenziosa e si diresse verso l’angolo della stanza e si sedette. Si prostrò al suolo, sembrava molto stanca . Pianse amaramente.

 Marco molto incuriosito le chiese  perché piangesse ma le lacrime non accennavano a diminuire..

Poco dopo la donna, dopo essersi ripresa lentamente disse:

“ Dovete perdonarmi se vi ho turbato ma vedete… voi rassomigliate in modo impressionante al nostro unico figlio scomparso all’età di cinque anni e mai più ritrovato! Adesso dovrebbe avere la vostra età!”

Singhiozzando la donna prese un’antica foto da un cassetto e la porse  al giovane che la scrutò avidamente.


 

Poi riprese a dire: “ Io l’ ho sempre detto a mio marito che questo è un posto maledetto,di andare via per sempre ma lui non crede a queste storie e si arrabbia,dicendo che sono una vecchia e stupida  matta!mi umilia è vero ma io non trovo il coraggio di andare via….io”.

La donna alternava soggezione a tenerezza,inoltre era riuscita a raccontare a qualcuno quello che le accadeva periodicamente a ritmi quotidiani  ormai da anni ,sembrava essersi disfatta  da un incubo durato una vita.

 Doveva essere stato molto difficile  per lei raccontare ad uno sconosciuto tutto ciò. Infatti era sempre stata una  persona schiva.La sua vita era scandita da ritmi regolarmente prevedibili. Il mutamento improvviso palesato dalla svolta dei nuovi eventi l’aveva profondamente scossa.

Marco fu notevolmente stupito per la somiglianza nonostante avesse superato i vent’anni, sembrava identico a quella foto, e allora tentò di fare delle domande alla donna.

Ma la donna non faceva altro che ripetere le stesse cose già dette. Marco rimase molto perplesso e concluse il tutto rassicurando la donna che doveva trattarsi di una  coincidenza.

Lasciò la donna e si presentò Davanti ad un lungo corridoio e intravide la porta dell’uscio esterno ,ma si bloccò improvvisamente quando notò delle figure parlare in modo concitato. Riconobbe la voce del padrone della casa che lo aveva ospitato e cercò di capire chi fosse l’altro. Il dialetto era molto fitto , quasi impossibile intuire il filo del discorso.La voce sconosciuta disse in tono allarmato:

 “L ’hanno trovato distrutta!…sotto ad un burrone….forse il guidatore si è salvato buttandosi giù prima dell’impatto”.

Detto ciò la voce s’interruppe . La voce dell’uomo che Marco conosceva ,invece, comandò l’uomo di sparire.

“ Bene! Sparisci!.”

L’uomo aprì velocemente la porta di casa e per poco non s’imbatte in Marco che origliava da dietro l’uscio.

Quell’uomo salì in fretta le scale del piano superiore cercando disperatamente sua moglie, la donna invece era al piano sottostante, ma l’uomo in un baleno la raggiunse e si udirono le loro voci concitate  con il rumore di schiaffi e subito dopo il pianto di quella povera donna maltrattata .

Marco corse via ,avendo avuto il tempo di aprire l’uscio di casa ma si promise di ritornare per chiarire questa strana faccenda.

Corse agitato per molte ore e attraversò molti campi incolti quando stanco si fermò sotto ad un faggio secolare. Guardandolo pensò immediatamente che probabilmente doveva essere ancora nell’area dei possedimenti di quella strana Villa .

Riprese a correre con l’ansia nel cuore. Il sole era alto e pochi nubi solcavano il cielo estivo. Uno stormo d’uccelli volava basso e parvero salutare con festosi cinguettii.

Sul viottolo a tratti intravedeva qua e là leprotti e conigli che al suo passaggio scappavano spaventati.

Il posto nonostante tutto gli parve un incanto e sentì invadere il suo corpo da quella strana sensazione di fitta commozione e tenerezza che aveva provato la prima volta.

Dopo aver tanto camminato intravide un paese. Forse si trattava dello stesso paese segnato in quell’insegna vista quel  pomeriggio di quattro giorni fa.

Le case sembravano addossate le une alle altre. Era un paese molto piccolo, molto caratteristico ma Marco pensava solamente ad un telefono.

Entrò in uno strano bar ,spoglio, scuro ,diroccato e si fermò un istante sulla porta. In un angolo un telefono a gettoni.


 

 

Una mano  possente gli si appoggiò sulle spalle. Marco rabbrividì e si rigirò lentamente, ma  era solo un povero ubriaco che cercava di reggersi alla meno peggio.

Egli barcollava, felice ,e accarezzava Marco sempre più nervoso, il quale cercò di divincolarsi ma nessuno dei presenti cercò di aiutarlo, anzi assistevano zitti.

Marco cercò in tasca qualche spicciolo e si procurò qualche gettone. Fece il numero di casa della sua ragazza, ma stranamente in casa nessuno gli rispose. Intanto il barista, un uomo dalla carnagione molto scura lo guardava in modo poco incoraggiante.

Finalmente udì la voce della ragazza, ella ebbe un fremito  di gioia e riprese a balbettare qualche parola

“Maga, io…”

“ Marco!,dove sei! ”

Marco scuro in volto sentì invadere  l’animo dall’impeto di abbracciarla . Si riprese e cercò di rincuorarla dicendo:

“Torno presto.... dì a tutti che sto bene, ma sono accadute delle strane cose..”

Non ebbe il tempo di finire la conversazione che fu interrotta per mancanza di gettoni.

Poco dopo  abbandonò il posto malinconico e si diresse verso la Piazza del Paese. Chiese delle informazioni a degli uomini che si crogiolavano al sole ma lo ricambiarono di sguardi diffidenti .Di quella diffidenza tipica della gente del meridione.

Marco sembrava essere sceso sulla luna tuttavia l’essere immerso nuovamente fra la gente gli piaceva,  ma contemporaneamente quel posto lo rendeva un pesce fuor d’acqua.

Arrivò in città dopo aver fatto l’autostop e si recò dai Carabinieri per denunciare la sparizione  della macchina. Dopo poche ore fu ritrovata; era intatta, non mancava proprio niente.

Riparti verso il tramonto  con la testa confusa dagli eventi, ma aveva in mente solo uno scopo centrale andare via quanto prima da quel posto.

Evidentemente l’uomo che parlò quella sera con il padrone della casa che lo aveva ospitato,  aveva scambiato la sua automobile con qualche altro incidente  fra automobili.

Accettò per vera quest’ipotesi e si affrettò a cancellare dalla sua mente quegli eventi.

Cercò in tutti i modi di ricrearsi  degli stimoli piacevoli, accese una sigaretta, si sintonizzò su una buona stazione musicale, aprì il finestrino dell’auto, si accomodò il sedile e si rilassò cercando di liberare la mente da tutto ciò che avrebbe potuto infastidirlo. Adesso , più che mai pensò

 che adesso nulla più lo avrebbe distolto dal raggiungere la sua meta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAP IV

 

 

 

 

Le ore che trascorsero furono molto tranquille e grazie all’apparente calma degli eventi, Marco poté dare sfogo al ricordo dei precedenti.

Arrivò verso sera  in Calabria. Attese  l’imbarco per il traghetto e all’alba si trovava nel mezzo del suo cammino.

Verso mezzogiorno si ritrovò a vedere le prime case del  paese della sua ragazza.

Era un piccolo paese in provincia di Catania, con ottomila abitanti. Era situato a settecento metri sul livello del mare, ed era situato su tre colli.

All’ingresso al paese , le case si presentavano allineate le une alle atre separate da colori smorti e sbiadite dal tempo. Marco intraprese l’unica strada che  gli si presentava ;lo scenario delle case era costituito da doppi piani e da bei terrazzi stile barocco. Arrivò sino in fondo e si fermò in una piazza, al centro della piazza si trovava il municipio  illuminato da grossi fari gialli. Sulla destra Marco notò un bar, invece sulla sinistra, nei pianterreni di vecchie case, vi erano dei piccoli negozi.

Scese dalla macchina si guardò intorno, notando parecchi volti che lo fissavano. I vecchi della piazza  indossavano la cosiddetta “ coppola” siciliana. Altri , gesticolavano animatamente e confabulavano in dialetto.

Si diresse verso il bar e chiese al barista delle informazioni sulla famiglia della sua ragazza.

Il barista conosceva molto bene la famiglia perché quello era un piccolo paese e si affrettò a seguire le sue indicazioni.  Entrò dentro un piccolo cortile e si trovò di fronte a  piccoli ma alti gradini, che solcò,dopo di che si diresse verso il primo portone che si trovò davanti.

Bussò una volta.

Trascorsero alcuni minuti prima che gli fosse aperto, e Marco pensò a come sarebbe stato accolto, ma si ritrovò a pensare anche a tutto quello che aveva passato negli ultimi giorni ed ebbe un attimo di stanchezza. Adesso Marco non desiderava altro che un buon ristoro accanto alla sua amata donna per la quale aveva fatto molte miglia.

Apparve dinanzi al portone una vecchia dall’aspetto molto dolente.. Marco disse: ”Casa Bandolfi?”. La vecchia non aveva capito bene e allora si avvicinò al giovane per udire meglio le parole pronunciate .

Marco intuì che doveva essere molto sorda e si accorse che sul campanello il cognome era diverso, da quello cercato e salutò la vecchia e si recò davanti l’uscio dell’altro e ultimo portone del pianerottolo.

Questa volta non pensò a cosa avrebbero pensato le persone che rispondevano al suono del campanello. Dopo qualche minuto gli comparve una donna che dall’abito si sarebbe detta essere una domestica.

 “ Marco!….Marco! ” la voce squillante di Magda fece capolino alle sue spalle! Marco fu travolto  da un grande abbraccio e lì per lì si ritrovò in un battere d’occhio dentro casa acclamato da festeggiamenti vari, mentre tutti i membri della casa lo accolsero come un eroe, spiegandogli che avevano dovuto denunciare la sua scomparsa ma che presto avrebbero avvisato nuovamente i carabinieri dell’avvenuto ritrovamento. Intanto era sopraggiunta la madre della ragazza che notando la sfavillante gioia della figliola disse:

” Benvenuto Marco!”

Intanto era sceso dal piano superiore anche il padre della ragazza.  Marco ebbe modo di ammirare questo signore dall’aspetto molto distinto e non gli parve poi così temerario, infatti, lo aveva immaginato in modo diverso.


 

 

Il padre della ragazza volle fare subito accomodare il futuro genero nel suo studio privato e intavolò una serie di discorsi filosofici.

Magda intuita l’idea prese sottobraccio Marco e disse:

 

“ Papà, ti prego, Marco sarà stanco, magari più tardi sai, ha percorso tanti chilometri  per venire qua da noi, va bene?”

 

 

Marco era finalmente giunto a destinazione. Ora si sentiva felice ed appagato, adesso sapeva di essere circondato da persone che gli volevano molto bene e questo voleva dir tanto per lui.

Lui ,che era sempre vissuto  senza amore, adesso ritrovava se stesso in mezzo agli altri. Durante la notte si risvegliò solo un paio di volte e con sua grande meraviglia non fece il suo abituale sogno. Dormì sereno e il mattino seguente gli parve un bel giorno.

Quando si destò il sole era già alto. Si alzò, indossò una giacca da camera e dalla finestra vide un bell’orto molto curato; era adornato da belle piante e fiori colorati dappertutto.

 

Marco ricordò di aver già visto qualcosa di simile ma ricacciò subito quell’idea. Aprì la finestra e inspirò volentieri quell’aria fine e delicata di collina. Il cielo era terso.

Il buon profumo che emanavano le violette si sparse rapidamente nell’aria, odorò a lungo quel profumo e pensò sarebbe stata un’idea gentile regalare quei fiori alla sua ragazza.

 

Scese lentamente le scale mentre aleggiava un forte odore di caffè. Marco fece tesoro di tutte le sensazioni che stava provando, si sentiva paco, sentiva un’atmosfera familiare.Raggiunse la cucina sorpreso di non trovare nessuno ma il suo stupore durò poco. Dalla veranda arrivò una domestica Era una donna sui trentacinque anni, alta e slanciata. Ella lanciò un rapido sguardo al giovane e gli si rivolse incurante del suo fitto dialetto. ”Voi chi ne siti u signurino Marcu, chiddu ca vena du Nord?: ”

Marco pensò di macchinare un bel discorso dalla forma ben curata per fare maggiore effetto sulla poverina.

“ Si…sono io. Ma ditemi gentile donzella, sapreste palesare ove sono i membri di codesto nobile e laccato caseggiato, se mi è lecito chiedere a voi ,o bella fanciulla, soleggiante e rischiarante di fama  assai succulenta?”.

La donna sgranò gli occhi confusa, socchiuse le labbra e si dimenava il capo, ancheggiando sui fianchi. Ella non abbandonò quell’espressione nemmeno quando,dopo, udì le giustificazioni di Marco in altre parole più consone per la comprensione.

Ma la scena si presentava davvero divertente perché la poveretta ripeteva forsennatamente: ”Mamma!…signurino!……come parlate stranu!…

Marco non riusciva più’ a trattenere le risa che ormai gli sgorgavano direttamente dal cuore ma improvvisamente apparve Magda. La ragazza non capiva cosa avesse scatenato le sua ilarità egli,

 tratteneva a stento ,le risa  le spiegò tutto. Si abbracciarono forte e cercarono di scusarsi con la povera cameriera.

 

I giorni che trascorsero insieme furono  immensamente felici .

 Le ore si susseguivano senza intervalli, sembravano rincorrersi una dietro l’altra, quasi giocherellando.

I due ragazzi uscivano sempre molto spesso e ben presto Marco scoprì  le strane fattezze di quel modo tanto diverso dal suo. Ribattezzata da Magda “ La freccia del sud” la sua decappottabile fece ancora molte miglia  insieme a loro.


Si recarono ad Acireale per assistere alla grandiosa festa di carnevale.La festa  di carnevale di Acireale nel corso degli anni era  stata classificata al terzo posto  per importanza a livello nazionale.

Durante il tragitto avevano costeggiato sempre il mare, circondato da lussuose ville che attiravano la loro attenzione; arrivati ad Acireale intrapresero una delle strade principali zeppe d’indicazioni riguardanti la manifestazione carnevalesca.

Raggiunsero una piazza e parcheggiarono l’automobile, proseguirono a piedi dove trovarono la gente che premeva e si accalcava per il posto migliore. La via era colma  di gente, coriandoli ,maschere colorate e i due fidanzati risero felicemente.

I bambini schiamazzavano  e si aprivano varchi tra la folla .Tutti i passanti buttavano coriandoli .

Marco aderì completamente a quell’euforia generale e comprò anch’egli dei coriandoli e li scaraventò addosso a Magda che intanto era intenta ad ammirare la sfilata dei cari. Marco allora si rese conto della spettacolarità della sfilata e guardò anche lui con interesse. I carri che sfilarono furono  circa una ventina ed ogni carro era annunciato al microfono da un solerte cittadino. Tutti i carri erano allegorici. Infatti alcuni ricalcavano in veste  scherzosa la caricatura dei vari personaggi politici, altri ondeggiavano su e giù per i margini delle strade, con delle lunghe mani.

