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NON
E’ NECESSARIO CHE IO ESPLICHI IN TUTTE LE MINUZIE, L’INTENSITA’
DEL MIO MESSAGGIO, MA FORSE VI FARA’ BENE SAPERE CHE
OGNI FRASE E' STATA LETTERALMENTE ISPIRATA.
IN
UN MOMENTO PARTICOLARE DEL GIORNO CHE POTEVA ESSERE O LA
TARDA NOTTE O LE PRIME LUCI DELL'ALBA; OSEREI DEFINIRE
QUASI “DETTATA” DA CHI O DA CHE COSA E' IMPRESA ARDUA
SCOPRIRE. ANCHE A ME STESSA!... MA E' CERTO CHE CON TALE
SENTIMENTO INNATO MI SONO MOSSA CON LA STESSA FORZA CHE IL
VENTO NEL CIELO FA MUOVERE LE NUBI E IL MARE SULLA TERRA!
HO
SOGNATO...HO SOFFERTO...HO LOTTATO PER ESSO MA MAI CEDUTO!
IN OGNI GESTO DEI PERSONAGGI, IN OGNI ESPRESSIONE, V’E'
SOTTINTESA UNA INTRICATA COMPLICITA’ DI SENTIMENTI NON
MANIFESTASTI IN PIENO E NON HO POTUTO RIDIMENSIONARLI A
COMUNE INTENDITORE, PERCHE' RISCHIEREI DI PRECIPITARE
ANCH'IO NEL MIO INCONSCIO...E SE TALE INCOMPRENSIBILE
APPARE A ME, PER LO
PIU' DELLE VOLTE, FIGURARSI ALLO SPASSIONATO LETTORE !
UN’ULTIMISSIMA
CONSTATAZIONE: TUTTO CIO' CHE PROVERETE LEGGENDO IL
ROMANZO SARANNO LE STESSE SENSAZIONI CHE HANNO ANIMATO I
VARI PERSONAGGI, NE SONO CERTA.
NEL
MIO ROMANZO C'E MOLTO DI VERITIERO, FATTI E PERSONAGGI
SONO REALMENTE VISSUTI NEL MIO TEMPO, MA
LA STORIA DELLE LORO PASSIONI S'INCROCIA CON FITTA
ARMONIA CHE FORSE PUO’ APPARIRE FANTASIA.
CONCLUDENDO
VI CONSACRO LA MIA OPERA COME PARTE INTEGRANTE DEL MIO
ESSERE! E SPERO ARDENTEMENTE CHE, SE NON PER IL SUDORE
AMOREVOLE CON CUI E' STATO MESSO SU, MA PER LA REALTA'
DELLE VICENDE POSSA ESSERE DI VOSTRO GRADIMENTO!
BUONA
LETTURA!
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CAP
I
marco
un
giovane ventiduenne, ricciolo biondo, con grandi occhi
verdi e dalle
lunghe ciglia nere, sfida il tempo. Abitava
da molti anni a Venezia, nella stupenda laguna, sempre
piena di turisti entusiasti. Di gente ne vedeva sempre
parecchia,facce e razze tutte diverse.
Passeggiando
da solo per i “Calli ” veneziani, guardava le persone
in volto come volesse
penetrare dentro i loro cuori per scoprire le loro ansie
quotidiane.
Tutto
questo accadeva quando non era assorto nei
suoi pensieri, or tristi or gai, che rischiaravano
i suoi anni verdi.
Venezia
era sempre piaciuta a Marco, la adorava come si adora un
Santo e ne faceva d’ogni sua esperienza quotidiana un
vero simbolo di saggia vita; perché amava allontanarsi da
casa e vagare per ore intere con il suo amico Chico, un
bel pastore tedesco.
Pian
piano si allontanava da casa,arrivava a Piazza San Marco,
la sua Piazza preferita, compagna di giochi infantili, ma
ad ogni tempo stracolma di gente, lo turbava allora preferiva
soggiornarvi più volentieri d’inverno, quando c’era
il nebbione e l’acqua alta.
Allora
si raccoglieva in silenzio e ascoltava il sibilo del vento
simile a parole cantate nel tempo. Quanto tempo passasse
in quella piazza egli stesso non sa, ma doveva passarne
davvero parecchio.
Durante
quelle ore rifletteva molto e creava degli scritti bellissimi misti di dolcezza e poesia. Si dilettava in versi
e già ne aveva abbozzati alla rinfusa più di un
centinaio, ma non si decideva a raccoglierli in un unico
contenitore, per crearne un vero e proprio capolavoro d’arte
sensibilizzata.
Nei
mesi
nevosi si rinchiudeva in camera con Chico, il suo cane e
la sua chitarra . In quei momenti, il suo cane, la sua
musica, rappresentavano la sua gioia, la sua realtà più
vera.
Marco
doveva lavorare se voleva tirare avanti e allora capiva
che la bella città che regalava solo la secolare
magnificenza e l’antico splendore non bastavano per
vivere. Lavorava in un grande stabilimento di
produzione vetri di Murano, nel vasto reparto di
contabilità; infatti, i suoi studi si erano limitati al
diploma di ragioneria, ma lui sognava ben altro, voleva
fare l’archeologo…
Fin
da piccolo aveva sognato di fare un lungo giro per l’Italia
. La penisola lo affascinava molto anche se molto meno
della sua Venezia. Marco era fidanzato da qualche tempo e
spesso i suoi sogni erano dominati dalla
bella ragazza. La ragazza era molto carina e
abitava in un piccolo paese Siciliano, di 8000 ab.
Si
erano conosciuti in modo piuttosto insolito. Lungo un irto
canale, un pomeriggio di luglio accadeva uno strano
episodio. Una ragazza era caduta in acqua in seguito ad
una spinta o per essersi troppo esposta, ma Marco non
intuì subito. La ragazza invocava aiuto. Marco
udendone le grida egli accorse in suo aiuto,
accompagnato dall’esaltazione della cerchia di persone
che si era riunita sempre più fitta!..
Si
congedarono dalla gente con la maestria di due attori
circondati dalla folla delirante di fans
In
gondola la
condusse ben presto a casa. Scoprì che lei abitava nello
stesso palazzo di un suo caro amico e pensò che questa
sarebbe stata in seguito ,un’ottima scusa per rivedere
la ragazza. La ragazza era quasi sotto choc, ma lentamente
si riprese. Ad aprire la porta venne una donna preoccupata
per la lunga assenza della ragazza, e cui
Marco
cercò di spiegare l’accaduto e tutto si accomodò.
La
donna era la zia della ragazza e portava un lungo scialle
nero sulle spalle. Aveva un gran portamento, doveva
appartenere a qualche antica e benestante famiglia
Veneziana. Marco la scrutava interessato, infatti colpì
molto il ragazzo. Mista di leggiadra considerazione e mai
simulato garbo, Marco la udiva dilettarsi nell’echeggiare
delle sue corde vocali, con parole intense di carica
affettiva e di solenne saggezza; parole plasmate di
dolcezza innata e d’ammirevole conforto quasi figliare.
Non
fu il suo portamento soave, a resoconto immediato a
colpire Marco capì bene, avendo conosciuto molte altre
nobili famiglie, quello era una facciata di protocollo,
inculcato da generazioni, un elemento molto decorativo ma
non in sintonia con la vera essenza caratteriale della
donna. Già, ma solo un’anima veramente nobile, quale
quella di Marco, poteva captare queste sottigliezze.
Parlando
con lei ebbe modo di confermare che il suo ottimo fiuto
nel percepire sensazioni altrui era quanto mai infallibile
e che non subiva nessun logorio del tempo. Infatti, la
donna si presentò come persona molto umana, sensibile,
quasi delicata.
Forse
anche un po’ debole, ma ciò forse era da attribuire
alla sua vedovanza, infatti,
ciò l’aveva costretta a misurarsi con la realtà
di ogni giorno.
La
donna disse di essere nata in primavera, dolcissima
stagione e pareva che tutte le piante che adornavano il
suo antico e sparviero palazzo risentissero delle cure
rigogliose della padrona.
Piante
di tutte le specie e dimensioni adornavano l’immenso
soggiorno ,ed era anche abbellito
da grandi quadri incorniciati da pregevoli stucchi.
Marco
fu attratto da un quadro in particolare; era senza dubbio
il ritratto giovanile di quella donna che a giudicare dall’affresco
doveva essere stata molto bella in gioventù. Il suo volto
era rischiarato da grandi occhi color acqua marina che
esprimevano tenerezza e gioia intensa. I capelli erano
chiari e voluminosi adagiati sulla nuca da un fermaglio
antico dal colore ambrato e altre ciocche incorniciavano
il volto rendendo la figura dolcissima. La bocca carnosa
si perdeva in un sottile sorriso fitto di mistero, perché
il volto
non era rivolto verso nessun oggetto o persona, ma
emanava lo stesso un’intensa carica espressiva . La
cornice del quadro era pomposamente
barocca .
Marco
sciolse ogni suo dubbio rivolgendosi alla donna, in modo
talmente istintivo , ma sufficiente da turbarne la
sensibilità.
La
domanda toccò profondamente il cuore fragile della donna
che ebbe come da riflettere e Marco perplesso da ciò che
ne seguì ne definì ulteriormente il carattere.
Ella
ebbe un lampo di imbarazzo
e dopo ne seguì un lieve rossore appena
percepibile che le coprì le gote alte. Poi disse in tono sommesso
:” E’ strano ragazzo.. nessuno che io ricorda non
abbia mai notato questo quadro…hanno sempre preferito
gli atri dipinti….” e ora volse lo sguardo verso la
nipote e assunse un tono sommesso quasi di timore…..”
gli altri laggiù
in fondo vedete?.. quelli dallo sfondo chiaro…e quegli altri. .ma…forse v’annoio…” Ma era palese l’intento
debole di divagare dall’atroce imbarazzo precipitatole
addosso con la furia di un uragano!…
Tuttavia
dal modo come descrivesse quei quadri, pareva volare
dietro a dei ricordi lontani. Rigirò lentamente il bel
volto verso il giovane Marco e disse con tono grave : “Quel…quel
quadro.. a me… è tanto caro.. lo dipinse un bravo
pittore…a cui io ero molto affezionata!”.
Il
tono e le parvenze tradivano un’intensa e commossa
partecipazione tanto che parve evidente che non di sola
amicizia si doveva trattare…ma di un grande amore.
La donna intanto
riprese a dire “Accadde infatti che fatto quel dipinto…..
morì!…”
“ OH! “Esclamò
Magda”zia mi dispiace! io…noi non sapevamo…”
“
Si.. dispiace anche a me! Marco Ripeté un po’
distratto; ma che pendeva dalle labbra di quella donna per
il fine della storia, sentiva, percepiva che sarebbe stato
un finale davvero sconvolgente!
La
donna proseguì : ” No!…no!…. non è niente ragazzi
era scritto così…sapete mi voleva molto bene ..ma…è
una storia lunga…non
so....se…”.
La
donna cercò di riprendersi dall’ondata di commozione
che le invadeva il cuore e si ricompose.Quando si riprese
parlò quasi di getto, come avesse atteso per tanto tempo
di poter dare sfogo ai suoi sentimenti più nascosti.
: ”Dovete sapere che in quel tempo, anni duri del
dopo guerra. Anche l’amore era duro da coltivare, era
ostacolato dalle famiglie e spesso si doveva dare ascolto
ai severissimi genitori” e assumendo un tono grave
aggiunse, “
io.. .ne caddi vittima in pieno amavo e volevo sposare
quell’uomo…..Antonio era il suo nome ma..”
Una
grossa lacrima inondò il suo bel volto.
“
Se vuoi non proseguire “ le disse la nipote con tono
poco convincente.
“
Ma , no.. no ..mi fa piacere raccontarla…ma forse voi…adesso
dovete andare…”I grandi occhi sgranati sui due ragazzi
in attesa di una risposta fermarono il tempo in una
realtà distaccata.
“
Ma, no… no… non si deve andare la prego! ” disse
Marco in tono agitato, ma poi si ricompose e aggiunse
“…. Sempre se le fa piacere la prego continui, siamo
molto interessati a questa storia!!”
La donna ebbe un
lungo sospiro liberatorio e iniziò la storia in tono più
gioviale.” Sapete è una storia come quella di Giulietta
e Romeo!….” e sorrise allentando la tensione che si
era creata.
Marco
era totalmente estasiato da quella donna
che emanava una luce di misteriosa soavità.
Un
ossequioso silenzio si sparse intorno, non si udivano più
le voci dei bambini che giocavano festosi nella strada né
il cardellino nella gabbia cinguettare.Tutto sembrava
essere avvolto in una strana magia.
“Lui…lui
m’amava tanto, tantissimo e il suo amore era grande
quanto il mio, di nascosto sfidavamo la sorte appartandoci
sotto cornicioni serali e recapitavamo lettere audaci da
un fattorino nostro amico, erano
scritti ardenti di passione conservo ancora tutti i
messaggi scritti da lui, mi chiamava angelo sceso dal
cielo e veste soave o ancora luce della mia anima…”
Parole
talmente dettate dal cuore che sfidano il
tempo pensò Marco inquieto.
“
….Ma presto il nostro idillio sarebbe cessato! ben
presto il destino
avrebbe compiuto il suo misfatto, io fui destinata in
sposa a tuo zio!..” disse con tono di rammarico e volse
il suo sguardo verso la nipote.
“Era
un brav’uomo, mi volle bene anche lui ma io non
dimenticai mai il mio Antonio,nel tempo del tempo che fu..”,
improvvisamente la donna scoppiò in un violento pianto
tanto da imbarazzare vivamente i due ragazzi.
“
Basta zia ti prego,non piangere più ti prego”
Magda
si alzò e chiuse due delle sei finestre che erano aperte
nel salone. Quando ritornò, la zia si era già calmata.
“Non
proseguire più se ti fa tanto male ..ti prego zia. Noi capiremo..!” Disse la ragazza che intanto si era
rivolta a Marco. Cercava un’intesa che tardava ad
arrivare. Marco, invece ,nel cuor suo voleva conoscere
tutta la storia ,ma per non turbare la donna rispose:
“
Si!… hai ragione se tua zia non vuole più..”
ma
il suo tono era davvero poco convincente , non sapeva
mentire Marco.
“No…no,
voglio continuare voglio che voi sappiate! voi siete
giovani e capite queste cose io credo in voi, io feci un
patto con me stessa e gli rimasi fedele per tutta la vita,
alla memoria d’Antonio e io non volli mai dare figli a
mio marito!”
Si
creò un’atmosfera davvero imbarazzante, nessuno dei due
ragazzi avrebbe potuto immaginare tanto e l’imbarazzo
era moltiplicato dal fatto che l’importanza della
sentenza appena formulata aveva quasi un peso fondamentale
in un rapporto amoroso e adesso quella rivelazione
sembrava quasi un obbrobrio,ma nessuno sapeva trovare
adesso le parole giuste
e formulare pensieri adatti.
La
donna continuava il soliloquio ormai più per inerzia
spinto dall’ emozione più profonda.
“:Io……..mi
feci operare……..alle ovaie……così non potei mai
più avere figli……….oh!……perdonami Dio!………Perdonami
Magda perdono per la tua famiglia….io non potevo!…capite!…non
potevo più!… ..”
Dopo
un intervallo che parve di secoli Marco parlò con
tono perentorio, scegliendo con cura le parole giuste da
adoperare per far sì che nulla turbasse maggiormente
quella donna già tanto provata.
“Comprendiamo
il suo stato d’animo…e a mio modesto giudizio, e forse
nostro modesto giudizio.” Lanciando un’occhiata fugace
a Magda, “…..ha fatto bene, se davvero amava quell’uomo,
come abbiamo intuito. Le sue ultime parole furono
decisamente più marcate come stesse recitando un copione
non bene accetto ma che tuttavia sciolse l’imbarazzo di
tutti.
“ Si!……hai ragione anche per me vale lo stesso!”
Ribadì
la ragazza mentre teneva gli occhi fissi sul volto di sua
zia. Si creò un’intesa quasi ruffiana.
La
donna li guardò stanca, ma con spirito acceso.
Marco
indugiava a formulare la sua frase.
“Ma….
io non capisco com’è
morto Antonio?”
“Oh!:…e’
tremendo dissero
quasi in coro i due ragazzi!.
“Fui
costretta a vederlo,mio padre mi costrinse ,ma quella
visione segnò l’ inizio della mia fine, egli aveva
volutamente turbare la mia sensibilità.Rivedere il mio
amore in quelle condizioni per l’ultima volta, in quella
camera che ci aveva fatto sognare, illudere in un mondo un
po’ più nostro….
ma
io ero davvero nata con lui poiché aspettavo un bimbo.In
seguito decisi di non tenerlo ed abortì.
La
donna si accomodò meglio sulla poltrona e cercò un
fazzoletto che precedentemente le era caduto. Glielo porse
con gentilezza Marco.
Intanto
la ragazza si era alzata per preparare del caffè.
Marco era rimasto sconcertato dall’esito della vicenda.Ora stava
assorto nei suoi pensieri, ma lentamente un dubbio lo
scosse.
“Signora
Martina perdonate la mia curiosità.” Il tono era
sommesso.
“Ma vostro marito non sospettò mai qualcosa?…”
“
Oh! Giammai glielo feci intendere per tutta la vita; ma poco
prima che morisse, io fui costretta a fare un resoconto
della mia triste vita e ammisi che con lui non avevo
sofferto, che era stato un brav’uomo e che mi aveva
sempre confortato nei miei lunghi periodi di crisi. Allora
fui felice di confidargli questo mio atroce
segreto, ma il mio grande stupore fu
costatare che lui aveva sempre sospettato qualcosa.
Lui era a conoscenza della storia, ma non avrebbe mai
immaginato tale segreto. Lui aveva pensato di adottare un
bimbo ma io mi sono sempre opposta…voi capite non potevo
amare un bimbo altrui ,il rimorso mi avrebbe corroso l’anima
ancora di più!”
“Si!…certo!….
certo…comprendiamo!.” .Ammise in tono serio la
ragazza.
Poco dopo bevvero una
tazza di caffè.
In seguito Marco andò
a fare delle visite alla donna e sarà bene accetto,
poiché quest’ultima vedeva nel giovane un ragazzo
sensibile ed intelligente.
Da quel giorno i due
ragazzi compresero di stare bene insieme e
s’innamorarono ogni giorno sempre di più.
Trascorrevano nella dolce cornice della laguna veneta le
loro giornate tranquille, ma ancora una volta intervenne
inevitabilmente il destino a spezzare l’idillio. Ben
presto si sarebbero dovuti lasciare. La ragazza doveva
tornare a casa sua in Sicilia. Marco volle fare tesoro
degli ultimi giorni
che rimanevano. Tutti gli istanti preziosi alla linfa
vitale del loro amore furono trascorsi nell’intento di
voler fermare il tempo.
La ragazza raccontò
di sé e della sua famiglia in modo del tutto
confidenziale tanto da riscaldare il cuore di Marco. Egli
scoprì così
che lei aveva trascorso molti anni pieni di dolore.
Magda raccontava nelle
minuzie le sue peripezie.
“ Ho pianto le
delusioni e le amarezze della mia
famiglia, ho sempre cercato di aiutarli con i miei
consigli, loro mi ascoltano in silenzio e con apparente
interesse ma dopo
qualche tempo non applicando mai i miei consigli
sembra tutto vano .
Sai,comprendere il
carattere dei siciliani è di una complessità tale che
spesso è difficile, anche per me,
Mio padre , serioso,profondamente meditativo, adora
contemplare gli eventi disperdendosi nelle
banalità,meticoloso quando non serve, evasivo quando non
dovrebbe.Difficilmente confesserebbe qualche debolezza del
suo carattere.Mia madre dal canto suo è una donna
silenziosa, tranquilla , senza apparenti ambizioni ma che
pare scegliere con cura le sue ingenue strategie di
continue e snervanti indecisioni nei momenti più
importanti della sua vita. Io intuisco i loro drammi
interiori che tendano a riflettersi sulla mia vita ma non
riesco a levigare i loro comportamenti atavici. ”.
Marco ascoltava in
silenzio, e i suoi occhi emanavano una luce
profonda,interiore rendendoli ancora più belli
dimostrava un amore sincero ed era tutto l’amore che
provava per quella ragazza arrivata da tanto lontano e che
lo aveva profondamente coinvolto.
L’amore,
adesso provato, era un amore unico e lui stesso aveva più
volte costatato che mai prima di allora aveva tanto amato.
Occorreva una donna
con una tale profondità di sentimenti per destare l’interesse
vero verso le donne. Lui che era
da sempre circondato
da banali amicizie. Ragazze belle ma piene di vanità.
Avrebbe voluto una donna capace di
scindere l’amore dal mediocre e così
coinvolgerlo Andare
oltre il senso comune delle cose, della gente, lo
affascinava da sempre.
La ragazza proseguiva
in tono lento,quasi abbattuto.