Ogni caro era preceduto da uno o più gruppi di personaggi mascherati, questi ballavano e si muovevano a seconda del ritmo del loro carro.

Qualche carro era munito da vari scherzi assai poco gradevoli;  oltre a regalare  grosse manciate di coriandoli ,spruzzavano all’improvviso getti d’acqua o altri liquidi viscidi oppure tiravano giù animali dalle lunghe mani, e così via.

Invece i gruppi di persone mascherate facenti parte dei carri trascinavano le persone del pubblico per ballare con loro e ciò era molto divertente. Accadevano allora delle scenette davvero divertenti, infatti non tutti erano accondiscendenti e allora, i più ostinati resistevano agli attacchi. Marco si divertì molto insieme a Magda.

I due ragazzi s’inoltrarono verso dei saloni con souvenir locali. La creta colorata rappresentava un pregio da quelle parti.

Sui ripiani vi erano anche delle statuine in ceramica ed erano in coppia, raffiguravano delle donne grassocce con tipici costumi locali.

 

Vi erano in mostra dei vasi di terracotta e delle giare, passeggiando ancora nel salone si notavano, gli artisti, lavorare dal vero le loro opere. I prodotti creati sul posto riscuotevano successo fra i turisti. Marco scelse uno di questi e con una dedica per Magda lo fece confezionare rapidamente.

La festa di carnevale si protrasse fino a tarda notte; i ragazzi affamati si concedettero una pausa. Si recarono in un ristorante, consumando delle pozze. Dialogarono amorevolmente per tutta la serata. Dopo fumarono insieme una lunga sigaretta. Magda contemplava Marco. Lo trovava davvero molto interessante. Il volto ben delineato dagli alti zigomi lo rendevano affascinante. Le labbra imbronciate erano momentaneamente socchiuse, m a guastare quel contesto di bellezza fu la sensibilità acuta di Magda.

La ragazza vide la fronte del suo ragazzo solcata da una profonda ruga che gli rendeva evidente uno stato di preoccupazione.

Marco aveva un’aria compita. Con gesto quasi meccanico, e sicuramente nervoso, posò la sigaretta nel posacenere, si accomodò meglio e riprese la sigaretta.


 

 

 Con le nocche delle dita cercava di seguire il ritmo dell’orchestra ma vagamente riusciva a stare concentrato. In ricordo di ciò, Magda ricordò un altro episodio che era accaduto tempo fa.

Qualche tempo indietro si erano recati in una bella discoteca di Siracusa città, l’alta tecnologia era presente in ogni minuzia; il video proiettato sui display evocava il ritmo del complesso,gli enormi specchi intorno al salone rendevano maggiore l’area dell’edificio..

La pista era rettangolare mista di luci psichedeliche. 

Marco la scaraventò in pista e si cimentarono in complicati passi, ma ben presto fra di loro si creò un cerchio di ragazzi che guardavano ammirati, alla fine molti si congratularono con loro e Magda si sentì regina accanto al suo re.

 Intanto la musica dell’orchestra era finita, adesso si attendeva l’esibizione di un cantante. In quella lunga pausa Marco dette delle lunghe occhiate a Magda che si era  successivamente ai suoi pensieri  ricomposta e ora cercava di abbozzare un sorriso. Marco guardava profondamente negli occhi della ragazza e sentiva d’amarla ogni giorno sempre di più.

 La tenerezza che gli ispirava lo riempiva di bontà e di amore ,  tuttavia l’irrequietezza che operava all’interno del suo animo coinvolse anche il suo aspetto esteriore e allora disse in tono drammatico:

 “ Senti Magda ti va di uscire da qui?”

 La ragazza apparve come risollevata da quella attesa dichiarazione .

I due ragazzi attraversarono la folla e si recarono in macchina .

Marco si accomodò per bene nel sedile e senza guardare minimamente la ragazza incominciò a parlare distaccato :

” Magda amore mio,io dovrei dirti qualcosa.. .ma parlare  di certe cose ..insomma non è il mio forte.”

 Marco abbassò lo sguardo e poi lo rialzò nuovamente, i suoi occhi nella penombra acquistavano una luce particolare,penetrante.

“ Io non posso più aspettare,io ti voglio, subito,amore, tu non devi fraintendermi ma io alle volte quando  sei vicina a me, quando mi sfiori, sento ardere il sangue dentro alle vene, ma dopo penso che tu sei intatta nel sacro vincolo della purezza ..e.. io.. non.. so..”

Marco abbassò subito dopo lo sguardo rinchiudendosi in uno strano silenzio, quasi volesse ritrattare le frasi appena dette.

Magda rimase sconvolta da quello che aveva udito, ma non poteva minimamente accontentarlo poiché i “patti “ erano stati chiari e lampanti. Quello che  l[FL1]ui le chiedeva era davvero troppo prematuro . Il discorso di Marco era sembrato molto timido ,tuttavia, aveva manifestato una [FL2]tale forza che la colpì .La fretta di Marco la rendeva nervosa. Dopo aver continuato a ribadire le sue condizioni si accinse a ritornare in discoteca.

Marco invece pregò la ragazza di  accomodarsi in machina perché la serata era finita e che preferiva accompagnarla a casa, accese il motore dell’auto e partì in tutta fretta.

Magda incominciava a sentirsi in colpa, forse era stata troppo dura con lui, forse avrebbe dovuto comprendere le sue ragioni ma ciò le riusciva difficile. Pensò che se avesse voluto andare avanti con Marco avrebbe dovuto esprimere i suoi sentimenti con poca tenacia e maggiore dolcezza. Magda ebbe modo di pensare in quella lunga ora  a tutto il suo triste passato. Stranamente non riusciva a pensare a niente che la tirasse su.


 

Pensò a suo fratello lontano, in Australia, il fratello era partito sei lunghi anni fa e non era più voluto tornare in Sicilia. Nel frattempo si erano sempre scritte delle lunghe lettere in cui si raccontavano di tutto, il fratello scriveva di trovarsi bene in quella terra lontana dove tutto era completamente diverso. Da poco, aveva appreso che voleva sposarsi ,la futura cognata appariva con rabbia di fronte agli occhi della ragazza. Come poteva accettare il tutto? come? Quando si erano dovuti separare nei migliori anni

della loro vita?Giorni, mesi, anni volati via, come il volo delle rondini che ritornavano nei propri luoghi di origine ,chissà se anche loro non avrebbero fatto altrettanto?.

Magda avrebbe reso accettabile l’idea del matrimonio di suo fratello, pensando al suo Marco, sicuramente l’amore che provava per la sua ragazza doveva essere al pari del suo per Marco.


 

 

                                                                           ************

 

 

Intanto in paese si era sparsa la voce che Magda era ritornata fidanzata da Venezia e che presto si sarebbe sposata.. eh! già in paese la gente sapeva proprio tutto di tutti !

Purtroppo però la gente confonde il bene con il male e allora le terribili insinuazioni sul domicilio notturno di Marco avevano sollevato scalpore.

Tuttavia queste polemiche fecero inasprire Marco che decise di alloggiare in un albergo a Catania città

 si preoccupò di affittare un mini appartamento, comprendente vitto e alloggio e telefono e in tal modo avrebbe potuto comunicare con il suo dolce amore.

Marco  perse qualche giorno senza vedere la sua dolce fidanzata cercando di ambientarsi in quella nuova città.

Ma a Catania sarebbero successe delle cose che avrebbero avuto ripercussioni sulla tranquillità della sua vita.

 

Tre o quattro pomeriggi dopo Marco andò in paese per incontrare nuovamente la sua ragazza  e le raccontò molte cose inattese, rendendola partecipe al massimo, degli ultimi avvenimenti che lo avevano interessato.

Purtroppo non erano storie piacevoli, anzi! Sarebbero state delle sorprese violente per tutti!

Marco cercò un posticino tranquillo in casa della ragazza e iniziò a raccontare qualcosa, ma cercando di misurare le parole per non turbarla maggiormente, vista la gravità degli eventi.

Disse Marco :” Un giorno stavo uscendo dal portone di casa, sulla soglia di casa una strana hippies mezza svestita e intraprendente mi si avvicinò e mi fece le fusa,chiese se ero il suo nuovo inquilino e ancora  se volevo salire da lei , visto che era sola e che aveva bisogno di compagnia .Era sicuramente una tossicomane, quella ragazza non era riuscita  a terminare la frase che due loschi individui mi presero sottobraccio e cominciarono a insultare e a trascinarmi in un vicolo cieco. Mi picchiarono in preda  ad una furia omicida! Per ricordo, di quella brutta avventura ,mi hanno lasciato questo!..

” Marco scoprì la maglietta e si notarono sulle spalle delle ferite ed ematoma.

“ Oh! Marco! ”disse la ragazza esterrefatta. Marco continuò il suo racconto

“ mi accorsi di essermi cacciato in un brutto guaio  fin da quando vidi quella tizia per la prima volta ma quando poi mi vennero addosso quegli altri due tizi intuì  che le cose si erano complicate maggiormente..

Marco si accese una sigaretta e scuro in volto proseguì: “…. erano circa le due del pomeriggio quando mi avvicinai alla finestra di fronte alla mia abitazione c’era un'altra finestra. .vedevo delle persone. .delle ombre confuse...ma udì chiaramente quello che era accaduto...”


 

Rispuntò quella brutta piega sulla fronte di Marco che ormai Magda conosceva fin troppo bene. Allora la ragazza gli disse:” Marco non accigliarti così.. ho paura per te…per le tue ansie… i tuoi pensieri

misti di problemi e quando sei lontano da me immagino che stia bene  solo se mi preoccupo per te! …tremo per le tue ansie!

Marco la guardò con dolcezza e nei suoi occhi trasparse un sottile velo di malinconia, poi la guardò con tenerezza e accarezzandole le guance parlò ancora. “ Amore mio! Non tremare per me. .io ti amo sempre come il primo giorno che ti vidi nella mia stupenda laguna…tu non devi distruggerti la mente con questi  brutti pensieri “

Detto ciò tranquillizzò un po’ Magda e si chiese se era davvero il caso di proseguire il racconto.Poi pensò fosse stato meglio che lei lo sapesse da lui.

“ Quel giorno” proseguì Marco “..udendo quel grido capì che era stato interrotto da qualcosa ..e pensai che qualcosa di strano stava accadendo in quel piano… uscì in fretta corsi per le scale, precipitandomi davanti alla porta di quella casa bussai ma nessuno rispose, non attesi e mi buttai sulla porta sfondandola; quella donna, che aveva prima gridato adesso era stesa a terra ..le colava sangue dappertutto. .tutto intorno era diventato un mare di sangue…”

“ Oh! mio Dio ..Marco!….non mi dirai….. che era…era.. morta!…..” “ no!.. non  lo era!…”

“ Dio!.. sia lodato Gesù Cristo!….”

“ Un’overdose, ma interrotta per fortuna da uno scontro violento con qualcuno l’aveva costretta ad abbandonare e allora ciò le aveva salvato la vita!”.

chiamai il più vicino distretto di Polizia e il Pronto Soccorso!.., quando venne la polizia la folla si accumulò nelle vicinanze ..io fui accompagnato al vicini Commissariato di Polizia.”

“Dal co..commissariato?”

“Dal co..commissariato!.” Ripeté Marco balbettando ironicamente come lei .

“…E fu proprio da lì che iniziarono i miei giorni più duri!,ore ed ore d’interrogatorio seguirono per tutta la settimana,per fortuna, la ragazza non era morta!,.ma il vero problema era  quello di  scoprire chi avesse malmenato la vittima! e chi se non io?e che dopo, in preda a smarrimento avrei pensato di salvarla?Credo però, che la polizia avesse intuito la mia innocenza,ma dovendo necessariamente trovare un colpevole hanno pensato di incastrarmi!

“Ma Marco…come hai fatto a sopportare quei giorni così duri senza dire niente  a nessuno!…noi ti avremmo sicuramente aiutato!…non capisco!..”

“ Amore mio. .ma non capisci? ..è appunto per questo   che non l’ ho fatto ci sarebbe stato un via vai e la gente avrebbe parlato ancora in brutto modo della vostra onorata famiglia, non volevo essere proprio io a rovinarvi!.”

Marco la strinse forte a sé. Dopo si alzò per chiudere la porta della camera che per tutto il tempo era rimasta aperta. Marco riprese a dire: “ Purtroppo quello che sto per dirti è tremendamente agghiacciante!,ma voglio che tu lo sappia, siamo solo in due a saperlo,io e te…”

“ Magda, quando uscì dal Commissariato,mi accorsi di essere pedinato ma cercai di non darlo ad apparire, proseguii per i fatti miei, ma dietro l’angolo i due tizi scesero dalla loro auto e a passi spinti mi bloccarono con maestria.”

Marco lasciò le mani della ragazza e assunse un’aria ancora più seria. Erano due tipi marcati…uno aveva una grossa cicatrice sul volto ..e portava occhiali scuri…questo tizio aveva la carnagione molto scura. .Mi disse di non parlare di non raccontare niente alla polizia, mi minacciarono dicendo di sparire via da Catania   avevo solo ventiquattro ore per sparire!.. detto ciò mi diedero una spinta e sparirono!..

Una macchina li attendeva un po’ più in là ..Magda io credo che al di là di questa storia vi sia qualcosa di ben più temibile! Non vorrei esagerare e visto che siamo nel 1984, non dovrei proprio pensare a queste cose, ma credo che tutto questo abbia un solo nome; MAFIA!

 

 

 “ Oh!…Mio Dio!…” gridò Magda ,che per tutto il tempo del resoconto di Marco era rimasta a bocca aperta.

 

Intanto una chiacchierata molto animata interruppe la loro seria discussione.

La domestica Giovanna stava seduta sul tavolo del cucinotto e gridava:” Signuri mia vu vuliti fari vui u manciari facitivillu, iu mi ni vaiu! 

La madre di Magda cercava in tutti i modi di calmare quella donna che era diventata quasi isterica, ma quest’ultima non accennava a diminuire il suo stato di agitazione. La donna scoppiò a piangere e dopo cercò di spiegare che cosa la rendeva nervosa.

 Marco non capiva molto bene il dialetto.

Ella diceva di non riuscire più a mantenere i suoi quattro figli con il suo solo stipendio, poiché suo marito era un povero ubriacone. La donna si disperava maggiormente perché il suo figliolo più grande era a letto con la febbre e che quindi non poteva andare a lavorare, l’altro figliolo non voleva più andare a scuola perché la riteneva inutile, e poi tanti altri guai elencati di seguito.

Marco e Magda ascoltarono il tutto ma avevano altri guai per il capo e non potevano certo consolare quella povera donna, del resto ci avrebbe pensato la signora Bandolfi.

Marco continuò il suo racconto in tono basso. Quasi contemporaneamente, la madre di Magda aprì la porta nuovamente e le grida agitate della domestica si fecero risentire.

La donna fece un gesto come per indicare di  essere seguita .La signora prese un fazzoletto e lo porse all’inserviente e dopo pregò Magda di preparare un bella tazza di latte e caffè.

Intanto la donna cercava di calmarla come meglio poteva e assicurava che l’avrebbe aiutata finanziariamente aumentando lo stipendio già per se congruo.

Poi si rivolse a Marco e lo spinse in salotto.

“ Marco” disse la donna

 “..Mi dispiace che sia accaduto tutto questo, ma vedi questa donna è sempre stata con noi, in pratica è cresciuta con i miei figli, credo non sia mai stata così in difficoltà come lo è adesso.Molte volte abbiamo cercato io e mio marito a rinunciare al suo servizio e che l’avremmo aiutata lo stesso .”

Marco intanto stava lentamente dimenticandosi dei suoi guai quotidiani per immergersi in quelli nuovi.

“ Bene!” continuò la madre della sua ragazza “ci sarebbe un nuovo problema,bisogna che tu convinca Magda  a fare  qualcosa ,del doposcuola ad esempio! Magda  in quest’ultimo periodo si è troppo chiusa in se stessa, isolandosi così annulla se stessa, la sua cultura. ”

“ Mi scusi ..ma perché proprio del doposcuola?”

“ Vedi....Marco potrebbe iniziare con i bambini di Giovanna e dopo continuare con altri..”

“Ho capito!…signora Bandolfi ma non so se riuscirò a convincerla!”
“Provaci!. .conto su di te!”

                                                                         

Dopo quella lunga sera ne seguirono altre. I due ragazzi ripresero ad uscire nuovamente, non accadde più di parlare degli strani eventi che avevano interessato Marco.

Magda intanto si era convinta a fare del doposcuola a dei bambini inclusi quelli di Giovanna.

 

Una sera più tranquilla delle altre Magda spense il televisore e chiese a Marco se qualcuno di quei loschi individui si fosse fatto più  risentire.

Marco non parve per niente sorpreso da quella domanda quasi a bruciapelo, e si liberò da quell’atmosfera apatica, e dopo aver fatto un grande sospiro, disse:” Magda purtroppo  si sono fatti vivi ancora!…”

 “ Ma perché!..”

Lo interruppe irritata Magda.

Perché non ti lasciano in pace?,Tu non ne sai niente di quella storia vero? ..non capisco.. perché…Oh!.. mio Dio!”

“Basta!.Calmati!  Ti prego Magda! Devi sapere che  quel dannato pomeriggio dalla finestra io vidi anche un’ombra scappare via, loro credono che io abbia riconosciuto qualcuno.”

“Ma tu,l’ hai riconosciuta?”

Un lungo silenzio riempì la stanza da pranzo. Poi Marco disse:” Si io ho riconosciuto chi era! Ho visto bene chi era quella persona in viso e sarei in grado di riconoscerla anche ora,si tratta di una donna.”

“ Di…una.  .donna?”

“ Si!,di una donna!,mi hanno offerto del denaro sporco per  non raccontare nulla alla Polizia…mi hanno dato cinque giorni per decidere.”

 Marco si strinse nelle spalle, affondò la testa fra le mani e proseguì dicendo :”Oh!no, io non voglio quei soldi!,chissà da quali loschi intrallazzi vengono,droga,prostituzione,contrabbando,io non so..”

“Sssssssssss! potrebbero sentirti di la in camera e immaginare chissà che cosa!”

In tono grave Marco disse:  “ Ma non potrebbero  immaginare nulla di più  grave  di quello che sta realmente accadendo!credo di essere caduto in una ragnatela  la loro ragnatela tessuta con troppa cura per un novellino come me….”

 

Quegli eventi a Catania , aveva turbato notevolmente Marco. Cosa gli restava da fare? Era evidentemente più logico abbandonare l’ idea di riferire tutto alla polizia. Analizzando bene la questione Marco ne dedusse che quei tipi avrebbero sicuramente avuto il coraggio di infierire su di lui o sulla ragazza, quella era gente senza scrupoli.

Apparve evidente l’idea di abbandonare la città il più presto possibile. Una sera puntualmente si rifecero risentire.

Marco con aria spavalda disse: “Io non sono siciliano e non voglio saper di quello che combinate! Io me ne vado via da qui non perché mi fate paura voi ma semplicemente perché ho finito la vacanza. Voi non mi fate nessuna paura!. ricordate io non ho visto veramente niente !”

I delinquenti rimasero un po’ sorpresi dall’improvvisa reazione del giovane abituato a non rispondere quasi mai, tuttavia intimarono nuovamente  una richiesta perentoria.

..Stai attento! Attentissimo!perché la posta in gioco alta è! Se davvero fai come dici,.sei l’uomo più fortunato di questo mondo!capito? ma se non lo fai.. clic!” L’uomo completò la frase con un gesto  tipico siciliano; si fece passare un pollice lungo il proprio collo in segno di futura decapitazione dello sventurato.

 

Detto ciò, i due lo lasciarono e sembrarono essere scomparsi dalla vista quando uno dei due lo sorprese alle spalle per dirgli:” Peccato che te ne vai proprio quando incominciavi a diventare –fitusu- (cattivo) come noi!…peccato è”

Questa volta se ne andarono davvero e lasciarono Marco con tristi pensieri.

Adesso avrebbe alloggiato in una pensione vicino a casa di Magda. In tutto erano trascorsi solo venticinque giorni dal suo arrivo in Sicilia, ma sembravano una eternità!..


 

 

 

La permanenza di Marco sarebbe dovuta prolungarsi perché loro, i due fidanzati avevano deciso di sposarsi e, allora ,quale migliore opportunità di quella di sposarsi subito , approfittando della permanenza di Marco?

Ovunque occorreva un loro parere ,una loro firma, erano giorni davvero indaffarati ma poco prima del giorno delle nozze furono coinvolti in una faccenda che li avrebbe turbati.

Entrambi erano amanti della follia e delle avventure e presto si sarebbero cacciati in un grosso guaio.

Avevano deciso  infatti di esplorare un vecchio rudere , perché il nonno della ragazza aveva raccontato loro delle strani fatti che accadevano in quel misterioso posto……..

Era un pomeriggio di agosto,   ebbero l’idea di recarsi nei pressi di un antico castello.

Partirono con la loro decappottabile rossa. Durante il tragitto Magda pensò di sintonizzarsi su  varie frequenze locali ma  per tutto il tempo si udirono solo ronzii .

Lessero un cartello.

 

 – chi si accinge a valicare questo passo rimarrà folgorato e inizierà il conteggio al rovescio.

 

Magda dopo aver letto e rabbrividì, entrambi non compresero molto quel messaggio  ma un  leggero dubbio li sfiorò .

“Marco!che significa quella scritta secondo te?quella parola ..conteggio?” disse la ragazza .

“ Mah!…sarà stato scritto apposta per far paura a persone impressionabile come te!” o

La stradina stretta dava accesso ad uno slargo prominente, ma allo spiazzo seguì una curva più scoscesa e nascosta delle altre.

Si fermarono un attimo per rendersi conto di dove stavano andando a finire e…ai loro occhi apparve una stretta dorsale che s’incurvava in un grande abisso,e lo scenario impressionò molto i due ragazzi che tentarono di proseguire più in fretta possibile;ritornarono nel piazzale e intravidero un’altra scritta fra le fitte erbacce.

 

Ai lati del piazzale c’era uno stagno fatto per lo più da poca acqua;le erbe melmose che ricoprivano il cartello furono mosse da Marco,e i due ragazzi si avvicinarono per leggere la scritta, ma man mano che proseguivano, il terreno era sempre più umido .Marco strinse accanto a sé la ragazza ed insieme lessero il cartello sgualcito dal tempo.

 

 

-già è iniziato il vostro conteggio al rovescio…d’ora innanzi i passi saranno incerti…niente più messaggi ..se non oltraggi dai tanti passaggi…o straniero che valichi ancora sei in tempo per scappare!… 


 

 

 

 

 

L’ultima scritta fu incomprensibile ;di quali passaggi si intendeva nel cartello? Solamente proseguendo avrebbero forse scoperto il segreto, oppure sarebbe stato il tutto uno stupido scherzo inscenato da chissà chi, forse qualcuno che si divertiva a fare scherzi idioti.

Marco disse “ Magda ,che ne sai te di questi passaggi ,tuo nonno te ne ha mai parlato?”

“si!. mio nonno ha accennato a dei passaggi, ma no ricordo bene, sai la cosa non mi sembrava interessante,  saprei…”

la ragazza tacque un istante per ricordare meglio, mentre Marco la guardava insistentemente.

“ah!. .si!...ricordo, mi disse che tra una camera e l’altra vi sono dei passaggi segreti. ma questi passaggi esistono in tutti i castelli, non vedo cosa ci sia di strano! Comunque ,il nonno diceva che la maggior parte di questi passaggi sono di stretto accesso e sono stati creati per sviare le persone e per rinchiudervi gli indesiderati!……

Marco aveva ascoltato il tutto seriamente ed aveva concluso dicendo:” Bene! Tesoro, bisogna fare attenzione perché nessuno sa che siamo qui!sarebbe bene andare subito via eh?. La ragazza disse che forse sarebbe stato meglio tornare con degli amici.

Ma la curiosità di vedere almeno il castello da vicino fu tale da sospingere i due ragazzi ad avventurarsi ancora un po’ e con il pretesto scusante di fare solo delle  foto, proseguirono sino al ponte levatoio.

 Marco interruppe la ragazza che intonava una canzoncina e disse :

“Oh!. .no!… ,guarda cos’è quella cosa sotto il ponte?”

“Cosa c’è ?” rispose la ragazza con tono giovale, ma si bloccò immediatamente .

Avevano scorto delle ossa decalcificate ma per alcuni tratti erano interi.

 

Chissà come era finite laggiù!   Di chi erano ? oppure chi le aveva messe lì ? forse per fare qualche scherzo idiota? O forse erano di qualche mucca che pascolava lì nei pressi.

Domande senza risposta ma che fecero allontanare dei due ragazzi che dissero  quasi coro:

“ Andiamo via di qua!.. questo posto è un po’ strano!”

Corsero  verso la macchina, partirono velocemente e rifecero la stradina stretta. Ad ogni chilometro che si lasciavano alle spalle si sentivano risollevati.

Arrivarono a casa e cercarono di non pensare più all’evento ma erano accadute delle strane cose per non pensarci su almeno un po’ad esempio la musica che  era letteralmente scomparsa dalla sintonia abituale.

 

 Il giorno successivo due ragazzi fecero sviluppare le foto di quel rullino e rimasero sorpresi dopo nel constare che proprio le foto scattate sul ponte levatoio non erano state sviluppate.. Marco chiese delle spiegazioni al fotografo che di per sé sembrava già un tipo strambo.

Il fotografo rispose che non le aveva incluse nel prezzo perché a dir suo erano state scattate in modo sfuocato. 

I ragazzi tuttavia, vollero vedere le foto. Riguardandoli   notarono l’ombra del castello, ma accanto al ponte levatoio vi era sovrapposta un'altra ombra biancastra, simile ad un uomo ricurvo su di un bastone. Fecero rifare nuovamente le foto ma il risultato fu identico  Il fotografo si stupiva di come  ciò potesse accadere, ed ammetteva che forse si erano sovrapposte altre immagini.


 

 

 

 

 I due ragazzi ritornarono a casa confusi. Decisero fermamente che non avrebbero più pensato a quella storia, anche se,trascorso qualche giorno ,a Magda venne in mente di ritornare nel castello ,ma questa volta con degli amici.

 

Fabio era un giovanotto né bello e né brutto,era  il migliore amico di Magda. Carla era la  moglie di Fabio .

Clarissa era la più allegra del gruppo, amava essere sempre al centro dell’attenzione ma era simpatica.

Infatti tutte le volte che si usciva in comitiva  non c’era minuto che non si sentisse echeggiare la sua voce squillante da “Trombetta” . Questo era il nomignolo che le avevano affibbiato gli amici.

Il più dolce e malinconico era Alessandro, amava starsene tutto solo con la chitarra che lo accompagnava ovunque  andasse. La sua dolce metà si chiamava Paola.

 Franco era specializzato nelle scampagnate,infatti, sceglieva con cura i posti e tutto andava sempre alla perfezione,ma un elemento che invece sottovalutava era l’eccessiva fiducia  che nutriva nella collaborazione altrui. Lei lo coccolava in tutto e per tutto. In un certo senso Franco assomigliava a Marco perché a volte egli voleva l’approvazione di tutti .

 

Adesso, insieme agli amici, Magda si distraeva e ritornava a sorridere alla vita;   però pochi mesi prima di conoscere Marco aveva avuto una violenta  crisi esistenziale.


 

 

 

 

CAP VII

 

 

 

 

 La natura complessa di Magda   l’aveva sempre fatta soffrire tanto, ma era sempre riuscita a superare tutte le avversità. Uno dei maggiori pregi era quello di saper mantenere sempre ben saldi i nervi, come in una morsa di acciaio.

Purtroppo come spesso può accadere, si arriva al punto di cedere e si sfiora l’esaurimento nervoso. Quello che interessò la ragazza fu definita dal dottore curante depressione  psico - fisica.

Magda attraversò un brutto periodo di apatia generale. Dentro l’anima era inconsciamente bloccata ,provava la netta sensazione di essere come svuotata.Fu un’impresa ardua scoprire quello che era alla base di tutto! Il medico era stato messo al corrente di tutte le vicende più importanti  che avevano colpito la ragazza, e concluse che si trattava di accentuata sensibilità.

I genitori di Magda conoscevano perfettamente le ansie di Magda e le ragioni del suo dramma, tanto da crearsi un senso di colpa anche loro. Le loro perenni incertezze decisionali,le continue  debolezze esistenziali riversate loro malgrado addosso ai figli .Questo determinava  notevoli crisi nella ragazza.

 Magda aveva sempre trascorso una vita piena di inquietudini, che le scaturivano maggiormente dalla non accettazione di vivere in un mondo insensibile ai grandi temi di pace universale ma la tristezza maggiore le scaturiva dal fatto di essere stata allontanata, suo malgrado, dal suo unico fratello. Adesso il suo imminente matrimonio  aveva ulteriormente scosso la ragazza.

Un’altra beffa del destino per Magda fu anche la bocciatura agli esami di Stato della scuola Magistrale.

 

Questo periodo di crisi durò due lunghi anni e l’idea di fare un viaggio fu davvero salutare per la ragazza. L’idea di sposare Marco  non parve avventata ai genitori di Magda.

I dubbi , qualora ve ne fossero stati  e viste le continue  incertezze prerogative peculiari innate in loro ,sarebbero sempre rimasti un tasto delicato,  e forse sarebbe stato meglio non  manifestarli   mai  a pieno. Ripercuotere insieme alla ragazza le  varie tappe di indecisioni che frullavano nel loro capo risultavano sicuramente deleterie e ben lontane da saggi consigli..

.

 

 

CAP VIII 

 

 

 I ragazzi  tutti insieme  partirono per alla scoperta del castello,partirono di buon ora e con tre macchine.

Marco e  Magda  avrebbero portato con loro” Trombetta”.

Il castello era sempre lì e pareva aspettarli. Decisero di entrare dal portone centrale ma lo trovarono sbarrato dall’interno, e qualcuno pensò di entrare da una finestra.