“Purtroppo io sono
stata privata per sempre dell’amore fraterno. E tutto
quando ne avevo più bisogno, per questo sono cresciuta
sensibile e più insicura.Tutto questo accadeva nel
periodo dell’adolescenza, dico per sempre perché
nessuno al mondo potrà
mai più ricreare quei momenti irripetibili, anche se so
che adesso potrei rivederlo per sempre. Infatti la
speranza di rimanere per sempre con lui non mi abbandona
mai, ma sento che non potrei mai farlo..”
Marco non aveva ancora intuito le sottigliezze del
discorso e com’era sua consuetudine sciolse
i suoi ulteriori dubbi in modo schietto e
istintivo.
” Magda …amore mio….
Spiegami cosa è successo a tuo fratello! ”
“Mio
fratello è partito per l’Australia appena diciottenne
in seguito ad un ennesimo tentativo da parte dei miei
genitori di recarsi anche loro in quella terra.Mio
fratello dal canto suo, vuoi per ripicca o altro ,non è
mai voluto ritornare in Sicilia. Io ho sempre sofferto
moltissimo per la sua lontananza.Ho creduto fosse una
punizione Divina, una nostra sconfitta, un’azione
maldestra da parte del destino avverso, una specie di
congiura amica di tutti gli emigrati.Ho sempre lottato,
per farlo ritornare ma non è mai accaduto! La mia
concezione di famiglia è
quella di un nucleo profondamente indissolubile, ma
uno strano destino forse accompagna da sempre le nostre
povere gesta!”
E proprio mentre gli
occhi della ragazza si velavano di lacrime, Marco
intervenne con la sua voce calda e sensuale.
In quell’ istante si
creò un’atmosfera magica, romantica.
“Amore!…non temere
adesso ci sono io qui, non ti lascerò mai!”
Il tono della voce
alludeva a ristabilire nella ragazza antiche e mai avute
sicurezze. In un attimo si aprì in lei un nuovo modo di
rivedere le avversità della vita. Strana, incomprensibile
forza emanata dall’intensità di quelle poche parole.
Magda si ricompose e
abbozzò un sorriso. Negli occhi scomparvero le lacrime e
si colorarono di una nuova luce .Le labbra carnose si
socchiusero felici e mostrarono i denti bianchissimi.
Marco si avvicinò a lei e le regalò un dolcissimo bacio
sussurrando ” Amore mio, ti amo, adesso e per
sempre saremo insieme,ti amo tanto.”
L’atmosfera
era simile ad un film
d’altri tempi.
La
sera Magda, ritornando a casa ,si sentì ancora immersa in
un bellissimo sogno.Sognare
era finalmente lecito.
Il giorno fatale
arrivò e ben presto si sarebbero dovuti salutare ma era
un saluto che avrebbe aperto loro le porte di un
lungo futuro insieme. Proprio questo garantiva ad entrambi
il valore del loro amore. Marco voleva raggiungere la sua
ragazza al più presto ,per presentarsi ai suoi genitori e
per riportarla nella sua amata Venezia.
Magda si sentì
immersa nella realtà e ne pianse.
Il
prospetto che avevano creato i due fidanzati appariva
stupendo ma non conoscevano le
future reazioni dei genitori della ragazza .
Infatti sia le origini tradizionali e estremamente
ancorate all’ombroso
ambiente , che le vetuste usanze
non avrebbero mai rasentato neppure lontanamente l’immaginazione
di Marco,poiché egli avrebbe dovuto sottoporsi all’impatto
con la più indecifrabile e seducente delle isole: la
Sicilia
Nonostante
tutto marco
era deciso ad affrontare qualsiasi evenienza a suo
discapito e loro suoceri rappresentavano l’ultimo
scoglio da superare per completare il loro sogno di
felicità.
Giunse l’ora
prestabilita e Marco si affrettò per arrivare in anticipo
alla stazione .Avrebbe
voluto recarsi ancora una volta a casa della zia ma
fissarono di ritrovarsi alla stazione. Comprò della gomma
da masticare e si accomodò in sala d’attesa.
Dieci minuti
trascorsero rapidamente
e intravide in lontananza la bella e alta figura
della ragazza. Tra tanta gente la scorse subito e si unì
velocemente a lei mentre sopraggiungeva
la soave
zia .Marco le incontrò con un mazzo di rose in mano.Erano per la zia,
mentre alla sua ragazza aveva dato una piccola scatola.
Magda aprì subito il
pacchettino e lesse velocemente la dedica . Presto
saremo insieme, per sempre, il tuo
amatissimo Marco,abbracciò forte il suo
grande amore e caddero delle grosse lacrime sul bel volto
intristito dall’evento.
Marco
dai
cinque anni in su era vissuto in un orfanotrofio, ma
ricordava solamente di aver vissuto un breve periodo della
sua infanzia in una bella casa. Raggiunti i diciotto anni
aveva deciso di andare a vivere da solo e si era recato a
Venezia, che fin da piccolo lo aveva affascinato.
La sua adolescenza lo
aveva reso schizzinoso , ma forse la rabbia maggiore
che covava dentro era quella di essere stato
privato dall’amore dei genitori. Gli anni trascorsi in
orfanotrofio rimasero un lungo e buio arco da non
commentare mai .In tutti quei lunghissimi anni
cosa mai fosse realmente accaduto nel suo animo
inquieto, nessuno lo seppe veramente.
La
sera prima di partire per il lungo viaggio
che lo avrebbe condotto dalla la sua ragazza fece
il suo abituale sogno.
Nel sogno molto
confuso intravedeva una donna molto bella ,con un bimbo in
braccio,che fuggiva inseguita da qualcuno che nel sogno
non riusciva mai a capire
chi fosse; la donna piangeva ed aveva il volto segnato da
colpi .
Marco faceva spesso
questo strano sogno che ormai era diventato un incubo.
Si alzò di buon’ora
e comprò qualcosa che potesse servirgli durante il lungo
viaggio verso la Sicilia. Comprò anche dei doni per i
suoceri.
Era
estate e il caldo era davvero soffocante .Cercò di aprire
il finestrino, nell’attesa di un alito di vento che
potesse rinfrescarlo, ma tardò ad arrivare.
Si sintonizzò sulla
frequenza nazionale, la radio
diffondeva una musica dolcissima, si trattava del
Guardiano del Faro , a lui piaceva moltissimo.
Accese rapidamente una
sigaretta e fra una boccata e l’altra pensò al suo
amore .Lei che lo avrebbe accolto con le braccia aperte e
lo avrebbe baciato appassionatamente.
Il caldo era davvero
intenso, sbottonò la camicia scarlatta e si sbarazzò dal
pesante orologio rifinito in oro e lo ripose con cura
sopra il cruscotto, dentro, invece, ripose il suo borsello
di pelle nera, anch’esso dono della sua ragazza.
Accelerava ad ogni
rettilineo come volesse spezzare il tempo per arrivare
prima da lei. Intanto era sopraggiunto il pomeriggio.
Dopo aver percorso
parecchie miglia, Marco era leggermente stanco ed piombò
quasi addosso ad un’insegna alta ed invitante ,doveva
essere un Motel. Intravide il cartello con la scritta “Villa
De Silvia vendesi”.
Il rombo del motore
stordì i cani che abbaiarono allo sconosciuto.
Prontamente un uomo li richiamò con severità, con un
marcato accento locale .
Marco
era nei pressi di Napoli.
Finalmente spense
quell’inferno di motore e scese. Voleva vedere da vicino
quella strana villa,
era molto antica, forse un tempo era appartenuta a
qualche nobile famiglia, che risiedeva nella zona da
generazioni.
Percorse un viottolo
circondato da alberi secolari che destavano una
meravigliosa sensazione
di commozione e felicità.
L’ombra di quei
faggi, accompagnava così bene la fervida immaginazione di
Marco che proseguì sotto i raggi del sole impediti dai
fitti rami .
Alzò lo sguardo vago
e si girò intorno lentamente e finalmente arrivò ad
intravedere la villa.
Due grandiose colonne
d’apparente stile gotico a giudicare dal capitello erano
poste ai lati delle impalcature del maestoso portone ormai
sbiadito dal tempo.
L’edera selvatica
copriva ormai tutta la facciata principale e arrivava fino
alla grande terrazza che si affacciava sull’enorme
giardino misto di fiori , di siepi e d’aiuole ben
curate. Strano- pensò Marco- la villa era allo sfacelo mentre il
giardino era anche fin troppo curato
Tutto ciò accese
maggiormente la sua curiosità !
Un austero anziano in
divisa smorta gli si avvicinò lentamente e sembrava
avvinto dalla meccanica abitudine di signorile
ospitalità, muovendo le pallide labbra pronunciò la
rituale domanda-“ Desidera?”
Marco ancora
affaticato per la lieve salita rispose ansimando:
” Sapeste indicarmi
se è questa la villa
De Silvia e se è ancora in vendita?” l’uomo lo
fissò con aria stanca ma con acceso spirito di
maggiordomo tutto- fare, e rispose:
” La Villa che voi
cercate non è questa, mi dispiace e soprattutto non è in
vendita! ”.
Il tono era
decisamente spregevole anche se parve coronato di calma
quasi secolare simile a quei faggi che ricoprivano il
viottolo che accedeva alla bellissima villa.
Dopo aver detto ciò s’incamminò
lentamente e sparì così com’era apparso.
Marco non era rimasto
molto soddisfatto di quella risposta e si chiese quale
fosse la verità.
Tuttavia il ragazzo
imitò quell’uomo e si allontanò più circospetto di
prima, ma non trovò più quel viottolo da lui tanto
ammirato , precedentemente solcato.
Tre viottoli simili
resero oscura ed annebbiata la sua vista e s’impossessò
di lui un attimo di smarrimento.
Cercò invano i suoi
passi e notò che il sole si era abbassato e che il
tramonto era già sopraggiunto. Da lì a poco tempo le
ombre della notte si fecero sempre più nette.
Tornò indietro per
cercare quell’uomo aspro avvistato in precedenza insieme
a dei cani, in cerca di una risposta ai suoi dubbi, ma
tutto taceva. Dell’uomo nemmeno l’ombra e di quei cani
mastini nessuna traccia.
Anche
quel grandioso portone era chiuso mentre qualche
tempo prima appariva
semi- aperto.
Marco mantenne il
sangue freddo e non si lasciò travolgere dalla paura. Con
passi e con pensieri decisi si fece verso quel mistero di cui ormai ne faceva parte
totalmente.
Si accinse a valicare
quei gradini spezzati
e coperti di caligine invernale, allungò il
braccio e sfiorò il maestoso battente in ferro .
Due tocchi
rintronarono e qualcosa sembrò
cadere dal di sopra della vecchia soglia; erano
delle pietrucce luccicanti rimaste appiccicate e che un
tempo doveva l’intera facciata centrale della villa.
Nessuno rispose,
allora Marco provò a chiamare: ” C’è qualcuno?
ho bisogno d’aiuto !”
Ma nessun eco fece
risonanza alla sua voce implorante, nel lieve freddo che
intanto penetrava con aliti leggeri.
Marco fece un lungo
giro intorno alla villa ma a metà , vide una capanna
creata da qualcuno che aveva trascorso tutta la sua vita
in campagna, a giudicare da com’erano abilmente
intrecciate le frasche e la paglia secca.
Entrò dentro quella
capanna e vi trovò un vecchio.
Come urtato da un
lieve rumore, l’uomo si destò, pareva appisolato da uno
strano sonno.
Guardò lo sconosciuto
con ammirazione forse per essere arrivato sino a lui, poi
cercò di riappisolarsi .
Marco cercò di
scuoterlo leggermente ma il vecchio dall’aria indefinita
non si mosse.
Aveva il volto
violaceo, misto di sconforto e di dolore, ma l’espressione
più evidente era la rassegnazione.
Un uomo perso nella
notte dei tempi,e la sua età : indefinibile.
Il giovane intuì che
doveva essere un uomo molto malato ma il suo maggiore
sconforto nacque dal pensare di come potesse rimanere in
quello stato e chissà per quanto tempo vi aveva
soggiornato accompagnato dall’indifferenza di colui o di
coloro che vivevano nella Villa.
Marco ormai voleva
scoprire a tutti i costi, il mistero di quella villa.
Percepiva una verità che forse lo avrebbe confuso.Ma la
strana e arrendevole sensazione di essere in qualche modo
“vicino” a quella villa era ormai sempre più palese.
Questa leggera
sensazione lo invase sin da quando scese dalla macchina.
Intanto la notte era ormai sopraggiunta e faceva sempre
più freddo. Marco si chiedeva che ora fosse; non aveva
con sé neppure l’orologio regalato dalla sua dolcissima
Magda. Lei ,che lo stava aspettando a braccia aperte, lei
,che attendeva la telefonata d’arrivo da un momento all’altro,
lei…lei…
Marco non si sarebbe
mai disfatto dell’orologio se quel giorno trascorso in
auto non lo avesse costretto a sbottonarsi,per allentare
la morsa di caldo, in qualsiasi modo.
A giudicare
dalla luna, ormai alta nel cielo potevano essere le
undici o quasi mezzanotte.
Marco aveva lasciato
tutto in macchina e adesso si ritrovava solo; con indosso
una camicia scarlatta e un paio di blue-jeans che
ricalcavano la sua figura perfetta.
Si destò leggermente
dai suoi pensieri e riprese conoscenza della
realtà che lo avvolgeva ostile.
Riprese a camminare e
questa volta ben sicuro di sbagliare ancora, ma la cosa
non lo preoccupava più di tanto, perché in un imprevisto
di maggiore danno non poteva certo
ricacciarsi.
Arrivò proprio di
fronte alla villa e a quel portone che già gli appariva
tanto più odioso di
prima tuttavia decise di ritornare ad immergersi in
quelle sensazioni.
Stava per ripetere gli
stessi gesti compiuti in precedenza per varcare la soglia
ma si bloccò.
Intravide fra la fitta
edera, arrampicata e sparsa su tutta la villa, una
finestra antica dall’aspetto, ma che poi poté
costatare, molto resistente a qualsiasi attacco esterno.
Fallito infatti il
primo tentativo d’invasione esterna tentò nel breve
tempo possibile di escogitare qualche altro sistema che
gli permettesse di entrare.
Invano pensò a
qualcosa e proprio mentre si accasciava al suolo stanco,
appoggiandosi sui gradini malandati che davano accesso
alla grande veranda, udì un suono penetrante ma distante
simile ad un ululato di cani inferociti.
Marco sobbalzò e
abbandonò l’idea di sedersi, subito dopo sentì due o
tre lamenti, ma distaccati da brevi intervalli.
Dopo
udì un tonfo secco nella notte accompagnato da una eco,
sembrava un colpo d’arma da fuoco.
Cominciò a
preoccuparsi seriamente e tentò di allontanarsi correndo,
ma inciampò violentemente contro un ostacolo che nell’oscurità
gli sembrò una trappola, infatti cadde al suolo dolente
in una stretta morsa al piede.
Era caduto in una
grande buca rettangolare nascosta da esili pagliuzze e
ramoscelli .Si trattava sicuramente di una trappola per
animali.
Cadendo
sbatté violentemente la testa contro un sasso. Dopo ,
cadde in un turbolento dormiveglia .
Egli non riuscì a
stabilire quanto tempo fosse trascorso .Si ritrovò al
risveglio dolorante al piede ed alla testa.Osservando
intorno vide solo una fitta
nebbia.
Cercò di
alzarsi lentamente, ma non poté nemmeno drizzarsi.
Cominciò a disperare.
Improvvisamente gli si
schierarono di fronte quattro mastini feroci.
Per buona sorte si mostravano bloccati da una lunga
e salda cinghia trattenuta da un misterioso individuo
confuso fra la fitta
caligine. Marco ebbe un brivido di terrore. Sbarrò gli
occhi e trattenne il fiato.
Nell’intercorrere di
una frazione di minuti il ragazzo attese lo svolgersi
degli eventi ammutolito dallo spavento, tuttavia conscio
del pericolo disse” Chi c’è? Aiuto!”
L’uomo
sopraggiunse a
passo lento, trascinato dai cani. Diede un rapido sguardo
dentro la fossa e vide Marco, delirante dalla febbre.
CAP
IV
La
camera era bianca e quadrata, il letto ornato da
candide lenzuola di lino. Un raggio di luce passava
dolcemente attraverso
le persiane abbassate. Marco aprì lentamente gli occhi e
intravide la persiana verde.
Con le membra ancora
indolenzite, ma con la mente meno confusa, forse grazie a
questo improvviso ristoro offertogli miracolosamente,
poté ricollegare a fatica gli ultimi avvenimenti che lo avevano interessato.
Intuì che qualcuno lo
aveva prelevato dalla buca e portato in quella casa.
Ma chi aveva preso il
suo corpo svenuto, forse quell’uomo con i mastini feroci
?.una serie di dubbi
e di domande sempre più invadenti incalzano nella
mente di Marco.
Perché lo aveva
ospitato in casa sua?,
avrebbe potuto portarlo in ospedale, perché Marco
ricordava di aver visto nella stessa insegna alta e
invitante anche la segnalazione di un paese a poche miglia
di distanza.
Mentre cercava di dare
spazio alle sue idee entrò quasi silenziosamente una
donna dal viso rosso violaceo.
Nelle mani della donna
vi era un grande vassoio che ella appoggiò con grazia sul
comodino bianco. Il vassoio conteneva due fette di buon
pane casereccio, spalmato di dolce marmellata fresca, due
uova cotte a puntino e un bicchiere di latte anch’esso
fresco, forse munto da poco.
Marco guardò la
donna e socchiuse le labbra come volesse proferire parole,
ma la donna appoggiò un dito alle labbra e gli disse:”
Sei ancora troppo debole per parlare, appena ti sarai
rimesso in salute potrai fare delle domande ,adesso mangia
tutto e riposati; dormi mi raccomando.”
Detto
ciò si allontanò riprendendo il vassoio e andò via come
chi fosse abituato a lavorare senza avere tempo per
chiacchierare.
Il tono della voce era
debole simile ad un lamento; a Marco parve fosse quasi
familiare. Già ,familiare ,ma chi gli ricordava quella
donna?
Fu scosso da un
improvviso rumore che attirò la sua attenzione dietro la
finestra Marco notò un’ombra che si affrettò a
sparire, lasciando il ragazzo in un grande sconforto.
Dopo, pensò bene di dimenticare
tutto e di consumarsi quella gustosa colazione.
Finì tutto in un
baleno, bevve fino all’ultimo sorso il latte e piombò
suo malgrado in un sonno agitato.
Al
risveglio tutto gli parve uguale alla sua prima
occhiata. Cercò di immaginare quanto tempo avesse
trascorso in quella strana casa, come del resto era strana
tutta la storia in cui fu coinvolto suo malgrado.
La porta si aprì
lentamente ed apparve una grossa figura d’uomo , che
portava indosso la stessa uniforme che Marco delirante
aveva notato in fondo alla buca .
L’uomo si avvicinò
con il volto teso cercando di abbozzare un sorriso, ma
apparve simile ad una smorfia. I lineamenti marcati lo
rendevano simile a quello che si sarebbe detto un duro. Si
sedette ai piedi del letto e incominciò a parlare
lentamente. Iniziò con
una strana calma e Marco pensò di aver già udito
qualcosa di simile, spremette le sue meningi e ricordò di
aver riscontrato lo stesso tono in quel vecchio aspro che
lo aveva “gentilmente ” pregato di allontanarsi dal
luogo, in quella misteriosa notte.
L’uomo gli fece
qualche domanda e disse:” Chi sei? Come sei arrivato
qua?” poi incominciò a raccontare strane avventure che
erano capitate a degli stranieri che si erano avventurati
nei pressi della villa e di strani fatti elencati in modo
confuso ma con l’intento palese di rendere il tutto
angosciante.
Marco lo ascoltò in
silenzio reverente ma alla prima pausa lo interruppe
dicendo:
“Buon uomo io vi
ringrazio di cuore per avermi ospitato in casa vostra, ma
temo di essere terribilmente in ritardo con delle persone
a me molto care le quali sicuramente saranno già molto
allarmate e magari avranno già segnalato la mia
scomparsa, vi
pregherei perciò di spiegarmi che posto è questo, in
modo che io possa avvisare qualcuno che possa venirmi a
prendere. Avete un telefono?. .Grazie!”
L’uomo
scese nella più completa apatia e a sua volta rispose :
“ Da moltissimo tempo ormai noi, io , mia moglie e
quattro cani che adoro, viviamo come isolati dal mondo,
per il resto mi dispiace ma non posso aiutarvi, posso solo
confermarvi che una volta ogni quindici giorni passa di
qua il villiere della Villa De Silvia per fare qualche
provvista da noi e recarsi per qualche giorno a mantenere
pulito il giardino, ma non poso garantire che questo uomo
voglia condurvi via di qua. E’ un tipo molto irascibile!”.
Dopo aver detto ciò
si accinse ad alzarsi ma Marco lo trattenne prontamente e
disse:” Ascoltate non so più da quanto tempo sono
rinchiuso qui, ma so che ho smarrito la strada
che conduceva alla mia macchina, avete trovato
almeno la mia macchina?”. Marco raccontò anche del
maggiordomo e del vecchio visto nella capanna.