 I maschi  furono i primi e, taciturni ,si diressero verso l’interno. L persiane chiuse furono prontamente aperte .Trascorse del tempo prima che riuscissero a comunicare con le ragazze e allora “trombetta” fece sentire la sua voce squillante!:” Ehi!  Brutti randagi, vi volete decidere a venire fuori?” un silenzio di tomba echeggiava nell’aria.Ad un tratto, il portone si aprì lentamente,le ragazze ebbero paura nel costatare che non era stato nessuno ad aprirlo.

“Niente paura ,donne! Sono i soliti maialini che amano sguazzare nel fango della stupidaggine!…..”, I  maschi  uscirono in segno di finta reverenza ,sghignazzando palesemente perché era fallito il  loro tentativo di fare spaventare le ragazze.

All’interno tutto sembrava evocare periodi ottocenteschi di fati illustri; le belle  e antiche poltrone tuttavia scolorite e sciupate dal tempo ,i  grandi quadri stramazzati dai muri e di cui era rimasto solo il segno, tende barocche strappate e a ciondoloni, polvere dappertutto.

 Marco fece un discorso .

“ Amici cari,siamo qui riuniti in missione speciale…”
“Ma che missione!, dai!”

“…dicevo zitti,adesso io propongo di dividerci,io e Magda andremo da quella parte e così visiteremo… tutta l’ala sinistra del castello,voi proseguirete per la parte destra…”

“ Eh! No!, voi volete imboscarvi non è vero,eh piccioni…”

“ Ma no,cosa avete capito,noi scopriremo quanto più materiale possibile e dopo ci ritroveremo con voi qui all’ora di pranzo.”

“ che ora è l’ora di pranzo per voi?”

“ l’una” disse Marco.

“ bene!,.allora andiamo,via donnine!..”

“ state attenti perché qui succedono delle strane cose…”

nessuno volle credere alle ultime parole di Marco e tutti se ne andarono ridendo e scherzando come era loro abitudine fare.

Quando non udirono più le voci dei loro amici Marco guardò in faccia Magda . La ragazza disse :” perché li  hai lasciati andare,via? non avevamo deciso di  venire qua ed esplorare tutti insieme questo posto?”

“Si!. Venire tutti insieme, ma nessuno aveva mai detto di esplorarlo insieme,dai vieni qua ho in mente di esplorare cose ben più interessanti!….”

“ Ma !..Marco!…cosa fai! ti viene quella strana luce negli occhi quando vuoi  no!non ci provare

Magda non terminò nemmeno la frase che lui gli si scaraventò addosso.

“ Smettila! Smettila,vuoi litigare? e di una lite da non vedersi mai più?”

“ Ma pulcino mio!perché dici queste cose tremende io..”

“ tu vuoi approfittarti di me,non è vero?”
Marco si fece scuro in volto e in tono serio disse: “ Ma cosa hai capito,io volevo soltanto rimanere qui e lasciare che loro facessero il giro del castello da soli, cosa vuoi scoprire in questo vecchio rudere! cosa c’è tanto di male?”

“ Oh!…Marco!”

 “ Basta così! hai dimostrato di non avere avuto fiducia in me!e ne sono davvero dispiaciuto, credevo che tu avessi compreso ormai che io ti rispetto,io non alzerei mai un dito su di te se non fossi tu a non volerlo,io ma come puoi pensare che ti avrei condotta in un posto così squallido “per fare certe”, cose come le chiami tu…”

“ Marco scusami, io, noi donne di paese dell’entroterra siamo un po’ abituate in modo diverso di tuoi amici di Catania, vedi anche tu sei libero come loro io, mi dispiace fare questi discorsi proprio oggi che doveva essere una bella gita”.

“No!,.non ha più nessuna importanza più la gita per me sei importante tu e questo è valso per capire  che te sei  impenetrabile nei tuoi sentimenti, così complicata, mi dispiace sapere che con me, stai così in ansia…”

  Oh! no! ..non sto in ansia. Marco io con te ci sto bene, ma che centra questo. Dio mio ,che confusione stiamo facendo,sarà questo posto!”

Marco sorrise e la strinse a sé.

Decisero di proseguire per attuare la loro iniziale idea di esplorazione e s’inoltrarono fra le camere semi- buie, di tanto in tanto aprivano delle finestre per fare luce e per respirare dell’aria pulita. Raggiunsero un grande salone ma ne seguì anche un altro e Marco notò che cambiava solo il colore delle persiane, per il resto erano simili.

“ Guarda Marco! C’è un corridoio qui!”

 Non ebbe il tempo di proseguire che la porta da dietro si chiuse velocemente alle loro spalle. Come era successa una cosa del genere?

Marco cercò di aprirla, ma appariva serrata. In fondo al corridoio passava dell’aria da una stretta insenatura, allora uscirono da un’altra porta e si diressero verso un salone che conduceva dall’altra parte del corridoio. Marco si sedette per un po’ e cercò di pensare. “Ma si! .”esclamò   Marco in un impeto di gioia.

“ Ma come ho fatto a non pensarci prima?”


 

 

 

“ Marco dove vai!vieni qui..”

“ Non temere piccola arrivo, subito”

“Marco entrò nuovamente dentro al corridoio e puntualmente la porta si rinchiuse, Magda chiamava disperata marco e la udiva da dietro il corridoio, ma ecco che ricomparve dalla stessa strada che avevano fatto prima, ovvero riaprì la porta miracolosamente !.

Magda non credeva ai suoi occhi:” come hai fatto!”
“ Semplice!,ho scoperto come si apriva e chiudeva da sola !, vieni e vedrai anche tu!..”

“ Nemmeno per sogno io non vengo più lì dentro!::”

“Ok!, te lo spiego da qui! come avevo intuito anche prima questa porta risponde ad un semplice ingranaggio di pressione , ma molto resistente nei secoli a quanto pare

“ Non capisco Marco!”

“ …dopo tre passi, ponendo la pressione del corpo sul terzo gradino, dopo circa tre passi, scatta il meccanismo che fa rinchiudere le porte velocemente geniale non trovi?”.

Raggiunsero un altro corridoio, e notarono dei libri su degli antichi scaffali.

I due ragazzi  ne mossero parecchi e dietro ad uno di essi vi trovarono una maniglia. Marco la mosse e… “Ah!no…no….” gridò la ragazza.

“Cosa c’è!” disse Marco allarmato, un violento pallore invase il volto di entrambi  ,terribilmente da una incavatura della parete era saltato fuori uno scheletro, ridotto in pezzettini.

Si allontanarono in fretta e si diressero verso il giardino. Marco pensava a cosa sarebbe potuto servire,  in tempi passati ,un così stupido scherzo,a divertire la collegiata?gli amici del padrone del castello o era davvero morto qualcuno lì dentro ?…..

Rientrarono e ritrovarono altri scaffali ma evitarono di manipolarli. Manipolarono invece dei quadretti e proprio mentre Magda cercava di sfiorarne uno la parete su cui appoggiavano i gomiti fece un veloce giro intorno se stessa e li portò dentro ad un stretto cunicolo.

Accidenti, stavolta siamo nei guai pensarono in coro, una volta era andata bene ma la seconda chi poteva dirlo?.

Tutti e due erano finiti lì, come era successo? Probabilmente tutti e due si trovavano nello stesso semicerchio di azione.

Il cunicolo era stranamente illuminato! I raggi del sole penetravano con insistenza. Dapprima non capirono bene da dove venisse ciò,ma più tardi scoprirono che, sotto lo strato di rocce che fungeva da soffitto, uno spiraglio era ricoperto di vetro.

Immaginarono che dietro vi doveva essere una grotta o comunque una cavità.

Passò del tempo e i due ragazzi non erano ancora riusciti a trovare una soluzione.

 

Capirono che lo scherzo di visitare il castello era terminato.Il cunicolo era lungo e meditarono se fosse stato il caso di attraversarlo...

Marco disse in tono poco calmo: “ Io non ho di paura, e tu?”
“OH! Nemmeno io ho paura, però perché ti trema la voce?”

“ sarà l’effetto del posto!..”

“ Oh!….Marco che si fa io…”

“ Per favore,niente panico!troveremo una soluzione!”


 

 

 

Marco si rannicchiò in un angolo del cunicolo e si protese in atteggiamento riflessivo

“Marco..io”

“Ssssssssss!…lasciami pensare!”.

 

 

Intanto i loro amici avevano stranamente seguito un destino simile a quello dei due ragazzi. “ trombetta” aveva avuto l’eccitante idea di toccare vari bottoni e maniglie arrugginite, ma mentre manipolava esclamava:” Ma che razza di castello è questo?,se non funziona nulla che palle!, ehi! guardate qui!”. Aveva notato un passaggio molto stretto, formato da due travi, nascosto dietro il camino. Nella foga di manipolare tutto, qualcosa doveva aver funzionato perché aveva scovato quel nascondiglio segreto.

Intanto era sopraggiunto Fabio, con la sua aria di eterno esploratore, disse: “Trombetta”, hai trovato qualcosa,fai  vedere,bellissimo dobbiamo esplorarlo subito!:”

Alessandro, il più previdente aveva ascoltato tutto in disparte e a sua volta disse: “ Sentite un po’ voi due, senza dubbio deve essere bellissimo esplorare quel passaggio, ma non avete pensato minimamente che potrebbe essere pericoloso!”
“OH! non fare il guastafeste!. ascolta la tua “ Trombetta” ci divertiremo un mondo se entreremo li dentro,dai vieni anche tu. “Trombetta” chiamò all’adunata tutti e si precipitò dentro il passaggio.

La forza dell’avventura ,si sa è contagiosa ma una volta  superati dopo aver attraversato i primi gradini del passaggio e dato il tempo di passarla tutti il passaggio si bloccò, una pesantissima lastra di acciaio cadde  al suolo violentemente,un tonfo secco  sollevò molta polvere che fece starnutire tutti. Dopo alcuni secondi, si udì un altro rumore, meno forte,  si doveva trattare del caminetto che si rimetteva a posto.
Tutti compresero nello stesso istante la serietà del problema.

“ Ehi!.. niente panico!,non servirebbe a niente!” gridò Franco.

“ Oh!…Mio Dio! ”

“ Come faremo!”

“Siamo in trappola!”

“Silenzio!basta così,l’importante è mantenere la calma!..”

 Tutti gli amici avevano avuto nella stessa sorte di Marco e Magda. Si trovavano intrappolati , probabilmente nello stesso modo in cui erano coinvolti anche loro, forse c’era lo stesso meccanismo  puerile che  avrebbe permesso loro di uscire da lì, ma nessuno  sapeva  come sarebbe stato  il loro futuro, siccome ognuno imprecava scongiuri, inveiva contro trombetta, l’autrice di tutto, pregava tutti i santi che conosceva, insomma ognuno era solo insieme agli altri.

A sbloccare la situazione fu come sempre Franco che disse:” Con calma riusciremo a trovare una soluzione. Dannazione ! deve esserci un modo per uscire fuori di qui!.. lo troverò!... State calmi ,per favore!”  .

 

Con aria timorosa Sonia e Paola davano segni di cedimento. Stavano accasciate al suolo in preda allo sconforto, e immobili, guardavano le pareti e il soffitto.

Fabio contemplava silenzioso le pareti e palpava con metodo i sassi più sporgenti.

Forse- pensò Franco- qualche idea sarebbe  venuta a lui!.

Alessandro batteva il pugno nervosamente sul pavimento e trasmetteva il suo disagio -um!- pensò  Franco da lui, il poeta, poco ci si poteva aspettare!..-               

Carla cercava di riflettere e aveva lo sguardo fisso in alto.

Adesso erano tutti coinvolti in quella vicenda e ognuno di loro avrebbe dato qualunque cosa pur di uscire da lì.


 

 

 

Intanto il tempo trascorreva lentamente e aveva nella sua azione corrosiva cancellato i bei pensieri allegri nelle teste di ognuno di loro, adesso cedeva il posto a quelli pieni di angoscia, misti di rabbia e paura.

L’attesa ,si sa, è snervante per tutti. Il primo ad esplodere fu Alessandro, ma nessuno se ne preoccupò  conoscendo il suo carattere irascibile.

“ Io vorrei saper come ho fatto a cacciarmi in un pasticcio così grande, ma chi me lo ha fatto fare!stavo così bene nella mia tranquilla città…”

“ Ma che dici!?”  Ribatté Carla,ma se ti lamenti sempre che la tua città ti logora i nervi! che hai bisogno di tranquillità,magari, in un paese, dicevi tu!”

“ Che bella idea!quella di venire qui!, vedrai ci divertiremo! Un mondo! Dicevano quei due matti di marco e Magda, già ma adesso dove saranno loro?.

Le ultime parole resero tutti molto nervosi, pensarono ai loro amici, chissà se si sarebbero più rivisti. Alessandro era riuscito in pieno a contagiare  la sua irascibilità.

Fabio distolse lo sguardo dal soffitto; Sonia e Paola si scambiarono un’occhiata  di conforto mentre Franco incominciava a  perlustrare il cunicolo.

Ognuno di loro era immerso nei suoi pensieri.

 

Ognuno di loro era immerso nei suoi pensieri. Ognuno di loro ripensava a fatti ed avvenimenti antecedenti a questo evento, ma tutto appariva  al confronto quasi banale.

 

Ad un passo dall’addio alla vita, avevano preso coscienza della inutilità delle sue tristezze .

L’intervento impulsivo di trombetta fece distogliere tutti dai loro pensieri.

 

“Ascoltate amici ,io mi assumo tutta la responsabilità poiché la colpa è stata per lo più mia, io mi voglio sacrificare per il bene di tutti…”

“ Sentiamo cosa vorresti fare ancora, pasticciona?” gli gridò arrabbiato Alessandro.

“Smettila! Alessandro ! sei intrattabile!” disse Carla.

“.. allora.” Riprese a dire Clarissa ovvero trombetta   “……io voglio proseguire per il cunicolo.. sicuramente dovrà avere uno sbocco,dopo tornerò e “

“Basta!. .con questa scemenza!..” disse in tono autoritario Franco.

“ Non devi assolutamente sentirti in colpa per quello che è successo! Siamo tutti maggiorenni e vaccinati, e poi non servirebbe a nessuno separarci adesso,meno male che siamo tutti insieme,questo castello deve essere grandissimo, pensate ad esempio, a Marco e Magda se loro potessero sentire le nostre voci, chissà dove sono adesso,  ma  adesso è bene proseguire tutti insieme.”
 Detto ciò le sue parole ebbero l’effetto di un toccasana per tutti. Franco infatti era stato l’unico che per tutto il tempo non aveva dato cenno di paure o altri panici. 

 

Intanto Carla stava escogitando una idea che presto avrebbe reso pubblica.

“Niente paura!,ragazzi! Fra poco usciremo da qui, ho un’idea!”

“Attenti!  rispose Fabio con il suo abituale tono equilibrato.

“ Le idee di Carla fanno tremare anche le tombe.”

“ Oh! non dire queste cose, questo posto mi fa paura,sembra davvero una tomba!”,

disse preoccupata Clarissa.

“Ma guarda la nostra paladina che ha paura! Roba da non credere!”

 disse ironico Fabio.

Carla si accomodò su di un sasso e iniziò  comporre la sua tesi.


 

 

“ Ascoltatelo! Io credo che questo posto sia molto antico, ma non tanto da non poter scoprire quali sistemi adoperavano nel costruire tali espedienti come questo del sottopassaggio, queste porte che si serrano all’improvviso!,allora noi dobbiamo trovare il giusto suggerimento!”

“ Va bene!.. basta con questa filosofia! Vai al sodo!” disse Alessandro.

“OK! Sarò concisa! Io credo che ai lati di queste pietre che fanno da sostegno alla lastra che ci ha bloccati ci siano degli ingranaggi, sicuramente saranno elementari,tutto sta nell’ individuarli!”

“ io invece penso che tu cara Carla,hai visto troppi film di fantascienza e che ti sogni ovunque dei macchinari e.. “ diceva Alessandro.

“ Zitto!..” disse ribatte Franco. “non capisci! Carla ha ragione,la sua idea è giusta, si potrebbe scavare lungo le pareti della lastra e scovare  questi ingranaggi e scovare delle catene e che so io, che hanno fatto scivolare la lastra!”

“ già! ,ma con che cosa scaviamo?” disse ironico Alessandro, che ormai non credeva che ad un miracolo.

“… ma con delle pietre,caro!” rispose altrettanto ironica Carla.

“ …certo! proseguì Fabio”….non vedete delle pietre in quell’angolo?. Ognuno ne prenda uno e inizi a battere con forza sulla parete,forza!..”

 tutti si alzarono, finalmente qualcuno aveva una idea operosa.

 Con entusiasmo rinnovato aderirono tutti all’impresa.

 Ben presto si sarebbero accorti che le loro fatiche li avrebbe ricompensati.

.

 

 

 

Marco e Magda, intanto, avevano trascorso parecchie ore sulla soglia del passaggio segreto. Marco aveva più volte pensato di tornare indietro. Tuttavia  pressato dalle continue insistenze di Magda,  decise di  proseguire.

Attraversarono adagio in gran parte il cunicolo  , che era in gran parte umido e viscido ,e i due ragazzi non si appoggiarono ai lati.

Raggiunsero uno spiano. Tutto il tragitto era stato illuminato da una luce debole che filtrava da quella piccola apertura sopra la roccia. Era una apertura semi- nascosta e, a tratti ,si scorgeva in fondo al cunicolo .

Lo spiano però  terminò ed il soffitto era un contorcersi di rocce che si  diradavano lasciando liberi dei piccoli spiragli di luce. Il sole ben presto sarebbe tramontato e i giovani sarebbero rimasti nel buio più completo .

 La sera infatti sopraggiunse e con sé aveva coperto il castello con il suo oscuro mantello.

Marco aveva notato un particolare durante il percorso e lasciò sola la ragazza e sparì per pochi minuti.

Nel frattempo Magda aveva trattenuto il respiro e aveva scacciato via i brutti pensieri.

Dopo poco una luce fioca s’intravide in lontananza. La ragazza ebbe paura e lanciò un urlo.

“ Tranquilla!..sono io! “

Marco stava arrivando con un lume antico in mano e una torcia rudimentale. Aveva già acceso il lume antico in mano e si accingeva ad ispezionare la torcia.

“Ma,.ma come hai fatto a trovare questi lumi?”

“ Cara,questi li ho trovati lungo la parete, se tu avessi fatto più attenzione all’ambiente che attraversavi invece di avere costantemente paura, avresti notato anche tu..queste cose!”

“ Oh!…ma è fantastico!”

 

 

“ Bene!.. per il momento avremo  un po’ di luce per la notte!”
la ragazza si strinse a Marco e pian piano si sussurrarono dolcissime parole d’amore.

 Il lume dava un’aria romantica all’ambiente e ,se  non fosse stato per il brutto guaio in  cui si erano cacciati, tutto sarebbe stato meraviglioso.


 

 

 

 

 

Il tempo che avevano trascorso tutti i ragazzi dentro quel castello fu di un giorno e di una  notte.

I ragazzi pensarono  spesso ai loro familiari che li attendevano con ansia.

Già ma come fare per avvisarli? Nessuno sapeva bene dove si sarebbero recati il giorno della partenza. Nessuno, eccetto un amico di Clarissa, ma quel ragazzo come avrebbe potuto aiutare i loro familiari?. A meno che  la sorte non fosse venuta incontro loro.

 Chi non crede nel destino, spesso ,per eventi strani della sorte può cambiare  idea.

Spesso accadono fatti che nessuno è in grado di spiegare. Il destino è come il tempo, non puoi fare niente per cambiarlo!

 Accadde quindi che Clarissa era attesa per l’indomani dal suo amico Filiberto per avere conferma di una eventuale gita al mare.

 

Quando il giovane comprese che l’amica era scomparsa  avvertì i genitori. Insieme cercarono poi una soluzione.La necessità , a volte, aguzza l’ingegno e allora Filiberto si ricordò di una dedica fatta da Magda sul suo diario, per fortuna c’era anche il numero di telefono di Magda.

Da lì il passo fu breve.

 Telefonando a  casa della ragazza appresero  immediatamente la  notizia della loro scomparsa .Si diedero appuntamento a casa Bandolfi. Dopo aver discusso sul da farsi  intuirono dalle parole del nonno della ragazza che forse i ragazzi erano andati a visitare il castello abbandonato.Decisero in coro  di recarsi  tutti al più presto al vecchio rudere.

 


 

 

 

 

 

CAP IX

 

 

 

Il progetto di Carla si era attuato,aveva avuto ragione lei, dietro alle pareti vi erano degli ingranaggi, purtroppo erano corrosi dal tempo.

“Eih!  Accidenti.. li abbiamo scovati finalmente!. .però sono corrosi!” disse Fabio.

“Si!.. ma cerchiamo di smuoverli!”  rispose Carla.

“ Ecco! ci siamo! la catena si muove !si muove..”, riprese a dire Fabio.

“ Bravo!….bravo,oh! no! si blocca”

“ Venite tutti qua!…vedete? facendo scorrere questa catena si muove questa ruota,venite dobbiamo fare leva su di essa!” disse Fabio.

“ No!…non c’è la faremo mai!” gridava isterico Alessandro.

Intanto le ore trascorrevano lente, ma inesorabili. Sonia aveva portato con sé dei panini, nello zaino che portava sovente dietro le spalle. I panini erano solamente quattro e loro erano sette, decisero di dividerli

in parti uguali.

Stranamente immersi nel problema ,nessuno volle accettare nulla, ma dopo si resero conto che forse sarebbe stato meglio mangiare quel poco che avevano.

Dopo si ributtarono a capofitto alla risoluzione degli ingranaggi.

“Guardate!..” disse Paola

“…vedete si muove qualcosa!…ho trovato un sistema per far scorrere il rullo!.. vedete ho introdotto questa limetta delle unghie!”

L’idea si rivelò efficace, ma si procedeva a rilento. Inoltre l’umidità del luogo ,e il tempo rendevano poco efficace ogni tentativo. La soluzione, tuttavia ,di far roteare il rullo apparve vana. Dovevano escogitare qualcos’altro. Ancora una volta la soluzione di tutto apparve chiara a Franco.

“ Ascoltate ,avrei un’idea, dall’altra parte della parete ho notato delle macchie di umido, credo che ,se si ci riuscisse a trapassare il muro, arriveremmo ben presto all’ingranaggio senza fatica!”

 “ giusto!…e in tal modo potremo sollevare quella dannata lastra di ferro!” disse Paola.

“ Accidenti! Sembra una bella idea,ma come abbiamo fatto a non capirlo prima?”,disse Alessandro.

“ Ah!..si!..e allora come mai non ci hai pensato prima?”. Il tono di Alessandro era decisamente agitato e sprezzante.

“ Basta!…Basta!voi due smettetela di litigare. Pensiamo a rompere tutto allora!”

Paola allentò la tensione. Era ormai evidente che la sopportazione era agli estremi e che il nervosismo si accentuava..

Scavarono tutti con le mani, con i piedi , con le pietre, con tutto quello che poteva essere di aiuto. Dopo qualche ora qualcuno gridò:

“ Uuuuuuuuaaaaaauuuuuu!……….”


 

C’è l’abbiamo fatta!……..” gridarono in coro le ragazze.

Sonia e Paola premevano con Franco per rompere la ruota centrale del sistema, , adesso c’erano riusciti ,non restava che un’ultima cosa da fare,cercare di sollevare quella lastra di ferro.

Seguendo il consiglio di Franco si disposero ai quattro lati dell’apertura centrale e iniziarono a sollevare lentamente. Qualcuno sistemò sotto la lastra dei sassi per far  leva .Più leva pensarono. Allora sistemarono altri sassi, la lastra lentamente si mosse.

“Forza!ooooooooooh . Issa!,bene c’è l’ abbiamo quasi fatta.

Ma la forza che occorreva per sollevare la lastra era davvero tanta  e la lastra ripetutamente ebbe il sopravvento ricadendo al suolo minacciosa.

“ Calma!c’è la faremo!ma” diceva Alessandro che adesso vedeva la soluzione un po’ più vicina

“ Calma!ma aspettate un attimo, anche se dovessimo farcela avete dimenticato il camino.”

“ Già,il camino! ma allora come faremo!  ”Disse Sonia.

“ ..non abbiamo risolto nulla o mamma mia”

“ Niente panico,niente panico, fatemi riflettere” . Ripeté  Franco, che intanto aveva in mente un’altra idea.

“..credo che la parete del camino non è molto spessa riusciremo sicuramente a romperla!”

i ragazzi continuarono a cercare di sollevare la lastra , e si resero conto che una persona poteva passare stando sdraiata per terra collocarono più sassi che poterono e iniziarono a battere sulla parete del camino. La lastra  sfidava la forza di gravità e cedeva inesorabilmente dovevano fare in fretta.

Facevano a turno per scavare, ma  cedette all’improvviso segando quasi le gambe del povero Franco che era rimasto intrappolato tra la lastra e il camino. Ma non tutto il male viene per nuocere. Franco accese un cerino e si rese conto della parete in tutta la sua lunghezza e notò anche delle viti ai lati; ma intanto i suoi amici sbraitavano da dietro per riuscire  a risollevare  la lastra. Ci riuscirono e ricacciarono fuori Franco  ridisponendo le leve in modo più sicuro.

Superato lo shock  iniziale batterono con più vigore sulla parete. Il buco che si forò dapprima era molto piccolo ma in un baleno divenne più grande. La gioia fu immensa e una sensazione di rinascita li accompagnò. L’ondata di aria fresca inondò i loro cuori. Per primo fu Franco ad uscire.

Lo seguirono le ragazze e poi i ragazzi; tutti felici ed ansimanti si adagiarono sul pavimento per attraversare il buco, quando toccarono la sala da cui erano ripartiti , sollevati in un coro  di grida di felicità.

Nessuno di loro intanto pensava a Marco e Magda.

Ma dopo un po’ Franco disse: “ Dove saranno Marco e Magda, ci staranno cercando?”

“ cerchiamoli , o forse è meglio non muoversi e chiamare rinforzi, o magari loro sono corsi in paese a cercare aiuto!…”

“ bene!gireremo tutto il castello,e lo rigireremo nuovamente,perché abbiamo il sospetto che forse anche loro sono stati vittima di qualche strano destino; ma per scovare qualche passaggio segreto avrebbero dovuto battere contro tutte le pareti...cosa impossibile,stanchi come erano, allora proposero di riflettere un attimo sul da farsi.

 

 

 

 


La condizione di Marco e Magda restava infelice e apparentemente senza speranza. Marco stava palpando tutte le pareti ed era giunto vicino alla massa che bloccava il loro passaggio.

 Un lampo di genio invase Magda:” che ne dici se bruciassimo tutte le giunte che troveremo ai lati del masso? Speriamo di trovarli di legno. Magda senza saperlo aveva avuto la stessa idea di Carla. P

Provarono a raschiare le pareti e trovarono dei sistemi  d’intreccio rudimentali, ma le giunture non erano assolutamente in legno. Erano in ferro arrugginito!.

Occorreva scoprire quale ruota faceva girare il masso .Marco ebbe un’idea che li vide coinvolti in estremi calcoli matematici. Scoprì che  il centro del cunicolo corrispondeva a tre metri  di distanza dalla porta ,ma risultava difficile calcolare la precisa distanza. Tuttavia doveva esserci qualche altro ingranaggio basilare da scoprire.

Già ma come fare per scoprire di cosa si trattava? .Marco doveva adoperare tutta l’esperienza e l’intelligenza che disponeva per escogitare un sistema.

Magda accennava a sintomi di svenimento , la fame era in agguato. Anche Marco avvertiva i sintomi di fame , ma non palesava nulla.Mentendole infatti, la incoraggiava dicendo che l’organismo umano può resistere  senza mangiare e bere per molti giorni .Magda rispondeva di cosa sarebbe successo se fossero rimasti per più di tre giorni chiusi li dentro.

Marco ribatteva che sarebbe stato felice di morire accanto a lei, il suo unico amore. Il destino tuttavia fu benevolo con loro e  permise loro di  scoprire la parte finale dello stratagemma che avrebbe permesso di uscire.

 

Magda aveva iniziato a tastare le pareti e aveva sentito una scanalatura che si muoveva e che faceva lo stesso sempre contando i tre metri, così facendo proprio mentre Magda non ebbe più il tempo per riferirlo a Marco aveva scovato un sasso che si muoveva delineando un semicerchio Lentamente il masso si spostò.ma contemporaneamente il macigno si bloccò . Cosa era successo? Chi poteva dirlo? .ma stranamente il macigno si era bloccato lasciando uno spazio per far passare i loro  corpi.Marco ebbe delle difficoltà nei vari tentativi, allora ci provò Magda, lei non ne ebbe perché era molto più esile. Il suo seno si compresse contro la parete, e provò una fitta al cuore, il suo bel sedere tondo diventò una lastra di marmo e guizzò fuori lentamente. Magda riuscì a trovare la maniglia che faceva roteare lo scaffale e almeno quella era ben visibile. Uscirono svelti. Lodarono Dio per la buona sorte. Il loro incubo era cessato.

I loro corpi erano stanchi ma felici, e il loro morale era alle stelle, la gioia sfavillò dai loro cuori. Si abbracciarono felicemente.

Fuori c’era il sole ma erano le ore del tardo pomeriggio. Loro  non avevano avuto la forza  di camminare, infatti erano rimasti per lungo tempo fermi. Si accasciarono al suolo e rimasero appisolati l’una nelle braccia dell’altro. A destarli furono proprio i loro amici! Marco udì delle voci: Ma…… questi sono….sono loro!.”

 “ E’ vero! Sono loro!.” Ribatté Magda.

Marco si alzò in fretta e si diresse verso la porta del salone. Davanti a lui si presentarono   Alessandro, Fabio e Franco; sembrava impossibile ed invece era tutto vero. Si abbracciarono commossi.

“ Marco! amico mio!”

“ Amici, miei!..”

“Che gioia rivedervi!”


 

 

Marco e Magda erano usciti poco prima che i loro amici potessero rivederli. Che strana sorte la loro, sarebbero bastati pochi minuti e non si sarebbero potuti vedere.

  Marco disse in tono serio : “ Dove sono le ragazze?”

“ Non preoccuparti, ci siamo divisi , andiamo a raggiungerle!”