L’uomo si scompose
solo leggermente: “ Non so niente riguardo ciò a quello
che mi avete detto, posso solo affermarvi che siete qui da
tre giorni, che non esiste nessun maggiordomo nella villa
e tanto meno un vecchio nella capanna, la villa è
disabitata e non esiste nessuna insegna che dice che essa
sia in vendita!” :Dopo prosegui, in tono più acceso”
Ad ogni modo cercherò io stesso la vostra automobile,
buonanotte.”
Dall’ultima parola
il giovane capì che doveva essere la fine del terzo
giorno, assorto nei suoi pensieri si preparò ad
affrontare un’altra notte insonne.
Era diventato un
visionario? Che cosa stava accadendo in quel posto?
Perché tanto mistero?
Il giorno seguente gli
apparve stupendo. Si vestì e aprì la persiana verde che
per ben tre giorni era rimasta socchiusa.
Marco voleva uscire da
quella camera, valicare almeno quella soglia e andarsene
ringraziando tutti,
non
aveva finito di allacciarsi le scarpe che udì aprire la
porta.
Apparve la donna con
la testa china e stranamente diversa dal loro primo
incontro. Il volto non era più scarlatto ma a tratti nero
e gonfio. Marco ricordò che quel giorno ,o sera che
fosse, la donna aveva il viso segnato di rosso e comprese
che era stata picchiata. Il marito forse?. E da chi se no,
visto che lì abitavano solo loro due.
La donna che era
entrata con la testa china, alzò il viso. E era ancora
molto bella nonostante le percosse ne avessero in parte
sciupato le bellezze.
Vide il giovane
alzarsi ed esclamò:” Oh!.. No!….voi siete ancora
molto debole…non potete!….”
Fece un gesto come per
trattenerlo ma Marco rispose:”
Signora,
io vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me ma
è tempo che vada via! Io ho una famiglia che mi aspetta e
saranno tutti molto preoccupati per me!”.
La donna annuì
silenziosa e si diresse verso l’angolo della stanza e si
sedette. Si prostrò al suolo, sembrava molto stanca .
Pianse amaramente.
Marco
molto incuriosito le chiese
perché piangesse ma le lacrime non accennavano a
diminuire..
Poco dopo la donna,
dopo essersi ripresa lentamente disse:
“ Dovete perdonarmi
se vi ho turbato ma vedete… voi rassomigliate in modo
impressionante al nostro unico figlio scomparso all’età
di cinque anni e mai più ritrovato! Adesso dovrebbe avere
la vostra età!”
Singhiozzando la donna
prese un’antica foto da un cassetto e la porse
al giovane che la scrutò avidamente.
Poi riprese a dire:
“ Io l’ ho sempre detto a mio marito che questo è un
posto maledetto,di andare via per sempre ma lui non crede
a queste storie e si arrabbia,dicendo che sono una vecchia
e stupida matta!mi
umilia è vero ma io non trovo il coraggio di andare via….io”.
La donna alternava
soggezione a tenerezza,inoltre era riuscita a raccontare a
qualcuno quello che le accadeva periodicamente a ritmi
quotidiani ormai
da anni ,sembrava essersi disfatta
da un incubo durato una vita.
Doveva
essere stato molto difficile
per lei raccontare ad uno sconosciuto tutto ciò.
Infatti era sempre stata una
persona schiva.La sua vita era scandita da ritmi
regolarmente prevedibili. Il mutamento improvviso palesato
dalla svolta dei nuovi eventi l’aveva profondamente
scossa.
Marco fu notevolmente
stupito per la somiglianza nonostante avesse superato i
vent’anni, sembrava identico a quella foto, e allora
tentò di fare delle domande alla donna.
Ma la donna non faceva
altro che ripetere le stesse cose già dette. Marco rimase
molto perplesso e concluse il tutto rassicurando la donna
che doveva trattarsi di una
coincidenza.
Lasciò la donna e si
presentò Davanti ad un lungo corridoio e intravide la
porta dell’uscio esterno ,ma si bloccò improvvisamente
quando notò delle figure parlare in modo concitato.
Riconobbe la voce del padrone della casa che lo aveva
ospitato e cercò di capire chi fosse l’altro. Il
dialetto era molto fitto , quasi impossibile intuire il
filo del discorso.La voce sconosciuta disse in tono
allarmato:
“L
’hanno trovato distrutta!…sotto ad un burrone….forse
il guidatore si è salvato buttandosi giù prima dell’impatto”.
Detto ciò la voce s’interruppe
. La voce dell’uomo che Marco conosceva ,invece,
comandò l’uomo di sparire.
“ Bene! Sparisci!.”
L’uomo aprì
velocemente la porta di casa e per poco non s’imbatte in
Marco che origliava da dietro l’uscio.
Quell’uomo salì in
fretta le scale del piano superiore cercando
disperatamente sua moglie, la donna invece era al piano
sottostante, ma l’uomo in un baleno la raggiunse e si
udirono le loro voci concitate
con il rumore di schiaffi e subito dopo il pianto
di quella povera donna maltrattata .
Marco corse via
,avendo avuto il tempo di aprire l’uscio di casa ma si
promise di ritornare per chiarire questa strana faccenda.
Corse agitato per
molte ore e attraversò molti campi incolti quando stanco
si fermò sotto ad un faggio secolare. Guardandolo pensò
immediatamente che probabilmente doveva essere ancora nell’area
dei possedimenti di quella strana Villa .
Riprese a correre con
l’ansia nel cuore. Il sole era alto e pochi nubi
solcavano il cielo estivo. Uno stormo d’uccelli volava
basso e parvero salutare con festosi cinguettii.
Sul viottolo a tratti
intravedeva qua e là leprotti e conigli che al suo
passaggio scappavano spaventati.
Il posto nonostante
tutto gli parve un incanto e sentì invadere il suo corpo
da quella strana sensazione di fitta commozione e
tenerezza che aveva provato la prima volta.
Dopo aver tanto
camminato intravide un paese. Forse si trattava dello
stesso paese segnato in quell’insegna vista quel
pomeriggio di quattro giorni fa.
Le case sembravano
addossate le une alle altre. Era un paese molto piccolo,
molto caratteristico ma Marco pensava solamente ad un
telefono.
Entrò in uno strano
bar ,spoglio, scuro ,diroccato e si fermò un istante
sulla porta. In un angolo un telefono a gettoni.
Una mano
possente gli si appoggiò sulle spalle. Marco
rabbrividì e si rigirò lentamente, ma
era solo un povero ubriaco che cercava di reggersi
alla meno peggio.
Egli barcollava,
felice ,e accarezzava Marco sempre più nervoso, il quale
cercò di divincolarsi ma nessuno dei presenti cercò di
aiutarlo, anzi assistevano zitti.
Marco cercò in tasca
qualche spicciolo e si procurò qualche gettone. Fece il
numero di casa della sua ragazza, ma stranamente in casa
nessuno gli rispose. Intanto il barista, un uomo dalla
carnagione molto scura lo guardava in modo poco
incoraggiante.
Finalmente udì la
voce della ragazza, ella ebbe un fremito
di gioia e riprese a balbettare qualche parola
“Maga, io…”
“ Marco!,dove sei!
”
Marco scuro in volto
sentì invadere l’animo
dall’impeto di abbracciarla . Si riprese e cercò di
rincuorarla dicendo:
“Torno presto....
dì a tutti che sto bene, ma sono accadute delle strane
cose..”
Non ebbe il tempo di
finire la conversazione che fu interrotta per mancanza di
gettoni.
Poco dopo
abbandonò il posto malinconico e si diresse verso
la Piazza del Paese. Chiese delle informazioni a degli
uomini che si crogiolavano al sole ma lo ricambiarono di
sguardi diffidenti .Di quella diffidenza tipica della
gente del meridione.
Marco sembrava essere
sceso sulla luna tuttavia l’essere immerso nuovamente
fra la gente gli piaceva,
ma contemporaneamente quel posto lo rendeva un
pesce fuor d’acqua.
Arrivò in città dopo
aver fatto l’autostop e si recò dai Carabinieri per
denunciare la sparizione
della macchina. Dopo poche ore fu ritrovata; era
intatta, non mancava proprio niente.
Riparti verso il
tramonto con
la testa confusa dagli eventi, ma aveva in mente solo uno
scopo centrale andare via quanto prima da quel posto.
Evidentemente l’uomo
che parlò quella sera con il padrone della casa che lo
aveva ospitato, aveva
scambiato la sua automobile con qualche altro incidente
fra automobili.
Accettò per vera
quest’ipotesi e si affrettò a cancellare dalla sua
mente quegli eventi.
Cercò in tutti i modi
di ricrearsi degli stimoli piacevoli, accese una sigaretta, si sintonizzò
su una buona stazione musicale, aprì il finestrino dell’auto,
si accomodò il sedile e si rilassò cercando di liberare
la mente da tutto ciò che avrebbe potuto infastidirlo.
Adesso , più che mai pensò
che
adesso nulla più lo avrebbe distolto dal raggiungere la
sua meta.
Le
ore che trascorsero furono molto tranquille e grazie
all’apparente calma degli eventi, Marco poté dare sfogo
al ricordo dei precedenti.
Arrivò verso sera
in Calabria. Attese
l’imbarco per il traghetto e all’alba si
trovava nel mezzo del suo cammino.
Verso mezzogiorno si
ritrovò a vedere le prime case del
paese della sua ragazza.
Era un piccolo paese
in provincia di Catania, con ottomila abitanti. Era
situato a settecento metri sul livello del mare, ed era
situato su tre colli.
All’ingresso al
paese , le case si presentavano allineate le une alle atre
separate da colori smorti e sbiadite dal tempo. Marco
intraprese l’unica strada che
gli si presentava ;lo scenario delle case era
costituito da doppi piani e da bei terrazzi stile barocco.
Arrivò sino in fondo e si fermò in una piazza, al centro
della piazza si trovava il municipio
illuminato da grossi fari gialli. Sulla destra
Marco notò un bar, invece sulla sinistra, nei pianterreni
di vecchie case, vi erano dei piccoli negozi.
Scese dalla macchina
si guardò intorno, notando parecchi volti che lo
fissavano. I vecchi della piazza
indossavano la cosiddetta “ coppola” siciliana.
Altri , gesticolavano animatamente e confabulavano in
dialetto.
Si diresse verso il
bar e chiese al barista delle informazioni sulla famiglia
della sua ragazza.
Il barista conosceva
molto bene la famiglia perché quello era un piccolo paese
e si affrettò a seguire le sue indicazioni.
Entrò dentro un piccolo cortile e si trovò di
fronte a piccoli
ma alti gradini, che solcò,dopo di che si diresse verso
il primo portone che si trovò davanti.
Bussò una volta.
Trascorsero alcuni
minuti prima che gli fosse aperto, e Marco pensò a come
sarebbe stato accolto, ma si ritrovò a pensare anche a
tutto quello che aveva passato negli ultimi giorni ed ebbe
un attimo di stanchezza. Adesso Marco non desiderava altro
che un buon ristoro accanto alla sua amata donna per la
quale aveva fatto molte miglia.
Apparve dinanzi al
portone una vecchia dall’aspetto molto dolente.. Marco
disse: ”Casa Bandolfi?”. La vecchia non aveva capito
bene e allora si avvicinò al giovane per udire meglio le
parole pronunciate .
Marco intuì che
doveva essere molto sorda e si accorse che sul campanello
il cognome era diverso, da quello cercato e salutò la
vecchia e si recò davanti l’uscio dell’altro e ultimo
portone del pianerottolo.
Questa volta non
pensò a cosa avrebbero pensato le persone che
rispondevano al suono del campanello. Dopo qualche minuto
gli comparve una donna che dall’abito si sarebbe detta
essere una domestica.
“
Marco!….Marco! ” la voce squillante di Magda fece
capolino alle sue spalle! Marco fu travolto
da un grande abbraccio e lì per lì si ritrovò in
un battere d’occhio dentro casa acclamato da
festeggiamenti vari, mentre tutti i membri della casa lo
accolsero come un eroe, spiegandogli che avevano dovuto
denunciare la sua scomparsa ma che presto avrebbero
avvisato nuovamente i carabinieri dell’avvenuto
ritrovamento. Intanto era sopraggiunta la madre della
ragazza che notando la sfavillante gioia della figliola
disse:
” Benvenuto Marco!”
Intanto era sceso dal
piano superiore anche il padre della ragazza.
Marco ebbe modo di ammirare questo signore dall’aspetto
molto distinto e non gli parve poi così temerario,
infatti, lo aveva immaginato in modo diverso.
Il padre della ragazza
volle fare subito accomodare il futuro genero nel suo
studio privato e intavolò una serie di discorsi
filosofici.
Magda intuita l’idea
prese sottobraccio Marco e disse:
“ Papà, ti prego,
Marco sarà stanco, magari più tardi sai, ha percorso
tanti chilometri per
venire qua da noi, va bene?”
Marco era finalmente
giunto a destinazione. Ora si sentiva felice ed appagato,
adesso sapeva di essere circondato da persone che gli
volevano molto bene e questo voleva dir tanto per lui.
Lui ,che era sempre
vissuto senza
amore, adesso ritrovava se stesso in mezzo agli altri.
Durante la notte si risvegliò solo un paio di volte e con
sua grande meraviglia non fece il suo abituale sogno.
Dormì sereno e il mattino seguente gli parve un bel
giorno.
Quando si destò il
sole era già alto. Si alzò, indossò una giacca da
camera e dalla finestra vide un bell’orto molto curato;
era adornato da belle piante e fiori colorati dappertutto.
Marco ricordò di aver
già visto qualcosa di simile ma ricacciò subito quell’idea.
Aprì la finestra e inspirò volentieri quell’aria fine
e delicata di collina. Il cielo era terso.
Il buon profumo che
emanavano le violette si sparse rapidamente nell’aria,
odorò a lungo quel profumo e pensò sarebbe stata un’idea
gentile regalare quei fiori alla sua ragazza.
Scese lentamente le
scale mentre aleggiava un forte odore di caffè. Marco
fece tesoro di tutte le sensazioni che stava provando, si
sentiva paco, sentiva un’atmosfera familiare.Raggiunse
la cucina sorpreso di non trovare nessuno ma il suo
stupore durò poco. Dalla veranda arrivò una domestica
Era una donna sui trentacinque anni, alta e slanciata.
Ella lanciò un rapido sguardo al giovane e gli si rivolse
incurante del suo fitto dialetto. ”Voi chi ne siti u
signurino Marcu, chiddu ca vena du Nord?: ”
Marco pensò di
macchinare un bel discorso dalla forma ben curata per fare
maggiore effetto sulla poverina.
“ Si…sono io. Ma
ditemi gentile donzella, sapreste palesare ove sono i
membri di codesto nobile e laccato caseggiato, se mi è
lecito chiedere a voi ,o bella fanciulla, soleggiante e
rischiarante di fama
assai succulenta?”.
La donna sgranò gli
occhi confusa, socchiuse le labbra e si dimenava il capo,
ancheggiando sui fianchi. Ella non abbandonò quell’espressione
nemmeno quando,dopo, udì le giustificazioni di Marco in
altre parole più consone per la comprensione.
Ma la scena si
presentava davvero divertente perché la poveretta
ripeteva forsennatamente: ”Mamma!…signurino!……come
parlate stranu!…
Marco non riusciva
più’ a trattenere le risa che ormai gli sgorgavano
direttamente dal cuore ma improvvisamente apparve Magda.
La ragazza non capiva cosa avesse scatenato le sua
ilarità egli,
tratteneva
a stento ,le risa le
spiegò tutto. Si abbracciarono forte e cercarono di
scusarsi con la povera cameriera.
I giorni che
trascorsero insieme furono
immensamente felici .
Le
ore si susseguivano senza intervalli, sembravano
rincorrersi una dietro l’altra, quasi giocherellando.
I due ragazzi uscivano
sempre molto spesso e ben presto Marco scoprì
le strane fattezze di quel modo tanto diverso dal
suo. Ribattezzata da Magda “ La freccia del sud” la
sua decappottabile fece ancora molte miglia
insieme a loro.
Si recarono ad
Acireale per assistere alla grandiosa festa di
carnevale.La festa di
carnevale di Acireale nel corso degli anni era
stata classificata al terzo posto
per importanza a livello nazionale.
Durante il tragitto
avevano costeggiato sempre il mare, circondato da lussuose
ville che attiravano la loro attenzione; arrivati ad
Acireale intrapresero una delle strade principali zeppe d’indicazioni
riguardanti la manifestazione carnevalesca.
Raggiunsero una piazza
e parcheggiarono l’automobile, proseguirono a piedi dove
trovarono la gente che premeva e si accalcava per il posto
migliore. La via era colma
di gente, coriandoli ,maschere colorate e i due
fidanzati risero felicemente.
I bambini
schiamazzavano e
si aprivano varchi tra la folla .Tutti i passanti
buttavano coriandoli .
Marco aderì
completamente a quell’euforia generale e comprò anch’egli
dei coriandoli e li scaraventò addosso a Magda che
intanto era intenta ad ammirare la sfilata dei cari. Marco
allora si rese conto della spettacolarità della sfilata e
guardò anche lui con interesse. I carri che sfilarono
furono circa
una ventina ed ogni carro era annunciato al microfono da
un solerte cittadino. Tutti i carri erano allegorici.
Infatti alcuni ricalcavano in veste scherzosa la caricatura dei vari personaggi politici, altri
ondeggiavano su e giù per i margini delle strade, con
delle lunghe mani.
Ogni caro era
preceduto da uno o più gruppi di personaggi mascherati,
questi ballavano e si muovevano a seconda del ritmo del
loro carro.
Qualche carro era
munito da vari scherzi assai poco gradevoli;
oltre a regalare
grosse manciate di coriandoli ,spruzzavano all’improvviso
getti d’acqua o altri liquidi viscidi oppure tiravano
giù animali dalle lunghe mani, e così via.
Invece i gruppi di
persone mascherate facenti parte dei carri trascinavano le
persone del pubblico per ballare con loro e ciò era molto
divertente. Accadevano allora delle scenette davvero
divertenti, infatti non tutti erano accondiscendenti e
allora, i più ostinati resistevano agli attacchi. Marco
si divertì molto insieme a Magda.
I due ragazzi s’inoltrarono
verso dei saloni con souvenir locali. La creta colorata
rappresentava un pregio da quelle parti.
Sui ripiani vi erano
anche delle statuine in ceramica ed erano in coppia,
raffiguravano delle donne grassocce con tipici costumi
locali.
Vi erano in mostra dei
vasi di terracotta e delle giare, passeggiando ancora nel
salone si notavano, gli artisti, lavorare dal vero le loro
opere. I prodotti creati sul posto riscuotevano successo
fra i turisti. Marco scelse uno di questi e con una dedica
per Magda lo fece confezionare rapidamente.
La festa di carnevale
si protrasse fino a tarda notte; i ragazzi affamati si
concedettero una pausa. Si recarono in un ristorante,
consumando delle pozze. Dialogarono amorevolmente per
tutta la serata. Dopo fumarono insieme una lunga
sigaretta. Magda contemplava Marco. Lo trovava davvero
molto interessante. Il volto ben delineato dagli alti
zigomi lo rendevano affascinante. Le labbra imbronciate
erano momentaneamente socchiuse, m a guastare quel
contesto di bellezza fu la sensibilità acuta di Magda.
La ragazza vide la
fronte del suo ragazzo solcata da una profonda ruga che
gli rendeva evidente uno stato di preoccupazione.
Marco aveva un’aria
compita. Con gesto quasi meccanico, e sicuramente nervoso,
posò la sigaretta nel posacenere, si accomodò meglio e
riprese la sigaretta.
Con
le nocche delle dita cercava di seguire il ritmo dell’orchestra
ma vagamente riusciva a stare concentrato. In ricordo di
ciò, Magda ricordò un altro episodio che era accaduto
tempo fa.
Qualche tempo indietro
si erano recati in una bella discoteca di Siracusa città,
l’alta tecnologia era presente in ogni minuzia; il video
proiettato sui display evocava il ritmo del complesso,gli
enormi specchi intorno al salone rendevano maggiore l’area
dell’edificio..
La pista era
rettangolare mista di luci psichedeliche.
Marco la scaraventò
in pista e si cimentarono in complicati passi, ma ben
presto fra di loro si creò un cerchio di ragazzi che
guardavano ammirati, alla fine molti si congratularono con
loro e Magda si sentì regina accanto al suo re.
Intanto
la musica dell’orchestra era finita, adesso si attendeva
l’esibizione di un cantante. In quella lunga pausa Marco
dette delle lunghe occhiate a Magda che si era
successivamente ai suoi pensieri
ricomposta e ora cercava di abbozzare un sorriso.
Marco guardava profondamente negli occhi della ragazza e
sentiva d’amarla ogni giorno sempre di più.