Marco e gli amici rifecero lo stesso  tragitto di prima e raccontarono di quello che era loro accaduto. Ma si accorsero di non aver ripercorso la strada giusta, si erano smarriti.

Marco disse “ Ascoltate io non ricordo dove si trova quel salone e nemmeno voi, cosa ne dite di aspettarli qui?”
“ cosa? Ma le ragazze hanno avuto l’ordine tassativo di no muoversi da lì!”

“ certo!ma io conosco una certa Trombetta che farà di tutto per  farle spostare da lì!”
“ Ma Marco è assurdo quello che dici!, avete forse paura ad attraversare il castello? per ritrovare le donne? Ma voi siete matti io me ne vado da solo!” disse Franco.

“ Ma è davvero un tipo incontrollabile!…” disse ironico Alessandro.

“..avete voluto voi esplorare questo bel castello, voi giovane marmotte ,voi abili archeologi,voi che non avevate nemmeno una torcia elettrica! e adesso..” Riprese a dire Alessandro.

“ Adesso ! Basta!,io non ne posso più di te e delle tue lamentele ,vattene via ,non ti sopporto più!”

 disse Franco.

“Potevi restare a casa tua con le tue stupide poesie e la stupida chitarra!”
Il tono era decisamente sprezzante ma era comprensibile, dopo tutto quello che avevano vissuto.

 

Fabio riprese a dire :” conosco mia moglie non si muoverà da lì!

“.. io invece dico che è stato davvero tremendo essere rimasti chiusi li dentro tutto quel tempo che adesso litigare è così banale!.” Disse ancora Fabio.

“ Cosa? .anche voi?” disse Magda
 “ Si! Anche noi!eccome! e tutto questo grazie a Trombetta del diavolo quella donna è una peste..” disse Alessandro.

“ Basta così, andiamo !” disse Franco e quando lui assumeva quel tono era certo di essere ascoltato.

 Ma per tutta risposta Alessandro sferrò un pugno in faccia a Franco che il quale accortosi del fatto, lo picchiò violentemente. A nulla valsero i tentativi di dividerli. Magda diceva: “ Basta!smettetela è stato così bello ritrovarci tutti qui sani e salvi..perché vi perdete in queste sciocchezze?”

Le parole di Magda servirono a calmare per r un po’ i due che intanto si lanciavano tremende occhiate di ira.

Franco disse a d Alessandro : “ Alzati e vai a prendere la tua donna ,vigliacco! ”
 Queste parole fecero infuriare maggiormente Alessandro che cercò di aggredirlo ma  fu prontamente fermato da Marco.

 

 

Intanto ciò che aveva previsto Marco si stava avverando in pieno;Trombetta  cercava di  aizzare le ragazze ad andare a cercare i maschi, ma Carla diceva: “ Io non mi muovo da qui! Fabio mi ha detto di non muovermi e io non mi muovo!”

“ Dai!,non fare la bambina buona!,vieni con noi  a cercare quegli impiastri!..”

“Trombetta” non si scoraggiava per nulla e anzi inveiva contro la più debole, a nulla erano valse  le vicende che avevano vissuto tutti, lei conservava sempre lo stesso carattere ribelle.

 

Dall’altra parte del castello Marco cercava qualcosa che potesse ricondurlo al salone in questione, tutte le  camere  sembravano uguali e solo un occhio attento e calmo poteva notare dei particolari. Loro invece erano stanchi , depressi ed affamati.

Alessandro però era riuscito ad aver una buona idea, la prima per adesso.” Propongo di saltare fuori da una di queste maledette finestre, aggirare il castello e arrivare al salone principale dove sono le ragazze.”

“ Finalmente un’idea sensata!”  Pensò ,e lo disse  anche Marco.

Tutti  aprirono una finestra, ma lo spettacolo che apparve  loro era del tutto inadatto al piano.

Un burrone profondo circa cinquanta metri costeggiava l’ala sinistra del castello. Allora pensarono di si precipitarono nell’altra ala ma non poterono assolutamente oltrepassarla perché era invasa da detriti pericolanti.

 L’angoscia li invase e decisero di proseguire all’interno.Ogni tanto si affacciarono dalle finestre per rendersi conto se fosse possibile scavalcarle. Trovarono un balcone ancora intatto, e si affacciarono tutti: lo spettacolo che videro non aveva eguali. Le montagne verdi all’orizzonte parevano cullare le nubi stratiformi che si tingevano di rosso serale; i maestosi cipressi si intonavano con il paesaggio ; un lago più o meno ampio, s’incurvava nel dosso naturale della valle  e rendeva l’atmosfera calma e invitante. Lo spettacolo era meraviglioso, ma i ragazzi avevano ben altro per il capo.

 

 

Marco notò sulla fiancata del castello un piano erboso. Avrebbero costeggiato quello per scendere vicino al lago. A fila indiano proseguirono velocemente e arrivarono davanti al portone centrale in un battere d’occhio. Stranamente il castello non appariva poi così enorme e pauroso. Aprirono il grosso portone e le ragazze udirono immediatamente le loro voci. La prima a parlare fu come al solito trombetta: “Eih!.venite a vedere donne, sono arrivati quegli stupidi dannati! che cosa avete combinato?  Avete schiacciato un pisolino ?”.

 

La ragazza continuava a inveire facendo arrossire le ragazze. Nessuno aveva più voglia di risponderle tanto era sempre inutile si sarebbe forse chetata dieci minuti e dopo avrebbe ripreso più insidiosa che mai. Tuttavia la gioia che provarono tutti insieme fu davvero elettrizzante. Le ragazze raggiunsero i rispettivi mariti e fidanzati e  piansero di gioia fra abbracci e baci.

 L’eco della parola -- mai più metterò piede in un castello-- fece il giro molte volte in quella sala.


 

 

 

 

 

CAP X

 

 

 

Ma in tutto questo trambusto, abbiamo forse dimenticato la sorte dei genitori dei ragazzi? Sicuramente no, ma la cosa sconcertante era stata la minuzia di particolari osservati .Non avevano tralasciato  nemmeno una camera, i più spavaldi erano andati anche sulle cime diroccate dei solai per percepire se qualcuno fosse mai passato da lì o se vi fossero rimasti vittima di incidenti.

Tutte le ipotesi erano valide. Ma la cosa che essi non sapevano per nulla era quello dei passaggi segreti. Nessuno ne era a conoscenza e qualora qualcuno avesse intuito qualcosa non ne avrebbe dato la necessaria importanza. Attraversavano dunque tutte le camere del castello con minuziosa cura ma non scesero in particolari fondamentali, ad esempio spostare oggetti.

 

I genitori, stanchi e delusi, erano ritornati a casa Bandoli, ma il nonno di Magda improvvisamente,  ricordò alla perfezione di aver parlato con la nipote dei famosi passaggi segreti. Tutti caddero in evidente panico. Ognuno ragionava per sé e forniva pareri discordanti sul  da farsi. Il povero vecchietto fu ripetutamente rimproverato per non aver detto nulla a suo tempo e a nulla volsero le scuse della signora Bandoli, cercando di giustificare la sua malattia. Tutti erano in preda allo sconforto e pensarono di avvisare i carabinieri ; Almeno loro avrebbero condotto delle indagini più serie.

Arrivò velocemente una scorta di quattro uomini dal vicino commissariato del paese, presero a cuore il dramma delle famiglie e cercarono di chiamare gente anziana che sapesse fornire dettagliate informazioni.

I genitori decisero fosse stato meglio andare nuovamente a perlustrare il castello insieme

con i gendarmi.

 

 Intanto era sopraggiunta la sera e i carabinieri fecero ricorso ai fari, avevano sciolto i cani e chiamavano i  nomi dei ragazzi uno alla volta; l’eco delle loro voci si perdeva nel silenzio serale.  Dall’altra parte del castello intanto i ragazzi erano arrivati alle macchine ed

 

 erano riusciti a recarsi in paese.

I ragazzi intanto erano arrivati a casa Bandolfi ed avevano bussato ripetutamente. Aprì la cameriera che ebbe un attimo di smarrimento e stette per svenire. La rincuorò Magda e si accomodarono tutti  nei divani o nei letti dove c’era un posto.

 

Magda apprese il tutto dalla cameriera e si preoccupò moltissimo, comprese in un attimo quanto grande doveva essere  stata l’angoscia dei genitori,  comprese anche quanto fosse stata incosciente ad andare allo sbaraglio in quel modo. Ben presto avrebbero avuto conferma dello sconforto procurato loro, quando verso mezzanotte  s’incrociarono. Tutto poteva essere bello se non fosse stato per la tragicità degli eventi :sarebbe potuto essere un ritorno serale da un teatro, da un cinema ,da una festa ,invece il tutto era uno scenario teatro.


 

 I militari accompagnarono i genitori  sino a casa  e rimasero meravigliati alla vista dei ragazzi .

Magda aveva atteso per tutto il tempo alzata , mentre i loro amici erano assopiti dalla stanchezza. Quando Magda rivide sua madre scoppiò a piangere come una bambina. Gli occhi della madre, per natura infossati, erano diventati neri. Il volto una piaga di dolore. Il padre che si trovava alle spalle della donna pareva dimagrito.

 Magda andò loro incontro e non smise di abbracciarli nemmeno sotto le insistenze dei genitori che reclamavano i loro figlioli.

A suo tempo disse : “ Calmi,.stanno tutti bene sono tutti di là!”.

 La cameriera scuoteva la testa ed era andata a raccontare tutto ai vicini, tremendamente incuriositi.

 

Già, non bisogna dimenticare che siamo in Sicilia e  la chiacchiera di paese  è un’abitudine difficile da eliminare e a maggior ragione, in un piccolissimo paese dove la gente conosce tutto di tutti in un baleno. In un certo senso, la gente ama partecipare a modo loro al dolore altrui, immedesimandosi nei destini altrui.

 

Quella interminabile notte fu scandita da verbali , firme, controfirme, domande, interrogatori , e scocciature varie.

 Una notte indimenticabile per tutti i protagonisti.

 

 Alternarono quelle ore con tazze di caffè e domande su quello che era successo realmente e quello che avrebbero potuto fare o evitare. Insomma la stanchezza era passata a tutti e l’euforia generale era diventata contagiosa.

Alle prime luci dell’alba i ragazzi si addormentarono un po’ tutti in casa di Magda.

L’indomani apparve stupendo a tutti ,e si salutarono affettuosamente con l’intento di rivedersi in altre circostanze più  piacevoli. La casa di Magda erra stata abbastanza capiente per tutti e questo ne fu un bene. La voglia di fare escursioni avventurose era davvero finita.

 I giorni che seguirono furono molto tranquilli. Nessuno aveva più voglia di parlare fatto accaduto nel castello per allentare le tensioni accumulate.

 L’episodio del castello era stato l’unico al momento che aveva profondamente segnato i due futuri sposi, ma essi non sapevano ancora che il destino aveva ancora in serbo per loro altre avventure. Tuttavia ignari del fato che tesseva per loro fitte trame, i due ragazzi si dedicarono solo ed esclusivamente alle pratiche per il matrimonio imminente, badando bene di riferire tutte le volte ai genitori tutti i loro spostamenti.

 

Qualche altra volta i genitori dei  ragazzi coinvolti nella brutta vicenda del castello si riunirono ma solo per una bella spaghettata insieme.

Il padre di  Magda amava fare il vino e spesso invitava gli amici per l’assaggio e questa era un ottima scusa.

 

 


 

 

 

 

 

 

CAP XI

 

 

 

 

 

 

 

Passavano i giorni e si faceva sempre più intenso il periodo preparatorio al loro imminente matrimonio.

 La data era stata fissata per il primo sabato di settembre; il tempo trascorse in un baleno e arrivò il fatidico giorno.

 Avevano scelto un bel locale, sul mare stupendo della costa di Taormina. Avevano con sé damigelle e cavalieri. Tutti erano stati curati nei minimi particolari, con i gusti delicati della sposa per le damigelle e quelli dello sposo per i cavalieri.

 Le ore che precedettero la messa furono  un andirivieni di persone.

In casa di Magda le ragazze erano tutte intende a truccarsi e a pettinare le fitte chiome,avevano già indossato l’abito e ora avevano solo pochissimo tempo per ammirarsi allo specchio.

 Intanto le cose non andavano diversamente in casa del futuro sposo che aveva scelto una casa  della zia della ragazza, non lontana dalla chiesa.

 I cavalieri si ammiravano allo specchio e si pettinavano ripetutamente assenza totale di modestia.

La loro cravatta era  di colore rosso ed era in seta.

 Le damigelle indossavano delle stupende e voluminose gonne arricciate alla vita. Il colore era rosa con spiccate tonalità rosse sfumate, dal chiaro allo scuro fino ad arrivare al porpora per poi passare al granato. Il corpetto era stretto in vita e scollato a v , il colore era chiaro propenso al rosa chiaro. Esso era spezzato da striscioline di stoffa di tulle bianco che ricopriva per metà i seni. Sulla schiena scendeva un’abbondante scollatura a v decorosamente ricoperte di velo bianco. Il tulle ,su tutto il vestito, era ricoperto da candite goccioline rialzate  di perle finemente cucite.

 A coprire il tutto contribuiva una cintura rossa e bianca ornamentale riccamente e volutamente voluminosa ai lati e aderente al corpino.

I cavalieri non erano da meno. Indossavano un completo di giacca stile ottocento lunga ai lati e corta sui fianchi. I pantaloni e la giacca erano bianchi. La camicia era stile ottocento anch’essa ,vaporosa nelle maniche e stretta di corpino,avevano una cintura   di seta rossa e la cravatta rossa. Nel taschino laterale della giacca una bella rosa fresca di colore rosso. Per adornare maggiormente avevano un bastone dal manico rosso.

 Lo sposo era l’unico ad essere vestito in modo completamente diverso:indossava un bellissimo ed elegantissimo frac nero, con camicia di raso di cotone, bianca.

 

La sposa indossava un meraviglioso abito in tulle e organs finemente ricamato amano. L’abito era stato donato dallo sposo, e ciò contribuiva a regalare un ulteriore affettività fra i due.

Il corpino era stretto e ricalcava in pieno il suo bel seno. Aveva un bellissimo velo che terminava con una collana di perle. Dalla vite in giù era tutto un ciondolare di tulle vaporosissimo,aveva sette veli e un cerchio per mantenere lo spessore, fino all’ultimo momento aveva avuto la cura di addensare a mo’ di cotonatura il velo sottostante l’abito per creare ovviamente maggiore volume. Inoltre, la sposa aveva un bel velo lungo dieci metri. Il velo era tenuto dalle damigelle. Dei fiori piccoli e freschi adornavano il capo . i guanti erano di fine merletto bianco.


 

 La ragazza era  stata  pettinata e truccata con cura. Superate le ultime incertezze ella apparve divina in chiesa.

La sposa accanto al suo sposo apparve perfetta. Nel complesso il tutto era troppo perfetto da non sembrare un matrimonio italiano. Infatti  l’idea di creare delle damigelle e dei cavalieri fu presa in prestito dal fratello della ragazza che aveva celebrato il suo di matrimonio in quel modo , ma in Australia questo è normale abitudine.

 

Tutti gli invitati la invidiarono molto, in paese non si era ma i celebrato un matrimonio così da favola.

La chiesa la più moderna del paese ma nello stesso tempo anche la più antica infatti era moderna come struttura ed  organizzazione grazie ad una coppia di preti giovani che la gestivano, ma era  antica perché in effetti risaliva ai tempi delle prime invasioni della Sicilia .

 

La sua storia si perdeva nella notte dei tempi. La chiesa era addobbata con fiori sin dal portone e giù a scorrere sin all’altare. In chiesa si era superato l’ostacolo del  permesso di riprese di .piazzati ai lati dell’altare vi erano i fotografi e curiosi che scattavano foto.. i balconi della strada della chiesa erano colmi di gente. A dir il vero si era sparsa la voce che sarebbe stato un matrimonio da favola e si sa la gente di  paese è molto curiosa, inoltre la loro scomparsa per qualche giorno nel castello aveva alimentato il fascino intorno a loro.

 

Ad adornare il tutto sarebbero state anche le carrozze. Eh ! si! Che bella idea!. Non si può immaginare lo scompiglio generale degli ultimi minuti. Quando in chiesa si attende la sposa ,dall’altra parte vi è  la totale crisi di paure, angosce manifeste, ecc.

 

Finalmente uscì di casa la sposa con il suo lunghissimo abito bianco seguita dalla pargoletta e dalle damigelle. Entrarono in carrozza si diressero in chiesa. Le carrozze erano due la prima per la sposa con il padre e la seconda per le damigelle.

Per le strade la gente felice salutava le carrozze in preda ad un’emozione generale. Magda era al colmo della felicità e lo dimostrava in tutto il corpo che era febbricitante. Sprizzava gioia da tutti i pori.

Finalmente il sogno diventava realtà ;lentamente Magda si avviava ad un destino ricco di gioie .

I parenti e gli amici gridavano:

” Evviva!. .Evviva gli sposi! Sei bellissima Magda!. .Bene!”

 

Il padre della ragazza accompagnò la figliola sino all’altare e la condusse nelle braccia dello sposo. Marco volse il suo sguardo verso di lei e tutti notarono anche i ciechi , l’amore che egli provava per lei. Ma anche il padre meritava uno sguardo a parte. Anche lui doveva e faceva una grande fatica ad ammettere chela sua unica figliola fosse già donna. Presto sarebbe andata via  questo sarebbe stato un gran dolore per lui. Chi avrebbe fatto le carezze affettuose al loro cane che l’adorava tantissimo? Chi avrebbe curato il giardino piantando fiori e piante con maestosa cura? Chi avrebbe curato il loro gatto di casa? Chi avrebbe mai più intonato la sua bella voce mattutina salutando puntualmente il padre adorato? Chi avrebbe mai più parlato, coccolato capito il suo papà.? Chi? Se non la figlia che presto non ci sarebbe stata più?

 

 Superare tutto questo per papà Bandolfi doveva essere davvero tremendo.

Intanto le damigelle, come dalle prove si erano disposte in prima fila  insieme ai cavalieri. La messa si svolse con i vari intervalli dediti alle varie mansioni. Dei cavalieri e delle damigelle.

 Toccava anche ai genitori, portare un dono all’altare.


 

Dopo finita la cerimonia andarono in sagrestia per firmare dei documenti di rito. Quando valicarono la soglia della chiesa la musica aveva già intonato l’Aver Maria ,e la loro musica preferita. I parenti e amici buttarono il riso come da usanza. Gli sposi si accomodarono nelle carrozze. La prima per gli sposi, la seconda per damigelle e cavalieri. Arrivarono fino a casa di Magda per le foto di rito e dopo si recarono con le macchine al locale per il ricevimento.

 I gli sposi tennero un discorso di ringraziamento per gli invitati circa cinquecento persone, qualcuno  gridò” bacio…bacio…”

Gli sposi non persero mai tempo a rispettare l’invito caldo. Ma se essi tardavano nelle effusioni gli amici gridavano” ehi! Aspettate sino a stasera almeno!”

La dolce musica di sottofondo permetteva di ballare per chi lo volesse, ma come da rito, furono gli sposi ad aprire le danze. Perfino i due pargoletti ballarono fra gli applausi generali.

 Fu davvero uno stupendo matrimonio che in molti ricordarono.

 

 

 

Magda lanciò il bouchet  di fiori e lo prese la sua migliore amica. Alla fine della cerimonia tutti i parenti si disposero in cerchio e salutarono gli sposi cercando di non intrattenersi a lungo con loro. Il cerchio era stata, anche quella, una idea presa in prestito dal fratello; esso era costituito da tutti gli

 

 

Invitati, ma ogni sposino creava un semicerchio di azione, cioè Magda iniziava a saluta re per la metà destra e Marco per la metà sinistra, in tal modo avevano accontentato tutti e avrebbero sveltito il tempo dei saluti. Salutarono per ultimi i genitori di Magda che si sforzarono d non piangere.

 

 Il matrimonio era finito ,ma gli sposi avevano ritenuto non far conoscere e hotel dove sarebbero andati perché temevano degli scherzi e allora diedero un indirizzo errato e puntualmente i loro amici si recarono li,ma il portiere fu avvisato in tempo .


 

 

 

CAP XII

 

 

 

I due sposi si prepararono intanto per il lungo viaggio di nozze.  Venezia era lo loro meta.. Il viaggio si presentava lungo. Marco caricò le valigie sull’auto e si preparò ad accendere il motore, scese per salutare frettolosamente qualche amico e prese il posto di conduttore nella sua stupenda decappottabile rossa.

Magda non riusciva a strapparsi di dosso gli ultimi abbracci del padre e della madre.. cercarono di fare in fretta. Attraversarono Catania e arrivarono a Taormina, lì si fermarono per circa quattro ore. Proseguirono per la costa orientale della Sicilia,, la brezza marina si espandeva nell’aria rendendola fresca; senza pause, dopo circa tre ore di viaggio ,raggiunsero il porto di Messina .

 S’imbarcarono senza code e proseguirono per la Calabria.

Costeggiarono il mare e Magda provava una dolce sensazione di abbandono momentaneo ,la sua bella Sicilia era sempre dentro all’anima.

 

Magda nei pressi di Napoli accusò un leggero malessere che obbligò Marco a fermarsi un po’. Preoccupato cercò in tutti i modi di alleviare le sofferenze.

” Magda cosa c’è?”

“ Nulla,ho solo bisogno di scendere per un po’ dalla macchina!,.dove ci troviamo?”

Marco notò stranamente di trovarsi nell‘ esatto posto dove aveva avuto la brutta avventura di cadere dentro al fosso. Lo disse immediatamente a Magda che per tutta risposta invogliò il consorte ad indagare ulteriormente . Il ragazzo ricordò dove si trovava quella strana tabella e s’inoltrò per il viottolo. Lo spirito di avventura e di curiosità non era cessato, tuttavia il ricordo della loro brutta permanenza nel castello li resi incerti sul da fare , alla fine prevalse il gusto dell’avventura.

Tuttavia, non trovarono subito la villa e Marco si chiese se tutto questo non fosse stato un segno del destino, il ricordo di quelle giornate amare trascorse in quella strana casa lo avevano reso timoroso a riprovare.

Ma il ritrovare la villa per lui era qualcosa di istintivo bisogno. Non sapeva nemmeno lui cosa lo spingesse ad andare oltre l’imprevisto.

Marco notò la villa nel suo secolare splendore e pensò che la gente che vi aveva vissuto  in epoche passate dovesse essere stata molto fortunata.

Entrò dall’ingresso principale e notò stranamente l’accesso aperto. La villa era in totale abbandono. Marco ripensò alle parole di quell’ omone strano che lo aveva ospitato” …qualche volta passa il villiere da noi per fare delle pulizie alla villa e delle provviste…”

A suon di logica quell’uomo doveva avere qualche bottega, ma le pulizie alla villa dov’erano?

 

“ Guarda!” esclamò Magda.”…c’è un piano superiore, andiamo!”


Marco non ebbe il tempo di ribattere che si ritrovarono attirati come da un magnete;lassù tutto appariva in perfetto ordine. Allora doveva essere quello il piano a cui si riferisce il guardiano della villa.

All’improvviso un dubbio s’impossessò di Marco come mai il portone era aperto?. Marco pensò di non  farsi altre domande impertinenti e si avviarono per un’altra camera. Era la camera da letto,il candore emanato dalle bianche lenzuola fece impallidire ed imbarazzare i due sposini…si ricomposero e scesero al piano inferiore, decisi ad non invadere ulteriormente quelle camere solo allora Marco si ricordò di quel vecchietto abbandonato dentro la capanna. Trovarono al capanna ma non trovarono più il  vecchio,ma solo tazze rovesciate forse in tentativi di collisione.


 

 

 Marco fu invaso nuovamente dall’ angoscia delle domande ma dovette ridimensionarsi e ripensò anche alla casa che lo aveva ospitato e si affrettarono a ritornare in quella casa .La trovarono e bussarono più volte.  Rispose un grosso uomo. Marco lo riconobbe immediatamente.

 Stranamente l’uomo ebbe dei sussulti di imbarazzo e richiuse la porta per poi riaprirla. Marco istintivamente fu tentato di andare via. Tutto era assurdo. Provò una strana angoscia invadergli l’anima.Tuttavia in preda a antichi  e inspiegabili rancori bombardò di domande quell’uomo che adesso sembrava piccolo ed intimorito. Poco dopo apparve una figura di donna esile ed incerta. La donna cercò di calmare il marito. Improvvisamente cominciò a gridare  osannando frasi sconvolgenti per intensità..  Tutti si zittirono rapidamente, cedendo dal disprezzo reciproco  che provarono per entrambi al più cupo silenzio.

“ Figlio mio!,figlio mio” gridava la donna disperatamente.
“ Ma cosa dici?tu sei pazza! rispondeva il marito.

“.. no!  lui è mio figlio, lo sento! Ascoltatemi non sono pazza, ascoltatemi vi prego!non posso più tacere!..”

La donna si aggrappò al giovane disperatamente, Marco la sorresse e cercò di calmarla. Magda che per tutto il tempo era rimasta in disparte pensò di condurre la donna in camera e farla scendere. Dopo poco sopraggiunse anche  Marco, confuso più che mai.

La donna sembrava risollevata per essere stata tolta dal peso della presenza del marito.” Oh!…..Mio…DIO!….sia ringraziato il cielo…finalmente ora tutti potranno conoscere la verità!..”

 La donna incominciò a raccontare:” dovete sapere che io e mio marito abbiamo avuto dal nostro matrimonio un solo bambino nel lontano 1963… ci è stato tolto! ..ci è stato soprattutto con la forza!….noi siamo povera gente!.. e non potevamo certo permetterci un avvocato.”

 

Marco sempre più confuso taceva sconcertato.

 

Il suo volto era pallido. La donna singhiozzando riprese il suo racconto:

”…basta io, scusatemi,ma tu assomigli in modo impressionante a lui..”

 Intanto il marito era entrato armato di fucile e inveiva contro Marco dicendo:” Vattene via da questa casa,quella donna è sconvolta perla tragica scomparsa di nostro figlio in un incidente! andate via o chiamo la polizia!”
Marco sferrò un grosso pugno all’uomo che cadde a terra, privo di sensi.


 

Il ragazzo era stato molto violento,tuttavia si rese conto della gravità della cosa , solo dopo qualche minuto. Per il momento voleva a tutti i costi voler sentire il racconto di quella donna. E poi il ragazzo era risollevato  per aver tolto di mezzo quell’uomo tanto odioso sin dalla sua prima conoscenza.

La donna riprese il racconto:” …ho molte cose da raccontarvi ,ma la cosa essenziale è che tu sei mio figlio e figlio di..”

“ figlio..di?  ” Ripeté  Marco in preda all’angoscia più cupa.

“..il padrone della villa…che ormai voi conoscete è il Barone Don Gennaro Lo Castro.!un giorno lui bussò alla mia porta e mi fece una cosa. Io, in età giovanile ,ero per così dire piacente!…ed

 

 ero innamorata del figlio del barone. Era un amore contrastato e difficile da coltivare a cui io rimasi fedele. Ma le follie lasciano il segno e io rimasi incinta! ..di lui. Il padre gli intimò di non vedermi ma non servì a molto. Allora gli fece sposare una nobildonna. La mia condizione sociale non mi avrebbe mai potuto permettere di sposarlo,volevo solo morire,ma le malelingue mi avevano marchiata per sempre; prima di far nascere il bambino, feci un matrimonio riparatore con quell’uomo che non ho mai amato e che mi ha sempre trattata da serva e quando nacque il bambino , una lontana e fredda notte di Natale io allevai il mio bambino con tutto l’amore che avevo in corpo, ma al quinto anno si presentò il vecchio barone che combinò un intrigo alle mie spalle. Io ero nei campi a lavorare e avevo lasciato il bambino in casa con una signora anche lei ai comandi del barone; quando ritornai trovai il vecchio barone che mi raccontò di suo figlio che purtroppo non avrebbe mai potuto avere dei bambini e allora aveva pensato di riprendersi quel bambino,in fondo era per metà sangue loro!…

Io non volli accettare,ma mi fece firmare dei fogli che io non capì bene e mi ricattò di cacciarmi in mezzo ad una strada, disse che erano per il bene di mio figlio, che mi avrebbero dato dei soldi per mantenerlo, il barone diede dei soldi a mio marito e dopo qualche giorno il mio bambino sparì per sempre!” la donna s’interruppe e pianse amaramente.

Nel frattempo Marco non capiva bene, lui si era ritrovato in un orfanotrofio, come mai allora?

“..la donna riprese il suo racconto:

“…oh!...ma è stato un messaggio dal cielo per tutte le lacrime che ho versato, adesso tu sei qui, mio figlio aveva una ferita sul collo destro perché un giorno si bruciò con una pentola e anche tu hai quella cicatrice adesso figlio mio..”

Marco disse: “ E’ vero! mi sono sempre chiesto il perché di questa cicatrice!” Marco si sentì rabbrividire.

La donna non smetteva più di guardare il figlio e di notare la straordinaria somiglianza con il padre.

“ Marco….”disse la donna “…così ti chiami che bel nome hanno scelto,.io ne avevo scelto un altro,ma non importa! …” Marco voleva conoscere il padre e lo chiese alla madre che in tutta fretta disse:”..tuo ..padre,non so,forse è in una clinica sai, ho saputo che è  molto malato..”

“ ma allora è vivo!”

“ credo di si,non so…”

Il giovane notò l’arrivo di quell’uomo nella camera, e chiese il perché di tanta ostilità. Ma lui si chiudeva in un ostinato mutismo.

Marco era stato costretto a rimanere in quella casa e disdire ogni prenotazione che avevano fatto .

 Pensarono di fermarsi qualche giorno in quella casa per risolvere questo strano caso, insolito, ma stupendamente inatteso.

 Marco era sempre più sconcertato, il pallore al volto lo accompagnò per tutto il tempo della sua permanenza in quella casa.

Un giorno decise di affrontare quell’uomo; non riusciva a concepire come mai quell’uomo si permettesse di molestare ripetutamente quell’esile donna, a prescindere dal fatto  che fosse sua madre oppure no.