La
tenerezza che gli ispirava lo riempiva di bontà e di
amore , tuttavia
l’irrequietezza che operava all’interno del suo animo
coinvolse anche il suo aspetto esteriore e allora disse in
tono drammatico:
“
Senti Magda ti va di uscire da qui?”
La
ragazza apparve come risollevata da quella attesa
dichiarazione .
I due ragazzi
attraversarono la folla e si recarono in macchina .
Marco si accomodò per
bene nel sedile e senza guardare minimamente la ragazza
incominciò a parlare distaccato :
” Magda amore mio,io
dovrei dirti qualcosa.. .ma parlare
di certe cose ..insomma non è il mio forte.”
Marco
abbassò lo sguardo e poi lo rialzò nuovamente, i suoi
occhi nella penombra acquistavano una luce
particolare,penetrante.
“ Io non posso
più aspettare,io ti voglio, subito,amore, tu non devi
fraintendermi ma io alle volte quando sei vicina a me, quando mi sfiori, sento ardere il sangue
dentro alle vene, ma dopo penso che tu sei intatta nel
sacro vincolo della purezza ..e.. io.. non.. so..”
Marco abbassò subito
dopo lo sguardo rinchiudendosi in uno strano silenzio,
quasi volesse ritrattare le frasi appena dette.
Magda rimase sconvolta
da quello che aveva udito, ma non poteva minimamente
accontentarlo poiché i “patti “ erano stati chiari e
lampanti. Quello che
l[FL1]ui
le
chiedeva era davvero troppo prematuro . Il discorso di
Marco era sembrato molto timido ,tuttavia, aveva
manifestato una [FL2]tale
forza che la colpì .La fretta di Marco la rendeva
nervosa. Dopo aver continuato a ribadire le sue condizioni
si accinse a ritornare in discoteca.
Marco invece pregò la
ragazza di accomodarsi in machina perché la serata era finita e che
preferiva accompagnarla a casa, accese il motore dell’auto
e partì in tutta fretta.
Magda incominciava a
sentirsi in colpa, forse era stata troppo dura con lui,
forse avrebbe dovuto comprendere le sue ragioni ma ciò le
riusciva difficile. Pensò che se avesse voluto andare
avanti con Marco avrebbe dovuto esprimere i suoi
sentimenti con poca tenacia e maggiore dolcezza. Magda
ebbe modo di pensare in quella lunga ora
a tutto il suo triste passato. Stranamente non
riusciva a pensare a niente che la tirasse su.
Pensò a suo fratello
lontano, in Australia, il fratello era partito sei lunghi
anni fa e non era più voluto tornare in Sicilia. Nel
frattempo si erano sempre scritte delle lunghe lettere in
cui si raccontavano di tutto, il fratello scriveva di
trovarsi bene in quella terra lontana dove tutto era
completamente diverso. Da poco, aveva appreso che voleva
sposarsi ,la futura cognata appariva con rabbia di fronte
agli occhi della ragazza. Come poteva accettare il tutto?
come? Quando si erano dovuti separare nei migliori anni
della loro
vita?Giorni, mesi, anni volati via, come il volo delle
rondini che ritornavano nei propri luoghi di origine
,chissà se anche loro non avrebbero fatto altrettanto?.
Magda avrebbe reso
accettabile l’idea del matrimonio di suo fratello,
pensando al suo Marco, sicuramente l’amore che provava
per la sua ragazza doveva essere al pari del suo per
Marco.
************
Intanto in paese si
era sparsa la voce che Magda era ritornata fidanzata da
Venezia e che presto si sarebbe sposata.. eh! già in
paese la gente sapeva proprio tutto di tutti !
Purtroppo però la
gente confonde il bene con il male e allora le terribili
insinuazioni sul domicilio notturno di Marco avevano
sollevato scalpore.
Tuttavia queste
polemiche fecero inasprire Marco che decise di alloggiare
in un albergo a Catania città
si
preoccupò di affittare un mini appartamento, comprendente
vitto e alloggio e telefono e in tal modo avrebbe potuto
comunicare con il suo dolce amore.
Marco
perse qualche giorno senza vedere la sua dolce
fidanzata cercando di ambientarsi in quella nuova città.
Ma a Catania sarebbero
successe delle cose che avrebbero avuto ripercussioni
sulla tranquillità della sua vita.
Tre o quattro
pomeriggi dopo Marco andò in paese per incontrare
nuovamente la sua ragazza
e le raccontò molte cose inattese, rendendola
partecipe al massimo, degli ultimi avvenimenti che lo
avevano interessato.
Purtroppo non erano
storie piacevoli, anzi! Sarebbero state delle sorprese
violente per tutti!
Marco cercò un
posticino tranquillo in casa della ragazza e iniziò a
raccontare qualcosa, ma cercando di misurare le parole per
non turbarla maggiormente, vista la gravità degli eventi.
Disse Marco :” Un
giorno stavo uscendo dal portone di casa, sulla soglia di
casa una strana hippies mezza svestita e intraprendente mi
si avvicinò e mi fece le fusa,chiese se ero il suo nuovo
inquilino e ancora se
volevo salire da lei , visto che era sola e che aveva
bisogno di compagnia .Era sicuramente una tossicomane,
quella ragazza non era riuscita
a terminare la frase che due loschi individui mi
presero sottobraccio e cominciarono a insultare e a
trascinarmi in un vicolo cieco. Mi picchiarono in preda
ad una furia omicida! Per ricordo, di quella brutta
avventura ,mi hanno lasciato questo!..
” Marco scoprì la
maglietta e si notarono sulle spalle delle ferite ed
ematoma.
“ Oh! Marco! ”disse
la ragazza esterrefatta. Marco continuò il suo racconto
“ mi accorsi di
essermi cacciato in un brutto guaio
fin da quando vidi quella tizia per la prima volta
ma quando poi mi vennero addosso quegli altri due tizi
intuì che le
cose si erano complicate maggiormente..
Marco si accese una
sigaretta e scuro in volto proseguì: “…. erano circa
le due del pomeriggio quando mi avvicinai alla finestra di
fronte alla mia abitazione c’era un'altra finestra.
.vedevo delle persone. .delle ombre confuse...ma udì
chiaramente quello che era accaduto...”
Rispuntò quella
brutta piega sulla fronte di Marco che ormai Magda
conosceva fin troppo bene. Allora la ragazza gli disse:”
Marco non accigliarti così.. ho paura per te…per le tue
ansie… i tuoi pensieri
misti di problemi e
quando sei lontano da me immagino che stia bene
solo se mi preoccupo per te! …tremo per le tue
ansie!
Marco la guardò con
dolcezza e nei suoi occhi trasparse un sottile velo di
malinconia, poi la guardò con tenerezza e accarezzandole
le guance parlò ancora. “ Amore mio! Non tremare per
me. .io ti amo sempre come il primo giorno che ti vidi
nella mia stupenda laguna…tu non devi distruggerti la
mente con questi brutti
pensieri “
Detto ciò
tranquillizzò un po’ Magda e si chiese se era davvero
il caso di proseguire il racconto.Poi pensò fosse stato
meglio che lei lo sapesse da lui.
“ Quel giorno”
proseguì Marco “..udendo quel grido capì che era stato
interrotto da qualcosa ..e pensai che qualcosa di strano
stava accadendo in quel piano… uscì in fretta corsi per
le scale, precipitandomi davanti alla porta di quella casa
bussai ma nessuno rispose, non attesi e mi buttai sulla
porta sfondandola; quella donna, che aveva prima gridato
adesso era stesa a terra ..le colava sangue dappertutto.
.tutto intorno era diventato un mare di sangue…”
“ Oh! mio Dio
..Marco!….non mi dirai….. che era…era.. morta!…..”
“ no!.. non lo
era!…”
“ Dio!.. sia lodato
Gesù Cristo!….”
“ Un’overdose, ma
interrotta per fortuna da uno scontro violento con
qualcuno l’aveva costretta ad abbandonare e allora ciò
le aveva salvato la vita!”.
chiamai il più vicino
distretto di Polizia e il Pronto Soccorso!.., quando venne
la polizia la folla si accumulò nelle vicinanze ..io fui
accompagnato al vicini Commissariato di Polizia.”
“Dal
co..commissariato?”
“Dal
co..commissariato!.” Ripeté Marco balbettando
ironicamente come lei .
“…E fu proprio da
lì che iniziarono i miei giorni più duri!,ore ed ore d’interrogatorio
seguirono per tutta la settimana,per fortuna, la ragazza
non era morta!,.ma il vero problema era quello di scoprire
chi avesse malmenato la vittima! e chi se non io?e che
dopo, in preda a smarrimento avrei pensato di
salvarla?Credo però, che la polizia avesse intuito la mia
innocenza,ma dovendo necessariamente trovare un colpevole
hanno pensato di incastrarmi!
“Ma Marco…come hai
fatto a sopportare quei giorni così duri senza dire
niente a
nessuno!…noi ti avremmo sicuramente aiutato!…non
capisco!..”
“ Amore mio. .ma non
capisci? ..è appunto per questo
che non l’ ho fatto ci sarebbe stato un via vai e
la gente avrebbe parlato ancora in brutto modo della
vostra onorata famiglia, non volevo essere proprio io a
rovinarvi!.”
Marco la strinse forte
a sé. Dopo si alzò per chiudere la porta della camera
che per tutto il tempo era rimasta aperta. Marco riprese a
dire: “ Purtroppo quello che sto per dirti è
tremendamente agghiacciante!,ma voglio che tu lo sappia,
siamo solo in due a saperlo,io e te…”
“ Magda, quando
uscì dal Commissariato,mi accorsi di essere pedinato ma
cercai di non darlo ad apparire, proseguii per i fatti
miei, ma dietro l’angolo i due tizi scesero dalla loro
auto e a passi spinti mi bloccarono con maestria.”
Marco lasciò le mani
della ragazza e assunse un’aria ancora più seria. Erano
due tipi marcati…uno aveva una grossa cicatrice sul
volto ..e portava occhiali scuri…questo tizio aveva la
carnagione molto scura. .Mi disse di non parlare di non
raccontare niente alla polizia, mi minacciarono dicendo di
sparire via da Catania
avevo solo ventiquattro ore per sparire!.. detto
ciò mi diedero una spinta e sparirono!..
Una macchina li
attendeva un po’ più in là ..Magda io credo che al
di là di questa storia vi sia qualcosa di ben più
temibile! Non vorrei esagerare e visto che siamo nel
1984, non dovrei proprio pensare a queste cose, ma credo
che tutto questo abbia un solo nome; MAFIA!
“
Oh!…Mio Dio!…” gridò Magda ,che per tutto il tempo
del resoconto di Marco era rimasta a bocca aperta.
Intanto una
chiacchierata molto animata interruppe la loro seria
discussione.
La domestica Giovanna
stava seduta sul tavolo del cucinotto e gridava:”
Signuri mia vu vuliti fari vui u manciari facitivillu, iu
mi ni vaiu! “
La madre di Magda
cercava in tutti i modi di calmare quella donna che era
diventata quasi isterica, ma quest’ultima non accennava
a diminuire il suo stato di agitazione. La donna scoppiò
a piangere e dopo cercò di spiegare che cosa la rendeva
nervosa.
Marco
non capiva molto bene il dialetto.
Ella diceva di non
riuscire più a mantenere i suoi quattro figli con il suo
solo stipendio, poiché suo marito era un povero
ubriacone. La donna si disperava maggiormente perché il
suo figliolo più grande era a letto con la febbre e che
quindi non poteva andare a lavorare, l’altro figliolo
non voleva più andare a scuola perché la riteneva
inutile, e poi tanti altri guai elencati di seguito.
Marco e Magda
ascoltarono il tutto ma avevano altri guai per il capo e
non potevano certo consolare quella povera donna, del
resto ci avrebbe pensato la signora Bandolfi.
Marco continuò il suo
racconto in tono basso. Quasi contemporaneamente, la madre
di Magda aprì la porta nuovamente e le grida agitate
della domestica si fecero risentire.
La donna fece un gesto
come per indicare di
essere seguita .La signora prese un fazzoletto e lo
porse all’inserviente e dopo pregò Magda di preparare
un bella tazza di latte e caffè.
Intanto la donna
cercava di calmarla come meglio poteva e assicurava che l’avrebbe
aiutata finanziariamente aumentando lo stipendio già per
se congruo.
Poi si rivolse a Marco
e lo spinse in salotto.
“ Marco” disse la
donna
“..Mi
dispiace che sia accaduto tutto questo, ma vedi questa
donna è sempre stata con noi, in pratica è cresciuta con
i miei figli, credo non sia mai stata così in difficoltà
come lo è adesso.Molte volte abbiamo cercato io e mio
marito a rinunciare al suo servizio e che l’avremmo
aiutata lo stesso .”
Marco intanto stava
lentamente dimenticandosi dei suoi guai quotidiani per
immergersi in quelli nuovi.
“ Bene!” continuò
la madre della sua ragazza “ci sarebbe un nuovo
problema,bisogna che tu convinca Magda
a fare qualcosa
,del doposcuola ad esempio! Magda
in quest’ultimo periodo si è troppo chiusa in se
stessa, isolandosi così annulla se stessa, la sua
cultura. ”
“ Mi scusi ..ma
perché proprio del doposcuola?”
“ Vedi....Marco
potrebbe iniziare con i bambini di Giovanna e dopo
continuare con altri..”
“Ho capito!…signora
Bandolfi ma non so se riuscirò a convincerla!”
“Provaci!. .conto su di te!”
Dopo quella lunga sera
ne seguirono altre. I due ragazzi ripresero ad uscire
nuovamente, non accadde più di parlare degli strani
eventi che avevano interessato Marco.
Magda intanto si era
convinta a fare del doposcuola a dei bambini inclusi
quelli di Giovanna.
Una sera più
tranquilla delle altre Magda spense il televisore e chiese
a Marco se qualcuno di quei loschi individui si fosse
fatto più risentire.
Marco non parve per
niente sorpreso da quella domanda quasi a bruciapelo, e si
liberò da quell’atmosfera apatica, e dopo aver fatto un
grande sospiro, disse:” Magda purtroppo
si sono fatti vivi ancora!…”
“
Ma perché!..”
Lo interruppe irritata
Magda.
Perché non ti
lasciano in pace?,Tu non ne sai niente di quella storia
vero? ..non capisco.. perché…Oh!.. mio Dio!”
“Basta!.Calmati!
Ti prego Magda! Devi sapere che
quel dannato pomeriggio dalla finestra io vidi
anche un’ombra scappare via, loro credono che io abbia
riconosciuto qualcuno.”
“Ma tu,l’ hai
riconosciuta?”
Un lungo silenzio
riempì la stanza da pranzo. Poi Marco disse:” Si io ho
riconosciuto chi era! Ho visto bene chi era quella persona
in viso e sarei in grado di riconoscerla anche ora,si
tratta di una donna.”
“ Di…una.
.donna?”
“ Si!,di una
donna!,mi hanno offerto del denaro sporco per
non raccontare nulla alla Polizia…mi hanno dato
cinque giorni per decidere.”
Marco
si strinse nelle spalle, affondò la testa fra le mani e
proseguì dicendo :”Oh!no, io non voglio quei
soldi!,chissà da quali loschi intrallazzi
vengono,droga,prostituzione,contrabbando,io non so..”
“Sssssssssss!
potrebbero sentirti di la in camera e immaginare chissà
che cosa!”
In tono grave Marco
disse: “ Ma
non potrebbero immaginare
nulla di più grave
di quello che sta realmente accadendo!credo di
essere caduto in una ragnatela
la loro ragnatela tessuta con troppa cura per un
novellino come me….”
Quegli eventi a
Catania , aveva turbato notevolmente Marco. Cosa gli
restava da fare? Era evidentemente più logico abbandonare
l’ idea di riferire tutto alla polizia. Analizzando bene
la questione Marco ne dedusse che quei tipi avrebbero
sicuramente avuto il coraggio di infierire su di lui o
sulla ragazza, quella era gente senza scrupoli.
Apparve evidente l’idea
di abbandonare la città il più presto possibile. Una
sera puntualmente si rifecero risentire.
Marco con aria
spavalda disse: “Io non sono siciliano e non voglio
saper di quello che combinate! Io me ne vado via da qui
non perché mi fate paura voi ma semplicemente perché ho
finito la vacanza. Voi non mi fate nessuna paura!.
ricordate io non ho visto veramente niente !”
I delinquenti rimasero
un po’ sorpresi dall’improvvisa reazione del giovane
abituato a non rispondere quasi mai, tuttavia intimarono
nuovamente una
richiesta perentoria.
..Stai attento!
Attentissimo!perché la posta in gioco alta è! Se davvero
fai come dici,.sei l’uomo più fortunato di questo
mondo!capito? ma se non lo fai.. clic!” L’uomo
completò la frase con un gesto
tipico siciliano; si fece passare un pollice lungo
il proprio collo in segno di futura decapitazione dello
sventurato.
Detto ciò, i due lo
lasciarono e sembrarono essere scomparsi dalla vista
quando uno dei due lo sorprese alle spalle per dirgli:”
Peccato che te ne vai proprio quando incominciavi a
diventare –fitusu- (cattivo) come noi!…peccato è”
Questa volta se ne
andarono davvero e lasciarono Marco con tristi pensieri.
Adesso avrebbe
alloggiato in una pensione vicino a casa di Magda. In
tutto erano trascorsi solo venticinque giorni dal suo
arrivo in Sicilia, ma sembravano una eternità!..
La permanenza di Marco
sarebbe dovuta prolungarsi perché loro, i due fidanzati
avevano deciso di sposarsi e, allora ,quale migliore
opportunità di quella di sposarsi subito , approfittando
della permanenza di Marco?
Ovunque occorreva un
loro parere ,una loro firma, erano giorni davvero
indaffarati ma poco prima del giorno delle nozze furono
coinvolti in una faccenda che li avrebbe turbati.
Entrambi erano amanti
della follia e delle avventure e presto si sarebbero
cacciati in un grosso guaio.
Avevano deciso
infatti di esplorare un vecchio rudere , perché il
nonno della ragazza aveva raccontato loro delle strani
fatti che accadevano in quel misterioso posto……..
Era un pomeriggio di
agosto, ebbero l’idea di recarsi nei pressi di un antico
castello.
Partirono
con la loro decappottabile rossa. Durante il tragitto
Magda pensò di sintonizzarsi su
varie frequenze locali ma
per tutto il tempo si udirono solo ronzii
.
Lessero
un cartello.
–
chi si accinge a valicare questo passo rimarrà folgorato
e inizierà il conteggio al rovescio.
Magda
dopo aver letto e rabbrividì, entrambi non compresero
molto quel messaggio
ma un leggero
dubbio li sfiorò .
“Marco!che
significa quella scritta secondo te?quella parola
..conteggio?” disse la ragazza .
“
Mah!…sarà stato scritto apposta per far paura a persone
impressionabile come te!” o
La
stradina stretta dava accesso ad uno slargo prominente, ma
allo spiazzo seguì una curva più scoscesa e nascosta
delle altre.
Si
fermarono un attimo per rendersi conto di dove stavano
andando a finire e…ai loro occhi apparve una stretta
dorsale che s’incurvava in un grande abisso,e lo
scenario impressionò molto i due ragazzi che tentarono di
proseguire più in fretta possibile;ritornarono nel
piazzale e intravidero un’altra scritta fra le fitte
erbacce.
Ai lati del piazzale c’era
uno stagno fatto per lo più da poca acqua;le erbe melmose
che ricoprivano il cartello furono mosse da Marco,e
i due ragazzi si avvicinarono per leggere la scritta, ma
man mano che proseguivano, il terreno era sempre più
umido .Marco strinse accanto a sé la ragazza ed insieme
lessero il cartello sgualcito dal tempo.
-già
è iniziato il vostro conteggio al rovescio…d’ora
innanzi i passi saranno incerti…niente più messaggi
..se non oltraggi dai tanti passaggi…o straniero che
valichi ancora sei in tempo per scappare!…
L’ultima scritta
fu incomprensibile ;di quali passaggi si intendeva nel
cartello? Solamente proseguendo avrebbero forse scoperto
il segreto, oppure sarebbe stato il tutto uno stupido
scherzo inscenato da chissà chi, forse qualcuno che si
divertiva a fare scherzi idioti.
Marco disse “ Magda
,che ne sai te di questi passaggi ,tuo nonno te ne ha mai
parlato?”
“si!. mio nonno ha
accennato a dei passaggi, ma no ricordo bene, sai la cosa
non mi sembrava interessante, saprei…”
la ragazza tacque un
istante per ricordare meglio, mentre Marco la guardava
insistentemente.
“ah!.
.si!...ricordo, mi disse che tra una camera e l’altra vi
sono dei passaggi segreti. ma questi passaggi esistono in
tutti i castelli, non vedo cosa ci sia di strano! Comunque
,il nonno diceva che la maggior parte di questi passaggi
sono di stretto accesso e sono stati creati per sviare le
persone e per rinchiudervi gli indesiderati!……
Marco aveva ascoltato
il tutto seriamente ed aveva concluso dicendo:” Bene!
Tesoro, bisogna fare attenzione perché nessuno sa che
siamo qui!sarebbe bene andare subito via eh?. La ragazza
disse che forse sarebbe stato meglio tornare con degli
amici.
Ma la curiosità di
vedere almeno il castello da vicino fu tale da sospingere
i due ragazzi ad avventurarsi ancora un po’ e con il
pretesto scusante di fare solo delle
foto, proseguirono sino al ponte levatoio.
Marco
interruppe la ragazza che intonava una canzoncina e disse
:
“Oh!. .no!…
,guarda cos’è quella cosa sotto il ponte?”
“Cosa c’è ?”
rispose la ragazza con tono giovale, ma si bloccò
immediatamente .
Avevano scorto delle
ossa decalcificate ma per alcuni tratti erano interi.
Chissà come era
finite laggiù! Di chi erano ? oppure chi le aveva messe lì ? forse
per fare qualche scherzo idiota? O forse erano di qualche
mucca che pascolava lì nei pressi.
Domande senza risposta
ma che fecero allontanare dei due ragazzi che dissero
quasi coro:
“ Andiamo via di
qua!.. questo posto è un po’ strano!”
Corsero
verso la macchina, partirono velocemente e rifecero
la stradina stretta. Ad ogni chilometro che si lasciavano
alle spalle si sentivano risollevati.
Arrivarono a casa e
cercarono di non pensare più all’evento ma erano
accadute delle strane cose per non pensarci su almeno un
po’ad esempio la musica che
era letteralmente scomparsa dalla sintonia
abituale.
Il
giorno successivo due ragazzi fecero sviluppare le foto di
quel rullino e rimasero sorpresi dopo nel constare che
proprio le foto scattate sul ponte levatoio non erano
state sviluppate.. Marco chiese delle spiegazioni al
fotografo che di per sé sembrava già un tipo strambo.
Il fotografo rispose
che non le aveva incluse nel prezzo perché a dir suo
erano state scattate in modo sfuocato.
I ragazzi
tuttavia, vollero vedere le foto. Riguardandoli
notarono l’ombra del castello, ma accanto al
ponte levatoio vi era sovrapposta un'altra ombra
biancastra, simile ad un uomo ricurvo su di un bastone.
Fecero rifare nuovamente le foto ma il risultato fu
identico Il
fotografo si stupiva di come
ciò potesse accadere, ed ammetteva che forse si
erano sovrapposte altre immagini.
I
due ragazzi ritornarono a casa confusi. Decisero
fermamente che non avrebbero più pensato a quella storia,
anche se,trascorso qualche giorno ,a Magda venne in mente
di ritornare nel castello ,ma questa volta con degli
amici.
Fabio era un
giovanotto né bello e né brutto,era
il migliore amico di Magda. Carla era la
moglie di Fabio .
Clarissa era la più
allegra del gruppo, amava essere sempre al centro dell’attenzione
ma era simpatica.
Infatti tutte le volte
che si usciva in comitiva
non c’era minuto che non si sentisse echeggiare
la sua voce squillante da “Trombetta” . Questo era il
nomignolo che le avevano affibbiato gli amici.
Il più dolce e
malinconico era Alessandro, amava starsene tutto solo con
la chitarra che lo accompagnava ovunque
andasse. La sua dolce metà si chiamava Paola.
Franco
era specializzato nelle scampagnate,infatti, sceglieva con
cura i posti e tutto andava sempre alla perfezione,ma un
elemento che invece sottovalutava era l’eccessiva
fiducia che
nutriva nella collaborazione altrui. Lei lo coccolava in
tutto e per tutto. In un certo senso Franco assomigliava a
Marco perché a volte egli voleva l’approvazione di
tutti .
Adesso, insieme agli
amici, Magda si distraeva e ritornava a sorridere alla
vita; però
pochi mesi prima di conoscere Marco aveva avuto una
violenta crisi esistenziale.
La
natura complessa di Magda
l’aveva sempre fatta soffrire tanto, ma era
sempre riuscita a superare tutte le avversità. Uno dei
maggiori pregi era quello di saper mantenere sempre ben
saldi i nervi, come in una morsa di acciaio.
Purtroppo come spesso
può accadere, si arriva al punto di cedere e si sfiora l’esaurimento
nervoso. Quello che interessò la ragazza fu definita dal
dottore curante depressione
psico - fisica.
Magda attraversò
un brutto periodo di apatia generale. Dentro l’anima
era inconsciamente bloccata ,provava la netta sensazione
di essere come svuotata.Fu un’impresa ardua scoprire
quello che era alla base di tutto! Il medico era stato
messo al corrente di tutte le vicende più importanti
che avevano colpito la ragazza, e concluse che si
trattava di accentuata sensibilità.
I genitori di Magda
conoscevano perfettamente le ansie di Magda e le ragioni
del suo dramma, tanto da crearsi un senso di colpa anche
loro. Le loro perenni incertezze decisionali,le continue
debolezze esistenziali riversate loro malgrado
addosso ai figli .Questo determinava
notevoli crisi nella ragazza.
Magda
aveva sempre trascorso una vita piena di inquietudini, che
le scaturivano maggiormente dalla non accettazione di
vivere in un mondo insensibile ai grandi temi di pace
universale ma la tristezza maggiore le scaturiva dal fatto
di essere stata allontanata, suo malgrado, dal suo unico
fratello. Adesso il suo imminente matrimonio
aveva ulteriormente scosso la ragazza.
Un’altra beffa del
destino per Magda fu anche la bocciatura agli esami di
Stato della scuola Magistrale.
Questo periodo di
crisi durò due lunghi anni e l’idea di fare un viaggio
fu davvero salutare per la ragazza. L’idea di sposare
Marco non
parve avventata ai genitori di Magda.
I dubbi , qualora ve
ne fossero stati e
viste le continue incertezze
prerogative peculiari innate in loro ,sarebbero sempre
rimasti un tasto delicato, e forse sarebbe stato meglio non
manifestarli
mai a
pieno. Ripercuotere insieme alla ragazza le
varie tappe di indecisioni che frullavano nel loro
capo risultavano sicuramente deleterie e ben lontane da
saggi consigli..
.
I ragazzi tutti
insieme partirono
per alla scoperta del castello,partirono di buon ora e con
tre macchine.
Marco e
Magda avrebbero
portato con loro” Trombetta”.
Il castello era
sempre lì e pareva aspettarli. Decisero di entrare dal
portone centrale ma lo trovarono sbarrato dall’interno,
e qualcuno pensò di entrare da una finestra.
I
maschi furono
i primi e, taciturni ,si diressero verso l’interno. L
persiane chiuse furono prontamente aperte .Trascorse del
tempo prima che riuscissero a comunicare con le ragazze e
allora “trombetta” fece sentire la sua voce
squillante!:” Ehi!
Brutti randagi, vi volete decidere a venire fuori?”
un silenzio di tomba echeggiava nell’aria.Ad un tratto,
il portone si aprì lentamente,le ragazze ebbero paura nel
costatare che non era stato nessuno ad aprirlo.
“Niente paura
,donne! Sono i soliti maialini che amano sguazzare nel
fango della stupidaggine!…..”, I
maschi uscirono
in segno di finta reverenza ,sghignazzando palesemente
perché era fallito il
loro tentativo di fare spaventare le ragazze.
All’interno tutto
sembrava evocare periodi ottocenteschi di fati illustri;
le belle e
antiche poltrone tuttavia scolorite e sciupate dal tempo
,i grandi quadri stramazzati dai muri e di cui era rimasto solo
il segno, tende barocche strappate e a ciondoloni, polvere
dappertutto.
Marco
fece un discorso .
“ Amici cari,siamo
qui riuniti in missione speciale…”
“Ma che missione!, dai!”
“…dicevo
zitti,adesso io propongo di dividerci,io e Magda andremo
da quella parte e così visiteremo… tutta l’ala
sinistra del castello,voi proseguirete per la parte destra…”
“ Eh! No!, voi
volete imboscarvi non è vero,eh piccioni…”
“
Ma no,cosa avete capito,noi scopriremo quanto più
materiale possibile e dopo ci ritroveremo con voi qui
all’ora di pranzo.”
“
che ora è l’ora di pranzo per voi?”
“ l’una” disse
Marco.
“ bene!,.allora
andiamo,via donnine!..”
“ state attenti
perché qui succedono delle strane cose…”
nessuno volle
credere alle ultime parole di Marco e tutti se ne andarono
ridendo e scherzando come era loro abitudine fare.
Quando non udirono
più le voci dei loro amici Marco guardò in faccia Magda
. La ragazza disse :” perché li hai lasciati andare,via? non avevamo deciso di
venire qua ed esplorare tutti insieme questo posto?”
“Si!. Venire tutti
insieme, ma nessuno aveva mai detto di esplorarlo
insieme,dai vieni qua ho in mente di esplorare cose ben
più interessanti!….”
“ Ma !..Marco!…cosa
fai! ti viene quella strana luce negli occhi quando vuoi
no!non ci provare
Magda non terminò
nemmeno la frase che lui gli si scaraventò addosso.
“ Smettila!
Smettila,vuoi litigare? e di una lite da non vedersi mai
più?”
“ Ma pulcino
mio!perché dici queste cose tremende io..”
“ tu vuoi
approfittarti di me,non è vero?”
Marco si fece scuro in volto e in tono serio disse: “ Ma
cosa hai capito,io volevo soltanto rimanere qui e lasciare
che loro facessero il giro del castello da soli, cosa vuoi
scoprire in questo vecchio rudere! cosa c’è tanto di
male?”
“ Oh!…Marco!”
“
Basta così! hai dimostrato di non avere avuto fiducia in
me!e ne sono davvero dispiaciuto, credevo che tu avessi
compreso ormai che io ti rispetto,io non alzerei mai un
dito su di te se non fossi tu a non volerlo,io ma come
puoi pensare che ti avrei condotta in un posto così
squallido “per fare certe”, cose come le chiami tu…”
“ Marco scusami,
io, noi donne di paese dell’entroterra siamo un po’
abituate in modo diverso di tuoi amici di Catania, vedi
anche tu sei libero come loro io, mi dispiace fare questi
discorsi proprio oggi che doveva essere una bella gita”.
“No!,.non ha più
nessuna importanza più la gita per me sei importante tu e
questo è valso per capire
che te sei impenetrabile
nei tuoi sentimenti, così complicata, mi dispiace sapere
che con me, stai così in ansia…”
“
Oh! no! ..non sto in ansia. Marco io con te ci sto
bene, ma che centra questo. Dio mio ,che confusione stiamo
facendo,sarà questo posto!”
Marco
sorrise e la strinse a sé.
Decisero di
proseguire per attuare la loro iniziale idea di
esplorazione e s’inoltrarono fra le camere semi- buie,
di tanto in tanto aprivano delle finestre per fare luce e
per respirare dell’aria pulita. Raggiunsero un grande
salone ma ne seguì anche un altro e Marco notò che
cambiava solo il colore delle persiane, per il resto erano
simili.
“ Guarda Marco! C’è
un corridoio qui!”
Non
ebbe il tempo di proseguire che la porta da dietro si
chiuse velocemente alle loro spalle. Come era successa una
cosa del genere?
Marco cercò di
aprirla, ma appariva serrata. In fondo al corridoio
passava dell’aria da una stretta insenatura, allora
uscirono da un’altra porta e si diressero verso un
salone che conduceva dall’altra parte del corridoio.
Marco si sedette per un po’ e cercò di pensare. “Ma
si! .”esclamò
Marco in un impeto di gioia.
“ Ma come ho
fatto a non pensarci prima?”
“ Marco dove
vai!vieni qui..”
“ Non temere
piccola arrivo, subito”
“Marco entrò
nuovamente dentro al corridoio e puntualmente la porta si
rinchiuse, Magda chiamava disperata marco e la udiva da
dietro il corridoio, ma ecco che ricomparve dalla stessa
strada che avevano fatto prima, ovvero riaprì la porta
miracolosamente !.
Magda non credeva ai
suoi occhi:” come hai fatto!”
“ Semplice!,ho scoperto come si apriva e chiudeva da
sola !, vieni e vedrai anche tu!..”
“ Nemmeno per
sogno io non vengo più lì dentro!::”
“Ok!, te lo spiego
da qui! come avevo intuito anche prima questa porta
risponde ad un semplice ingranaggio di pressione , ma
molto resistente nei secoli a quanto pare
“ Non capisco
Marco!”
“ …dopo tre
passi, ponendo la pressione del corpo sul terzo gradino,
dopo circa tre passi, scatta il meccanismo che fa
rinchiudere le porte velocemente geniale non trovi?”.
Raggiunsero un altro
corridoio, e notarono dei libri su degli antichi scaffali.
I due ragazzi
ne mossero parecchi e dietro ad uno di essi vi
trovarono una maniglia. Marco la mosse e… “Ah!no…no….”
gridò la ragazza.
“Cosa c’è!”
disse Marco allarmato, un violento pallore invase il volto
di entrambi ,terribilmente
da una incavatura della parete era saltato fuori uno
scheletro, ridotto in pezzettini.
Si allontanarono in
fretta e si diressero verso il giardino. Marco pensava a
cosa sarebbe potuto servire,
in tempi passati ,un così stupido scherzo,a
divertire la collegiata?gli amici del padrone del castello
o era davvero morto qualcuno lì dentro ?…..
Rientrarono e
ritrovarono altri scaffali ma evitarono di manipolarli.
Manipolarono invece dei quadretti e proprio mentre Magda
cercava di sfiorarne uno la parete su cui appoggiavano i
gomiti fece un veloce giro intorno se stessa e li portò
dentro ad un stretto cunicolo.
Accidenti, stavolta
siamo nei guai pensarono in coro, una volta era andata
bene ma la seconda chi poteva dirlo?.
Tutti e due erano
finiti lì, come era successo? Probabilmente tutti e due
si trovavano nello stesso semicerchio di azione.
Il cunicolo era
stranamente illuminato! I raggi del sole penetravano con
insistenza. Dapprima non capirono bene da dove venisse
ciò,ma più tardi scoprirono che, sotto lo strato di
rocce che fungeva da soffitto, uno spiraglio era ricoperto
di vetro.
Immaginarono che
dietro vi doveva essere una grotta o comunque una cavità.
Passò del tempo e i
due ragazzi non erano ancora riusciti a trovare una
soluzione.
Capirono che lo
scherzo di visitare il castello era terminato.Il cunicolo
era lungo e meditarono se fosse stato il caso di
attraversarlo...
Marco disse in tono
poco calmo: “ Io non ho di paura, e tu?”
“OH! Nemmeno io ho paura, però perché ti trema la
voce?”
“ sarà l’effetto
del posto!..”
“ Oh!….Marco che
si fa io…”
“ Per
favore,niente panico!troveremo una soluzione!”
Marco si rannicchiò
in un angolo del cunicolo e si protese in atteggiamento
riflessivo
“Marco..io”
“Ssssssssss!…lasciami
pensare!”.
Intanto i loro amici
avevano stranamente seguito un destino simile a quello dei
due ragazzi. “ trombetta” aveva avuto l’eccitante
idea di toccare vari bottoni e maniglie arrugginite, ma
mentre manipolava esclamava:” Ma che razza di castello
è questo?,se non funziona nulla che palle!, ehi! guardate
qui!”. Aveva notato un passaggio molto stretto, formato
da due travi, nascosto dietro il camino. Nella foga di
manipolare tutto, qualcosa doveva aver funzionato perché
aveva scovato quel nascondiglio segreto.
Intanto era
sopraggiunto Fabio, con la sua aria di eterno esploratore,
disse: “Trombetta”, hai trovato qualcosa,fai
vedere,bellissimo dobbiamo esplorarlo subito!:”
Alessandro, il più
previdente aveva ascoltato tutto in disparte e a sua volta
disse: “ Sentite un po’ voi due, senza dubbio deve
essere bellissimo esplorare quel passaggio, ma non avete
pensato minimamente che potrebbe essere pericoloso!”
“OH! non fare il guastafeste!. ascolta la tua “
Trombetta” ci divertiremo un mondo se entreremo li
dentro,dai vieni anche tu. “Trombetta” chiamò all’adunata
tutti e si precipitò dentro il passaggio.
La forza dell’avventura
,si sa è contagiosa ma una volta
superati dopo aver attraversato i primi gradini del
passaggio e dato il tempo di passarla tutti il passaggio
si bloccò, una pesantissima lastra di acciaio cadde al suolo violentemente,un tonfo secco sollevò molta polvere che fece starnutire tutti. Dopo alcuni
secondi, si udì un altro rumore, meno forte,
si doveva trattare del caminetto che si rimetteva a
posto.
Tutti compresero nello stesso istante la serietà del
problema.
“ Ehi!.. niente
panico!,non servirebbe a niente!” gridò Franco.
“ Oh!…Mio Dio!
”
“ Come faremo!”
“Siamo in
trappola!”
“Silenzio!basta
così,l’importante è mantenere la calma!..”
Tutti
gli amici avevano avuto nella stessa sorte di Marco e
Magda. Si trovavano intrappolati , probabilmente nello
stesso modo in cui erano coinvolti anche loro, forse c’era
lo stesso meccanismo
puerile che avrebbe
permesso loro di uscire da lì, ma nessuno
sapeva come
sarebbe stato il loro futuro, siccome ognuno imprecava scongiuri, inveiva
contro trombetta, l’autrice di tutto, pregava tutti i
santi che conosceva, insomma ognuno era solo insieme agli
altri.
A sbloccare la
situazione fu come sempre Franco che disse:” Con calma
riusciremo a trovare una soluzione. Dannazione ! deve
esserci un modo per uscire fuori di qui!.. lo troverò!...
State calmi ,per favore!”
.
Con aria timorosa
Sonia e Paola davano segni di cedimento. Stavano
accasciate al suolo in preda allo sconforto, e immobili,
guardavano le pareti e il soffitto.
Fabio contemplava
silenzioso le pareti e palpava con metodo i sassi più
sporgenti.
Forse- pensò
Franco- qualche idea sarebbe
venuta a lui!.
Alessandro batteva
il pugno nervosamente sul pavimento e trasmetteva il suo
disagio -um!- pensò
Franco da lui, il poeta, poco ci si poteva
aspettare!..-
Carla cercava di
riflettere e aveva lo sguardo fisso in alto.
Adesso erano tutti
coinvolti in quella vicenda e ognuno di loro avrebbe
dato qualunque cosa pur di uscire da lì.
Intanto il tempo
trascorreva lentamente e aveva nella sua azione corrosiva
cancellato i bei pensieri allegri nelle teste di ognuno di
loro, adesso cedeva il posto a quelli pieni di angoscia,
misti di rabbia e paura.
L’attesa ,si sa,
è snervante per tutti. Il primo ad esplodere fu
Alessandro, ma nessuno se ne preoccupò conoscendo il suo carattere irascibile.
“ Io vorrei saper
come ho fatto a cacciarmi in un pasticcio così grande, ma
chi me lo ha fatto fare!stavo così bene nella mia
tranquilla città…”
“ Ma che dici!?”
Ribatté Carla,ma se ti lamenti sempre che la tua
città ti logora i nervi! che hai bisogno di
tranquillità,magari, in un paese, dicevi tu!”
“ Che bella
idea!quella di venire qui!, vedrai ci divertiremo! Un
mondo! Dicevano quei due matti di marco e Magda, già ma
adesso dove saranno loro?.
Le ultime parole
resero tutti molto nervosi, pensarono ai loro amici,
chissà se si sarebbero più rivisti. Alessandro era
riuscito in pieno a contagiare
la sua irascibilità.
Fabio distolse lo
sguardo dal soffitto; Sonia e Paola si scambiarono un’occhiata
di conforto mentre Franco incominciava a
perlustrare il cunicolo.
Ognuno di loro era
immerso nei suoi pensieri.
Ognuno di loro era
immerso nei suoi pensieri. Ognuno di loro ripensava a
fatti ed avvenimenti antecedenti a questo evento, ma tutto
appariva al
confronto quasi banale.
Ad un passo dall’addio
alla vita, avevano preso coscienza della inutilità delle
sue tristezze .
L’intervento
impulsivo di trombetta fece distogliere tutti dai loro
pensieri.
“Ascoltate amici
,io mi assumo tutta la responsabilità poiché la colpa è
stata per lo più mia, io mi voglio sacrificare per il
bene di tutti…”
“ Sentiamo cosa
vorresti fare ancora, pasticciona?” gli gridò
arrabbiato Alessandro.
“Smettila!
Alessandro ! sei intrattabile!” disse Carla.
“.. allora.”
Riprese a dire Clarissa ovvero trombetta
“……io voglio proseguire per il cunicolo..
sicuramente dovrà avere uno sbocco,dopo tornerò e “
“Basta!. .con
questa scemenza!..” disse in tono autoritario Franco.
“ Non devi
assolutamente sentirti in colpa per quello che è
successo! Siamo tutti maggiorenni e vaccinati, e poi non
servirebbe a nessuno separarci adesso,meno male che siamo
tutti insieme,questo castello deve essere grandissimo,
pensate ad esempio, a Marco e Magda se loro potessero
sentire le nostre voci, chissà dove sono adesso,
ma adesso
è bene proseguire tutti insieme.”