 

L’uomo stava con la testa china sulla tazza del te.” Senta lei, cosa ne pensa di parlare da uomo a uomo?”

“ Io, non avrei mai voluto che questa storia venisse a galla… io… per me, è la fine, non ha più senso per me.  .Vivere..  il mio onore…”.

Stranamente marco non riusciva provare nessun tipo di sentimento verso quell’ uomo, grezzo, vile, ignorante e cocciuto, ma gli lasciò finire il racconto.

Io,amavo tua madre , ma lei aveva in mente solo quel barone, io morivo per lei,e lei non mi dava mai retta,il momento buono fu  quando. .lei rimase incinta, il vecchio barone mi disse di sposarla, io

 

 colsi la palla al balzo e cosi feci. Ma con il passare dei mesi lei si chiuse in un ostinato mutismo, non riuscivamo a comunicare, lei era tutta per suo figlio, ma io lo so a chi pensava,al barone,cominciai sottometterla con schiaffi cercando di interessarla a me, perché non potevo avere il suo cuore almeno avrei avuto, il suo timore, ma le cose sono sempre andate diversamente da come avrei voluto io,amavo quella donna, io l’amo ancora…”

“Ma perché….perché picchiarla perché..”.

L ‘uomo continuava parlare con il tono di chi non ha più niente da perdere.

“…quella donna mi ha sempre rinfacciato di aver perso il bambino,io,ne ho sempre sentito il peso come un macigno, ma,  accidenti avevamo bisogno di soldi, eravamo poverissimi, tu non puoi capire…”

“ ….capisco che un piatto in più di minestra non avrebbe dato fastidio a nessuno…”

 “……..quando sei apparso la prima volta ho avuto la tremenda sensazione che il fato mi rincorresse per darmi il colpo finale avevo percepito e così fu, tua madre non smetteva di dire che eri suo figlio tanto da ossessionarmi. E tornai a colpirla violentemente,ma volevo solo che  la piantasse con quella maledetta storia!  Il racconto dell’uomo era sempre  più interessante e Marco non interferì più per  con le sue emozioni. Non voleva perdere nemmeno una parola.

“..ragazzo tuo padre è sempre stato molto malato, non poteva assolutamente occuparsi di te, e allora il vecchio barone intervenne nuovamente e pensò di metterti in collegio,.pagando lui la retta,ma ti abbandonò al tuo destino e io non ho mai saputo tutto questo se non poco prima del tuo arrivo.”

“ ma mio padre dov’è adesso?”

“..non lo so davvero, so che il vecchio barone lo mandò in cura in una  costosissima clinica svizzera  .Ma non so altro….So che il barone è un tipo strambo, ha un villiere a sua disposizione perché gli tenga pulita la camera,ma per il resto è ammattito anche lui…ogni tanto combina dei guai come quella di mettere il “SI VENDE” alla villa,Tuo nonno è un tipo schivo o forse arteriosclerotico!…”

 Marco, adessoriusciva a mettere a fuoco tutte le strane incongruenze a cui era andato incontro: tante cose,il villiere,la scritta vendesi,le pulizie,

“..sono certo che, se andrete da quell’uomo, non crederà ad una sola vostra parola sicuramente l’ammetterlo sarebbe come morire…”

“ Cosa mi consigliate di fare?


 

“Niente!…per il momento non potete fare proprio niente, quell’uomo è costantemente sorvegliato da certe arpie di parenti che non attendono  altro che la sua morte per appropriarsi di tutti  i suoi averi…”

“ Ma allora cosa devo fare?”

“..una cosa la potresti fare per mettere finalmente a posto ogni tassello di questa sporca storia,cercare tuo padre…”

arrivò Magda e la madre di Marco che si presentarono con dei fiori in mano. Sembravano felici.

“ guarda,Marco,guarda come sono belli!”

Marco senza guardare e con il capo chino, si limitò a dire: “ Si!….molto belli!.”

Ma a Magda non sfuggirono di certo i suoi begli occhi tristi ma di un triste profondo,dell’anima .Magda cercò di sollevare l’atmosfera cercando di raccontare delle cose che piacevano tanto a Marco e pian pianino la tensione si allentò. Anche quell’uomo dall’aspetto burbero divenne più buono e raccontò di quella volta che Marco da piccolo strappò tutti i fiori appena piantati e fece ridere tutti, Era ormai sopraggiunta la tarda notte e all’improvviso udirono bussare all porta. Non attendevano nessuno. Marco aprì la porta e con grande stupore riconobbe il volto di quell’uomo visto tempo fa. Era il villiere. Il marito di sua madre lo fece accomodare in una camera e rinchiusero la porta dietro di loro. Marco chiese a sua madre perché quell’uomo venisse sempre da loro e lei rispose che il vecchio barone aveva spesso di bisogno di sbrigare delle faccende e allora andava suo marito a farle. I giorni che seguirono furono misti di calma agitazione…furono avvisati i genitori della ragazza e essi si rammaricarono di non essere lì per aiutarli. Magda li rincuorava, dicendo che quello che era accaduto loro era un dono voluto da Dio. Marco era rinato e, ogni volta  lo vedeva parlare con sua madre, la gioia si dipingeva sul suo volto; spariva quella brutta ruga sulla fronte ed era incredibile l’affinità  nata fra i due.

 

 

Il più saliente e  sconcertante epilogo nella vita di Marco si stava attuando in pieno; Marco come tutti gli orfani si era sempre e costantemente fatto delle domande sui propri genitori. Scoprire tutto ciò proprio durante il viaggio di nozze era stato il regalo più bello. Coloro che seppero di questa storia  stentavano a  capire come potevano accadere ancora oggi simili storie.

 

 

 

CAP XIII 

 

 

                    

Marco aveva finalmente conosciuto una verità celata per tanti anni; adesso poteva assaporare almeno in parte il gusto di avere una famiglia tutta sua, doveva ripartire per Venezia, ormai non poteva più rinviare nessun impegno. I dubbi lo tormentavano ancora .

Quale strano destino li aveva condotti lì quel mattino?Quale strana tela tesse il destino?,era tutto vero ,o era un sogno?

E se era tutto vero doveva andare alla ricerca del padre in Svizzera? Dubbi solo grandi dubbi; stranamente scoprendo questa verità che avrebbe dovuto tranquillizzarlo per il resto dei suoi giorni, faceva un effetto contrario,lo agitava infinitamente, stranamente più era circondato da persone che erano molto sicure del fatto loro e più Marco cadeva in preda a delle angosce,vecchi conflitti non ancora risolti, già, ma li avrebbe mai risolti?

 

 

Arrivarono a Venezia , Marco riprese il suo lavoro ..

Magda per conto suo aveva altri problemi: doveva mettere a posto la loro nuova casa, doveva ambientarsi e non era facilissimo,  e sentiva profondamente il distacco dai suoi  genitori .

Telefonava spesso a loro per raccontare cosa aveva fatto a Venezia, città così diversa dalla sua terra!

Magda mise al modo due bambini.

 

Nel complesso ebbero una vita felice e non cercarono più di parlare di ritrovare il padre o meno. Marco,  in cuor suo, non aveva mai creduto alla storia raccontata da sua madre del grande amore. Credeva che il giovane voleva solo divertirsi un po’ con lei, ma non glielo disse mai.

A cancellare i suoi dubbi,fu stranamente  un biglietto mandato dalla madre di Marco.Ella , in seguito disse  di essere stata rintracciata dal Barone in cui dichiarava l’impellente bisogno di essere visitato perché era in punto di morte.Nel biglietto si chiedeva la cortesia di essere visitato anche dal figlio. Tuttavia la cosa fece rimanere di stucco Marco. Come faceva  il Barone a sapere dell’avvicinamento del ragazzo alla madre?

Marco lo chiese direttamente alla madre che messa alle strette dichiarò di essere da sempre stata segretamente in contatto epistolare con il Barone. Ma perché non  dirlo subito?

 

Perché non raccontargli subito tutto? Perché, temeva  forse, che non sarebbe stata creduta?

 Dubbi ancora dubbi. Marco una volta per sempre doveva sciogliere quei maledetti dubbi.

Magda spronava Marco ad andare ma non fu cosa facile .Loro non avevano mai avuto dei litigi, ma quest’argomento era ancora  atrocemente caldo.

“ Marco! Tu devi andare !..fallo per l’amore che provi per tua madre..”

“No!.quell’uomo mi ha abbandonato capisci, abbandonato in un orfanotrofio e non un collegio non hai idea di quello che ho sofferto,solo Dio lo sa!”
“ Marco cerca di capire, la società dell’epoca ,tuo padre fu costretto ad ubbidire non è come adesso!..”

“No! Non me la sento!”

“ Cosa faresti se un giorno i tuoi figli ti rinnegassero?..”

“ E’ diverso!non accadrà mai,io non li ho mai abbandonati!….io..”

“ Marco,vai,ti accompagnerò io, se lo vuoi, ma vai!”

 Andarono insieme dopo aver lasciato i bambini dalla madre della ragazza.


 

Marco finalmente, dopo ,innumerevoli tentennamenti, avrebbe scoperto la figura del padre, il padre che aveva sempre sognato,il padre che invocava nelle sue preghiere,quando aveva paura del buio,già ,ma dov’era quell’uomo quando lo invocava nelle fredde notti dell’orfanotrofio?

Arrivarono in Svizzera, varcarono la soglia della camera dove stava spirando quell’uomo.

Marco si presentò e fu lasciato solo. Solo con quell’uomo.

L’uomo stava seduto su di una poltrona ed era molto vecchio; Dava l’impressione di essere molto malato. Ansimava e faceva fatica a parlare. Marco ebbe un attimo di emozione per la pietà che provava nel vederlo ridotto in quelle condizioni.

L’uomo guardò il figlio in faccia senza mai abbassare lo sguardo. Lo fissava in strano modo, come volesse entrare dentro l’anima.

Il giovane non riusciva a trovare le parole adatte. L’uomo gli sfiorò il palmo della mano e poi la bocca, dopo abbassò lo sguardo pensoso, un’espressione indecifrabile gli invase il volto. Marco ebbe un fremito e disse :

” Papà!..” Abbracciò quell’uomo che rimase imperturbabile. Marco non riusciva a capire l’atteggiamento di quell’uomo. Nuovamente, l’uomo accarezzò  le mani e poi le labbra e poi disse :

” …perdonami, ma non ero io,a manovrare le redini…”il tono della voce era incerto ma incisivo.

Detto ciò si adagiò sulla poltrona e non parlò più.

Un’indefinibile smorfia attraversò il volto di quell’uomo.

Marco in preda allo sconforto chiamò un medico che costatò il decesso. Fuori ad attenderlo c’era la moglie , la madre di Marco, Magda e altre persone che Marco non conosceva .


 

Si avvicinò un uomo che si presentò in qualità di avvocato del barone e prego loro di recarsi in ufficio perché il barone aveva lasciato un testamento che andava letto in presenza dei parenti prossimi.

Il testamento fu letto il giorno seguente e la somma ereditata avrebbe fatto girare la testa anche al più ricco uomo sulla terra ,ma Marco non si sentiva per nulla un uomo ricco ,anzi credeva di essere l’uomo più povero di modo .Vi era elencata una elencazione di innumerevoli terre che costeggiavano il golfo di Napoli, posti incantevoli!

 

Le terre andavano tutte a Marco  . Il denaro , sfiorava parecchi miliardi andava all’unico amore della sua vita la madre di Marco.

 Proprio così Marco volle leggere le frasi in cui il barone diceva – al mio amore -. La moglie legittima non aveva avuto nemmeno un soldo. Strana beffa del destino, lei che lo aveva avuto per tutta la vita non aveva adesso diritto a nulla,nulla, la donna chiusa nel suo riserbo personale non fece commenti. Più tardi Marco conobbe altri dettagli del suo strano matrimonio. Si disse che il barone fece operare la donna per impedirle di avere figli e ne ebbe uno e la fece subito abortire ,perché non poteva sopportare l’idea di avere altri figli! Questa fu un’altra rivelazione che sconvolse il ragazzo già scosso ampiamente. Tutti erano a conoscenza del fatto ma nessuno aveva il coraggio di dire le cose come effettivamente stavano, ma alla morte del barone si scoprirono molte cose. Marco dovette ancora una volta rimettere in discussione tutta la sua vita, doveva riformulare idee opinioni sul padre,sulla madre,su tutto il suo passato. Fu letto e controfirmato su testamento le seguenti parole”,cosciente e lucido delle mie volontà fino ad un istante prima della mia morte, desidero con ardore  che tutti i miei averi…”

Più tardi , Marco scopri che il Padre  aveva acquisito il titolo nobiliare in seguito a conclamati casi di umanità . Premiato , quindi in tempi di passati  per onorificenze meritevoli e non per nobiltà di nascita Barone

 Il barone era stato uno dei pochi  che aveva preferito  avere  il nome   di barone  per meriti d personali e non per nascita come era suo diritto. Barone quindi ma solo di onorificenza. Marco rimase ancora più sconcertato sulla figura di quell’uomo. Era stato un barone di animo nobile e un nobile di averi e basta in seguito ai suoi averi.

 Il testamento così recitava:

 

 

“….. A MIO FIGLIO RONALDO , UNICO FIGLIO MIO NATURALE E DI MARIA DE PEDRO VIVENTE,FIGLIO MIO SEMPRE DESIDERATO,SEMPRE AMATO,SEMPRE OSERVATO DA LONTANO,SEMPRE ACCUDITO MORALMENTE, IO TI OSSERVAVO OGNI PRIMO DEL MESE, OSSERVAVO TUTTO DI TE FINCHE’ POTEI,MA NON HO MAI VOLUTO CHE TU LO SAPESSI,NON AVREBBE GIOVATO A NESSUNO ,VOLEVO CHE TI FACESSI LE OSSA…COME ME,MA ADESSO TI OFFRO IL MIO AMORE ETERNO. TUTTO QUELLO CHE AVRAI RICORDATI CHE E FRUTTO DI CENTINAI DI LAVORATORI CHE HANNO SUDATO NEL RISPETTO DELLA PROPRIETA’,E TANTO PER TE MA SEMPRE POCO A CHI LO DARAI, SONO CERTO CHE CAPIRAI, LO DONERAI A CHI SAI. TI ABBRACCIO SULLA CARTA CONTINUANDO A VOLERTI ANCORA PIU BENE. E ALLA  DONNA MERAVIGLIOSA CHE INCONTRAI PRIMA DI TE,A PIU IMPORTANTE, L’UNICA DELLA MIA VITA.

 

BARONE LUIGI FERDINANDO MAIORES GENNARO LO CASTRO.

 

ADDI 17/5/1984

 

 

 

Marco si era commosso dal profondo dell’animo e non smetteva mai di leggere quelle bellissime parole che e riscaldavano il cuore e l’anima, pianse tanto come un bambino. La sensazione di presenza del padre lo accompagnò per il resto dei suoi lunghi giorni. Trascorse qualche giorno e comprese che il padre intendeva donare agli orfanotrofi parte dei suoi averi. Così fece certo di esaudire la volontà paterna.

 

 Lo strano viaggio di Marco  di vita , di ricerca interiore,  di pace ,finalmente  risultava appagato tutto si era definitivamente concluso e nel migliore dei modi.

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 
 

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