Detto ciò le
sue parole ebbero l’effetto di un toccasana per tutti.
Franco infatti era stato l’unico che per tutto il tempo
non aveva dato cenno di paure o altri panici.
Intanto Carla stava
escogitando una idea che presto avrebbe reso pubblica.
“Niente
paura!,ragazzi! Fra poco usciremo da qui, ho un’idea!”
“Attenti!
rispose Fabio con il suo abituale tono equilibrato.
“ Le idee di Carla
fanno tremare anche le tombe.”
“ Oh! non dire
queste cose, questo posto mi fa paura,sembra davvero una
tomba!”,
disse preoccupata
Clarissa.
“Ma guarda la
nostra paladina che ha paura! Roba da non credere!”
disse
ironico Fabio.
Carla si accomodò
su di un sasso e iniziò
comporre la sua tesi.
“ Ascoltatelo! Io
credo che questo posto sia molto antico, ma non tanto da
non poter scoprire quali sistemi adoperavano nel costruire
tali espedienti come questo del sottopassaggio, queste
porte che si serrano all’improvviso!,allora noi dobbiamo
trovare il giusto suggerimento!”
“ Va bene!.. basta
con questa filosofia! Vai al sodo!” disse Alessandro.
“OK! Sarò
concisa! Io credo che ai lati di queste pietre che fanno
da sostegno alla lastra che ci ha bloccati ci siano degli
ingranaggi, sicuramente saranno elementari,tutto sta nell’
individuarli!”
“ io invece penso
che tu cara Carla,hai visto troppi film di fantascienza e
che ti sogni ovunque dei macchinari e.. “ diceva
Alessandro.
“ Zitto!..”
disse ribatte Franco. “non capisci! Carla ha ragione,la
sua idea è giusta, si potrebbe scavare lungo le pareti
della lastra e scovare
questi ingranaggi e scovare delle catene e che so
io, che hanno fatto scivolare la lastra!”
“ già! ,ma con
che cosa scaviamo?” disse ironico Alessandro, che ormai
non credeva che ad un miracolo.
“… ma con delle
pietre,caro!” rispose altrettanto ironica Carla.
“ …certo!
proseguì Fabio”….non vedete delle pietre in quell’angolo?.
Ognuno ne prenda uno e inizi a battere con forza sulla
parete,forza!..”
tutti
si alzarono, finalmente qualcuno aveva una idea operosa.
Con
entusiasmo rinnovato aderirono tutti all’impresa.
Ben
presto si sarebbero accorti che le loro fatiche li avrebbe
ricompensati.
.
Marco e Magda,
intanto, avevano trascorso parecchie ore sulla soglia del
passaggio segreto. Marco aveva più volte pensato di
tornare indietro. Tuttavia
pressato dalle continue insistenze di Magda,
decise di proseguire.
Attraversarono
adagio in gran parte il cunicolo
, che era in gran parte umido e viscido ,e i due
ragazzi non si appoggiarono ai lati.
Raggiunsero uno
spiano. Tutto il tragitto era stato illuminato da una luce
debole che filtrava da quella piccola apertura sopra la
roccia. Era una apertura semi- nascosta e, a tratti ,si
scorgeva in fondo al cunicolo .
Lo spiano però
terminò ed il soffitto era un contorcersi di rocce
che si diradavano
lasciando liberi dei piccoli spiragli di luce. Il sole ben
presto sarebbe tramontato e i giovani sarebbero rimasti
nel buio più completo .
La
sera infatti sopraggiunse e con sé aveva coperto il
castello con il suo oscuro mantello.
Marco aveva notato
un particolare durante il percorso e lasciò sola la
ragazza e sparì per pochi minuti.
Nel frattempo Magda
aveva trattenuto il respiro e aveva scacciato via i brutti
pensieri.
Dopo poco una luce
fioca s’intravide in lontananza. La ragazza ebbe paura e
lanciò un urlo.
“
Tranquilla!..sono io! “
Marco stava
arrivando con un lume antico in mano e una torcia
rudimentale. Aveva già acceso il lume antico in mano e si
accingeva ad ispezionare la torcia.
“Ma,.ma come hai
fatto a trovare questi lumi?”
“ Cara,questi li
ho trovati lungo la parete, se tu avessi fatto più
attenzione all’ambiente che attraversavi invece di avere
costantemente paura, avresti notato anche tu..queste cose!”
“ Bene!.. per il
momento avremo un po’ di luce per la notte!”
la ragazza si strinse a Marco e pian piano si sussurrarono
dolcissime parole d’amore.
Il
lume dava un’aria romantica all’ambiente e ,se
non fosse stato per il brutto guaio in
cui si erano cacciati, tutto sarebbe stato
meraviglioso.
Il tempo che avevano
trascorso tutti i ragazzi dentro quel castello fu di un
giorno e di una notte.
I ragazzi pensarono
spesso ai loro familiari che li attendevano con
ansia.
Già ma come fare
per avvisarli? Nessuno sapeva bene dove si sarebbero
recati il giorno della partenza. Nessuno, eccetto un amico
di Clarissa, ma quel ragazzo come avrebbe potuto aiutare i
loro familiari?. A meno che
la sorte non fosse venuta incontro loro.
Chi
non crede nel destino, spesso ,per eventi strani della
sorte può cambiare idea.
Spesso accadono
fatti che nessuno è in grado di spiegare. Il destino è
come il tempo, non puoi fare niente per cambiarlo!
Accadde
quindi che Clarissa era attesa per l’indomani dal suo
amico Filiberto per avere conferma di una eventuale gita
al mare.
Quando il giovane
comprese che l’amica era scomparsa
avvertì i genitori. Insieme cercarono poi una
soluzione.La necessità , a volte, aguzza l’ingegno e
allora Filiberto si ricordò di una dedica fatta da Magda
sul suo diario, per fortuna c’era anche il numero di
telefono di Magda.
Da lì il passo fu
breve.
Telefonando
a casa della
ragazza appresero immediatamente
la notizia della loro scomparsa .Si diedero appuntamento a casa
Bandolfi. Dopo aver discusso sul da farsi
intuirono dalle parole del nonno della ragazza che
forse i ragazzi erano andati a visitare il castello
abbandonato.Decisero in coro
di recarsi tutti
al più presto al vecchio rudere.
CAP
IX
Il
progetto di Carla si era attuato,aveva avuto ragione
lei, dietro alle pareti vi erano degli ingranaggi,
purtroppo erano corrosi dal tempo.
“Eih!
Accidenti.. li abbiamo scovati finalmente!. .però
sono corrosi!” disse Fabio.
“Si!.. ma
cerchiamo di smuoverli!”
rispose Carla.
“ Ecco! ci siamo!
la catena si muove !si muove..”, riprese a dire Fabio.
“ Bravo!….bravo,oh!
no! si blocca”
“ Venite tutti
qua!…vedete? facendo scorrere questa catena si muove
questa ruota,venite dobbiamo fare leva su di essa!”
disse Fabio.
“ No!…non c’è
la faremo mai!” gridava isterico Alessandro.
Intanto le ore
trascorrevano lente, ma inesorabili. Sonia aveva portato
con sé dei panini, nello zaino che portava sovente
dietro le spalle. I panini erano solamente quattro e
loro erano sette, decisero di dividerli
in parti uguali.
Stranamente
immersi nel problema ,nessuno volle accettare nulla, ma
dopo si resero conto che forse sarebbe stato meglio
mangiare quel poco che avevano.
Dopo si ributtarono
a capofitto alla risoluzione degli ingranaggi.
“Guardate!..”
disse Paola
“…vedete si
muove qualcosa!…ho trovato un sistema per far scorrere
il rullo!.. vedete ho introdotto questa limetta delle
unghie!”
L’idea si rivelò
efficace, ma si procedeva a rilento. Inoltre l’umidità
del luogo ,e il tempo rendevano poco efficace ogni
tentativo. La soluzione, tuttavia ,di far roteare il rullo
apparve vana. Dovevano escogitare qualcos’altro. Ancora
una volta la soluzione di tutto apparve chiara a Franco.
“ Ascoltate ,avrei
un’idea, dall’altra parte della parete ho notato delle
macchie di umido, credo che ,se si ci riuscisse a
trapassare il muro, arriveremmo ben presto all’ingranaggio
senza fatica!”
“
giusto!…e in tal modo potremo sollevare quella dannata
lastra di ferro!” disse Paola.
“ Accidenti!
Sembra una bella idea,ma come abbiamo fatto a non capirlo
prima?”,disse Alessandro.
“ Ah!..si!..e
allora come mai non ci hai pensato prima?”. Il tono di
Alessandro era decisamente agitato e sprezzante.
“ Basta!…Basta!voi
due smettetela di litigare. Pensiamo a rompere tutto
allora!”
Paola allentò la
tensione. Era ormai evidente che la sopportazione era agli
estremi e che il nervosismo si accentuava..
Scavarono tutti con
le mani, con i piedi , con le pietre, con tutto quello che
poteva essere di aiuto. Dopo qualche ora qualcuno gridò:
“
Uuuuuuuuaaaaaauuuuuu!……….”
C’è l’abbiamo
fatta!……..” gridarono in coro le ragazze.
Sonia e Paola
premevano con Franco per rompere la ruota centrale del
sistema, , adesso c’erano riusciti ,non restava che un’ultima
cosa da fare,cercare di sollevare quella lastra di ferro.
Seguendo il
consiglio di Franco si disposero ai quattro lati dell’apertura
centrale e iniziarono a sollevare lentamente. Qualcuno
sistemò sotto la lastra dei sassi per far
leva .Più leva pensarono. Allora sistemarono altri
sassi, la lastra lentamente si mosse.
“Forza!ooooooooooh
. Issa!,bene c’è l’ abbiamo quasi fatta.
Ma la forza che
occorreva per sollevare la lastra era davvero tanta
e la lastra ripetutamente ebbe il sopravvento
ricadendo al suolo minacciosa.
“ Calma!c’è la
faremo!ma” diceva Alessandro che adesso vedeva la
soluzione un po’ più vicina
“ Calma!ma
aspettate un attimo, anche se dovessimo farcela avete
dimenticato il camino.”
“ Già,il camino!
ma allora come faremo!
”Disse Sonia.
“ ..non abbiamo
risolto nulla o mamma mia”
“ Niente
panico,niente panico, fatemi riflettere” . Ripeté
Franco, che intanto aveva in mente un’altra idea.
“..credo che la
parete del camino non è molto spessa riusciremo
sicuramente a romperla!”
i ragazzi
continuarono a cercare di sollevare la lastra , e si
resero conto che una persona poteva passare stando
sdraiata per terra collocarono più sassi che poterono e
iniziarono a battere sulla parete del camino. La lastra
sfidava la forza di gravità e cedeva
inesorabilmente dovevano fare in fretta.
Facevano a turno
per scavare, ma cedette
all’improvviso segando quasi le gambe del povero
Franco che era rimasto intrappolato tra la lastra e il
camino. Ma non tutto il male viene per nuocere. Franco
accese un cerino e si rese conto della parete in tutta
la sua lunghezza e notò anche delle viti ai lati; ma
intanto i suoi amici sbraitavano da dietro per riuscire
a risollevare la lastra. Ci riuscirono e ricacciarono fuori Franco
ridisponendo le leve in modo più sicuro.
Superato lo shock
iniziale batterono con più vigore sulla parete. Il
buco che si forò dapprima era molto piccolo ma in un
baleno divenne più grande. La gioia fu immensa e una
sensazione di rinascita li accompagnò. L’ondata di aria
fresca inondò i loro cuori. Per primo fu Franco ad
uscire.
Lo seguirono le
ragazze e poi i ragazzi; tutti felici ed ansimanti si
adagiarono sul pavimento per attraversare il buco, quando
toccarono la sala da cui erano ripartiti , sollevati in un
coro di grida
di felicità.
Nessuno di loro
intanto pensava a Marco e Magda.
Ma dopo un po’
Franco disse: “ Dove saranno Marco e Magda, ci staranno
cercando?”
“ cerchiamoli , o
forse è meglio non muoversi e chiamare rinforzi, o magari
loro sono corsi in paese a cercare aiuto!…”
“ bene!gireremo
tutto il castello,e lo rigireremo nuovamente,perché
abbiamo il sospetto che forse anche loro sono stati
vittima di qualche strano destino; ma per scovare qualche
passaggio segreto avrebbero dovuto battere contro tutte le
pareti...cosa impossibile,stanchi come erano, allora
proposero di riflettere un attimo sul da farsi.
La condizione di
Marco e Magda restava infelice e apparentemente senza
speranza. Marco stava palpando tutte le pareti ed era
giunto vicino alla massa che bloccava il loro passaggio.
Un
lampo di genio invase Magda:” che ne dici se bruciassimo
tutte le giunte che troveremo ai lati del masso? Speriamo
di trovarli di legno. Magda senza saperlo aveva avuto la
stessa idea di Carla. P
Provarono a
raschiare le pareti e trovarono dei sistemi
d’intreccio rudimentali, ma le giunture non erano
assolutamente in legno. Erano in ferro arrugginito!.
Occorreva scoprire
quale ruota faceva girare il masso .Marco ebbe un’idea
che li vide coinvolti in estremi calcoli matematici.
Scoprì che il
centro del cunicolo corrispondeva a tre metri
di distanza dalla porta ,ma risultava difficile
calcolare la precisa distanza. Tuttavia doveva esserci
qualche altro ingranaggio basilare da scoprire.
Già ma come fare
per scoprire di cosa si trattava? .Marco doveva adoperare
tutta l’esperienza e l’intelligenza che disponeva per
escogitare un sistema.
Magda accennava a
sintomi di svenimento , la fame era in agguato. Anche
Marco avvertiva i sintomi di fame , ma non palesava
nulla.Mentendole infatti, la incoraggiava dicendo che l’organismo
umano può resistere
senza mangiare e bere per molti giorni .Magda
rispondeva di cosa sarebbe successo se fossero rimasti per
più di tre giorni chiusi li dentro.
Marco ribatteva che
sarebbe stato felice di morire accanto a lei, il suo unico
amore. Il destino tuttavia fu benevolo con loro e
permise loro di scoprire la parte finale dello stratagemma che avrebbe
permesso di uscire.
Magda aveva iniziato
a tastare le pareti e aveva sentito una scanalatura che si
muoveva e che faceva lo stesso sempre contando i tre
metri, così facendo proprio mentre Magda non ebbe più il
tempo per riferirlo a Marco aveva scovato un sasso che si
muoveva delineando un semicerchio Lentamente il masso si
spostò.ma contemporaneamente il macigno si bloccò . Cosa
era successo? Chi poteva dirlo? .ma stranamente il macigno
si era bloccato lasciando uno spazio per far passare i
loro corpi.Marco
ebbe delle difficoltà nei vari tentativi, allora ci
provò Magda, lei non ne ebbe perché era molto più
esile. Il suo seno si compresse contro la parete, e provò
una fitta al cuore, il suo bel sedere tondo diventò una
lastra di marmo e guizzò fuori lentamente. Magda riuscì
a trovare la maniglia che faceva roteare lo scaffale e
almeno quella era ben visibile. Uscirono svelti. Lodarono
Dio per la buona sorte. Il loro incubo era cessato.
I loro corpi erano
stanchi ma felici, e il loro morale era alle stelle, la
gioia sfavillò dai loro cuori. Si abbracciarono
felicemente.
Fuori c’era il
sole ma erano le ore del tardo pomeriggio. Loro
non avevano avuto la forza
di camminare, infatti erano rimasti per lungo tempo
fermi. Si accasciarono al suolo e rimasero appisolati l’una
nelle braccia dell’altro. A destarli furono proprio i
loro amici! Marco udì delle voci: Ma…… questi sono….sono
loro!.”
“
E’ vero! Sono loro!.” Ribatté Magda.
Marco si alzò in
fretta e si diresse verso la porta del salone. Davanti a
lui si presentarono
Alessandro, Fabio e Franco; sembrava impossibile ed
invece era tutto vero. Si abbracciarono commossi.
“ Marco! amico
mio!”
“ Amici, miei!..”
“Che gioia
rivedervi!”
Marco e Magda erano
usciti poco prima che i loro amici potessero rivederli.
Che strana sorte la loro, sarebbero bastati pochi minuti e
non si sarebbero potuti vedere.
Marco disse in tono serio : “ Dove sono le
ragazze?”
“ Non
preoccuparti, ci siamo divisi , andiamo a raggiungerle!”
Marco e gli amici
rifecero lo stesso tragitto
di prima e raccontarono di quello che era loro accaduto.
Ma si accorsero di non aver ripercorso la strada giusta,
si erano smarriti.
Marco disse “
Ascoltate io non ricordo dove si trova quel salone e
nemmeno voi, cosa ne dite di aspettarli qui?”
“ cosa? Ma le ragazze hanno avuto l’ordine tassativo
di no muoversi da lì!”
“ certo!ma io
conosco una certa Trombetta che farà di tutto per
farle spostare da lì!”
“ Ma Marco è assurdo quello che dici!, avete forse
paura ad attraversare il castello? per ritrovare le donne?
Ma voi siete matti io me ne vado da solo!” disse Franco.
“ Ma è davvero un
tipo incontrollabile!…” disse ironico Alessandro.
“..avete voluto
voi esplorare questo bel castello, voi giovane marmotte
,voi abili archeologi,voi che non avevate nemmeno una
torcia elettrica! e adesso..” Riprese a dire Alessandro.
“ Adesso !
Basta!,io non ne posso più di te e delle tue lamentele
,vattene via ,non ti sopporto più!”
disse
Franco.
“Potevi restare
a casa tua con le tue stupide poesie e la stupida
chitarra!”
Il tono era decisamente sprezzante ma era comprensibile,
dopo tutto quello che avevano vissuto.
Fabio riprese a dire
:” conosco mia moglie non si muoverà da lì!
“.. io invece dico
che è stato davvero tremendo essere rimasti chiusi li
dentro tutto quel tempo che adesso litigare è così
banale!.” Disse ancora Fabio.
“ Cosa? .anche
voi?” disse Magda
“ Si! Anche
noi!eccome! e tutto questo grazie a Trombetta del diavolo
quella donna è una peste..” disse Alessandro.
“ Basta così,
andiamo !” disse Franco e quando lui assumeva quel tono
era certo di essere ascoltato.
Ma
per tutta risposta Alessandro sferrò un pugno in faccia a
Franco che il quale accortosi del fatto, lo picchiò
violentemente. A nulla valsero i tentativi di dividerli.
Magda diceva: “ Basta!smettetela è stato così bello
ritrovarci tutti qui sani e salvi..perché vi perdete in
queste sciocchezze?”
Le parole di Magda
servirono a calmare per r un po’ i due che intanto si
lanciavano tremende occhiate di ira.
Franco disse a d
Alessandro : “ Alzati e vai a prendere la tua donna
,vigliacco! ”
Queste parole
fecero infuriare maggiormente Alessandro che cercò di
aggredirlo ma fu prontamente fermato da Marco.
Intanto ciò che
aveva previsto Marco si stava avverando in pieno;Trombetta
cercava di aizzare
le ragazze ad andare a cercare i maschi, ma Carla diceva:
“ Io non mi muovo da qui! Fabio mi ha detto di non
muovermi e io non mi muovo!”
“ Dai!,non fare la
bambina buona!,vieni con noi
a cercare quegli impiastri!..”
“Trombetta” non
si scoraggiava per nulla e anzi inveiva contro la più
debole, a nulla erano valse
le vicende che avevano vissuto tutti, lei
conservava sempre lo stesso carattere ribelle.
Dall’altra parte
del castello Marco cercava qualcosa che potesse ricondurlo
al salone in questione, tutte le camere sembravano
uguali e solo un occhio attento e calmo poteva notare dei
particolari. Loro invece erano stanchi , depressi ed
affamati.
Alessandro però era
riuscito ad aver una buona idea, la prima per adesso.”
Propongo di saltare fuori da una di queste maledette
finestre, aggirare il castello e arrivare al salone
principale dove sono le ragazze.”
“ Finalmente un’idea
sensata!” Pensò ,e lo disse anche
Marco.
Tutti
aprirono una finestra, ma lo spettacolo che apparve
loro era del tutto inadatto al piano.
Un burrone profondo
circa cinquanta metri costeggiava l’ala sinistra del
castello. Allora pensarono di si precipitarono nell’altra
ala ma non poterono assolutamente oltrepassarla perché
era invasa da detriti pericolanti.
L’angoscia li invase e decisero di proseguire all’interno.Ogni
tanto si affacciarono dalle finestre per rendersi conto
se fosse possibile scavalcarle. Trovarono un balcone
ancora intatto, e si affacciarono tutti: lo spettacolo
che videro non aveva eguali. Le montagne verdi all’orizzonte
parevano cullare le nubi stratiformi che si tingevano di
rosso serale; i maestosi cipressi si intonavano con il
paesaggio ; un lago più o meno ampio, s’incurvava nel
dosso naturale della valle
e rendeva l’atmosfera calma e invitante. Lo
spettacolo era meraviglioso, ma i ragazzi avevano ben
altro per il capo.
Marco notò sulla
fiancata del castello un piano erboso. Avrebbero
costeggiato quello per scendere vicino al lago. A fila
indiano proseguirono velocemente e arrivarono davanti al
portone centrale in un battere d’occhio. Stranamente il
castello non appariva poi così enorme e pauroso. Aprirono
il grosso portone e le ragazze udirono immediatamente le
loro voci. La prima a parlare fu come al solito trombetta:
“Eih!.venite a vedere donne, sono arrivati quegli
stupidi dannati! che cosa avete combinato?
Avete schiacciato un pisolino ?”.
La ragazza
continuava a inveire facendo arrossire le ragazze. Nessuno
aveva più voglia di risponderle tanto era sempre inutile
si sarebbe forse chetata dieci minuti e dopo avrebbe
ripreso più insidiosa che mai. Tuttavia la gioia che
provarono tutti insieme fu davvero elettrizzante. Le
ragazze raggiunsero i rispettivi mariti e fidanzati e piansero di gioia fra abbracci e baci.
L’eco
della parola -- mai più metterò piede in un castello--
fece il giro molte volte in quella sala.
CAP
X
Ma
in tutto questo trambusto, abbiamo forse dimenticato la
sorte dei genitori dei ragazzi? Sicuramente no, ma la cosa
sconcertante era stata la minuzia di particolari osservati
.Non avevano tralasciato
nemmeno una camera, i più spavaldi erano andati
anche sulle cime diroccate dei solai per percepire se
qualcuno fosse mai passato da lì o se vi fossero rimasti
vittima di incidenti.
Tutte le ipotesi
erano valide. Ma la cosa che essi non sapevano per nulla
era quello dei passaggi segreti. Nessuno ne era a
conoscenza e qualora qualcuno avesse intuito qualcosa non
ne avrebbe dato la necessaria importanza. Attraversavano
dunque tutte le camere del castello con minuziosa cura ma
non scesero in particolari fondamentali, ad esempio
spostare oggetti.
I genitori, stanchi
e delusi, erano ritornati a casa Bandoli, ma il nonno di
Magda improvvisamente,
ricordò alla perfezione di aver parlato con la
nipote dei famosi passaggi segreti. Tutti caddero in
evidente panico. Ognuno ragionava per sé e forniva pareri
discordanti sul da
farsi. Il povero vecchietto fu ripetutamente rimproverato
per non aver detto nulla a suo tempo e a nulla volsero le
scuse della signora Bandoli, cercando di giustificare la
sua malattia. Tutti erano in preda allo sconforto e
pensarono di avvisare i carabinieri ; Almeno loro
avrebbero condotto delle indagini più serie.
Arrivò velocemente
una scorta di quattro uomini dal vicino commissariato del
paese, presero a cuore il dramma delle famiglie e
cercarono di chiamare gente anziana che sapesse fornire
dettagliate informazioni.
I genitori decisero
fosse stato meglio andare nuovamente a perlustrare il
castello insieme
con i gendarmi.
Intanto era sopraggiunta la sera e i carabinieri fecero
ricorso ai fari, avevano sciolto i cani e chiamavano i
nomi dei ragazzi uno alla volta; l’eco delle
loro voci si perdeva nel silenzio serale.
Dall’altra parte del castello intanto i ragazzi
erano arrivati alle macchine ed
erano
riusciti a recarsi in paese.
I ragazzi intanto
erano arrivati a casa Bandolfi ed avevano bussato
ripetutamente. Aprì la cameriera che ebbe un attimo di
smarrimento e stette per svenire. La rincuorò Magda e si
accomodarono tutti nei
divani o nei letti dove c’era un posto.
Magda apprese il
tutto dalla cameriera e si preoccupò moltissimo, comprese
in un attimo quanto grande doveva essere
stata l’angoscia dei genitori,
comprese anche quanto fosse stata incosciente ad
andare allo sbaraglio in quel modo. Ben presto avrebbero
avuto conferma dello sconforto procurato loro, quando
verso mezzanotte s’incrociarono.
Tutto poteva essere bello se non fosse stato per la
tragicità degli eventi :sarebbe potuto essere un ritorno
serale da un teatro, da un cinema ,da una festa ,invece il
tutto era uno scenario teatro.
I
militari accompagnarono i genitori
sino a casa e
rimasero meravigliati alla vista dei ragazzi .
Magda aveva atteso
per tutto il tempo alzata , mentre i loro amici erano
assopiti dalla stanchezza. Quando Magda rivide sua madre
scoppiò a piangere come una bambina. Gli occhi della
madre, per natura infossati, erano diventati neri. Il
volto una piaga di dolore. Il padre che si trovava alle
spalle della donna pareva dimagrito.
Magda
andò loro incontro e non smise di abbracciarli nemmeno
sotto le insistenze dei genitori che reclamavano i loro
figlioli.
A suo tempo disse :
“ Calmi,.stanno tutti bene sono tutti di là!”.
La
cameriera scuoteva la testa ed era andata a raccontare
tutto ai vicini, tremendamente incuriositi.
Già, non bisogna
dimenticare che siamo in Sicilia e
la chiacchiera di paese
è un’abitudine difficile da eliminare e a
maggior ragione, in un piccolissimo paese dove la gente
conosce tutto di tutti in un baleno. In un certo senso, la
gente ama partecipare a modo loro al dolore altrui,
immedesimandosi nei destini altrui.
Quella interminabile
notte fu scandita da verbali , firme, controfirme,
domande, interrogatori , e scocciature varie.
Una
notte indimenticabile per tutti i protagonisti.
Alternarono
quelle ore con tazze di caffè e domande su quello che era
successo realmente e quello che avrebbero potuto fare o
evitare. Insomma la stanchezza era passata a tutti e l’euforia
generale era diventata contagiosa.
Alle prime luci dell’alba
i ragazzi si addormentarono un po’ tutti in casa di
Magda.
L’indomani apparve
stupendo a tutti ,e si salutarono affettuosamente con l’intento
di rivedersi in altre circostanze più
piacevoli. La casa di Magda erra stata abbastanza
capiente per tutti e questo ne fu un bene. La voglia di
fare escursioni avventurose era davvero finita.
I
giorni che seguirono furono molto tranquilli. Nessuno
aveva più voglia di parlare fatto accaduto nel castello
per allentare le tensioni accumulate.
L’episodio del castello era stato l’unico al momento che
aveva profondamente segnato i due futuri sposi, ma essi
non sapevano ancora che il destino aveva ancora in serbo
per loro altre avventure. Tuttavia ignari del fato che
tesseva per loro fitte trame, i due ragazzi si
dedicarono solo ed esclusivamente alle pratiche per il
matrimonio imminente, badando bene di riferire tutte le
volte ai genitori tutti i loro spostamenti.
Qualche altra volta
i genitori dei ragazzi
coinvolti nella brutta vicenda del castello si riunirono
ma solo per una bella spaghettata insieme.
Il padre di
Magda amava fare il vino e spesso invitava gli
amici per l’assaggio e questa era un ottima scusa.
CAP
XI
Passavano
i giorni e si faceva sempre più intenso il periodo
preparatorio al loro imminente matrimonio.
La
data era stata fissata per il primo sabato di settembre;
il tempo trascorse in un baleno e arrivò il fatidico
giorno.
Avevano
scelto un bel locale, sul mare stupendo della costa di
Taormina. Avevano con sé damigelle e cavalieri. Tutti
erano stati curati nei minimi particolari, con i gusti
delicati della sposa per le damigelle e quelli dello sposo
per i cavalieri.
Le
ore che precedettero la messa furono
un andirivieni di persone.
In casa di Magda le
ragazze erano tutte intende a truccarsi e a pettinare le
fitte chiome,avevano già indossato l’abito e ora
avevano solo pochissimo tempo per ammirarsi allo specchio.
Intanto
le cose non andavano diversamente in casa del futuro sposo
che aveva scelto una casa
della zia della ragazza, non lontana dalla chiesa.
I
cavalieri si ammiravano allo specchio e si pettinavano
ripetutamente assenza totale di modestia.
La loro cravatta
era di
colore rosso ed era in seta.
Le
damigelle indossavano delle stupende e voluminose gonne
arricciate alla vita. Il colore era rosa con spiccate
tonalità rosse sfumate, dal chiaro allo scuro fino ad
arrivare al porpora per poi passare al granato. Il
corpetto era stretto in vita e scollato a v , il colore
era chiaro propenso al rosa chiaro. Esso era spezzato da
striscioline di stoffa di tulle bianco che ricopriva per
metà i seni. Sulla schiena scendeva un’abbondante
scollatura a v decorosamente ricoperte di velo bianco. Il
tulle ,su tutto il vestito, era ricoperto da candite
goccioline rialzate di
perle finemente cucite.
A
coprire il tutto contribuiva una cintura rossa e bianca
ornamentale riccamente e volutamente voluminosa ai lati e
aderente al corpino.
I cavalieri non
erano da meno. Indossavano un completo di giacca stile
ottocento lunga ai lati e corta sui fianchi. I pantaloni e
la giacca erano bianchi. La camicia era stile ottocento
anch’essa ,vaporosa nelle maniche e stretta di
corpino,avevano una cintura di seta rossa e la cravatta rossa. Nel taschino
laterale della giacca una bella rosa fresca di colore
rosso. Per adornare maggiormente avevano un bastone dal
manico rosso.
Lo
sposo era l’unico ad essere vestito in modo
completamente diverso:indossava un bellissimo ed
elegantissimo frac nero, con camicia di raso di cotone,
bianca.
La sposa indossava
un meraviglioso abito in tulle e organs finemente ricamato
amano. L’abito era stato donato dallo sposo, e ciò
contribuiva a regalare un ulteriore affettività fra i
due.
Il corpino era
stretto e ricalcava in pieno il suo bel seno. Aveva un
bellissimo velo che terminava con una collana di perle.
Dalla vite in giù era tutto un ciondolare di tulle
vaporosissimo,aveva sette veli e un cerchio per mantenere
lo spessore, fino all’ultimo momento aveva avuto la cura
di addensare a mo’ di cotonatura il velo sottostante l’abito
per creare ovviamente maggiore volume. Inoltre, la sposa
aveva un bel velo lungo dieci metri. Il velo era tenuto
dalle damigelle. Dei fiori piccoli e freschi adornavano il
capo . i guanti erano di fine merletto bianco.
La
ragazza era stata pettinata e truccata con cura. Superate le ultime incertezze
ella apparve divina in chiesa.
La sposa accanto al
suo sposo apparve perfetta. Nel complesso il tutto era
troppo perfetto da non sembrare un matrimonio italiano.
Infatti l’idea
di creare delle damigelle e dei cavalieri fu presa in
prestito dal fratello della ragazza che aveva celebrato il
suo di matrimonio in quel modo , ma in Australia questo è
normale abitudine.
Tutti gli invitati
la invidiarono molto, in paese non si era ma i celebrato
un matrimonio così da favola.
La chiesa la più
moderna del paese ma nello stesso tempo anche la più
antica infatti era moderna come struttura ed
organizzazione grazie ad una coppia di preti
giovani che la gestivano, ma era
antica perché in effetti risaliva ai tempi delle
prime invasioni della Sicilia .
La sua storia si
perdeva nella notte dei tempi. La chiesa era addobbata
con fiori sin dal portone e giù a scorrere sin all’altare.
In chiesa si era superato l’ostacolo del
permesso di riprese di .piazzati ai lati dell’altare
vi erano i fotografi e curiosi che scattavano foto.. i
balconi della strada della chiesa erano colmi di gente.
A dir il vero si era sparsa la voce che sarebbe stato un
matrimonio da favola e si sa la gente di
paese è molto curiosa, inoltre la loro scomparsa
per qualche giorno nel castello aveva alimentato il
fascino intorno a loro.
Ad adornare il tutto
sarebbero state anche le carrozze. Eh ! si! Che bella
idea!. Non si può immaginare lo scompiglio generale degli
ultimi minuti. Quando in chiesa si attende la sposa ,dall’altra
parte vi è la
totale crisi di paure, angosce manifeste, ecc.
Finalmente uscì di
casa la sposa con il suo lunghissimo abito bianco seguita
dalla pargoletta e dalle damigelle. Entrarono in carrozza
si diressero in chiesa. Le carrozze erano due la prima per
la sposa con il padre e la seconda per le damigelle.
Per le strade la
gente felice salutava le carrozze in preda ad un’emozione
generale. Magda era al colmo della felicità e lo
dimostrava in tutto il corpo che era febbricitante.
Sprizzava gioia da tutti i pori.
Finalmente il sogno
diventava realtà ;lentamente Magda si avviava ad un
destino ricco di gioie .
I parenti e gli
amici gridavano:
” Evviva!. .Evviva
gli sposi! Sei bellissima Magda!. .Bene!”
Il padre della
ragazza accompagnò la figliola sino all’altare e la
condusse nelle braccia dello sposo. Marco volse il suo
sguardo verso di lei e tutti notarono anche i ciechi , l’amore
che egli provava per lei. Ma anche il padre meritava uno
sguardo a parte. Anche lui doveva e faceva una grande
fatica ad ammettere chela sua unica figliola fosse già
donna. Presto sarebbe andata via
questo sarebbe stato un gran dolore per lui. Chi
avrebbe fatto le carezze affettuose al loro cane che l’adorava
tantissimo? Chi avrebbe curato il giardino piantando fiori
e piante con maestosa cura? Chi avrebbe curato il loro
gatto di casa? Chi avrebbe mai più intonato la sua bella
voce mattutina salutando puntualmente il padre adorato?
Chi avrebbe mai più parlato, coccolato capito il suo
papà.? Chi? Se non la figlia che presto non ci sarebbe
stata più?
Superare
tutto questo per papà Bandolfi doveva essere davvero
tremendo.
Intanto le
damigelle, come dalle prove si erano disposte in prima
fila insieme
ai cavalieri. La messa si svolse con i vari intervalli
dediti alle varie mansioni. Dei cavalieri e delle
damigelle.
Toccava
anche ai genitori, portare un dono all’altare.
Dopo finita la
cerimonia andarono in sagrestia per firmare dei documenti
di rito. Quando valicarono la soglia della chiesa la
musica aveva già intonato l’Aver Maria ,e la loro
musica preferita. I parenti e amici buttarono il riso come
da usanza. Gli sposi si accomodarono nelle carrozze. La
prima per gli sposi, la seconda per damigelle e cavalieri.
Arrivarono fino a casa di Magda per le foto di rito e dopo
si recarono con le macchine al locale per il ricevimento.
I
gli sposi tennero un discorso di ringraziamento per gli
invitati circa cinquecento persone, qualcuno
gridò” bacio…bacio…”
Gli sposi non
persero mai tempo a rispettare l’invito caldo. Ma se
essi tardavano nelle effusioni gli amici gridavano” ehi!
Aspettate sino a stasera almeno!”
La dolce musica di
sottofondo permetteva di ballare per chi lo volesse, ma
come da rito, furono gli sposi ad aprire le danze. Perfino
i due pargoletti ballarono fra gli applausi generali.
Fu
davvero uno stupendo matrimonio che in molti ricordarono.
Magda lanciò il
bouchet di
fiori e lo prese la sua migliore amica. Alla fine della
cerimonia tutti i parenti si disposero in cerchio e
salutarono gli sposi cercando di non intrattenersi a
lungo con loro. Il cerchio era stata, anche quella, una
idea presa in prestito dal fratello; esso era costituito
da tutti gli
Invitati, ma ogni
sposino creava un semicerchio di azione, cioè Magda
iniziava a saluta re per la metà destra e Marco per la
metà sinistra, in tal modo avevano accontentato tutti e
avrebbero sveltito il tempo dei saluti. Salutarono per
ultimi i genitori di Magda che si sforzarono d non
piangere.
Il
matrimonio era finito ,ma gli sposi avevano ritenuto non
far conoscere e hotel dove sarebbero andati perché
temevano degli scherzi e allora diedero un indirizzo
errato e puntualmente i loro amici si recarono li,ma il
portiere fu avvisato in tempo .
CAP
XII
I
due sposi si
prepararono intanto per il lungo viaggio di nozze.
Venezia era lo loro meta.. Il viaggio si presentava
lungo. Marco caricò le valigie sull’auto e si preparò
ad accendere il motore, scese per salutare frettolosamente
qualche amico e prese il posto di conduttore nella sua
stupenda decappottabile rossa.
Magda non riusciva a
strapparsi di dosso gli ultimi abbracci del padre e della
madre.. cercarono di fare in fretta. Attraversarono
Catania e arrivarono a Taormina, lì si fermarono per
circa quattro ore. Proseguirono per la costa orientale
della Sicilia,, la brezza marina si espandeva nell’aria
rendendola fresca; senza pause, dopo circa tre ore di
viaggio ,raggiunsero il porto di Messina .
S’imbarcarono
senza code e proseguirono per la Calabria.
Costeggiarono il
mare e Magda provava una dolce sensazione di abbandono
momentaneo ,la sua bella Sicilia era sempre dentro all’anima.
Magda nei pressi di
Napoli accusò un leggero malessere che obbligò Marco a
fermarsi un po’. Preoccupato cercò in tutti i modi di
alleviare le sofferenze.
” Magda cosa c’è?”
“ Nulla,ho solo
bisogno di scendere per un po’ dalla macchina!,.dove ci
troviamo?”
Marco notò
stranamente di trovarsi nell‘ esatto posto dove aveva
avuto la brutta avventura di cadere dentro al fosso. Lo
disse immediatamente a Magda che per tutta risposta
invogliò il consorte ad indagare ulteriormente . Il
ragazzo ricordò dove si trovava quella strana tabella e s’inoltrò
per il viottolo. Lo spirito di avventura e di curiosità
non era cessato, tuttavia il ricordo della loro brutta
permanenza nel castello li resi incerti sul da fare , alla
fine prevalse il gusto dell’avventura.
Tuttavia, non
trovarono subito la villa e Marco si chiese se tutto
questo non fosse stato un segno del destino, il ricordo di
quelle giornate amare trascorse in quella strana casa lo
avevano reso timoroso a riprovare.
Ma il ritrovare la
villa per lui era qualcosa di istintivo bisogno. Non
sapeva nemmeno lui cosa lo spingesse ad andare oltre l’imprevisto.
Marco notò la villa
nel suo secolare splendore e pensò che la gente che vi
aveva vissuto in
epoche passate dovesse essere stata molto fortunata.
Entrò dall’ingresso
principale e notò stranamente l’accesso aperto. La
villa era in totale abbandono. Marco ripensò alle parole
di quell’ omone strano che lo aveva ospitato” …qualche
volta passa il villiere da noi per fare delle pulizie alla
villa e delle provviste…”
A suon di logica
quell’uomo doveva avere qualche bottega, ma le pulizie
alla villa dov’erano?
“ Guarda!”
esclamò Magda.”…c’è un piano superiore, andiamo!”
Marco non ebbe il tempo di ribattere che si ritrovarono
attirati come da un magnete;lassù tutto appariva in
perfetto ordine. Allora doveva essere quello il piano a
cui si riferisce il guardiano della villa.
All’improvviso un
dubbio s’impossessò di Marco come mai il portone era
aperto?. Marco pensò di non
farsi altre domande impertinenti e si avviarono per
un’altra camera. Era la camera da letto,il candore
emanato dalle bianche lenzuola fece impallidire ed
imbarazzare i due sposini…si ricomposero e scesero al
piano inferiore, decisi ad non invadere ulteriormente
quelle camere solo allora Marco si ricordò di quel
vecchietto abbandonato dentro la capanna. Trovarono al
capanna ma non trovarono più il
vecchio,ma solo tazze rovesciate forse in tentativi
di collisione.
Marco
fu invaso nuovamente dall’ angoscia delle domande ma
dovette ridimensionarsi e ripensò anche alla casa che lo
aveva ospitato e si affrettarono a ritornare in quella
casa .La trovarono e bussarono più volte.
Rispose un grosso uomo. Marco lo riconobbe
immediatamente.
Stranamente
l’uomo ebbe dei sussulti di imbarazzo e richiuse la
porta per poi riaprirla. Marco istintivamente fu tentato
di andare via. Tutto era assurdo. Provò una strana
angoscia invadergli l’anima.Tuttavia in preda a antichi
e inspiegabili rancori bombardò di domande quell’uomo
che adesso sembrava piccolo ed intimorito. Poco dopo
apparve una figura di donna esile ed incerta. La donna
cercò di calmare il marito. Improvvisamente cominciò a
gridare osannando
frasi sconvolgenti per intensità.. Tutti si zittirono rapidamente, cedendo dal disprezzo
reciproco che
provarono per entrambi al più cupo silenzio.
“ Figlio
mio!,figlio mio” gridava la donna disperatamente.
“ Ma cosa dici?tu sei pazza! rispondeva il marito.
“.. no!
lui è mio figlio, lo sento! Ascoltatemi non sono
pazza, ascoltatemi vi prego!non posso più tacere!..”
La donna si
aggrappò al giovane disperatamente, Marco la sorresse e
cercò di calmarla. Magda che per tutto il tempo era
rimasta in disparte pensò di condurre la donna in camera
e farla scendere. Dopo poco sopraggiunse anche
Marco, confuso più che mai.
La donna sembrava
risollevata per essere stata tolta dal peso della presenza
del marito.” Oh!…..Mio…DIO!….sia ringraziato il
cielo…finalmente ora tutti potranno conoscere la
verità!..”
La
donna incominciò a raccontare:” dovete sapere che io e
mio marito abbiamo avuto dal nostro matrimonio un solo
bambino nel lontano 1963… ci è stato tolto! ..ci è
stato soprattutto con la forza!….noi siamo povera
gente!.. e non potevamo certo permetterci un avvocato.”
Marco sempre più
confuso taceva sconcertato.
Il suo volto era
pallido. La donna singhiozzando riprese il suo racconto:
”…basta io,
scusatemi,ma tu assomigli in modo impressionante a lui..”
Intanto
il marito era entrato armato di fucile e inveiva contro
Marco dicendo:” Vattene via da questa casa,quella donna
è sconvolta perla tragica scomparsa di nostro figlio in
un incidente! andate via o chiamo la polizia!”
Marco sferrò un grosso pugno all’uomo che cadde a
terra, privo di sensi.
Il ragazzo era stato
molto violento,tuttavia si rese conto della gravità della
cosa , solo dopo qualche minuto. Per il momento voleva a
tutti i costi voler sentire il racconto di quella donna. E
poi il ragazzo era risollevato
per aver tolto di mezzo quell’uomo tanto odioso
sin dalla sua prima conoscenza.
La donna riprese il
racconto:” …ho molte cose da raccontarvi ,ma la cosa
essenziale è che tu sei mio figlio e figlio di..”
“ figlio..di?
” Ripeté Marco
in preda all’angoscia più cupa.
“..il padrone
della villa…che ormai voi conoscete è il Barone Don
Gennaro Lo Castro.!un giorno lui bussò alla mia porta e
mi fece una cosa. Io, in età giovanile ,ero per così
dire piacente!…ed
ero
innamorata del figlio del barone. Era un amore contrastato
e difficile da coltivare a cui io rimasi fedele. Ma le
follie lasciano il segno e io rimasi incinta! ..di lui. Il
padre gli intimò di non vedermi ma non servì a molto.
Allora gli fece sposare una nobildonna. La mia condizione
sociale non mi avrebbe mai potuto permettere di
sposarlo,volevo solo morire,ma le malelingue mi avevano
marchiata per sempre; prima di far nascere il bambino,
feci un matrimonio riparatore con quell’uomo che non ho
mai amato e che mi ha sempre trattata da serva e quando
nacque il bambino , una lontana e fredda notte di Natale
io allevai il mio bambino con tutto l’amore che avevo in
corpo, ma al quinto anno si presentò il vecchio barone
che combinò un intrigo alle mie spalle. Io ero nei campi
a lavorare e avevo lasciato il bambino in casa con una
signora anche lei ai comandi del barone; quando ritornai
trovai il vecchio barone che mi raccontò di suo figlio
che purtroppo non avrebbe mai potuto avere dei bambini e
allora aveva pensato di riprendersi quel bambino,in fondo
era per metà sangue loro!…
Io non volli
accettare,ma mi fece firmare dei fogli che io non capì
bene e mi ricattò di cacciarmi in mezzo ad una strada,
disse che erano per il bene di mio figlio, che mi
avrebbero dato dei soldi per mantenerlo, il barone diede
dei soldi a mio marito e dopo qualche giorno il mio
bambino sparì per sempre!” la donna s’interruppe e
pianse amaramente.
Nel frattempo Marco
non capiva bene, lui si era ritrovato in un orfanotrofio,
come mai allora?
“..la donna
riprese il suo racconto:
“…oh!...ma è
stato un messaggio dal cielo per tutte le lacrime che ho
versato, adesso tu sei qui, mio figlio aveva una ferita
sul collo destro perché un giorno si bruciò con una
pentola e anche tu hai quella cicatrice adesso figlio
mio..”
Marco disse: “ E’
vero! mi sono sempre chiesto il perché di questa
cicatrice!” Marco si sentì rabbrividire.
La donna non
smetteva più di guardare il figlio e di notare la
straordinaria somiglianza con il padre.
“ Marco….”disse
la donna “…così ti chiami che bel nome hanno
scelto,.io ne avevo scelto un altro,ma non importa! …”
Marco voleva conoscere il padre e lo chiese alla madre che
in tutta fretta disse:”..tuo ..padre,non so,forse è in
una clinica sai, ho saputo che è
molto malato..”
“ ma allora è
vivo!”
“ credo di si,non
so…”
Il giovane notò l’arrivo
di quell’uomo nella camera, e chiese il perché di tanta
ostilità. Ma lui si chiudeva in un ostinato mutismo.
Marco era stato
costretto a rimanere in quella casa e disdire ogni
prenotazione che avevano fatto .
Pensarono
di fermarsi qualche giorno in quella casa per risolvere
questo strano caso, insolito, ma stupendamente inatteso.
Marco
era sempre più sconcertato, il pallore al volto lo
accompagnò per tutto il tempo della sua permanenza in
quella casa.
Un giorno decise di
affrontare quell’uomo; non riusciva a concepire come mai
quell’uomo si permettesse di molestare ripetutamente
quell’esile donna, a prescindere dal fatto
che fosse sua madre oppure no.
L’uomo stava con
la testa china sulla tazza del te.” Senta lei, cosa ne
pensa di parlare da uomo a uomo?”
“ Io, non avrei
mai voluto che questa storia venisse a galla… io… per
me, è la fine, non ha più senso per me.
.Vivere.. il
mio onore…”.
Stranamente marco
non riusciva provare nessun tipo di sentimento verso quell’
uomo, grezzo, vile, ignorante e cocciuto, ma gli lasciò
finire il racconto.
Io,amavo tua madre
, ma lei aveva in mente solo quel barone, io morivo per
lei,e lei non mi dava mai retta,il momento buono fu
quando. .lei rimase incinta, il vecchio barone mi
disse di sposarla, io
colsi
la palla al balzo e cosi feci. Ma con il passare dei mesi
lei si chiuse in un ostinato mutismo, non riuscivamo a
comunicare, lei era tutta per suo figlio, ma io lo so a
chi pensava,al barone,cominciai sottometterla con schiaffi
cercando di interessarla a me, perché non potevo avere il
suo cuore almeno avrei avuto, il suo timore, ma le cose
sono sempre andate diversamente da come avrei voluto
io,amavo quella donna, io l’amo ancora…”
“Ma perché….perché
picchiarla perché..”.
L ‘uomo continuava
parlare con il tono di chi non ha più niente da perdere.
“…quella donna
mi ha sempre rinfacciato di aver perso il bambino,io,ne ho
sempre sentito il peso come un macigno, ma,
accidenti avevamo bisogno di soldi, eravamo
poverissimi, tu non puoi capire…”
“ ….capisco che
un piatto in più di minestra non avrebbe dato fastidio a
nessuno…”
“……..quando
sei apparso la prima volta ho avuto la tremenda sensazione
che il fato mi rincorresse per darmi il colpo finale avevo
percepito e così fu, tua madre non smetteva di dire che
eri suo figlio tanto da ossessionarmi. E tornai a colpirla
violentemente,ma volevo solo che
la piantasse con quella maledetta storia!
Il racconto dell’uomo era sempre
più interessante e Marco non interferì più per con le sue emozioni. Non voleva perdere nemmeno una parola.
“..ragazzo tuo
padre è sempre stato molto malato, non poteva
assolutamente occuparsi di te, e allora il vecchio barone
intervenne nuovamente e pensò di metterti in
collegio,.pagando lui la retta,ma ti abbandonò al tuo
destino e io non ho mai saputo tutto questo se non poco
prima del tuo arrivo.”
“ ma mio padre dov’è
adesso?”
“..non lo so
davvero, so che il vecchio barone lo mandò in cura in una
costosissima clinica svizzera
.Ma non so altro….So che il barone è un tipo
strambo, ha un villiere a sua disposizione perché gli
tenga pulita la camera,ma per il resto è ammattito anche
lui…ogni tanto combina dei guai come quella di mettere
il “SI VENDE” alla villa,Tuo nonno è un tipo schivo o
forse arteriosclerotico!…”
Marco,
adessoriusciva a mettere a fuoco tutte le strane
incongruenze a cui era andato incontro: tante cose,il
villiere,la scritta vendesi,le pulizie,
“..sono certo che,
se andrete da quell’uomo, non crederà ad una sola
vostra parola sicuramente l’ammetterlo sarebbe come
morire…”
“ Cosa mi
consigliate di fare?
“Niente!…per il
momento non potete fare proprio niente, quell’uomo è
costantemente sorvegliato da certe arpie di parenti che
non attendono altro
che la sua morte per appropriarsi di tutti
i suoi averi…”
“ Ma allora cosa
devo fare?”
“..una cosa la
potresti fare per mettere finalmente a posto ogni tassello
di questa sporca storia,cercare tuo padre…”
arrivò Magda e la
madre di Marco che si presentarono con dei fiori in mano.
Sembravano felici.
“
guarda,Marco,guarda come sono belli!”
Marco senza guardare
e con il capo chino, si limitò a dire: “ Si!….molto
belli!.”
Ma a Magda non
sfuggirono di certo i suoi begli occhi tristi ma di un
triste profondo,dell’anima .Magda cercò di sollevare
l’atmosfera cercando di raccontare delle cose che
piacevano tanto a Marco e pian pianino la tensione si
allentò. Anche quell’uomo dall’aspetto burbero
divenne più buono e raccontò di quella volta che Marco
da piccolo strappò tutti i fiori appena piantati e fece
ridere tutti, Era ormai sopraggiunta la tarda notte e
all’improvviso udirono bussare all porta. Non
attendevano nessuno. Marco aprì la porta e con grande
stupore riconobbe il volto di quell’uomo visto tempo
fa. Era il villiere. Il marito di sua madre lo fece
accomodare in una camera e rinchiusero la porta dietro
di loro. Marco chiese a sua madre perché quell’uomo
venisse sempre da loro e lei rispose che il vecchio
barone aveva spesso di bisogno di sbrigare delle
faccende e allora andava suo marito a farle. I giorni
che seguirono furono misti di calma agitazione…furono
avvisati i genitori della ragazza e essi si
rammaricarono di non essere lì per aiutarli. Magda li
rincuorava, dicendo che quello che era accaduto loro era
un dono voluto da Dio. Marco era rinato e, ogni volta
lo vedeva parlare con sua madre, la gioia si
dipingeva sul suo volto; spariva quella brutta ruga
sulla fronte ed era incredibile l’affinità
nata fra i due.
Il più saliente e
sconcertante epilogo nella vita di Marco si stava
attuando in pieno; Marco come tutti gli orfani si era
sempre e costantemente fatto delle domande sui propri
genitori. Scoprire tutto ciò proprio durante il viaggio
di nozze era stato il regalo più bello. Coloro che
seppero di questa storia
stentavano a capire come potevano accadere ancora oggi simili storie.
CAP
XIII
Marco
aveva finalmente conosciuto una verità celata per tanti
anni; adesso poteva assaporare almeno in parte il gusto di
avere una famiglia tutta sua, doveva ripartire per
Venezia, ormai non poteva più rinviare nessun impegno. I
dubbi lo tormentavano ancora .
Quale strano destino
li aveva condotti lì quel mattino?Quale strana tela tesse
il destino?,era tutto vero ,o era un sogno?
E se era tutto vero
doveva andare alla ricerca del padre in Svizzera? Dubbi
solo grandi dubbi; stranamente scoprendo questa verità
che avrebbe dovuto tranquillizzarlo per il resto dei suoi
giorni, faceva un effetto contrario,lo agitava
infinitamente, stranamente più era circondato da persone
che erano molto sicure del fatto loro e più Marco cadeva
in preda a delle angosce,vecchi conflitti non ancora
risolti, già, ma li avrebbe mai risolti?
Arrivarono a Venezia
, Marco riprese il suo lavoro ..
Magda per conto suo
aveva altri problemi: doveva mettere a posto la loro nuova
casa, doveva ambientarsi e non era facilissimo,
e sentiva profondamente il distacco dai suoi
genitori .
Telefonava spesso a
loro per raccontare cosa aveva fatto a Venezia, città
così diversa dalla sua terra!
Magda mise al modo
due bambini.
Nel complesso ebbero
una vita felice e non cercarono più di parlare di
ritrovare il padre o meno. Marco, in cuor suo, non aveva mai creduto alla storia raccontata da
sua madre del grande amore. Credeva che il giovane voleva
solo divertirsi un po’ con lei, ma non glielo disse mai.
A cancellare i
suoi dubbi,fu stranamente
un biglietto mandato dalla madre di Marco.Ella ,
in seguito disse di
essere stata rintracciata dal Barone in cui dichiarava l’impellente
bisogno di essere visitato perché era in punto di
morte.Nel biglietto si chiedeva la cortesia di essere
visitato anche dal figlio. Tuttavia la cosa fece
rimanere di stucco Marco. Come faceva
il Barone a sapere dell’avvicinamento del
ragazzo alla madre?
Marco lo chiese
direttamente alla madre che messa alle strette dichiarò
di essere da sempre stata segretamente in contatto
epistolare con il Barone. Ma perché non
dirlo subito?
Perché non
raccontargli subito tutto? Perché, temeva
forse, che non sarebbe stata creduta?
Dubbi
ancora dubbi. Marco una volta per sempre doveva sciogliere
quei maledetti dubbi.
Magda spronava Marco
ad andare ma non fu cosa facile .Loro non avevano mai
avuto dei litigi, ma quest’argomento era ancora
atrocemente caldo.
“ Marco! Tu devi
andare !..fallo per l’amore che provi per tua madre..”
“No!.quell’uomo
mi ha abbandonato capisci, abbandonato in un orfanotrofio
e non un collegio non hai idea di quello che ho
sofferto,solo Dio lo sa!”
“ Marco cerca di capire, la società dell’epoca ,tuo
padre fu costretto ad ubbidire non è come adesso!..”
“No! Non me la
sento!”
“ Cosa faresti se
un giorno i tuoi figli ti rinnegassero?..”
“ E’ diverso!non
accadrà mai,io non li ho mai abbandonati!….io..”
“ Marco,vai,ti
accompagnerò io, se lo vuoi, ma vai!”
Andarono
insieme dopo aver lasciato i bambini dalla madre della
ragazza.
Marco finalmente,
dopo ,innumerevoli tentennamenti, avrebbe scoperto la
figura del padre, il padre che aveva sempre sognato,il
padre che invocava nelle sue preghiere,quando aveva paura
del buio,già ,ma dov’era quell’uomo quando lo
invocava nelle fredde notti dell’orfanotrofio?
Arrivarono in
Svizzera, varcarono la soglia della camera dove stava
spirando quell’uomo.
Marco si presentò e
fu lasciato solo. Solo con quell’uomo.
L’uomo stava
seduto su di una poltrona ed era molto vecchio; Dava l’impressione
di essere molto malato. Ansimava e faceva fatica a
parlare. Marco ebbe un attimo di emozione per la pietà
che provava nel vederlo ridotto in quelle condizioni.
L’uomo guardò il
figlio in faccia senza mai abbassare lo sguardo. Lo
fissava in strano modo, come volesse entrare dentro l’anima.
Il giovane non
riusciva a trovare le parole adatte. L’uomo gli sfiorò
il palmo della mano e poi la bocca, dopo abbassò lo
sguardo pensoso, un’espressione indecifrabile gli invase
il volto. Marco ebbe un fremito e disse :
” Papà!..”
Abbracciò quell’uomo che rimase imperturbabile. Marco
non riusciva a capire l’atteggiamento di quell’uomo.
Nuovamente, l’uomo accarezzò
le mani e poi le labbra e poi disse :
” …perdonami, ma
non ero io,a manovrare le redini…”il tono della voce
era incerto ma incisivo.
Detto ciò si
adagiò sulla poltrona e non parlò più.
Un’indefinibile
smorfia attraversò il volto di quell’uomo.
Marco in preda allo
sconforto chiamò un medico che costatò il decesso. Fuori
ad attenderlo c’era la moglie , la madre di Marco, Magda
e altre persone che Marco non conosceva .
Si avvicinò un uomo
che si presentò in qualità di avvocato del barone e
prego loro di recarsi in ufficio perché il barone aveva
lasciato un testamento che andava letto in presenza dei
parenti prossimi.
Il testamento fu
letto il giorno seguente e la somma ereditata avrebbe
fatto girare la testa anche al più ricco uomo sulla
terra ,ma Marco non si sentiva per nulla un uomo ricco
,anzi credeva di essere l’uomo più povero di modo .Vi
era elencata una elencazione di innumerevoli terre che
costeggiavano il golfo di Napoli, posti incantevoli!
Le terre andavano
tutte a Marco . Il denaro , sfiorava parecchi miliardi andava all’unico
amore della sua vita la madre di Marco.
Proprio
così Marco volle leggere le frasi in cui il barone diceva
– al mio amore -. La moglie legittima non aveva avuto
nemmeno un soldo. Strana beffa del destino, lei che lo
aveva avuto per tutta la vita non aveva adesso diritto a
nulla,nulla, la donna chiusa nel suo riserbo personale non
fece commenti. Più tardi Marco conobbe altri dettagli del
suo strano matrimonio. Si disse che il barone fece operare
la donna per impedirle di avere figli e ne ebbe uno e la
fece subito abortire ,perché non poteva sopportare l’idea
di avere altri figli! Questa fu un’altra rivelazione che
sconvolse il ragazzo già scosso ampiamente. Tutti erano a
conoscenza del fatto ma nessuno aveva il coraggio di dire
le cose come effettivamente stavano, ma alla morte del
barone si scoprirono molte cose. Marco dovette ancora una
volta rimettere in discussione tutta la sua vita, doveva
riformulare idee opinioni sul padre,sulla madre,su tutto
il suo passato. Fu letto e controfirmato su testamento le
seguenti parole”,cosciente e lucido delle mie volontà
fino ad un istante prima della mia morte, desidero con
ardore che
tutti i miei averi…”
Più tardi , Marco
scopri che il Padre aveva
acquisito il titolo nobiliare in seguito a conclamati casi
di umanità . Premiato , quindi in tempi di passati
per onorificenze meritevoli e non per nobiltà di
nascita Barone
Il
barone era stato uno dei pochi
che aveva preferito
avere il
nome di
barone per
meriti d personali e non per nascita come era suo diritto.
Barone quindi ma solo di onorificenza. Marco rimase ancora
più sconcertato sulla figura di quell’uomo. Era stato
un barone di animo nobile e un nobile di averi e basta in
seguito ai suoi averi.
Il
testamento così recitava:
“…..
A MIO FIGLIO RONALDO , UNICO FIGLIO MIO NATURALE E DI
MARIA DE PEDRO VIVENTE,FIGLIO MIO SEMPRE DESIDERATO,SEMPRE
AMATO,SEMPRE OSERVATO DA LONTANO,SEMPRE ACCUDITO
MORALMENTE, IO TI OSSERVAVO OGNI PRIMO DEL MESE, OSSERVAVO
TUTTO DI TE FINCHE’ POTEI,MA NON HO MAI VOLUTO CHE TU LO
SAPESSI,NON AVREBBE GIOVATO A NESSUNO ,VOLEVO CHE TI
FACESSI LE OSSA…COME ME,MA ADESSO TI OFFRO IL MIO AMORE
ETERNO. TUTTO QUELLO CHE AVRAI RICORDATI CHE E FRUTTO DI
CENTINAI DI LAVORATORI CHE HANNO SUDATO NEL RISPETTO DELLA
PROPRIETA’,E TANTO PER TE MA SEMPRE POCO A CHI LO DARAI,
SONO CERTO CHE CAPIRAI, LO DONERAI A CHI SAI. TI ABBRACCIO
SULLA CARTA CONTINUANDO A VOLERTI ANCORA PIU BENE. E ALLA DONNA MERAVIGLIOSA CHE INCONTRAI PRIMA DI TE,A PIU
IMPORTANTE, L’UNICA DELLA MIA VITA.
BARONE LUIGI FERDINANDO MAIORES GENNARO LO CASTRO.
ADDI 17/5/1984
Marco si era
commosso dal profondo dell’animo e non smetteva mai di
leggere quelle bellissime parole che e riscaldavano
il cuore e l’anima, pianse tanto come un bambino. La
sensazione di presenza del padre lo accompagnò per il
resto dei suoi lunghi giorni. Trascorse qualche giorno e
comprese che il padre intendeva donare agli orfanotrofi
parte dei suoi averi. Così fece certo di esaudire la
volontà paterna.
Lo
strano viaggio di Marco
di vita , di ricerca interiore,
di pace ,finalmente
risultava appagato tutto si era definitivamente
concluso e nel migliore dei modi.
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